publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Personalità ingombranti


Umiliata un paio di anni fa dal Covent Garden che la protesta per il fisico che mal si adatta al progetto registico di Christof Loy per l'Ariadne auf Naxos, il soprano americano Deborah Voigt decide di passare a mezzi drastici.

In lotta con problemi di obesità fin dall'adolescenza - umiliazioni a parte -  accusa problemi di diabete e di pressione alta nonché di dolori alle ginocchia, nel 2005 si sottopone ad una operazione di gastroplastica che le fa perdere 45 Kg di peso.

Eccola, fiera della sua linea, nel suo sito.

Riflessioni di Tim Ashley (The Guardian) sulla matroneity nell'opera qui.

Agrippina apre la stagione dell'Oper Frankfurt

juanita lascarroApertura precoce quest'anno dell'Opera di Francoforte con la ripresa dell'Agrippina di Händel che aveva chiuso la stagione passata lo scorso 2 luglio.

L'impressione di luglio che sul piano musicale la qualità fosse molto più che accettabile e che David McVicar abbia concepito uno spettacolo di grande classe (certo, con qualche scivolata sul facile) è confermata.

Al regista McVicar bisogna riconoscere il merito di essere riuscito a divertire con l'opera barocca (non è del tutto ovvio), costruendo uno spettacolo che regge benissimo le sue quattro ore di durata. D'accordo, magari lo si vorrebbe un po' meno facile talvolta, Nerone un po' meno michaeljacksoniano e Narciso un po' meno misterbean, ma in fondo il bisogno di arrivare al pubblico qualche semplificazione impone. E giocare con convenzioni e linguaggi non solo operitici (l'esibizione di Poppea nel night club, i numeri da musical dell'ingenuo Ottone) non sembrano nemmeno del tutto fuori tema, se si ripensa allo spirito dell'opera barocca.

EnsembleNessun cambiamento, almeno per la prima data, nel cast vocale. Le due primedonne sono sembrate più che all'altezza. Juanita Lascarro come Agrippina si dedica al ruolo con convinzione, talvolta si spinge forse troppo in una regione che non è la sua (qualche sovracuto sfocatissimo, mezze voci davvero non memorabili) ma lo stile non le manca del tutto e l'agilità pure. Ann Ryberg come Poppea si muove bene nelle asprezze del ruolo, anche se talvolta un po' in ansia (dalle sue lunghe scene, tuttavia, esce un po' in po' in affanno). Sugli specialisti in campo, nulla da dire: sia Lawrence Zazzo, controtenore raffinatissimo e di gran classe, sia Malena Ernman, che però piacerebbe vedere più sciolta non solo negli esercizi ginnici (ottima comunque nell'aria Come nube che fugge dal vento: è l'abbondante cocaina che McVicar le impone di sniffare?)
Bene anche gli altri. Christopher Robson come Narciso è ottimo caratterista ma oramai al capolinea come cantante. Un po' generici sia il Claudio di Simon Bailey, che talvolta piacerebbe veder meno gigione, e il solido Pallante di Soon-Won Kang.

Larry ZazzoInfine, piccolo omaggio a Felice Venanzoni a capo della Frankfurter Museumorchester: avevano già colpito le sue prove monteverdiane, ma in Händel convince pienamente. La sua direzione morbida e rigorosa impone un grande equilibrio con le voci sul palco ma non rinuncia alla varietà di colori. Lo asseconda l'orchestra che, Monteverdi a parte (grazie all'apporto sostanziale di specialisti), forse per la prima volta trova il suono giusto, fatti salvi i violini che si vorrebbe talvolta più precisi e fermi. C'è da sperare che la ricchezza di offerte barocche nella prossima stagione aiuti l'altrimenti ottima Museumorchester a raggiungere risultati memorabili anche in questo repertorio.

Insalata tenorile in salsa rossiniana


Rockwell Blake: il pioniere del moderno stile
Ilo, "Terra amica" (Zelmira)
(Pesaro, serata di gala per il bicentenario rossiniano, 1992)


Marcello Giordani: l'eroico
Guillaume Tell, Arnold, "Ne m'abandonne point, espoir de la vengeance! ... Asile héréditaire"

(Parigi, Opéra Bastille, aprile 2003)


Juan Diego Florez: il migliore!
Semiramide, Idreno "Sì, sperar voglio contento"

(New York, Metropolitan Opera, Gala per Joseph Volpe, maggio 2006)


Maxim Mironov: il futuro?
La Cenerentola, Ramiro, "Sì ritrovarla io giuro"

(Glyndebourne Opera, 2005)

Così fan sempre

Serata di mezzo agosto al Palmengarten per l'appuntamento annuale con l'opera all'aperto. La compagnia è sempre la stessa: la Kammeroper Frankfurt. Quest'anno tocca a Così fan tutte di Mozart. Impressioni? Quelle di sempre: entusiasmo un po' dilettantesco, qualche ambizione intellettuale (velleitaria?), ricerca dell'effetto facile e della risata grassa. A cominciare dai manifesti, sempre ispirati ad una iconografia vagamente postribolare, anche se magari l'intenzione vorrebbe essere più elevata.

Più che la musica, si apprezza l'intenzione (fare opera è comunque una nobilissima attività) e il piacere di una notte d'estate in uno degli angoli più belli di Francoforte. Piacere, purtroppo, contrastato dalla pioggia, che davvero non vuole smettere in questo autunnale agosto. Segue cronaca essenziale della serata (con immagini). Si parla poco di Mozart e di musica, ma queste serate sono soprattutto "altro".

Magrado il cielo rapidamente copertosi di nuvole nere qando è il momento di prendere il biglietto, un moderato flusso di pubblico armato di vettovaglie (in fondo si va per quello, no?) incoraggia. E si tenta.

Si aspetta pazienti, scrutando il cielo.

Qualche dubbio sulla tenuta del tempo, comunque c'è. L'orchestra si prepara a suonare sul palco.

In effetti, ouverture sotto l'acqua...

Siamo a metà del secondo atto e smette di piovere: l'orchestra trasloca.

Il tempo regge più o meno fino alla fine. Dopo la tempesta, il pubblico resiste, anche a lepidezze e (musicali) smagliature che arrivano dal palco.

Alla fine, comunque, un generosissimo pubblico non fa mancare gli inevitabili applausi.

Appendice: malinconia del dopo spettacolo

(...anche l'estate è finita?)

Il Vespro di Monteverdi a Eberbach per l'Assunta

Giorno di Ferragosto: giornata grigia e piovosetta nella regione di Francoforte. Clima decisamente autunnale. Si festeggia almeno la festa l'Assunta con un capolavoro di Monteverdi, programmato non casualmente dal Rheingau Musik Festival nella tranquillità del complesso monastico di Eberbach.

L'arrivo nell'antica abbazia immersa nel verde delle colline della valle del Reno rasserena lo spirito e prepara adeguatamente all'evento.

Un bicchiere di Riesling della regione (del resto questo festival, al vino, deve molto), e si comincia. La lunga e stretta navata della basilica romanica è già piuttosto affollata.

Problemi di traffico, tuttavia, consigliano di ritardare di qualche minuto l'inizio del concerto. I musicisti di Musica Fiata aspettano, vagamente annoiati.

 

Finalmente si comincia con buoni 20 minuti di ritardo. Non c'è pausa per non interrompere la concentrazione. Tuttavia il continuo passaggio di spettatori in ritardo non aiuta.

Tecnica impeccabile e grande pulizia di suono del gruppo strumentale, ottimo il coro Capella Ducale composto da impeccabili solisti (peccato che dei loro nomi non vi sia traccia nel programma). Alla fine è successo molto caloroso e convinto.

Un'ultima occhiata al solenne monumento prima di rientrare.

(Fast) Gesamtkunstwerk

Ci rassicura la definizione di Jacqueline Ott di Gesamtkunstwerk nel Dizionario Internazionale dei Termini Letterari:

Richard WagnerGesamtkunstwerk. Sostantivo neutro tedesco, composto da Kunstwerk, "opera d'arte" e dall'aggettivo gesamt, "totale, completo, globale"; gesamt ha un significato molto generale che dipende dal contesto, da cui il possibile significato di "opera d'arte totale"; con una idea di comunione, di "ri-unione delle arti, fusione dei mezzi, e/o riunione di artisti per un fine comune". [...] Il concetto di Gesamtkunstwerk appartiene al dominio dell'arte e della filosofia europea, in particolare a quella tedesca del XIX secolo. A tale espressione diede rilievo Richard Wagner, cui se ne attribuisce la paternità (Das Kunstwerk der Zukunft, 1850). La stessa espressione fu impiegata da Richard Wagner soltanto due o tre volte nei suoi Saggi a proposito della tragedia greca. Wagner preferisce l'espressione Kunstwerk der Zukunft, "opera d'arte dell'avvenire". Osserviamo che non se ne fa alcun riferimento nel voluminoso Wagner - Lexicon di Glasenapp (1883).

Jonas KaufmannCi rassicura quando leggiamo quel che ci dice il tenore Jonas Kaufmann: «Per Tristan, [Domingo] ha registrato dapprima la sua voce e poi tutta l'orchestra, il coro e gli altri cantanti. Tutti sentivano la sua voce in cuffia.»

Se fosse anche solo stati sfiorati dal sospetto di tradimento delle intenzioni del compositore, ebbene non è così: non si tratta di tradimento ma di opera d'arte del futuro (o almeno della sua registrazione).

Ci rassicura ancora di più leggere il seguito della definizione:

[...] Per estensione, il termine potrebbe essere - ed è stato - applicato a genere composito verbale/visuale/gestuale/d'ascolto, ai grandi spettacoli multimediali della fine del XX secolo, ma l'espressione resta malgrado tutto legata alla sfera germanica ed europea.

Nella chiara notte d'estate, nel giardino con alti alberi davanti alla sua camera, Isolde, sola, ascolta il cd con la voce del suo amante.

Schwarzkopf nel Rosenkavalier

Elisabeth Schwarzkopf nel monologo "Da geht er hin" dal Rosenkavalier.
Vienna, 1962

Elisabeth Schwarzkopf (1915-2006)


Elisabeth Schwarzkopf
(Jarocin, 9 dicembre 1915-Schruns, 3 agosto 2006)

 


ll soprano tedesco, Dama dell'Impero britannico, aveva 90 anni
e viveva da tempo nella sua casa austriaca di Schruns

È morta Elisabeth Schwarzkopf
tra le più grandi voci del Novecento

Indimenticabili le sue interpretazioni delle opere di Mozart e di Strauss

Il grande soprano Elisabeth Schwarzkopf, celebre soprattutto per le sue interpretazioni delle opere di Strauss e Mozart, è morta a 90 anni nella sua casa di Schruns, in Austria. La Schwarzkopf, che Herbert Von Karajan definì "forse la migliore cantante in Europa", ha avuto una lunghissima carriera, cominciata a circa 20 anni e conclusa a quasi 70. Una carriera appena velata, tutto sommato, dalle accuse (rivelatesi poi fondate) di aver fatto parte del partito nazista, e coronata da molti riconoscimenti, tra i quali la nomina a Dama dell'Ordine britannico da parte della regina Elisabetta II nel 1992.

Olga Maria Elisabeth Friederike Schwarzkopf era nata a Jarocin, città che attualmente si trova in Polonia,ma all'epoca faceva parte della Germania, il 9 dicembre 1915, da genitori prussiani. Nel 1934 entrò nella 'Berlin Hochschule füer Musik', dove cominciò a studiare, come contralto, con Lula Mysz-Gmeiner; successivamente fu però la madre di Elisabeth a chiedere che la figlia proseguisse i suoi studi invece come soprano. Entrò alla 'Berlin Deutsche Oper' come giovane soprano nel 1938. Poco dopo, nello stesso anno, debuttò professionalmente nel secondo atto del 'Parsifal' di Wagner.

Elisabeth cantò per la 'Deutsche Oper' per quattro anni, durante i quali diventò membro del Partito nazionalsocialista. I suoi biografi hanno poi ricostruito il rapporto tra la cantante e i nazisti: la Berlin Deutsche Oper aveva un forte legame con il ministro della Propaganda Joseph Goebbels, e fu questo a spingere probabilmente la Schwarzkopf a chiedere la tessera, che le venne assegnata nel marzo del 1940. Una circostanza da lei negata a lungo, fino a quando, nel corso di un intervista rilasciata al Times, dovette arrendersi all'evidenza: il giornalista si era documentato, aveva anche il numero della tessera. "I lived for art", si giustificò, parafrasando la celebre aria 'Vissi d'arte' della Tosca, in una lunga lettera scritta allo stesso Times, nella quale spiegava che all'epoca iscriversi al partito nazista era come iscriversi al sindacato per un'artista.

Ma è dopo la caduta del nazismo che Elisabeth Schwarzkopf ottiene i maggiori trionfi: ebbe grande successo con i ruoli di Mimì nella Boheme e di Violetta nella Traviata, nel 1946 a Vienna. Sempre con la Vienna Staatsoper debuttò a Londra alla Royal Opera House nel dicembre del 1947 come Donna Elvira nel Don Giovanni. Nel 1948 interpretò una apprezzatissima Contessa di Almaviva al Festival di Salisburgo, con la direzione del grande Karajan, con il quale instaurò una stretta relazione di lavoro.

Nello stesso anno debuttò alla Scala, dove cantò ogni anno fino al 1963. Nel 1953 sposò il suo manager Walter Legge in Gran Bretagna, paese di cui acquistò la cittadinanza. Nel 1955 il grande direttore d'orchestra Arturo Toscanini le consegnò personalmente il premio 'Orfeo d'oro'. In Gran Bretagna ottenne molto successo, e nel 1954 cantò per la prima volta anche negli Stati Uniti, con l'entusiasmo di pubblico e critica. Il debutto al Metropolitan arrivò tuttavia solo nel 1964. Nel 1971 chiuse la sua carriera con un concerto memorabile a Bruxelles, ma continuò ad essere molto presente nel mondo della lirica, tenendo numerose masterclass.

Dal 1960 al 1967, la Schwarzkopf si concentrò prevalentemente su alcuni ruoli: Donna Elvira in Don Giovanni, la Contessa nelle Nozze di Figaro, Fiordiligi in Così fan tutte, la Contessa Maddalena in Capriccio, un'indimenticabile 'Marescialla', personaggio chiave del Cavaliere della Rosa di Strauss. Ottenne inoltre grande successo come Alice in Falstaff.

I ruoli per i quali maggiormente vengono ricordate le sue interpretazioni, considerate davvero memorabili (e delle quali ci sono rimaste numerose incisioni discografiche) sono quello della Marescialla nel Cavaliere della Rosa di Richard Strauss e quelli mozartiani, a cominciare da quello della Contessa nelle Nozze di Figaro.

la Repubblica 4 agosto 2006

Il Mefistofele di Carignani in cd

Le edizioni musicali della radiotelevisione dell'Assia pubblicano in cd il bel Mefistofele allestito all'Opera di Francoforte nel 2004. Decisione non davvero tempestiva, ma apprezzabilissima. Spettacolo decisamente controverso, dal senso non sempre decifrabile, con parecchie e clamorose cadute di stile. Indiscutibile però il livello musicale. Protagonisti Mark S. Doss, Alberto Cupido e Annalisa Raspagliosi. Dirige(va) con trasporto e convinzione Paolo Carignani. Magnifico il coro diretto da Alessandro Zuppardo.

Lodevole decisione. A quando le prossime?

Arrigo Boito
Mefistofele

Mark S. Doss (Mefistofele)
Alberto Cupido (Faust)
Annalisa Raspagliosi (Margherita)
Michela Remor (Elena)
Diane Pilcher (Marta)
Yvonne Hettegger (Pantalis)
Hans-Jürgen Lazar (Wagner)
Michael McCown (Nerèo)
Chor der Oper Frankfurt
Frankfurter Museumsorchester
Paolo Carignani direzione musicale

Frammenti di anello


Il finale di Das Rheingold con Bryn Terfel (Wotan), Philip Langridge (Loge), Rosalind Plowright (Fricka), Emily Magee (Freia), Will Hartmann (Froh), James Rutherford (Donner). Dirige Antonio Pappano.


Die Walkure con Bryn Terfel (Wotan) e Lisa Gasteen ( Brünnhilde). Dirige Antonio Pappano.

Londra, Royal Opera House Covent Garden (2005)