publicoperaimpressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti) |
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mercoledì, 31 gennaio 07 22:27
Teatri di luce nella ville lumièreStrane coincidenze di due spettacoli scelti (più o meno per caso) a Parigi: La pietra del paragone di Gioachino Rossini domenica al Théâtre du Châtelet e Il castello di Barbablù di Béla Bartók ieri sera all'Opéra Garnier. Sulla carta distantissimi per gusto, retroterra culturale e umori, ma accomunati da progetti scenici che giocano la carta della virtualità. Scene immateriali che amplificano il gioco dell'illusione teatrale (con qualche aiuto tecnologico) e convincono pienamente per la rilettura originale che non tradisce ma reinterpreta in maniera intelligente lo spirito delle opere. La pietra del paragone allo Châtelet
Il castello di Barbablù a Garnier
sabato, 27 gennaio 07 00:20
venerdì, 26 gennaio 07 23:51
Alla Scala, solo se in cravatta
I favorevoli. Riccardo Chailly (direttore d'orchestra): «Sono d'accordo: è bello che in una sede storica come la Scala gli spettatori abbiano un atteggiamento, non dico reverenziale, ma che onori il luogo. In Olanda, poco manca che si presentino in mutande, ma alla Scala no, la sua tradizione impone un atteggiamento diverso.» I contrari. Francesco Saverio Borrelli (ex capo della Procura della Repubblica di Milano): «Mi pare una pretesa eccessiva ripristinare un rigore nei costumi. Certo, nessuno entrerebbe in una chiesa in costume da bagno, quindi è giusto l'appello a non assistere agli spettacoli in pantofole e camicia aperta sul petto villoso. Ma da qui a esercitare dei controlli... Così si rischia di rendere i teatri delle roccaforti del passatismo e di tenere lontano il grande pubblico». In futuro, quindi, controlli sull'abbigliamento ma discreti. Rassicura Lissner che nessuno sarà cacciato, dicono, ma invitato a osservare le regole pur non essendo chiara la sanzione per chi non le rispetta. Se non altro di Lissner si ammirerà la coerenza nella gestione Scala: dall'intimo maschile alla cravatta. Dichiaraziori riprese dall'articolo di Paola Zonca nella pagina degli spettacoli di oggi de la Repubblica. L'Espresso racconta l'Italia neo-bacchettona (Polveroni) dopo aver preso in giro la Scala della paleo-Aida (Serra. La replica di Lissner (in una lettera pubblicata nella Repubblica del il 27 gennaio): Caro Direttore, Tag:
teatro alla scala
venerdì, 26 gennaio 07 00:05
Fenomenologia del Tannhäuser"I've seen things you people wouldn't believe. Piccola rassegna iconografica prima della prima del Tannhäuser di domenica a Francoforte.
Wagner e altre visioni di artisti sono qui. mercoledì, 24 gennaio 07 23:15
La doppia Liederabend di Mironov e Pogossov
Inutile negare che l'interesse era soprattutto per Mironov, giovanissimo tenore (classe 1981) e già celebrato talento rossiniano. Il bilancio della serata ci è sembrato non privo di ombre. Conveniamo che nel canto rossiniano di agilità la tecnica di Mironov è impeccabile. Ci ha anche convinto la ricercata eleganza e grazia d'antan delle liriche di Bellini, Donizetti e Glinka. Altrove però, ed in particolare laddove la linea di canto è meno mossa, sono emersi i limiti di una voce ancora acerba: emissione poco ferma e scoperta (Nadir nel duetto dei Pêcheurs), intonazione incerta (ancora Nadir nel "Je crois entendre encore"), acuti spesso fastidiosamente calanti (imperdonabile nei do di "Ah, mes amis" nel bis). Serate no capitano a tutti. Tempo per maturare ci sembra ne abbia ancora parecchio. Più convincente la prova di Pogossov, che si era già fatto ammirare qui a Francoforte nella Pikovaya Dama della scorsa stagione. Istrionico il giusto, vocalmente molto solido e sempre autorevole pur nell'eterogenità della sua variegata antologia canora. Accompagnava Iain Burnside. Il programma
Due estratti video dall'Italiana in Algeri (Aix-en-Provence)
mercoledì, 24 gennaio 07 00:32
Gennaio baroccoPer chi ama la musica barocca, questo gennaio a Francoforte e dintorni è ricco di occasioni interessanti. 1. Domenica scorsa al Bockenheimer Depot è andato in scena Il Giasone di Francesco Cavalli nella revisione, concertazione e direzione musicale di Andrea Marcon. Opera straordinariamente ricca e varia, restituita al godimento del pubblico grazie ad un'ottima esecuzione musicale e ad uno spettacolo elegante e sobrio originariamente concepito da Anouk Nicklish e ripreso da Andrea K. Schlehwein e Roland Aeschlimann. Aeschlimann ha anche disegnato la scena seguendo lo stile razionale che lo caratterizza: questa volta è un enorme cubo che ispira ambienti dove gli esseri umani si perdono e si ritovano, e gli spazi siderali dove gli dei giocano con il destino degli uomini. Lodevole anche il lavoro di Marcon con strumentisti e cantanti (la maggior parte membri della compagnia locale) che ha trovato il giusto colore e una ammirevole varietà di umori e ricchezza di colori. Per un teatro di repertorio come l'Oper Frankfurt il risultato è davvero incoraggiante e segue altri rcenti successi. Si replica fino al 4 febbraio. postscriptum. sabato 27 gennaio Andrea Marcon dirigerà lo stesso gruppo di strumentisti della Frankfurter Museumorchester (e ospiti) in un concerto "Da Cavalli a Vivaldi" sempre al Bockenheimer Depot. Biagio Marini Passacaglia Johann Rosenmüller Sinfonia prima Benedetto Marcello Sonata per violoncello, viola da gamba e b.c. Tomaso Albinoni Concerto a quattro in sol maggiore Antonio Vivaldi Concerto per viola d'amore, liuto e orchestra re minore Antonio Vivaldi Concerto per archi in do maggiore Antonio Vivaldi Concerto per violino e orchestra in sol minore. 2. Lunedì nella più raccolta Sala Mozart dell'Alte Oper, concerto a tre nell'ambito dei Bachkonzerte. Maurice Steger (flauti), Hille Perl (viola da gamba) e Lee Santana (liuto) hanno eseguito musiche di Giovanni Paolo Cima, Giovanni Antonio Pandolfi Mealli, Arcangelo Corelli, Giovanni Battista Fontana e Johann Sebastian Bach. Il prossimo concerto dei Bachkonzerte è promettente: il Vespro della Beata Vergine eseguito dalla Akademie für Alte Musik e il Vocalconsort Berlin. Dirige René Jacobs. 3. Sabato prossimo a Wiesbaden va in scena l'händeliano Giulio Cesare in Egitto. Meno rigoroso dell'opera di Francoforte e non contando su nessun nome di spicco in locandina, il teatro di Wiesbaden ha tuttavia offerto qualche felice sorpresa barocca nel passato: una Platée con gli esperti Gilles Ragon e Paul Agnew e un interessante Croesus di Keiser. Ma anche una assai meno felice Johannes Passion in una versione scenica di Dietrich Hilsdorf.
martedì, 23 gennaio 07 18:37
Meyerbeer a VeneziaAntefatto: la tavola ronda dei musicologi Martedì 14 gennaio. Teatro La Fenice, Sale Apollinee. Comincia Tedesco con il racconto un po’confuso della confusissima trama dell’opera. Continua Toscani che elogia la molta musica e di elevata qualità del Crociato, l’insolita distribuzione dei ruoli vocali (almeno guardandola con gli occhiali tardoottocenteschi, un po’ meno con quelli barocchi), la particolare cura dell’orchestrazione abbastanza inusuale per i compositori italiani di inizio secolo XIX e la distanza dal modello rossiniano. Roccatagliati racconta di come Meyerbeer decise di venire in Italia, di come conobbe il librettista Gaetano Rossi e sostanzia il luogo comune secondo cui Meyerbeer puntava all’effetto ed un po’ meno alla coerenza drammatica (con buona pace del suo librettista). Conclude Morelli (tranchant) confermando trattarsi di un’opera nuova ma saldamente proiettata sul passato, in cui "l'innovazione si inserisce su un atto di profonda conservazione" (cit.). Concetto morelliano interessante: Meyerbeer è senza dubbio un musicista di ricerca ma non un innovatore (come Čaikovskij). Infine, Gerhard si dilunga sul gioiello musicale del Crociato, "Giovinetto, cavalier", di cui si elogia la strumentazione raffinatissima e la sottile ricerca linguistica che rimanda alla versificazione dei trovatori provenzali così com’è Armando d’Orville, il Crociato. Domande abbastanza banali del pubblico, ma l’interesse e la curiosità si percepiscono per un'opera e un compositore praticamente sconosciuti.
Fatto: il crociato in Egitto Giovedì 18 gennaio. Teatro La Fenice. Lo spettacolo messo in piedi dal couturier Pier Luigi Pizzi ci piace pochissimo per quel troppo di vecchio che ci fa vedere, per i troppi cliché che ci impone, per il generico e banale lavoro sull'opera di Meyerbeer. È adeguato Pizzi a rappresentare gli elementi di novità su cui i musicologi hanno tanto insistito? La compagnia di canto sarebbe impeccabile se non fosse per quell’Armando controtenorile che, pur avendo Michael Maniaci una voce educata e precisa, manca fatalmente di presenza e di volume nei grandi e numeri pezzi concertati dell’opera. Per un protagonista, ci sembra peccato (artistico) mortale. Del resto della buona (ma non memorabile) compagine vocale, abbiamo ammirato l’infallibile tecnica vocale di Patrizia Ciofi, acrobatica Palmide, ed il calore seducente della Felicia di Laura Polverelli. Del direttore Emmanuel Villaume non si ricorderanno originalità o finezze musicali ma piuttosto il solido mestiere. Ha deluso non poco il confuso finale primo, dove dei raffinati effetti meyerbeeriani si è colto solo l’affanno a tenere insieme l’orchestra e le due bande sistemate nel loggione (in strutturale anticipo su tutti gli altri). Altrimenti l’orchestra è sembrata in gran forma e da elogiare in blocco, mentre il coro ha semplicemente fatto il suo mestiere. Nota a margine. Raramente abbiamo assistito ad una ribalta tanto distratta e confusa, con i cantanti che rinunciano ad uscire individualmente (malgrado l’inesistente rischio di fischi) e vagano per la scena. Altro segno dell’assenza di una regia? sabato, 13 gennaio 07 00:35
Il forfait di Giordani nella Tosca di Francoforte
Per onor di cronaca, il pubblico ha accolto entusiasticamente tutti gli interpreti, tributando le ovazioni più convinte a Hong e Gallo. venerdì, 12 gennaio 07 16:12
Bevete più Mozart!
Un bébé in un ospedale slovacco ascolta Mozart. Secondo uno studio la musica, in particolare quella di Mozart (ma pare anche Vivaldi), non solo fa bene allo spirito ma aumenterebbe il benessere dei neonati. Oltre a far produrre più latte alle vacche. Letta e ripresa dalla Frankfurter Rundschau di oggi. martedì, 09 gennaio 07 22:12
A lagna«Dell'Aida di Zeffirelli resterà solo il bellissimo culo di Roberto Bolle.»
Tag:
roberto alagna
lunedì, 08 gennaio 07 20:42
Uno sguardo sul presenteMentre prepara il secondo titolo (il Giasone di Cavalli) della ricca offerta barocca, l'Oper Frankfurt mette in cantiere per le prossime stagioni una ricchissima offerta di titoli contemporanei e novità assolute, confermando e consolidando una tendenza che si intuiva con la scelta di aprire la stagione con la prima mondiale del Caligula di Detlev Glanert e di allestire l'ormai classica Weiße Rose di Udo Zimmermann al Bockenheimer Depot alla fine di febbraio. Into the Little Hill di George Benjamin (libretto di Martin Crimp) Unter Eis di Jörn Arnecke (dal dramma omonimo di Falk Richter)
Lear di Aribert Reimann Angels in America di Peter Eötvös Der alte Piero / Ende der Nacht di Jens Joneleit (da testi di Alfred Andersch)
The Tempest di Thomas Adès N.N. di Marc André
Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino Kullervo di Aulis Sallinen
N.N. di Daniel Schnyder Three sisters di Peter Eötvös da Cekov
Ne ha parlato anche la Wiener Zeitung la scorsa settimana. Tag:
oper frankfurt
martedì, 02 gennaio 07 22:31
Questioni di gusti
Il Teatro alla Scala fa di nuovo parlare di sé e non per ragioni artistiche. O almeno non sembra. Se il perizoma di Roberto Bolle nella recente Aida è stato assolto con formula piena, la mutanda di Berlusconi no e così il Candide allestito da Robert Carsen in coproduzione con il parigino Châtélet cade sotto la scure della gestione scaligera. Censura? Nemmeno a parlarne: si tratta di pura questione di gusto. Come spiega Franco Zeffirelli: «[Nel Candide] c'era sì una satira del potere ma non in questi termini carnevaleschi. Lo scopo di una rappresentazione di questo genere qual è? perché ironizzare su personaggi importanti? Non lo capisco. [...] A meno che non ci sia la zampata di una grande personalità, questa forme di provocazione rimangono fini a se stesse. E tanti giovinastri non hanno di certo una tale statura. [...] Sono le solite cose di tanti cialtroni che con queste carnevalate si improvvisano registi». Lissner spiega così la sua decisione: «perché non rientra nella mia "linea Scala", che punta a conciliare tradizione e modernità. E non tanto per la famosa scena dei capi di stato, in carica ed ex, messi in mutande da Carsen, ma per tutta una serie di altre ragioni, dagli interventi che Carsen ha voluto apportare al libretto, ad allusioni e situazioni di uno stile che, appunto, non si confà con quello della Scala». Allo stesso tempo, si dice aperto a trattare per adattare lo spettacolo al gusto del pubblico scaligero e, soprattutto, a quello degli amministratori scaligeri, fra cui la sindaco Moratti che dice di preferire "una via più tradizionale". Ma la satira resterà? «Vedremo. Discuteremo anche di quello. Ad esempio, se è il caso di tirare in ballo Berlusconi, che è l' unico ex capo di governo tra quelli che appaiono in scena». Chiosa Michele Serra nella sua Amaca dela Repubblica di sabato 30 dicembre: "Con una sola decisione, Lissner è riuscito a segnare tre autogol. Il primo: confermare che l' autonomia dell' arte e la libertà d' espressione, qui da noi, vivono sotto il perenne schiaffo della politica (la Scala come la Rai, anzi peggio della Rai). Il secondo, rafforzare il sospetto di una gestione pavidamente conservatrice del maggiore teatro lirico del mondo, che va in deliquio per gli ori zeffirelliani e ha paura di una breve comica di tre minuti: sì al tanga di Bolle, no al potere in mutande, perché si sa che non tutte le chiappe sono uguali. Terzo, mettere in difficoltà Berlusconi, che fa (non per sua colpa) l'odiosa figura dell'intoccabile e soprattutto perde una delle ultime possibilità di essere raffigurato insieme ai veri potenti del pianeta." Tutti commenti sono tratti da articoli apparsi il 29 e 30 dicembre in nel Corriere della Sera e La Repubblica. |
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