publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Due appelli

Due appelli a sostegno delle attività musicali in Europa. Ci limitiamo a segnalarli a dare alcuni link utili.

Il primo: dall'Italia

Don Magnifico: "Parlate in punto e virgola, per carità!"
(La Cenerentola, Atto I, Scena II)

La materia è complessa e per spiegarla ricorriamo ad un articolo di Valentina Melis pubblicato dal Sole 24 ore il 17 novembre scorso. Tutto è cominciato da un punto e virgola...

L'appello di Cecilia Gasdia: musica verso la «parità» fiscale
di Valentina Melis

Ha mosso il viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco, l'appello del soprano Cecilia Gasdia sull'Iva applicata agli spettacoli musicali (si veda «Il Sole24 Ore» del 15 novembre): aliquota agevolata del 10%, per l'orchestra che interpreta un'opera lirica, e aliquota ordinaria del 20%, per la stessa orchestra che si esibisca, senza scene, in un concerto. Secondo fontidel ministero dell'Economia, Visco ha messo al lavoro i suoi collaboratori per trovare una soluzione «nel modo più semplice e nel più breve tempo possibile». La strada scelta sarà quella di una norma interpretativa o di una nuova pronuncia dell'agenzia delle Entrate che consenta di superare la disparità di trattamento tra la lirica e l'attività concertistica.
L'occasione per intervenire non sarà con ogni probabilità la Finanziaria in discussione alla Camera, anche se, precisano le stesse fonti, «non è una questione di gettito, ma della corretta interpretazione di una norma, che va ristabilita».
Ad aver diviso,anche sul piano fiscale, opere liriche e concerti, c'è il punto e virgola introdotto dal Dlgs 60/99 (articolo 19), tra le parole «rivista» e «concerti vocali e strumentali », nell'elenco dei beni e dei servizi soggetti all'aliquota del 10%, fissato dal Dpr 633/72 sull'Iva (tabella A parte III).
Così, l'agenzia delle Entrate, con la risoluzione 83 del 2004, ha sostenuto che l'imposta agevolata potesse essere attribuita solo alle attività elencate prima di quel segno di interpunzione: «spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, compresi opere liriche, balletto, prosa, operetta, commedia musicale, rivista ». Esclusi dunque, i concerti. Soggetti, anzi, ad accertamenti e verifiche dell'amministrazione finanziaria, gli artisti, i musicisti e gli organizzatori che negli anni precedenti avessero applicato l'aliquota agevolata.
Una scelta, quella dell'agenzia fiscale, in contrasto anche con l'orientamento comunitario, in particolare con la sesta direttiva del Consiglio europeo 77/388/Cee, sull'armonizzazione dell'Iva (si veda«Il Sole 24 Ore del lunedì» del 6 novembre).
I controlli iniziati dopo la risoluzione del 2004, hanno suscitato dunque la mobilitazione del settore musicale, che ha chiesto a gran voce un intervento politico. L'associazione Italia Festival e il «Comitato in difesa dell'aliquota agevolata» invitano ad esempio, attraverso i loro siti internet, chiunque fosse interessato al tema,a scrivere al ministro per i Beni e le attività culturali,Francesco Rutelli, via email, via fax o con una più tradizionale lettera, chiedendo un intervento «per riportare alla legalità l'aliquota Iva per gli spettacoli» ed evitare «che il mondo della musica sia messo in ginocchio per un errore di stampa». (Il Sole 24 ore, 17 novembre 2006)

Chi è interessato ad aderire, vada qui o qui.
La lettera di Cecilia Gasdia al Sole 24 ore si può leggere
qui.

Il secondo: dal Belgio

Questa settimana, il terzo canale della radio pubblica del Belgio francofono, invita i propri ascoltatori ad esprimere i propri interessi e preferenze, riempiendo un questionario accessibile nel proprio sito. A partire dal 2007, il nuovo palinsesto prevede di ridurre o forse sopprimere la trasmissione di informazione operistica De Vive voix condotta da Nicolas Blanmont, già critico musicale del quotidiano La libre Belgique.

Anche l'Opéra Royal de Wallonie di Liegi invita a sostenere De Vive voix, poiché trasmissioni come questa sono vitali per la conoscenza dell'attività del teatro.

Dopo il sole, le tenebre

Presentato il programma del Festival di Salisburgo 2007. Titolo suggestivo: il lato notturno della ragione (Die Nachtseite der Vernunft). Dopo gli anni burrascosi di Gérard Mortier, e quelli più tranquilli ma abbastanza criticati di Peter Ruzicka, la gestione del festival passa al regista tedesco Jürgen Flimm che propone un programma a tema, ma le maglie della sua trama sembrano abbastanza larghe da farci entrare comodamente una programmazione piuttosto eterogenea.

Dunque dopo il sole mozartiano che ha illuminato con l'integrale delle opere del salisburghese l'edizione del Festival 2006, lo sguardo si muove sulle ombre che questo sole proietta. Si riparte comunque da Mozart e dalla ripresa delle Nozze di Figaro e delle sue inquietudini sociali che anticipano il bagno di sangue della Rivoluzione francese (dal cast comunque scompare la troppo solare Susanna di Anna Netrebko), e dalle ombre notturne della quasi contemporanea Armida di Haydn messa in scena da Christof Loy e diretta da Ivor Bolton.

Si passa poi in territorio romantico con tre nuove produzioni: le demoniache magie del Freischütz diretto da Markus Stenz e messo in scena dal giovane drammaturgo Falk Richter (già regista di una convincentissima Elektra a Francoforte), gli eccessi del Benvenuto Cellini di Berlioz diretto da Valery Gergiev e messo in scena da Philipp Stölzl, le esplosioni emotive e ke paralisi sentimentali dell'Onegin diretto da Daniel Barenboim e messo in scena da Andrea Breth.

Infine una prima mondiale, Requiem for a Metamorphosis di Jan Fabre, evocatore di valori e simboli che rinviano alle cupezze del medioevo.

Molto ricchi anche il programma di prosa e quello concertistico, fra cui un viaggio in nove tappe nel continente sonoro di Giacinto Scelsi.

Juergen Flimm

The Nocturnal Side of Reason di Jürgen Flimm si legge qui

 

Una Stella brilla sul «Tito» di Francoforte

A distanza di qualche mese, L'Oper Frankfurt propone anche in questa stagione l'allestimento di Christof Loy della Clemenza di Tito con un cast completamente rinnovato.

Complessivamente lo spettacolo di Loy ci era già parso inferiore ad altri visti qui a Francoforte, in primis al magnifico Ratto dal Serraglio ripreso nel corso di diverse stagioni, ma anche alla più recente La finta semplice, toccante commedia crepuscolare che ha chiuso la scorsa stagione al Bockenheimer Depot. Impressione sostanzialmente confermata anche dopo aver assistito alla recita di ieri sera. La prima parte, in particolare, ci è sembrata più riuscita con quel gioco di apparenze che sfrutta con grande sapienza il meccanismo della finzione teatrale, mostrandone la macchina dal suo interno. La seconda parte, al contrario, sembra scavare affannosamente nella ricerca di una uno spessore drammaturgico, di una verità scenica, che c'era e segnava felicemente il Ratto e si coglieva nella malinconica leggerezza della Finta semplice, e che tuttavia non trova compimento in questo caso. Limiti forse nel libretto di Mazzolà ma anche, ci è sembrato, in un certo eccessivo indulgere alla maniera e all'autocitazione da parte del regista.

Completamente rinnovato il cast vocale per questa ripresa, si diceva. Ad eccezione di Tito, tutti gli altri ruoli sono sostenuti da cantanti della locale compagnia. Sopra tutti, colpisce il Sesto della mezzosoprano Stella Grigorian, il nuovo acquisto della già felice scuderia di Francoforte: bel timbro ambrato e molto omogeneo anche nella regione acuta, tecnica solida e scenicamente credibile. Il suo Sesto si impone come protagonista della serata, grazie anche all'impeccabile "Parto, ma tu ben mio", ed è salutato con ovazioni dal pubblico. Nell'ingrato ruolo di Vitellia, Sonja Mühleck dà il meglio di sè, anche se il registro grave è stimbrato e non gradevolissimo (evidente soprattutto nel "Non più di fiori"). Molto convincente la coppia di giovani innamorati di Elin Rombo, fresca Servilia, e Annette Stricker, toccante Annio. Il Tito di Saelens è cantante corretto ed elegante, ma non possiede lo spessore drammatico di Kurt Streit, l'ottimo protagonista del primo ciclo di recite, ai cui tormenti interiori il disegno registico di Loy affida l'architrave drammaturgico dell'intera seconda parte. Funzionale il Publio di Simon Bailey.

In grande forma l'orchestra - ed in particolare i fiati (e davvero complimenti al clarinetto obbligato!) - diretta con mano felice dal giovane Erik Nielsen, che accompagnava anche i recitativi al fortepiano. Come sempre preciso ed autorevole il coro dell'Oper Frankfurt diretto da Alessandro Zuppardo.

Animalia


L'amore per la Bartoli non conosce limiti...

Contrasti

Armonia: "Hundertwasser has drawn inspiration from Arabic music and the underlying harmonies of nature. In both of these fields, he relishes their apparent irregularities and accidental qualities." (David Thompson)


Friedensreich Hundertwasser, Waldspirale

(Darmstadt, domenica scorsa)

 

Cacofonia.


(oggi a Francoforte, Roßmarkt, verso le 13)

«Davanti a lui tremava tutta Santiago»

È fin troppo facile tornare sulla cattiva abitudine piuttosto diffusa nelle scene tedesche di imporre letture che poco hanno a che vedere con l'idea originaria. Intendiamoci: operazioni di questo tipo sono del tutto legittime nella misura in cui offrono interpretazioni nuove, prospettive inedite o aggiungono chiavi di lettura ad opere che soffocherebbero sotto il peso (e la noia) dell'abitudine. E del resto il pubblico è libero di sottrarsi a questo gioco quando lo ritenga oltraggioso.

Talvolta la libera interpretazione trascende e tradisce le intenzioni e fa perdere di senso allo stesso testo che intende rappresentare. È decisamente il caso della Tosca messa in scena allo  Staatstheater Darmstadt da Philipp Kochheim, con ammirevole e  coerente sprezzo del ridicolo.

Evidentemente poco convinti del risultato artistico, a Darmstadt provano a convincerci già nel foyer con la mostra documentaria Tosca. Ein Gewaltakt (Tosca. Un atto di violenza) che illustra le vicende che portarono al golpe militare in Cile nel 1973. Tosca, ovviamente, c'entra poco.

 

Ancor più irritante, comunque, ci è sembrata la mistificazione ideologica dei sopratitoli tedeschi di Christine Meißner, che censuravano dettagli fatalmente datati come i riferimenti alla prigione di Castel Sant'Angelo o la sconfitta del generale Melas a Marengo, trasformavano Palazzo Farnese nella Moneda, facevano esporre il cadavere di Angelotti allo stadio anziché appenderlo "alle forche" come voleva Scarpia, chiariva che il salvacondotto "onde fuggir dallo Stato con lui" era in effetti un passaporto per uscire dal Cile militarizzato, per tacere della (probabilmente inconsapevole) incongruenza della nella terza scena del terzo atto in cui, a dispetto della cecità inflittagli dai suoi torturatori nel secondo atto e del ridicolo, "Cavaradossi, alla vista di Tosca, balza in piedi sorpreso, legge il foglio che gli presenta Tosca"... Tutto ciò mentre sul palco la quasi intatta prosa di Illica e Giacosa crea un fastidioso senso di straniamento. Incuriositi, abbiamo atteso al varco la famosa "E avanti a lui tremava tutta Roma!" e non siamo rimasti delusi, giacché anche nel testo cantato la città eterna cedeva il passo a Santiago...

Pur non essendo Kochheim nuovo a questo tipo di operazioni (ricordiamo almeno le due Iphigénie gluckiane trasporte nel mondo immaginario di Star Wars, vista sempre a Darmstadt nella scorsa stagione), il suo gioco mostra un po' la corda e lo spettacolo, superata la curiosità iniziale, risulta abbastanza noioso e privo di ispirazione. Da citare almeno le scene iperrealistiche (da musical macabro) di Uta Fink, che asseconda con convinzione e corenza il progetto registico.


Atto I: lo studio del fotografo Cavaradossi (con ritratto del Che)


Te Deum nel palazzo della Moneda


Entr'acte: il sipario insanguinato


Atto III: El Estadio di Santiago

Speravamo che almeno sul piano musicale le cose funzionassero, ma lì le note erano ancora più dolenti. Terzetto di protagonisti del tutto inadeguati, cominciando dalla Tosca di Anja Vincken la cui voce non ha né lo spessore drammatico né lo slancio necessari a rendere almeno accettabile la sua prova. Non va meglio né con il vocalmente precario Cavaradossi di Zurab Zurabishvili,che almeno recupera sul finale (ma il suo E lucean le stelle passa nell'indifferenza del pubblico) né con le truculenze canore dell'inconsistente Scarpia di Riccardo Lombardi.

Dirigeva un'orchestra inizialmente un po' troppo distratta che migliorava verso il finale, un tutto sommato innocuo ma certamente non memorabile Martin Lukas Meister.

Informazioni e immagini della produzione di Darmstadt si trovano qui.

Emmanuelle Haïm apre barock+

Colpisce già quando entra in sala quasi di corsa, piccina, chioma fulva, piglio deciso ed autorevole. È Emmanuelle Haïm, giovane ma già autorevole interprete barocca, invitata dalla hr-Sinfoniorchester a dirigere il primo dei tre concerti della rassegna barock+ che da qualche anno arricchisce la già ricca stagione concertistica dell'orchestra della radiotelevisione dell'Assia.

Pur alle prese con un'orchestra non specializzata nel repertorio barocco e con strumenti moderni, la Haïm impressiona per lo stile francese che impone alle due suites da Hippolyte et Aricie e da Les Indes galantes di Rameau. Stupefacente per rigore e bellezza di suono la Danse de Sauvages da Les Indes galantes, che cresce inesorabile dal semplice tema eseguito al cembalo dalla Haïm e ripreso dall'orchestra e in cui si innesta l'aria di Fatime Papillon inconstant.

Seconda parte dedicata al Delirio amoroso, la lunga cantata di Händel, resa con straordinaria varietà di colori e grande estro anche grazie al virtuosisimo della brava Camilla Tilling. Da segnalare anche tutti gli ottimi solisti impiegati (a cominciare dai flauti, l'oboe e il primo violino, nessuno dei quali è citato nel programma di sala).

Vere e proprie ovazioni a tutti gli interpreti al termine del concerto.

Il concerto sarà trasmesso in differita da hr2 per la stagione di Euroradio lunedì 13 novembre alle 20:05.

Altre Cenerentole

Piccola collezione di Cenerentole illustri al cimento con il rondó finale di Angelina.


Maria Callas (in recital ad Amburgo, 1962)


Teresa Berganza


Teresa Berganza (in una trasmisisone televisiva del 12 agosto 1964)


Agnes Baltsa (concerto di gala a Vienna nel 1979)


Jennifer Larmore (Parigi, Palais Garnier, 1996)


Sonia Ganassi (Bologna, Teatro Comunale, 2000)

Una serata con Violeta Urmana

Da qualche anno l'Oper Frankfurt, accanto alla ricca stagione operistica, offre delle serate di Lieder, affidandole a grandi interpreti. Stasera è toccato a Violeta Urmana, che ha proposto un programma molto vario da Berlioz a Rachmaninov e Richard Strauss.

Più che col romanticismo ossianico delle quattro mélodies dalle "Nuits d'été", la Urmana ci è sembrata in sintonia con la temperie drammatica delle melodie di Rachmaninov e, ancor di più, con il sontuoso cromatismo dei lieder scelti dal vasto catalogo straussiano.

Nella seconda parte della serata, completamente dedicata a Strauss, la Urmana convince non solo per lo splendido organo vocale, alla sorpendente omogeneità e controllo nell'emissione, ma anche per la maturità di interprete, sempre misurata ma senza riununciare a restituire un senso profondamente teatrale al canto.

Jan Philip Schulze l'accompagna con discrezione ma affidabile versatilità stilistica.

Serata felice, dunque, con accoglienza trionfale da parte del pubblico, generosamente ricambiata con tre bis: "Le Violon" di Francis Poulenc, "Vissi d'arte" (accolta da ovazioni) e "El mosquitero" di Ramón Bastida.

 

- IL PROGRAMMA -

Hector Berlioz (1803-1869) 
Les nuits d'été  op. 7

Villanelle (N. 1)
Le spectre de la rose (N. 2)
Au cimitière (N. 5)
L'île inconnue (N. 6)

Sergej Rachmaninov (1873-1943)
[Wie ist mir weh] Op. 21 N. 12
Vocalise  Op. 34 N. 14
Discord  Op.34 N. 13
How Fair This Spot  Op. 21 N. 7
Spring Waters  Op. 14 N. 11

Richard Strauss (1864-1949)
Die Georgine  op. 10 N. 4
Frühlingsgedränge  op. 26 N. 1
Wassenrose  Op. 22 N. 4
Wir beide wollen springen  WoO 90
Befreit  Op. 39 N. 4
Zueignung  Op. 10 N. 1
     Lieder nach Gedichten von Heinrich Heine
Schlechtes Wetter  Op. 69 N. 5
Mit deinen blauen Augen Op. 56 N. 4
Frühlingsfeier  Op. 56 N. 5

Bonus video: Violeta Urmana con John Treleaven e Mihoko Fujimara nel secondo atto del Tristan. Claudio Abbado dirige la Lucerne Festival Orchestra (Lucerna, Culture and Congress Center, 13 agosto 2004).

Francoforte trova la sua Cenerentola

Dopo il debutto nel 2004 e la ripresa del 2005, l'Oper Frankfurt riprende l'opera rossiniana e (finalmente) trova una Cenerentola vera.

A parte la bravissima Anna Bonitatibus (che sostituì l'annunciata Daniela Barcellona nella rappresentazione di gala il 26 giugno 2004), sulla scena di Francoforte si erano succedute con esiti non del tutto convincenti la poco più che professionale Nidia Palacios, la scolastica Jenny Carlstedt e la disastrosa Julianne de Villiers. Per questa ripresa, protagonista è Daniela Pini, giovane mezzosoprano bolognese, che malgrado qualche impaccio iniziale, qualche veniale incertezza qua e là, ma la sua interpretazione cresce e nell'impeccabile rondò finale impone con autorevolezza uno stile impeccabile e pienamente convincente. La tecnica è impeccabile, la voce è bella anche se ancora esile, ma le premesse per diventare una rossiniana di rango ci sono.

Il resto del cast vocale è ampiamente rinnovato, anhe se Eric Roberts imperversa ancora come Magnifico. Anche se asciugato da qualche eccesso clownesco (gli anni passano per tutti...), Roberts coerentemente propone una interpretazione buffonesca più che buffa, vocalmente del tutto inadeguata: emissione discontinua, intonazione approssimativa, pronuncia improbabile (rovinoso il sillabato di "Sia qualunque delle figlie"), amnesie improvvise. Purtroppo Roberts è frutto dell'equivoco piuttosto diffuso da queste parti che vuole il buffo rossinano attore prima ancora che cantante, producendo spesso di questi equivoci. Decisamente migliori gli altri, anche se con smagliature varie. Buon tenore lirico, Gioacchino Lauro Li Vigni come Ramiro assolve dignitosamente l'ingrato compito anche se pecca un po' nello stile (la chiusa della scena "Sì ritrovarla io giuro" è sembrata piuttosto una cabaletta verdiana): i suoi acuti si vorrebbero più controllati, il timbro più omogeneo ed elegante, ma non si può chiedere a qualcuno di essere ciò che non è. Nathaniel Webster se la cava meglio come Dandini: asciutta l'interpretazione, buona l'agilità, facile l'acuto, Webster mostra solo qualche impaccio nel registro grave. Buone le prove di Florian Plock come Alidoro, e le sorellastre di Elin Rombo e Tina Hörhold.

La direzione di Johannes Debus ci è sembrata assai poco rossiniana nell'eccessiva precisione e nella scarsa morbidezza. Crescendo poco travolgenti, vagamente schematici, stacchi bruschi che, specialmente nel secondo atto, riescono a mettere in difficoltà l'orchestra, che complessivamente non ci è sembrata in grande serata, in particolare gli archi, spesso piuttosto imprecisi.

Una delle ragioni per rivedere questa Cenerentola rimane la messa in scena giocata nella chiave del sogno di Keith Warner, che dirige con fanciullesca leggerezza e ironia sottile. Bello il gioco illusionistico dele scene di Jason Southgate così come gli immaginifici costumi di Nicky Shaw.

Piccola notazione finale: perché non adottare l'edizione fiologica di Zedda in circolazione da più di trent'anni ormai e sostituire l'apocrifa "Il mondo è un gran teatro" con L'ormai popolare "Là del ciel nell' arcano profondo". Ma soprattutto, perché tagliare integralmente la scena nella cantina di Don Magnifico? Anche senza voler fare una battaglia di principio sulla legittimità dei tagli (benché poco giustificati in Cenerentola che non è opera di eccessiva lunghezza), rimane il sospetto che tale taglio corrisponda ad una necessità, vista l'insufficienza dell'interprete.

Comincia l'inverno?

Frühling (H. Hesse)

In dämmrigen Grüften träumte ich lang
von deinen Baümen und blauen Lüften
von deinem Duft und Vogelsang.
Nun liegst du erschlossen in Gleiß und Zier,
von Licht übergossen wie ein Wunder vor mir.
Du kennst mich wieder, du lockst mich zart.
Es zittert durch all meine Glieder
deine selige Gegenwart.

Primavera

Quante volte ho sognato in stanze senza luce
i tuoi alberi, la tua aria azzurra,
il tuo profumo, il canto degli uccelli.
Ora sei qui, davanti a me, e ti schiudi
splendida, circonfusa di luce, come un prodigio.
Mi riconosci, mi attiri teneramente.
E per tutte le membra mi trema
la tua beata presenza.

September (H. Hesse)

Der Garten trauert
kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
still seinem Ende entgegen.
Golden tropft Blatt um Blatt
nieder vom hohen Akazienbaum,
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.
Lange noch bei den Rosen
bleibt er stehen, sehnt sich nach Ruh.
Langsam tut er die großen
müdgewordenen Augen zu.

Settembre

In lutto è il giardino, fresca
la pioggia cade sui fiori.
Con un brivido l'estate
va silenziosa verso la fine.
Gocce d'oro di foglia in foglia
cadono dall'alta acacia;
sorride l'estate, stupita ed esausta,
nel sogno morente del giardino.
Presso le rose indugia ancora
a lungo, sospirando il riposo.
Poi lentamente chiude
i suoi grandi occhi stanchi.

Beim Schlafengehen (H. Hesse)

Nun der Tag mich müd gemacht,
soll mein sehnliches Verlangen
freundlich die gestirnte Nacht
wie ein müdes Kind empfangen.
Hände laßt von allem Tun,
Stirn, vergiß du alles Denken,
alle meine Sinne nun
wollen sich in Schlummer senken.
Und die Seele, unbewacht,
will in freien Flügeln schweben,
um im Zauberkreis der Nacht
tief und tausendfach zu leben.

Andando a dormire

Sono stanco del giorno;  ma ora
la gentile notte stellata
accolga i miei palpiti ardenti
come un bambino stanco.
Mani, lasciate i gesti;
fronte, dimentica i pensieri;
ora vogliono i miei sensi
scivolare tutti nel sonno.
E l'anima, senza custode,
volerà su libere ali,
nel cerchio magico della notte
vivrà mille vite arcane.

Im Abendrot (J. von Eichendorff)

Wir sind durch Not und Freude
gegangen Hand in Hand,
vom Wandern ruhen wir
nun überm stillen Land.
Rings sich die Täler neigen,
es dunkelt schon die Luft,
zwei Lerchen nur noch steigen
nachtträumend in den Duft.
Tritt her und laß sie schwirren,
bald ist es Schlafenszeit,
daß wir uns nicht verirren
in dieser Einsamkeit.
O weiter, stiller Friede,
so tief im Abendrot.
Wie sind wir wandermüde -
ist dies etwa der Tod?

Al tramonto

Attraverso la gioia e il dolore
siamo andati, mano nella mano
ora riposeremo del cammino
su questa terra silenziosa.
Il pendio della valle si addolcisce
intorno, e l'aria si fa scura
solo due allodole si alzano,
sognando la notte, tra i profumi.
Vieni vicino, e lasciale frullare;
presto sarà tempo di dormire;
altrimenti noi ci perderemmo
in questa distesa solitaria.
O pace vasta e silenziosa,
pace profonda del tramonto.
Siamo così stanchi del cammino -
è così, forse, che si muore?

Richard Strauss, Vier letze Lieder
Renée Fleming soprano
Lucerne Festival Orchestra
Claudio Abbado direttore
(Lucerna, 2004)

Traduzione di Andrea Casalegno
(da Lieder, a cura di Vanna Massarotti Piazza, Vallardi - Garzanti 1982)