publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Granchi a Venezia

Venezia, città lagunare, è ricca di granchi. Uno evidentemente l'ha pescato tempo fa l'Oper Frankfurt.

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La versione finale, comunque, ce la ricordiamo corretta. Sorriso

I critici italiani per il Tristano

Assegnati i Premi Abbiati dell'Associazione Critici Musicali italiani per il 2008.

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Vince il Teatro alla Scala per il Tristan und Isolde di Patrice Chéreau e Daniel Barenboim premiato per la coerenza del progetto e l'elevato risultato artistico.

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Il riconoscimento per la migliore novità per l'Italia di autore contemporaneo è stato attribuito all'opera Antigone di Ivan Fedele rappresentata al Maggio Musicale Fiorentino. 

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Quello per il miglior direttore dell'anno al maestro Yuri Temirkanov, interprete e artefice di Traviata al Verdi Festival di Parma,sul podio dell'Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma. Premiata anche la Svetla Vassileva come migliore cantante per la sua Violetta nello stesso allestimento (regia e scene di Karl-Ernst e Ursel Hermann; originariamente prodotto dalla Deutsche Oper am Rhin di Düsseldorf).

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Al regista Damiano Michieletto il premio come miglior regista per l'allestimento della Gazza ladra di Rossini al Festival di Pesaro. Mentre il collettivo teatrale catalano la Fura dels Baus ottiene il doppio riconoscimento per l'ideazione dell'allestimento wagneriano, scene e costumi, di Rheingold e Walküre coprodotto dal Palau de les Artes di Valencia e Maggio Musicale Fiorentino (e qui bisogna davvero dire che i critici probabilmente masticano poco di computer graphic e di google earth...)
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Infine, premiata anche l'Orchestra giovanile Luigi Cherubini, fondata e voluta da Riccardo Muti, come migliore iniziativa musicale del 2007.
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I premi saranno consegnati il prossimo 25 maggio alle ore 17 al Teatro Donizetti di Bergamo.

Wagner senza piů ideologie?

Una bella regia di David McVicar per la produzione di Walküre dell'Opéra national du Rhin di Strasburgo che ha debuttato venerdì scorso. Vista e criticata da pp.

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Dei, uomini e bestie per un Wagner disideologizzato 

Non è il day after dell'olocausto nucleare. Non c’è la rivoluzione industriale. Niente lotta di classe nè maggio ‘68. Non si indovina il nazismo montante, nè lo stato imperialista. Non c’è neppure global warming nè disastro climatico. C’è solo Wagner.
Una storia dal respiro epico e nello stesso tempo umanissimo. Luci, scene, gesti pieni di suggestioni; e curiosi tentativi protowagneriani, quali quello di fare irrompere in scena scalpitanti cavalli a ritmare con lo zoccolo la cavalcata delle valchirie (viene in mente il virgiliano sonitu quatit ungula campum). Ok, trattasi di ballerini dotati di strane protesi alla Pistorius che li fan metà cavalli e metà satiri, ma l’effetto è sorprendente. Un povero dio dall’apparato ancora grandioso, ma che, avvolto nelle sue contraddizioni, perde pezzi fino a diventare letteralmente nudo come il re di Andersen. E che annuncia nella scena finale il suo farsi Wanderer nella prossima giornata. Così come nel finale dell’Rheingold (nella scorsa stagione) i luminosi Asi anziché salire al Walhalla, ci scendevano, annunciando già la loro caduta.


walkuere_strasb05_360Un vero frassino primordiale nella penombra della casa di Hunding per gli amori di Siegmund e Sieglinde , l’umanissima – seppure eroica – coppia di fratelli amanti, sorretti dalle splendide voci di Simon O’Neil (vera scoperta della serata: da quanto tempo si attendeva un bel tenore wagneriano!) e di Orla Boylan. Commoventi e credibili come non si ascoltavano da tempo i duetti (Siegmund-Brünhilde, Brünhilde-Sieglinde, Brünhilde-Wotan) per gli accenti, l’attenzione al gesto, l’accordo con la musica, e l’astrazione delle scene, suggestive ma prive di orpelli e distrazioni.

Cast di cantanti complessivamente di buonissimo livello. Perdonabili il direttore Letonja, che pareva molto preoccupato dell’equilibrio voci/orchestra nella pessima acustica del teatro di Strasburgo, e Jeanne-Michèle Charbonnet che, seppure debole sugli acuti, ha interpretato magnificamente una Brünhilde di commovente umanità.
Insomma, per dirla con Verdi, per fare il nuovo, occorre tornare all’antico! Che sia il nuovo trend della regia Wagneriana?

Grazie pp!