publicoperaimpressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti) |
||
|
Mio progetto
tag cloud
|
lunedì, 29 ottobre 07 20:15
Le piccole cose di GoebbelsWikipedia informa che Adalbert Stifter fu uno scrittore "attento nel descrivere tutto quello che circonda i suoi protagonisti, [che] a differenza dei romanticisti tedeschi, non entra mai nei loro movimenti psicologici interni riuscendo in tal modo a far fuoriuscire una forte tensione emotiva dalle piccole cose che li circondano. Assume così un significato profondo la polvere sulle supellettili, il cadere delle foglie nel bosco, la modesta lucentezza delle pietre che danno il nome alla sua raccolta di novelle più riuscita, quella delle Pietre Colorate. Ed è proprio nella prefazione a questa opera che Stifter manifesta il suo credo nella grandezza delle cose apparentemente piccole, nelle semplici bellezze della natura, nelle virtù silenziose che consentono il tramandarsi dei costumi dei padri, che vengono estrinsecati nell'assoluta assenza di quel che lui chiama il "demone dell'azione"" A questa attenzione alle (piccole) cose del mondo si ispira e rende omaggio già nel titolo - Stifters Dinge (Le cose di Stifter) - il nuovo lavoro di Heiner Goebbels, un lavoro - secondo il suo autore - "per pianoforte senza pianista ma con cinque pianoforti, un testo teatrale senza attori, una performance senza performer, un non one man show o non importa come lo si vuol definire." Personaggi principali sono la luce, le immagini, i rumori, i suoni, le voci, il vento e la nebbia, l'acqua ed il ghiaccio (secco) per descrivere una specie di catalogo greenawayano delle piccole cose del mondo. Inutile cercare un filo. Il piacere è nell'abbandonarsi alla lenta bellezza metafisica delle immagini costruite dalle stupefacenti luci (di Klaus Grünberg), al potere evocativo di parole e di segni. Il momento più suggestivo ci è sembrato l'ascolto del secondo movimento del Concerto italiano di Johann Sebastian Bach mentre cade la pioggia e Claude Levy Strauss, incalzato dal giornalista Jacques Chancel, dice della sua sfiducia nel genere umano. Immagini La mappa dei riferimenti (per non perdersi)
Backstage (al Bockenheimer Depot) "Stifters Dinge" di Heiner Goebbels è al Bockenheimer Depot nel cartellone dello schauspiel frankfurt che coproduce lo spettacolo fino al prossimo 3 novembre. domenica, 28 ottobre 07 00:50
Profumo d'operaColonne sonore operistiche per due profumi di Jean Paul Gaultier.
Varianti belliniane: Altre dive
sabato, 27 ottobre 07 17:58
Una Giuditta che non fa perdere la testaSi può perdere la testa per La Giuditta di Alessandro Scarlatti vista a Mainz? Lo Staatstheater di Mainz non è nuovo né a messe in scena di oratori - ricordiamo il Saul di Händel per la riapertura del teatro, o il più recente Elias di Mendelssohn - né a Giuditte. Un paio di stagioni fa l'allora Intendant del teatro Georges Delnon immaginó una interessante Juditha triumphans di Vivaldi in un collegio di educande, come per far rivivere più che la vicenda la cornice nella quale Vivaldi aveva composto il suo oratoio bellico.
Questa Giuditta scarlattiana, intimistica e narrativa, lontanissima dalla trionfale virulenza della partitura vivaldiana, viena presa e mostrata alla lettera dalla regista Arila Siegert, evidentemente affascinata dalla fiera e lungimirante vedova ebrea che, contro lo stesso comune sentire dei suoi, affronta da sola il nemico, lo seduce e lo uccide salvando dalla sicura rovina il suo popolo. Arila Siegert evita qualsiasi lettura ideologica o anche solo forzatura modernizzatrice e racconta con fluidità e solo qualche sbavatura (l'inutile truculenza della proiezione del getto di sangue della decapitazione di Oloferne). Evidentemente poco convinta che l'umanità di Giuditta si colga nel testo del Cadinale Pietro Ottoboni, in coda al coro Opra sol di quel Dio aggiunge un'aria tratta dalla seconda versione dell'oratorio scarlattiano del 1697 che fa cantare a Giuditta in proscenio, la testa di Oloferne in grembo, una ninna nanna dolorosa all'amante perduto. Per contro, realizza benissimo la scena notturna della seduzione e decapitazione di Oloferne, ma bisogna riconoscere che aiuta molto la struttura drammaturgico-musicale della scena. Funzionano assai meno le cose in buca. Alla testa di un piccolo complesso di strumentisti che non brillano per precisione ed intonazione, il direttore e clavicembalista Clemens Heil è noioso e monocorde. La musica non decolla, manca completamente il senso del sontuoso barocco romano (che poteva contare evidentemente su musicisti di ban altra caratura). I cantanti, quasi tutti dalla compagine giovanile del teatro, se la cavano come possono ma senza troppe cadute. La protagonista Tatjana Charalgina, vibrato eccessivo e timbro non gradevolissimo a parte, ha la capacità tecnica e buoni mezzi che le permettono di affrontare la parte senza troppi pensieri. Bene anche l'interessante controtenore Dmitry Egorov come Oloferne e la mezzosoprano Jasmin Etezadzadeh (Ozia) già in possesso di buona tecnica e il basso Kyoung-Suk Baek come Sacerdote. Dell'Alchiorre dell'acerbo tenore Christian Rathgeber si ammira soprattutto la buona volontà.
È l'anno del barocco romano portato sulle scene. Aspettiamo con grande interesse il Sant'Alessio di Stefano Landi su libretto di un altro cardinale, Gulio Rospigliosi (e futuro papa Clemente IX), che William Christie porterà in tournée in varie città francesi e a Lussemburgo all'inizio del 2008. martedì, 23 ottobre 07 00:17
Una nuova idea di teatro?Desideri
Il programma Sarà, ma nella programmazione della stagione 2008 di nuovo si vede pochissimo. Archiviate le stagioni "francesi" della coppia Segalini-Viotti, il nuovo tandem artistico Ortombrina-Inbal presenta la sua prima stagione che, almeno a scorrerne i titoli, sembra una delle più vecchie degli ultimi anni. La stagione Giacomo Puccini La rondine direzione musicale di Carlo Rizzi, regia di Graham Vick, scene di Peter J. Davison, costumi di Sue Willmington, coreografia di Ron Howell. Interpreti: Fiorenza Cedolins e Massimo Giordano Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con il Teatro Verdi di Trieste Richard Strauss Elektra direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Klaus Michael Grüber, scene e costumi di Anselm Kiefer interpreti principali Mette Ejsing, Gabriele Schnaut, Brigitte Pinter, Inga Nielsen, Kurt Azesberger e Peter Edelmann Allestimento del Teatro San Carlo di Napoli (Premio Abbiati 2004) Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia direzione musicale di Antonino Fogliani, regia di Bepi Morassi, scene e costumi di Lauro Crisman interpreti: Francesco Meli, Bruno De Simone, Laura Polverelli e Roberto Frontali Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice Giacomo Puccini Tosca direzione musicale di Daniele Callegari, regia di Robert Carsen, scene e costumi di Anthony Ward Interpreti: Daniela Dessì e Walter Fraccaro Allestimento della Staatsoper di Amburgo Zhu Shaoyu La leggenda del serpente bianco direzione musicale di Zhang Jiemin, regia di Chen Weya, scene di Gao Guanjian, costumi di Tim Yip Prima rappresentazione assoluta Spettacolo in coproduzione con il Gehua Cultural Development Group e il Beijing Grand Theater in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008 direzione musicale di Bruno Bartoletti, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi, coreografia di Gheorghe Iancu interpreti: Marlin Miller e Scott Hendricks Allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova (Premio Abbiati 2000) Modest Musorgskij Boris Godunov (versione Shostakovich) direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Eimuntas Nekrosius, scene di Marius Nekrosius, costumi di Nadezda Gultyaeva interpreti: Ferruccio Furlanetto Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino (Premio Abbiati 2006) Francesco Cavalli La Rosinda Europa Galante, direttore Fabio Biondi Nuovo allestimento a cura del laboratorio integrato di regia, scenografia e costume della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia. Giuseppe Verdi Nabucco regia di Günter Krämer, scene di Petra Buchholz e Manfred Voss, costumi di Falk Bauer interpreti: Leo Nucci e Ferruccio Furlanetto Allestimento della Staatsoper di Vienna Arnold Schoenberg Von heute auf morgen e Ruggero Leoncavallo Pagliacci direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Andreas Homoki, scene di Frank Philipp Schloessmann interpreti: Piero Giuliacci, Paoletta Marrocu e Lado Ataneli Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice Tag:
teatro la fenice
lunedì, 22 ottobre 07 15:56
TradimentiLa lunga stagione francese della Fenice voluta dal team artistico Sergio Segalini e Marcello Viotti, si conclude com'era cominciata, con la Thaïs di Jules Massenet andata in scena nel 2002 al Malibran, mentre ancora si stava lavorando alla ricostruzione della sala del Selva. Lo spettacolo di Pier Luigi Pizzi tornava sulla scena della Fenice sostanzialmente immutato: nessuna concessione allo stile pompier di metà ottocento, scene geometriche essenziali (eppure curiosamente ingombranti), solo i bei costumi déco evocano bizantinismi e danno il colore dell'esotismo. Forse più del modesto spettacolo di Pizzi, quello che più è mancato per dare un senso a questo repêchage (altrimenti francamente non necessario) è un direttore di razza come fu Marcello Viotti, conoscitore ed estimatore di questo repertorio. Quanto al cast vocale, completamente rinnovato, le perplessità forse erano ancora più forti. Della Thaïs di Darina Takova non sapremmo cosa dire: semplicemente non l'abbiamo sentita. Nei rari momenti in cui la soprano bulgara emetteva qualche suono udibile - soprattutto nella regione acuta giacché il centro era inesistente - sembrava sfuocata e generica ad esser generosi (e si tacerà dell'imbarazzante Ô mon miroir fidèle). Al minimo sindacale il Nicias di Kostyantyn Andreyev che almeno prendeva si congedava dignitosamente. Si salvava solo la solida prova di Simone Alberghini come Athanaël, benché privo del carisma del suo predecessore Pertusi, ed accettabili le prove dei numerosi interpreti minori (Christine Buffle ed Elodie Méchain erano le due spiritose ancelle Crobyle e Myrtale). Il pubblico accoglieva con discreto calore l'esito della serata. venerdì, 19 ottobre 07 23:22
Risvegliare l'orecchioAscoltare la musica. Lo spazio. Risvegliare l'orecchio, gli occhi, il pensiero umano, l'intelligenza, il massimo dell'interiorizzazione esteriorizzata. (1983) Luigi Nono testi ripresi da L'immagine viene dal sito dell'Archivio Luigi Nono. Tag:
luigi nono
giovedì, 18 ottobre 07 09:30
IncontriAlla mostra Venezia e l'Islam 828-1797 a Palazzo Ducale.
Altre turcherie:
Sempre dalla raccolta di Giovanni Grevembroch: una figura femminile con turbante ornato di piume e abiti turcheschi e la sua storia (vera) di donna veneziana divenuta Califfa. Sfuggendo agli intrighi della suocera che cerca di metterle contro il figlio procurandole altre donne, riesce a diventare capo di uno stato turco in nome del figlio minorenne. mercoledì, 17 ottobre 07 22:49
Biondi riporta Vivaldi a VeneziaUna sua opera non si dava nella sua città dal 1985, cioè dal Giustino diretto da Alan Curtis, e malgrado le curiose acrobazie di Franco Rossi per dimostrare nel programma di sala che Vivaldi [è] profeta in patria, delle sue opere non si trova traccia in tempi moderni nelle scene veneziane. L'evento quindi di due Vivaldi curati dalla indiscussa competenza di Fabio Biondi sarebbe di tutto rilievo e degna di ben altra eco, ma a Venezia passa quasi sotto silenzio da una stampa distratta e fra la quasi indifferenza del pubblico locale (il pubblico, piuttosto scarso, era fatto in buona parte di stranieri). Per il suo debutto vivaldiano a Venezia, Biondi sceglie l'Ercole su'l Termodonte e gli affianca il Bajazet - già registrato per Virgin qualche anno fa con un cast all star. Della prima partitura, ricostruisce recitativi (tutti perduti) ed estrapola da altre partiture vivaldiane le numerose arie mancanti in partitura, nonché compone lui stesso secondo lo stile vivaldiano qualche passaggio strumentale drammaturgicamente significativo.
Sulla scena, come già per la Didone vista nella scorsa stagione, due allestimenti a cura degli allievi della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia coordinati da Carlo Majer. Spettacolo compiuto, di tiepolesca ariosità per l'Ercole. Per il Bajazet si opta per una versione semiscenica che sfrutta la stessa semplice scena e fa muovere i personaggi con la stessa esemplare misura dell'Ercole.
Se nel Bajazet si risparmia sull'allestimento, non si lesina sul cast, stellare, entusiamante alla prova dei fatti anche nei ruoli minori. Vivica Genaux conferma le straordinarie doti di belcantista nel ruolo di Irene: entusiasmante la sua aria di entrata, Qual guerriero in campo armato, scritta originariamente da Riccardo Broschi per Farinelli, per il ferreo controllo tecnico e la strepitosa omogeneità del colore vocale a dispetto della notevole estensione. Entusiasmenti anche le prove di tutti gli altri interpreti a cominciare da Daniela Barcellona nobile Tamerlano, la sorprendente Marina De Liso come appassionata Asteria, Christian Senn solido Bajazet, Lucia Cirillo sicuro Andronico e Maria Grazia Schiavo nel ruolo minore di Idaspe che però riese a stupire per la brillante Anche il mar par che sommerga. Successo incondizionato e pienamente meritato per entrambe le opere. Post Scriptum. Vivica Genaux interpreta Qual guerriero in campo armato diretta da Fabio Biondi durante la registrazione per Virgin.
lunedì, 08 ottobre 07 21:33
Regole
Gioachino Rossini alla madre a proposito di padre Stanislao Mattei (1798) Tag:
gioachino rossini
lunedì, 01 ottobre 07 22:50
I migliori del 2006/07
I migliori della stagione
Per la musica prevalgono:
mentre per il teatro:
Il titolo per lo scandalo dell'anno va alla Deutsche Oper Berlin per le polemiche sulla ripresa dell'Idomeneo messo in scena da Hans Neuenfels. Infine, per il settore audiovisivo:
I non premi dell'Oper Frankfurt Anche quest'anno l'Oper Frankfurt non vince nulla e si deve consolare con pochi ma significativi consensi di molti dei critici coinvolti. |
Ultimi 5 commenti
Miei preferiti
che ora è?
il tempo che fa
|