publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Le piccole cose di Goebbels

Wikipedia informa che Adalbert Stifter fu uno scrittore "attento nel descrivere tutto quello che circonda i suoi protagonisti, [che] a differenza dei romanticisti tedeschi, non entra mai nei loro movimenti psicologici interni riuscendo in tal modo a far fuoriuscire una forte tensione emotiva dalle piccole cose che li circondano. Assume così un significato profondo la polvere sulle supellettili, il cadere delle foglie nel bosco, la modesta lucentezza delle pietre che danno il nome alla sua raccolta di novelle più riuscita, quella delle Pietre Colorate. Ed è proprio nella prefazione a questa opera che Stifter manifesta il suo credo nella grandezza delle cose apparentemente piccole, nelle semplici bellezze della natura, nelle virtù silenziose che consentono il tramandarsi dei costumi dei padri, che vengono estrinsecati nell'assoluta assenza di quel che lui chiama il "demone dell'azione""

A questa attenzione alle (piccole) cose del mondo si ispira e rende omaggio già nel titolo - Stifters Dinge (Le cose di Stifter) - il nuovo lavoro di Heiner Goebbels, un lavoro - secondo il suo autore - "per pianoforte senza pianista ma con cinque pianoforti, un testo teatrale senza attori, una performance senza performer, un non one man show o non importa come lo si vuol definire."

Personaggi principali sono la luce, le immagini, i rumori, i suoni, le voci, il vento e la nebbia, l'acqua ed il ghiaccio (secco) per descrivere una specie di catalogo greenawayano delle piccole cose del mondo. Inutile cercare un filo. Il piacere è nell'abbandonarsi alla lenta bellezza metafisica delle immagini costruite dalle stupefacenti luci (di Klaus Grünberg), al potere evocativo di parole e di segni. Il momento più suggestivo ci è sembrato l'ascolto del secondo movimento del Concerto italiano di Johann Sebastian Bach mentre cade la pioggia e Claude Levy Strauss, incalzato dal giornalista Jacques Chancel, dice della sua sfiducia nel genere umano.

Immagini


foto © Mario Del Curto

La mappa dei riferimenti (per non perdersi)

  • Formule di scongiuro rivolte al vento del sud-est  ("Karuabu"), importante per i navigatori in Papuasia-Guinea, registrate il 26 dicembre 1905 dall’etnologo austriaco Rudolf Pöch.
  • Jacob Isaacksz van Ruisdael, La palude, 1666 (San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage)
    Adalbert Stifter, Storia del ghiaccio (tratta dalle Raccolte del mio bisnonno, terza versione).
    Lettura in tedesco: Dr Hermann Josef Mohr (registrata da Heiner Goebbels).
  • Johan Sebastian Bach, Concerto italiano in fa maggiore BWV 971
    Claude Lévi Strauss: estratto di una intervista con Jacques Chancel ("Radioscopie", France Inter, 1988).
  • William S. Borroughs legge un estratto del suo testo Nova Express – Tower Open Fire.
  • Malcolm X, estratto di una intervista telivisiva (inizio anni '60).
  • Paolo Uccello, La caccia notturna, circa 1460 (Oxford, Ashmolean Museum)
    Canto alternato di indio colombiani, tratto da un reportage radiofonico che, nel corso di un viaggio in America latina nel 1985, è arrivato sotto forma di cassetta negli archivi di Heiner Goebbels.
  • Kalimérisma, canto tradizionale greco in modo cromatico, cantato da Ekaterini Mangoúlia, registrato nel 1930 da Samuel Baud-Bovy, pioniere dell’ethnomusicologie.

Backstage (al Bockenheimer Depot)

"Stifters Dinge" di Heiner Goebbels è al Bockenheimer Depot nel cartellone dello schauspiel frankfurt che coproduce lo spettacolo fino al prossimo 3 novembre.

Profumo d'opera

Colonne sonore operistiche per due profumi di Jean Paul Gaultier.


... e chi vuol capire ...

Varianti belliniane:

Altre dive



Una Giuditta che non fa perdere la testa

Si può perdere la testa per La Giuditta di Alessandro Scarlatti vista a Mainz?
Solo Oloferne e per contratto.

Lo Staatstheater di Mainz non è nuovo né a messe in scena di oratori - ricordiamo il Saul di Händel per la riapertura del teatro, o il più recente Elias di Mendelssohn - né a Giuditte. Un paio di stagioni fa l'allora Intendant del teatro Georges Delnon immaginó una interessante Juditha triumphans di Vivaldi in un collegio di educande, come per far rivivere più che la vicenda la cornice nella quale Vivaldi aveva composto il suo oratoio bellico.

  

Questa Giuditta scarlattiana, intimistica e narrativa, lontanissima dalla trionfale virulenza della partitura vivaldiana, viena presa e mostrata alla lettera dalla regista Arila Siegert, evidentemente affascinata dalla fiera e lungimirante vedova ebrea che, contro lo stesso comune sentire dei suoi, affronta da sola il nemico, lo seduce e lo uccide salvando dalla sicura rovina il suo popolo. Arila Siegert evita qualsiasi lettura ideologica o anche solo forzatura modernizzatrice e racconta con fluidità e solo qualche sbavatura (l'inutile truculenza della proiezione del getto di sangue della decapitazione di Oloferne). Evidentemente poco convinta che l'umanità di Giuditta si colga nel testo del Cadinale Pietro Ottoboni, in coda al coro Opra sol di quel Dio aggiunge un'aria tratta dalla seconda versione dell'oratorio scarlattiano del 1697 che fa cantare a Giuditta in proscenio, la testa di Oloferne in grembo, una ninna nanna dolorosa all'amante perduto. Per contro, realizza benissimo la scena notturna della seduzione e decapitazione di Oloferne, ma bisogna riconoscere che aiuta molto la struttura drammaturgico-musicale della scena.

Funzionano assai meno le cose in buca. Alla testa di un piccolo complesso di strumentisti che non brillano per precisione ed intonazione, il direttore e clavicembalista Clemens Heil è noioso e monocorde. La musica non decolla, manca completamente il senso del sontuoso barocco romano (che poteva contare evidentemente su musicisti di ban altra caratura). I cantanti, quasi tutti dalla compagine giovanile del teatro, se la cavano come possono ma senza troppe cadute. La protagonista Tatjana Charalgina, vibrato eccessivo e timbro non gradevolissimo a parte, ha la capacità tecnica e buoni mezzi che le permettono di affrontare la parte senza troppi pensieri. Bene anche l'interessante controtenore Dmitry Egorov come Oloferne e la mezzosoprano Jasmin Etezadzadeh (Ozia) già in possesso di buona tecnica e il basso Kyoung-Suk Baek come Sacerdote. Dell'Alchiorre dell'acerbo tenore Christian Rathgeber si ammira soprattutto la buona volontà.

  

È l'anno del barocco romano portato sulle scene. Aspettiamo con grande interesse il Sant'Alessio di Stefano Landi su libretto di un altro cardinale, Gulio Rospigliosi (e futuro papa Clemente IX), che William Christie porterà in tournée in varie città francesi e a Lussemburgo all'inizio del 2008.

Una nuova idea di teatro?

Desideri

"Ciò che è davvero difficile oggi, soprattutto in Italia, il Paese che ha inventato l'opera, è creare un progetto in grdo di ripensare con originalità innanzitutto i titoli più celebri del repertorio. Non si tratta di una scelta prudente. Ritengo infatti che la vera sfida, in questo momento, non sia quella di inserire in cartellone produzione contemporanea: tanto più che a Venezia con la Biennale Musica, ha sempre avuto una particolare sensibilità per il contemporaneo. Secondo noi occorre invece creare un'idea nuova di teatro. Le faccio un'esempio: la regia di Bohème firmata da Zeffirelli - creazione che ammiro profondamente - vive da quarant'anni. E' arrivato però forse il momento di porre nuovi interrogrativi, nuove riflessioni, di trovare il coraggio per reinterrogare e reinterpretare il testo lasciando spazio ai giovani talenti. Quando Zeffirelli ha debuttato alla Scala aveva poco più di vent'anni e non era ancora nessuno, eppure gli è stata data la possibilità di esprimersi e di crescere."
"Vede, dal momento che incarniamo attraverso il teatro, le tensioni e il desiderio di civiltà della società in cui viviamo, dobbiamo pensare in grande e non avere paura di rischiare. Alle volte scopriremo un talento straordinario, alle volte sarà un po' meno straordinario. Ciò che conta, però, è trovare nuovi giovani e investire su di loro."
(Fortunato Ortombina, direttore artistico del Teatro La Fenice, in una intervista al Gazzettino)

Il programma

Sarà, ma nella programmazione della stagione 2008 di nuovo si vede pochissimo. Archiviate le stagioni "francesi" della coppia Segalini-Viotti, il nuovo tandem artistico Ortombrina-Inbal presenta la sua prima stagione che, almeno a scorrerne i titoli, sembra una delle più vecchie degli ultimi anni.
Si continua piuttosto lungo linee già battute nelle stagioni più recenti: resiste l'inossidabile Pizzi, torna Robert Carsen con Tosca (ma non con l'atteso Götterdämmerung che doveva completare il Ring wagneriano), la riscoperta barocca a cura di Fabio Biondi.
I problemi di cassa evidentemente continuano e allora si rischia poco o nulla anche per quanto riguarda gli allestimenti in gran parte ripresi da passate stagioni - si veda il Barbiere di Siviglia del 1992 - o da altri teatri, meglio se premiati, come i tre premi Abbiati di Death in Venice di Genova (2000), l'Elektra di Napoli (2004) e il Boris Godunov di Firenze (2006). Poche novità limitatet allo spettacolo cinese al Malibran in giugno in ossequio alle olimpiadi di Pechino, il ripescaggio della Rosinda di Cavalli e l'inedita accoppiata Schoenberg-Leoncavallo in chiusa di stagione.

La stagione

  • Teatro La Fenice - sabato 26 gennaio 2008 (repliche: 27, 29, 30, 31 gennaio, 3 e 5 febbraio 2008)
    Giacomo Puccini La rondine
    direzione musicale di Carlo Rizzi, regia di Graham Vick, scene di Peter J. Davison, costumi di Sue Willmington, coreografia di Ron Howell.
    Interpreti: Fiorenza Cedolins e Massimo Giordano
    Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con il Teatro Verdi di Trieste
  • Teatro La Fenice - 28 febbraio 2008 (repliche: 2, 5, 8 e 11 marzo 2008)
    Richard Strauss Elektra
    direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Klaus Michael Grüber, scene e costumi di Anselm Kiefer
    interpreti principali Mette Ejsing, Gabriele Schnaut, Brigitte Pinter, Inga Nielsen, Kurt Azesberger e Peter Edelmann
    Allestimento del Teatro San Carlo di Napoli (Premio Abbiati 2004)
  • Teatro La Fenice - 18 aprile 2008 (repliche: 19, 20, 22, 23, 24, 26 e 27 aprile 2008)
    Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia
    direzione musicale di Antonino Fogliani, regia di Bepi Morassi, scene e costumi di Lauro Crisman
    interpreti: Francesco Meli, Bruno De Simone, Laura Polverelli e Roberto Frontali
    Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice
  • Teatro La Fenice - 23 maggio 2008 (repliche: 24, 25, 27, 28, 29, 30 e 31 maggio)
    Giacomo Puccini Tosca
    direzione musicale di Daniele Callegari, regia di Robert Carsen, scene e costumi di Anthony Ward
    Interpreti: Daniela Dessì e Walter Fraccaro
    Allestimento della Staatsoper di Amburgo
  • Teatro Malibran - giugno 2008
    Zhu Shaoyu La leggenda del serpente bianco
    direzione musicale di Zhang Jiemin, regia di Chen Weya, scene di Gao Guanjian, costumi di Tim Yip
    Prima rappresentazione assoluta
    Spettacolo in coproduzione con il Gehua Cultural Development Group e il Beijing Grand Theater in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008
  • Teatro La Fenice - 20 giugno 2008 (repliche: 22, 25, 27 e 29 giugno)
    Benjamin Britten Death in Venice
    direzione musicale di Bruno Bartoletti, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi, coreografia di Gheorghe Iancu
    interpreti: Marlin Miller e Scott Hendricks
    Allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova (Premio Abbiati 2000)
  • Teatro La Fenice - 12 settembre 2008 (repliche: 14, 16, 18 e 20 settembre)
    Modest Musorgskij Boris Godunov
    (versione Shostakovich)
    direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Eimuntas Nekrosius, scene di Marius Nekrosius, costumi di Nadezda Gultyaeva
    interpreti: Ferruccio Furlanetto
    Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino (Premio Abbiati 2006)
  • Teatro Malibran - 10 ottobre 2008 (repliche: 12, 14 e 16 ottobre)
    Francesco Cavalli La Rosinda
    Europa Galante, direttore Fabio Biondi
    Nuovo allestimento a cura del laboratorio integrato di regia, scenografia e costume della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia.
  • Teatro La Fenice - 17 ottobre 2008 (repliche: 18, 19, 21, 22, 24, 25 e 26 ottobre)
    Giuseppe Verdi Nabucco
    regia di Günter Krämer, scene di Petra Buchholz e Manfred Voss, costumi di Falk Bauer
    interpreti: Leo Nucci e Ferruccio Furlanetto
    Allestimento della Staatsoper di Vienna
  • Teatro La Fenice - 12 dicembre 2008 (repliche: 14, 16, 18 e 20 dicembre)
    Arnold Schoenberg Von heute auf morgen e Ruggero Leoncavallo Pagliacci
    direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Andreas Homoki, scene di Frank Philipp Schloessmann
    interpreti: Piero Giuliacci, Paoletta Marrocu e Lado Ataneli
    Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice

Tradimenti

La lunga stagione francese della Fenice voluta dal team artistico Sergio Segalini e Marcello Viotti, si conclude com'era cominciata, con la Thaïs di Jules Massenet andata in scena nel 2002 al Malibran, mentre ancora si stava lavorando alla ricostruzione della sala del Selva.

Lo spettacolo di Pier Luigi Pizzi tornava sulla scena della Fenice sostanzialmente immutato: nessuna concessione allo stile pompier di metà ottocento, scene geometriche essenziali (eppure curiosamente ingombranti), solo i bei costumi déco evocano bizantinismi e danno il colore dell'esotismo.
A dispetto delle dimensioni maggiori del palcoscenico della Fenice, lo spettacolo ha poco di grandioso ed anzi sembra ancor più asfittico, impacciato e spesso ridicolo come le velleitarie coreografie di George Jancu o la manieratissima gestualità imposta dal Pizzi regista, come sempre di parecchie misure inferiore al decoratore.

Forse più del modesto spettacolo di Pizzi, quello che più è mancato per dare un senso a questo repêchage (altrimenti francamente non necessario) è un direttore di razza come fu Marcello Viotti, conoscitore ed estimatore di questo repertorio.
Il direttore Emmanuel Villaume sembrava lontano anni luce da quel mondo: è spesso pesante, cade nelle trappole del facile e del corrivo (eccome se ce n'è in questo Massenet!). In breve: è banale.

Quanto al cast vocale, completamente rinnovato, le perplessità forse erano ancora più forti. Della Thaïs di Darina Takova non sapremmo cosa dire: semplicemente non l'abbiamo sentita. Nei rari momenti in cui la soprano bulgara emetteva qualche suono udibile - soprattutto nella regione acuta giacché il centro era inesistente - sembrava sfuocata e generica ad esser generosi (e si tacerà dell'imbarazzante Ô mon miroir fidèle). Al minimo sindacale il Nicias di Kostyantyn Andreyev che almeno prendeva si congedava dignitosamente. Si salvava solo la solida prova di Simone Alberghini come Athanaël, benché privo del carisma del suo predecessore Pertusi, ed accettabili le prove dei numerosi interpreti minori (Christine Buffle ed Elodie Méchain erano le due spiritose ancelle Crobyle e Myrtale).

Il pubblico accoglieva con discreto calore l'esito della serata.

Risvegliare l'orecchio

Ascoltare la musica.
È molto difficile.
Credo che, oggi, sia un fenomeno raro.
Si ascoltano delle cose letterarie, si ascolta ciò che è stato scritto, si ascolta se stessi in una proiezione …

Lo spazio.
La sala da concerto classica è uno spazio orribile.
Perché non offre delle possibilità ma una possibilità.
Per ogni sala c'è un lavoro specifico da fare, così come un tempo si scriveva per questo o quel luogo, per questa o quella circostanza. La musica che sto cercando è scritta con lo spazio: essa non è mai uguale in qualsiasi spazio, ma lavora con lui.

Risvegliare l'orecchio, gli occhi, il pensiero umano, l'intelligenza, il massimo dell'interiorizzazione esteriorizzata.
Ecco l'essenziale oggi.

(1983)

Luigi Nono
(1924-1990)

testi ripresi da
Luigi Nono
La nostalgia del futuro. Scritti scelti 1948-1986.
(a cura di Angela Ida De Benedictis e Veniero Rizzardi)
Il Saggiatore

L'immagine viene dal sito dell'Archivio Luigi Nono.

Incontri

Alla mostra Venezia e l'Islam 828-1797 a Palazzo Ducale.


Gentile Bellini [attr.] (1429-1507)
Ritratto del Sultano Maometto II
(Istanbul, 25 novembre 1480)
Londra, The National Gallery


Pittore veronese o scuola di Paolo Veronese [attr.]
Bayazeth
(Venezia, fine XVI sec.)
Monaco, Bayerische Staatgemäldesammlungen

Altre turcherie:


Anonimo veneziano
L'accoglienza degli ambasciatori veneziani a Damasco
(Venezia 1511)
Parigi, Museo del Louvre


Vittore Carpaccio (Venezia, ca. 1465 – ca. 1526)
Due donne in piedi di cui una in costume mamelucco
(Venezia, ca. 1500)
Princeton University Art Museum


Giambattista Tiepolo (1696-1770)
Due Orientali sotto ad un albero
(ca. 1757)
Londra, The National Gallery  


Giandomenico Tiepolo
Lancere orientale che si avvicina a una città, fine XVIII sec.
(Venezia, 1727-1804)
New York, The Metropolitan Museum of Art


Lorenzo Lotto (Venezia 1480–Loreto 1556)
Giovanni della Volta con la moglie e i figli
(Venezia, ca. 1547)
Londra, The National Gallery


Giovanni Grevembroch
Abiti de veneziani vol II – tav. 121
Ambasciatore Turco
(secolo XVIII)
Venezia, Museo Correr

 

Sempre dalla raccolta di Giovanni Grevembroch: una figura femminile con turbante ornato di piume e abiti turcheschi e la sua storia (vera) di donna veneziana divenuta Califfa. Sfuggendo agli intrighi della suocera che cerca di metterle contro il figlio procurandole altre donne, riesce a diventare capo di uno stato turco in nome del figlio minorenne.

Biondi riporta Vivaldi a Venezia

Una sua opera non si dava nella sua città dal 1985, cioè dal Giustino diretto da Alan Curtis, e malgrado le curiose acrobazie di Franco Rossi per dimostrare nel programma di sala che Vivaldi [è] profeta in patria, delle sue opere non si trova traccia in tempi moderni nelle scene veneziane. L'evento quindi di due Vivaldi curati dalla indiscussa competenza di Fabio Biondi sarebbe di tutto rilievo e degna di ben altra eco, ma a Venezia passa quasi sotto silenzio da una stampa distratta e fra la quasi indifferenza del pubblico locale (il pubblico, piuttosto scarso, era fatto in buona parte di stranieri).

Per il suo debutto vivaldiano a Venezia, Biondi sceglie l'Ercole su'l Termodonte e gli affianca il Bajazet - già registrato per Virgin qualche anno fa con un cast all star.

Della prima partitura, ricostruisce recitativi (tutti perduti) ed estrapola da altre partiture vivaldiane le numerose arie mancanti in partitura, nonché compone lui stesso secondo lo stile vivaldiano qualche passaggio strumentale drammaturgicamente significativo.
Per il Bajazet segue lo stesso approccio metodologico ispirato ad ammirevole sensibilità teatrale. La stessa sensibilità che si ritrova nella sua direzione serrata, nervosa e teatralissima delle due partiture. Lo segue in perfetta sintonia di intenti l'Europa Galante, aggiungendo ricchezza di colori ed esaltazione delle dinamiche.

 

Sulla scena, come già per la Didone vista nella scorsa stagione, due allestimenti a cura degli allievi della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia coordinati da Carlo Majer. Spettacolo compiuto, di tiepolesca ariosità per l'Ercole. Per il Bajazet si opta per una versione semiscenica che sfrutta la stessa semplice scena e fa muovere i personaggi con la stessa esemplare misura dell'Ercole.

Vivica Genaux (Irene)Un cast di voci giovani e un po' disuguali che però cresce nel corso dell'opera per l'Ercole. Si fanno ammirare specialmente la regale Antiope di Romina Basso, contralto dal colore brunito e sensuale, e l'Ippolita di Roberta Invernizzi, perfettamente a suo agio nelle impervie virtuosità del ruolo. Ottima belcantista anche Laura Polverelli che risolve con sobria eleganza il ruolo en travesti di Alceste. Corretti Carlo Allemano come Ercole, Emanuela Galli come Orizia e Stefanie Irányi come Martesia, mentre convincevano molto meno Mark Milhofer come Telamone afflitto da vibrato ovino e Jordi Doménech anodino Teseo.

Se nel Bajazet si risparmia sull'allestimento, non si lesina sul cast, stellare, entusiamante alla prova dei fatti anche nei ruoli minori. Vivica Genaux conferma le straordinarie doti di belcantista nel ruolo di Irene: entusiasmante la sua aria di entrata, Qual guerriero in campo armato, scritta originariamente da Riccardo Broschi per Farinelli, per il ferreo controllo tecnico e la strepitosa omogeneità del colore vocale a dispetto della notevole estensione. Entusiasmenti anche le prove di tutti gli altri interpreti a cominciare da Daniela Barcellona nobile Tamerlano, la sorprendente Marina De Liso come appassionata Asteria, Christian Senn solido Bajazet, Lucia Cirillo sicuro Andronico e Maria Grazia Schiavo nel ruolo minore di Idaspe che però riese a stupire per la brillante Anche il mar par che sommerga.

Successo incondizionato e pienamente meritato per entrambe le opere.

Post Scriptum. Vivica Genaux interpreta Qual guerriero in campo armato diretta da Fabio Biondi durante la registrazione per Virgin.

Regole

"Faccio fatica a stare nelle regole, mamma. Le regole un po' mi spaventano. Lo sapete come sono fatto: ho una natura esuberante, non mi piego facilmente agli schemi. E poi c'è modo e modo..."

Gioachino Rossini alla madre a proposito di padre Stanislao Mattei (1798)

I migliori del 2006/07

Assegnati i premi della rivista Opernwelt per la stagione 2006/07, gli oscar della lirica assegnati sulla base delle risposte di 50 critici internazionali.
Ex-aequo per il premio al miglior teatro d'opera dell'anno: Komische Oper di Berlino e Theater Bremen.

I migliori della stagione

Per la musica prevalgono:

mentre per il teatro:

  • Regista dell'anno: Stefan Herheim
  • Scenografo dell'anno: Robert Innes Hopkins (Die Soldaten, RuhrTriennale)
  • Costumista dell'anno: Nina Weitzner (Alice in Wonderland, Bayerische Staatsoper)

Il titolo per lo scandalo dell'anno va alla Deutsche Oper Berlin per le polemiche sulla ripresa dell'Idomeneo messo in scena da Hans Neuenfels.

Infine, per il settore audiovisivo:

I non premi dell'Oper Frankfurt

Anche quest'anno l'Oper Frankfurt non vince nulla e si deve consolare con pochi ma significativi consensi di molti dei critici coinvolti.
L'ufficio stampa fa sapere che il teatro si è piazzato al terzo posto con con l'Opéra de Lyon nella categoria miglior teatro d'opera dell'anno, dopo La Monnaie di Bruxelles ma davanti ai teatri di Stoccarda, Monaco, Zurigo, Parigi e la Metropolitan Opera di New York.
Anche nelle categoria miglior cantante, l'Oper Frankfurt manca l'obiettivo nonostante il buon pazzamento di molti cantanti coinvolti in produzioni locali: ´eljko Lučić per il Simon Boccanegra (4 voti), Christian Gerhaher per Wolfram nel Tannhäuser, Johannes Martin Kränzle per Grjasnoi nella Fidanzata dello Zar e Peter Bronder per Der Zwerg.
Unsuk Chin ruba la palma di miglior creazione per un solo voto al Caligula di Detlev Glanert, coprodotto da Francoforte e Colonia.
Numerose le produzioni che raccolgono un solo voto: La fidanzata dello Zar messo in scena da Stein Winge, il Tannhäuser messo in scena da Vera Nemirova, Eine florentinische Tragödie e Der Zwerg messo in scena da Udo Samel e Il ritorno di Ulisse in patria messo in scena da David Herrmann.
Nella categoria registi, nominati Christof Loy per Simon Boccanegra, Vera Nemirova per Tannhäuser e Anouk Nicklisch für Giasone. Per la categoria migliori scenografi, Johannes Leiacker (Tannhäuser e Simon Boccanegra) e Tobias Hoheisel (Eine florentinische Tragödie e Der Zwerg) e Christof Hetzer (Ulisse).
Andrea Marcon riceve un voto per la categoria miglior direttore per Il Giasone di Cavalli.
Infine, due voti raccoglie la Frankfurter Museumorchester e tre il Coro dell'Oper Frankfurt.