publicoperaimpressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti) |
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Mio progetto
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venerdì, 29 febbraio 08 12:16
Il volto di Bach
Qual era il volto vero di Bach? Qualcuno si è divertito a ricostruirlo al computer, simulando misure e proporzioni probabili a partire dal suo cranio riesumato.
Dice Repubblica, che pubblica nel suo sito queste immagini, "Un po' più paffuto e decisamente diverso da quello che conosciamo dall'iconografia classica, dalle statue ai quadri che lo ritraggono."
giovedì, 28 febbraio 08 21:15
Tagli (poco) cinematografici
Diciamolo subito: non amiamo troppo i musical. Nei musical si canta troppo!
Domanda: si può pensare di fare un thriller interrompendolo continuamente con una serie incessante di canzoni costruite secondo i clichés più triti del musical alla stile Broadway (o West End)? Forse no, o se proprio si insite, si rischia la noia. Sembra un po' questa la debolezza di fondo di questo film, il cui problema è appunto quello di essere un film e non (più) un'opera concepita per il teatro: la drammaturgia è diversa così come l'aspettativa del pubblico. Un thriller cinematografico deve avere ritmi più incalzanti per funzionare (altrimenti annoia, appunto). Ma anche la tolleranza a certe convenzioni che a teatro sono la norma, al cinema non funziona. Al di là dei limiti di fondo dell'operazione, restano comunque dei punti di forza: l'immaginifica visionarietà delle scenografie di Dante Ferretti (la cantina degli orrori di Mrs. Lovett è supenda!), i virtuosismi registici di Tim Burton che rendono ... digeribili certi eccessi macabri specie nella seconda parte del film, la solida prestazione di professionisti (non necessariamente da musical) di tipi da Oscar come Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Timothy Spall e degli altri. Raccomandazione: vegetariani, astenersi! martedì, 26 febbraio 08 13:40
50° parallelo
Storico concerto della New York Philharmonic a Pyongyang. Diretti dal suo direttore Lorin Maazel, nell'auditorium della capitale nordcoreana capace di 2500 posti, l'orchestra ha eseguito la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Antonín Dvořák, brani dal Lohengrin di Richard Wagner e An American in Paris di Geroge Gershwin, oltre ai due inni nazionali statunitense e nordcoreano.
A quando una visita a Cuba? giovedì, 14 febbraio 08 22:25
Musicisti e istrioniUn olandese chief executive del secolo XXI impegnatissimo in viaggi di lavoro. Un padre che è anche un manager aggressivo, ossessionato dal denaro e che arriva a vendere la figlia. Un gruppo di donne pettegole che sognano che i propri uomini riempiano la loro vita e i loro frigoriferi di alimenti (e più di 10 elettrodomestici si vedono contemporaneamente in scena). Un tumultuosa festa sulla spiaggia che termina con i due amanti che si allontanano fra l'immondezza unendo i loro cammino esistenziale verso la morte.
È il Fliegende Holländer secondo Calixto Bieito, andato in scena alla Staatsoper di Stoccarda lo scorso gennaio. A Stoccarda Bieito è ormai di casa (ne ha anche rifiutato la direzione offertagli nel 2004 per non lasciare la sua Catalogna).
Note le sue incursioni nel teatro verdiano ("Es cierto que con Verdi tengo química, pero todavía no puedo decir mucho acerca de la química que puedo tener con Wagner porque justo empiezo a introducirme en su obra como director de escena.") - diventò famoso dopo lo scandalo del suo Ballo in maschera al Liceu di Barcellona - puccinano e mozartiano (il suo Ratto dal Serraglio continua a tenere il cartellone alla Komische Oper a quattro anni dalla prima). Wagner è un debutto. "Cuando tenía 18 y 19 años Wagner me fascinaba de una forma irracional. Hablo sólo de la parte musical. Me hacía sentir en el abismo, cerca de Dios. Pero ahora, con 44 años, la sensación es diferente. Musicalmente, el aprecio por la música de Wagner no ha variado, otra cosa es el personaje y todo su entorno. El mismo Richard Wagner ya es un personaje bastante conflictivo, por decirlo de una forma elegante. No me gusta todo ese autobombo fabricado por él mismo y por su entorno. Detesto a los artistas que acaban convertidos en dioses. Tengo ciertos problemas con la divinidad, con los mitos. No me gusta que al público se le pida que tenga fe." Sulla genesi del progetto, Bieito racconta: "Me dejé arrastar e hice un primer proyecto sobre El holandés errante terriblemente influido por lo que había leído, por el concepto de artista del futuro, por todo el arte wagneriano. Lo presenté en la Ópera de Stuttgart y me lo aceptaron, evidentemente. Pero pasado un tiempo, al repasarlo, me pregunte: ¿qué estoy haciendo? Todo esto está equivocado. No reconocía en aquel proyecto la obra. Cuando lo hice estaba pensado en otra cosa. Wagner se había comido por completo la ópera. Y volví a empezar desde cero haciendo un nuevo proyecto, porque el encargo que había recibido era el de dirigir El holandés errante y no toda la obra de Wagner. Así que me centré en la obra, en buscar qué significaba para mí y para el público actual y cuál era el lenguaje que mejor le iba. Pensé mucho en los muchos significados que la palabra "errante" tiene en castellano. Y me pareció que un europeo occidental perdido era, visto desde nuestro presente, el holandés de la obra." Infine il progetto registico. "En la producción me centro en el personaje del holandés por encima de los demás. Y lo veo en esta especie de purgatorio pseudodepresivo y melancólico al que la sociedad actual echa a los que considera como residuos económicos, personas inservibles que crea la economía actual. Entonces leí La corrupción del carácter de Richard Sennett, y vi al holandés de la ópera en ese ejecutivo que ha perdido sus referencias, que busca esperanza, solidaridad, ternura y amor. Trato de mostrar de una forma humana el mito del personaje."
Bieito non si fermerà lì. A Stoccarda si annunciano un Lohengrin nel 2009 e un Parsifal nel 2010. Il making of della produzione. mercoledì, 13 febbraio 08 08:16
Somnis
Un futuro nel PPE? Helga Schmidt a Franco Soda nel giornale della musica di marzo. Tag:
palau de les artes
martedì, 12 febbraio 08 15:24
Opera e mercatoNel quotidiano Il Sole 24 Ore di venerdì scorso, si è letto un interessante commento di Salvatore Carrubba sullo studio di Arianna Capuani La situazione dei teatri lirici italiani pubblicato nel sito dell'Istituto Bruno Leoni. Ancora una volta si torna sul nodo del finanziamento pubblico ai teatri lirici italiani e su come (se possibile) aumentarne l'efficienza senza alimentare sprechi. Gli spunti di riflessione sono parecchi. Lirica in crisi: la società civile ha troppi alibidi Salvatore Carrubba L'Istituto Bruno Leoni pubblica un interessante focus di Arianna Capuani sulla situazione della lirica in Italia. È interessante questa incursione di stampo liberista in una materia, quella dei teatri lirici, che forse rappresenta uno dei più clamorosi esempi di «fallimento del mercato», di attività cioè che, se fossero lasciate al gioco della domanda e dell'offerta, non potrebbero sopravvivere. lunedì, 11 febbraio 08 21:38
I due Barbablů di FrancoforteCuriosa coincidenza di Barbablù domenica scorsa a Francoforte: l'opera di Paul Dukas Ariane et Barbe-Bleue va in scena all'Oper Frankfurt diretta da Paolo Carignani e con la regia di Sandra Leupold, mentre nella Großer Saal dell'Alte Oper Christoph von Dohnányi porta il Castello del Duca Barbablú di Bela Bartók. I mille colori del pittore Dohnányi L'opera di Bartok è preceduta da una sinfonia di Haydn (il la maggiore HoB I:64), che non potrebbe essere più estranea al mondo sonoro del massimo compositore ungherese. Esecuzione corretta, pulita, accademica, non particolarmente appassionante.
Dopo l'intervallo, Dohnányi ci apre la porta del castello di Barbablù e ci conduce per i suoi cupi meandri, ci fa vedere gli improvvisi squarci di luce, ci fa sentire l'odore del sangue che gronda dalle pareti, ci fa intuire la dolente rassegnazione dell'uomo Barbablù di fronte all'inesorabile conclusione dell'assillante ricerca di Judith. È stupefacente la ricchezza della tavolozza sonora che Dohnányi dispiega complice la NDR Sinfonieorchester, strumento duttile nelle sue mani di pittore. Ammirevole la levigatezza delle superfici sonore e le dinamiche controllatissime eppure cariche di tensione. Non manca mai una scena, giacché il castello di suoni costruito da Dohnányi basta a definire lo spazio immaginario e a colmare la vaghezza della drammaturgia immaginaria di Bartók e Bálasz. Interpreti ideali il Barbablù di Matthias Goerne, colore cupo come cupi sono gli abissi della sua psiche, e la Judith di Yvonne Naef, talora più veemente che precisa ma funzionale nel ritrarre una donna compulsivamente attratta verso la sua stessa distruzione. Ariane o scene della lotta fra sessi
Praticamente in contemporanea con l'opera di Bartók all'Alte Oper, all'Oper Frankfurt andava in scena Ariane et Barbe-Bleue di Dukas e costringeva alla difficile scelta. Scena concettuale: una scatola nera praticamente vuota, occupata soltanto da grandi pannelli di plastica trasparente che tracciavano una linea di separazione e di demarcazione fra le dualità che esistono nel testo di Maeterlinck: il dentro/il fuori (il castello, le porte), l'uomo/la donna, la vita/la morte. Sandra Leupold muove i suoi personaggi come in un sogno, quasi sottolineando la dimensione psichica più che quella favolistica dell'opera: la folla minacciosa si vede solo in controluce dietro i pannelli così come spesso l'ombra incombente di Barbablu. E risolve in modo convincente e credibile la svolta femminista di Ariane che prende corpo nella seconda parte dello spettacolo. In altre parole, Leupold racconta la storia dell'emancipazione di una donna, Ariane, da oggetto a soggetto pensante e consapevole, una bambola di piacere (come le altre donne, sospese come marionette al loro apparire nel secondo atto) che, come una Nora ibseniana, abbandona la casa di bambola (l'harem?) messa in piedi del marito. Questo lo spettacolo.
Quanto alla musica, la direzione di Carignani è sembrata meno incline a scavare nelle pieghe della partitura; ne offre invece una lettura solida, non specialmente introspettiva, vitale, che toglie forse un po' l'incanto dell'ambiguità e fa svaporare le brume che si respirano nella partitura. Approfitta dei pochi squarci di luce, che esalta, più che indugiare sulle ombre notturne. Cast equilibrato, con solo qualche veniale debolezza, nel quale Katerina Karnéus, Ariane introspettiva (spesso sommersa dalla virulenza orchestrale), ha offerto una prova nel complesso convincente. domenica, 10 febbraio 08 10:35
Music on the rocks
Una cattedrale di ghiaccio, popolata di suoni prodotti da strumenti di ghiaccio. È l'opera di Tim Linhart, artista americano da anni trapiantato nel nornd della Svezia. Da oltre vent'anni affascinato dalle possibilità musicali del ghiaccio, Linhart realizza il suo primo strumento nel Parc Hyatt Hotel a Beaver Creek nel 1998: un contrabbasso con corde di pianoforte. E poi continua costruendo chitarre, violini, bassi,tamburi e flauti di ghiaccio. Dallo scorso gennaio Tim lavora in Val Senales dove ha trasformato un ghiacciaio in un gigantesco duomo di ghiaccio (la volta misura 18 metri in altezza) ed ha tenuto un workshop con la costruttrice di violini Anita Stange-Mantovani per far conoscere le sue tecniche. Ai bordi del ghiacciaio ha creato anche una sala da concerto (di ghiaccio), ad un’altitudine di 3.200 metri, per far ascoltare i suoi strumenti. Chi ha assistito ai concerti sostiene che l’acustica è strepitosa e l'esperienza indimenticabile.
Oggi due concerti in programma, alle 10 e alle 14, all'Ice Music Festival. Peter Clemente al violino e Johannes Öllinger alla chitarra classica (entrambi di ghiaccio ovviamente!) eseguiranno l'Ave Maria di Schubert, Bordel Café di Piazzolla, Canciones di De Falla e altre composizioni di Ravel e Molino.
Il ghiacciaio della Val Senales è facilmente raggiungibile con la teleferica della omonima stazione sciistica. La visita è gratuita. Per il trasporto ai concerti con funivia e seggiovia sono consentiti tutti gli Skipass validi per la Val Senales. sabato, 09 febbraio 08 18:24
Morti a Venezia
"Bisogna glorificare il più grande degli innovatori, che la passione e la morte consacrarono veneziano, colui che ha il sepolcro nella chiesa dei Frari, degno d'un pellegrinaggio: il divino Claudio Monteverde. […] Egli compì l'opera sua nella tempesta, amando, soffrendo, combattendo, solo con la sua fede, con la sua passione e col suo genio."
Nella chiesa dei Frari, la terza cappella a sinistra dell'abside era della nazione lombarda e custodisce dipinti di Sant'Ambrogio. Nel pavimento è una lapide bipartita del 1593: in alto la mitra del santo, in basso l'iscrizione da cui si apprende che la sepoltura fu riservata nel 1520 ai Lombardi: cadaveribus Insubrium huisce collegii.
Era morto il 29 novembre 1643 dopo nove giorni di malattia. Così la registrazione: "Il molto illustre et reverendo Claudio Monte Verde maestro di cappella della chiesa di San Marco de anni 73 di febbre giorni 9: medico Rotta". Matteo Caberlotti riferisce l'anno seguente che il fatto "rese tutta la città mesta et addolorata" al punto che si decide di "onorarlo d'uno de più solenni funerali che veduti et uditi abbi la patria". Pochi giorni dopo le esequie, fu inoltre "eretto un catafalco nella chiesa de' padri minori de Frari vestita tutta di bruno" con "il più numeroso coro che far potesse la città" in memoria del grande compositore.
La chiesa dei Frari lo aveva anche visto impegnato a dirigere il 3 e 4 novembre 1635 una composizione per la festa di San Carlo, commissionatogli dalla colonia milanese. Scrisse un cronista: "Fummo partecipi d'una musica in ogni squisitezza perfetta, essendo guidata da Monteverde, uomo di gran spirito." Fonte: Carlo Raso, Guida musicale della città di Venezia, Colonnese Editore (2001) venerdì, 08 febbraio 08 14:47
Non solo spazzatura
Dalle pagine baresi della Repubblica di oggi: "Meno dieci mesi all´inaugurazione del politeama. Intanto i lavori al cantiere proseguono spediti. Agli occhi attenti ed emozionati dei baresi non è sfuggito il completamento della cupola, realizzata con una struttura in legno che ora dovrà essere rivestita." Buone notizie dal profondo Sud. Ossia, non c'è solo spazzatura! Tag:
teatro petruzzelli
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