publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

A Cecilia, come Maria, caduta da cavallo

Vestita di rosso fuoco, imponente, entra la diva.

Immancabilmente preceduta da regolarissima strenna natalizia (di biennale frequenza, per chi ama la statistica) e, ma solo quest’anno, da un container di... [...]

Spendiamo troppo per l'opera?

Dal blog di Claudio Pavoni, firma del telegiornale de La 7:



Per lo sciopero dei dipendenti degli Enti lirici a Genova è saltata la prima del Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota. Sul palcoscenico del Carlo Felice, al posto dei cantanti, è salito il sindaco che ha tenuto un discorso critico nei confronti dei sindacati. E l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha affermato senza mezzi termini che fra le tante caste italiane quella degli orchestrali della Scala può essere annoverata ai primi posti per privilegi.
Il sindacato replica, però, che gli orchestrali italiani sono quelli peggio pagati d’Europa. Ora sono a rischio anche le prime di Roma, Torino, e Milano.
Ma intanto è riesplosa la polemica fra chi ritiene che sul teatro lirico le casse pubbliche faccia confluire finanziamenti inadeguati e chi, al contrario, parla di soldi ingiustamente sottratti dalle tasche dei contribuenti. Chi ha ragione? 

Falso dilemma. Bisognerebbe piuttosto chiedere se l'opera o più in generale la cultura serve a qualcosa. E posto che serva, l'Italia fa comunque piuttosto poco per sostenerla.
I commenti sono aperti.

Opera immaginaria

Opéra imaginaire è un film del 1997 di Guionne Leroy e Pascal Roulin. Una specie di Fantasia dedicato all'opera.

Alcuni episodi sono davvero bruttarelli...

Autunno berlinese

A vederla così lenta e silenziosa, non si direbbe proprio. Eppure Berlino stupisce sempre per la ricchezza delle offerte musicali, (quasi) sempre di ottimo livello. Quella che segue è una cronaca illustrata di due giorni passati a curiosare fra alcune delle occasioni più interessanti.

sabato 10, a mezzogiorno (in riva alla Spree)

 

Il Radialsystem, uno spazio industriale, convertito a contenitore culturale multidisciplinare (diretto dalla coreografa Sacha Walz), ospita la prova generale aperta dell'oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno. Suonano (benissimo) i validissimi strumentisti dell'Akademie fĂĽr Alte Musik che festeggia i 25 anni di attività in questo modo, cioè regalando alla loro città dell'ottima musica, in uno spazio periferico, cercando nuovo pubblico, soprattutto fra quelli che di solito ai concerti non ci vanno. Pubblico in effetti variegatissimo, molti i bambini.

Piccolo incidente di percorso: defaillance della soprano Yeree Suh, la Bellezza, sostituita dalla collega Christine Wolf, precipitatasi da Francoforte, ignara della prova aperta al pubblico, che ha fatto del suo meglio per salvare la situazione. Ottimi, in compenso, tutti gli altri: Salomé Haller come Piacere, Renata Pokupic come Disinganno ma soprattutto Emiliano Gonzales Toro come Tempo, giovane tenore dal magnifico timbro e dalla perfetta tecnica.

sabato 10, sera (nel Brandeburgo)

Ci siamo: finalmente vediamo la Scala di seta di Rossini in uno spazio assolutamente ideale, il teatrino di corte del Neues Palais nel complesso di Sanssouci. Serata fredda e nevosa, viaggio avventuroso per le autostrade incasinanti del Brandeburgo, ma si arriva, appena in tempo.

Spettacolo di magistrale semplicità e nessuna pretenziosità, curato e rispettoso, nessun scivolamento nell'ideologica sciatteria o (peggio) nell'italianità stereotipica di molte regie locali. Caterina Panti Liberovici organizza la scena e fluidifica il movimento della commedia rossiniana. Magari si perde un poco in seduzione ma si guadagna in ritmo. Ritmo imposto alla buona Kammerakademie Potsdam da Felice Venanzoni, come sempre assai attento alle ragioni del canto ed al buon gusto: comincia in souplesse con atmosfere da commedia sentimentale (è davvero la Scala di seta?), e poi si anima e diventa irresistible negli incalzanti finali. Molto si deve alla giovane compagnia, formata in gran parte da italiani, che ci mette un grande impegno e convince. Convince Raffaella Milanesi, autorevole nella gran scena Il mio ben sospiro e chiamo, che rende giustizia a Giulia e la tratta alla stregua di altre, più celebri (prime)donne rossiniane. E poi Daniele Zanfardino, Dorvil d'antan, Giorgia Milanesi spigliata Lucilla, Maurizio Leoni solido Blansac ed Enrico Marabelli brillante Germano.

domenica 11, mattina (Unter den Linden sotto la neve)

Nevica come fosse già pieno inverno. Coda infinita al Pergamon Musem.
Si va al concerto matinée alla Staatsoper. Il teatro è così pieno che vengono aggiunte delle sedie sul palco per soddisfare la domanda.

Thomas Quasthoff accompagnato da Daniel Baremboin. Si esegue il ciclo di lieder Die schöne Magelone di Johannes Brahms. Grande successo di pubblico, numerose chiamate, ma Quasthoff deve volare a New York con i Berliner Philharmoniker e quindi non concede nessun bis (ma si scusa col pubblico).

 

domenica 11, sera (acora alla Staatsoper)

Stavolta per l'opera: la 33esima recita del Macbeth di Verdi nella messa in scena di Peter Mussbach. Spettacolo bruttino (è in circolazione dal 2000) ma soprattutto di preoccupante routine. Il Kappelmeister Dan Ettinger dirige - con scarsa considerazione per il timpano dell'ascoltatore - un cast che peggio assortito non si potrebbe immaginare.

La Lady di Iano Tamar è un vero disastro: ce la ricordavamo apprezzabile belcantista, e la ritroviamo assolutamente fuori parte ed in palese difficoltà con le feroci asperità del ruolo. Lucio Gallo, nel ruolo del titolo, gigioneggia in maniera preoccupante, forzando troppo e soprattutto offrendo una interpretazione esteriore e sguaiata di uno dei ruoli verdiana più interessanti ed introspettivi. Passabili gli altri malgrado, qualche malanno di stagione.

La tempesta di decibel, come sempre, appaga il pubblico che reagisce entusiasta. Il che basta a giustificare perché esiste questo repertorio.

Padri

Incontri berlinesi, oggi.


Davanti al Berliner Rathaus.


Davanti al Berliner Ensemble.

Cartoline da Bayreuth /3

Si riparla di Bayreuth e del suo Festival sulla stampa tedesca. Gli sponsor chiedono al vecchio Wolfgang di farsi da parte, lui non si presenta al consiglio della Fondazione che discute sul futuro del Festival, Katharina si prepara (con Christian Thielemann e Peter Ruzicka) e la cugina Nike polemizza... Niente di nuovo. Per ora.

Il settimanale Der Spiegel intanto pubblica immagini di una grande storia.


Cosima Wagner col figlio Siegfried a Bayreuth, 1910: la signora della collina verde


Herbert von Karajan nel 1951 ad una seduta di regia: Bayreuth come laboratorio


Patrice Chéreau, 1976: interpretazione rivoluzionaria del materiale del "Ring"


Bayreuth, 1976: proteste contro le visioni sceniche di Chéreau


JĂĽrgen Flimm (a destra) e il tenore Placido Domingo alle prove di "WalkĂĽre" (2000): Regietheater fatto di immagini forti


Tankred Dorst (a destra) alle prove della "WalkĂĽre" nel 2006


Le Rheintöchter di Tankred Dorst nel 2006: cartolina suggestiva

Un teatro nel bagno

Inaugurata il 7 giugno 1909, piccolo gioiello acquatico dello Jugendstil, la piscina coperta di Friedberg disegnata da Hans Meyer, dopo gli splendori degli inizi, ha conosciuto un lento ma inesorabile declino che l'ha portata alla chiusura il 1 giugno 1980. Dal 1985 la storica piscina è monumento protetto.

Lo scorso 30 agosto, un gruppo di cittadini di Friedberg ha recentemente costituito l' Associazione Amici del Teatro della Piscina Coperta. Scopo dell'associazione è recuperare l'immobile e restituirlo alla città costruendo al suo interno un teatro di 150-200 posti. L'associazione spera di raggiungere i 2500 soci e di costituirsi in una società per azioni che dovrebbe gestire direttamente i necessari lavori di ricostruzione.

  

Informazioni più dettagliate sugli scopi della associazione e contatti si trovano nel sito della Associazione.

Brokeback Onegin

Un Onegin con contorno di drag queen e cowboy gay quello visto all'Opera di Stato Bavarese. I titoli delle recensioni isistono molto su questo aspetto, come  Per esempio la Frankfurter Rundschau "Tanz der Cowboys" o il MĂĽnchner Merkur "Die Polonaise als Cowboy-Ballett", quando non si opta per soluzioni più grevi come "Schwule Kunstpenetration" della Deutschland Radio che però illustra con un fotogramma del film di Ang Lee, o "Schwule Cowboys und eine handvoll Tunten" di Der Tagesspiegel. Solo la svizzera Neue ZĂĽrcher Zeitung rimane neutrale (ovviamente...) con il suo "Tschaikowsky kritisch gelesen".
Secondo Shirley Apthorp - nella sua recensione per Bloomberg, "Gay cowboys evoke 'Brokeback Mountain' as Munich boos Onegin" - il regista polacco Krzysztof Warlikowski ha trasformato questo classica storia d'amore in un triangolo amroso gay ed è stato sonoramente fischiato per i suoi sforzi alla prima.

 
 
 
  

Nelle immagini Michael Volle (Onegin) e Christoph Strehl (Lensky)

Una domanda sorge spontanea: cosa c'entrano i cowboys?

Torna Mozart, dopo l'abbuffata

Dopo la grande sbornia mozartiana del 2006 e la risacca che ne è seguita (si sono salvati i soliti pochi blockbusters), si ricomincia a rivedere in giro qualche rarità del vecchio Wolferl. Di riscoperte di sicuro non si può parlare, ma almeno di ripescaggi che magari fanno... [...]

La scala di Potsdam

Si prova la rossiniana Scala di seta a Potsdam nel teatro del Neues Palais della reggia prussiana di Sanssouci per la Potsdamer Winteroper della Kammerakademie Potsdam.

Alcune foto esclusive rubate da una mano anonima alle prove.

Italianissima la compagnia di canto: Raffaella Milanesi (Giulia), Giorgia Milanesi (Lucilla), Daniele Zanfardino (Dorvil), Maurizio Leoni (Blansac), Enrico Marabelli (Germano) più Christian Dietz (Dormont) e Pietra Piccione (una cameriera). Molto italiano anche il team artistico voluto da Andrea Marcon, da quest'anno direttore artistico della Kammerakademie di Potsdam: il direttore Felice Venanzoni, la regista Caterina Panti Liberovici, lo scenografo Sergio Mariotti e la costumista Cristina Aceti.

Musicalmente, sarà un Rossini molto barocco, promette Venanzoni: "Contrariamente a quanto si sente spesso dire, non tutto è scritto in Rossini e questo ci dà la possibilità di essere creativi. Abbiamo l’abitudine a pensare che questo repertorio parli da solo. Ma come insegnano i barocchi, occorre descrivere agogicamente gli affetti, estremizzare il fraseggio, inventare variazioni e abbellimenti, per creare una drammaturgia musicale che nasca dalla conoscenza e dal rispetto della prassi esecutiva. In questo senso vorrei che il mio Rossini fosse barocco."

Sulla regia, la Liberovici rivela: "La mia scala non sarà una vera scala a pioli o quant’altro, ma ispirerà piuttosto il profumo della seduzione così come la morbidezza della seta evoca la sensualità. I seduttori di Giulia saranno attirati dai capi di abbigliamento - una sciarpa, un guanto, la guepière, una calza - che Giulia perderà o lascerà dietro di sé".

Queste le (buone) intenzioni. I risultati si vedranno a partire dal prossimo 9 novembre (con repliche il 10, 16 e 17).

Un assaggio delle prove:

Se ne parla anche nel numero di novembre il giornale della musica 
(i virgolettati vengon da lì).

La scala di seta è popolare quest'anno in Germania.
Un'altra produzione è in cartellone al
Nationatheater di Mannheim.

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L'appello a sostegno del cinema italiano di 100autori.it

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