publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Pensare in grande

Un contributo significativo alla democratizzazione dell'opera arriva dagli Stati Uniti. Perché i suoi spettacoli non restino "un privilegio di quei duemila ricconi e potenti della Terra", la Metropolitan Opera di New York punta sulla tecnologia e lo fa in grande, ritrasmettendo in diretta in alta definizione alcuni dei suoi spettacoli, offrendo una lezione di come si possono combinare educazione (in alcune scuole gli spettacoli si vedono gratuitamente) e business.

Dopo Roméo et Juliette, Hänsel und Gretel e Macbeth, la rassegna continua con le seguenti opere:

  • Puccini Manon Lescaut
    Sabato 16 febbraio 2008 (1:00 – 4:40 pm ET)
    (3h 41' - 3 intervalli)
    James Levine (d); Karita Mattila, Marcello Giordani, Dwayne Croft, Dale Travis
  • Britten Peter Grimes
    Sabato 15 Marzo 2008 (1:30 – 5:15 pm ET)
    (3h 45' - 2 intervalli)
    Donald Runnicles (d); John Doyle(r); Patricia Racette, Anthony Dean Griffey, Anthony Michaels-Moore
  • Wagner Tristan und Isolde
    Sabato 22 Marzo 2008 (12:30 – 6:05 pm ET)
    (5h 35'. 2 intervalli)
    James Levine (d); Dieter Dorn (r); Deborah Voigt, Michelle DeYoung, Ben Heppner, Eike Wilm Schulte, Matti Salminen
  • Puccini La Bohème
    Sabato 5 April 2008 (1:30 – 4:50 pm ET)
    (3 h 20' - 2 intervalli)
    Nicola Luisotti (d); Franco Zeffirelli (r); Angela Gheorghiu, Ainhoa Arteta, Ramón Vargas, Ludovic Tézier, Quinn Kelsey, Oren Gradus, Paul Plishka
  • Donizetti La Fille du Régiment
    Sabato 26 aprile 2008 (1:30 – 4:40 pm ET)
    (3 h 10' - 1 intervallo)
    Marco Armiliato (d); Laurent Pelly (r); Natalie Dessay, Felicity Palmer, Juan Diego Flórez, Alessandro Corbelli, Zoe Caldwell

Oltre a Canada, Australia, Giappone e Puerto Rico, in Europa aderiscono alla iniziativa circuiti cinematografici dei seguenti paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Svezia. Il dettaglio delle sale è qui.

In Germania e Austria gli spettacoli si possono vedere nei cinema del circuito CineMagnum.

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Al Cinemagnum di Francoforte il 12 gennaio scorso abbiamo visto il Macbeth verdiano con la vedette verdiana dell'Oper Frankfurt, ÂŽeljko Lučic, che l'indomani trionfava nel Trittico pucciniano.
Malgrado la regia video da mal di mare e le impossibili interviste nel backstage (come si fa a chiedere ai protagonisti se bisogna essere crudeli per interpretare Macbeth e Lady a sipario appena calato?), il tradizionale solido professionismo del Met e lo standard tecnico ottimale valevano i 21 euro e 50 del biglietto.

Macchine d'arte, l'arte delle macchine

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Siamo abituati a pensare che un artista produce arte. Ma che succede se produce macchine che producono arte? Può il prodotto di una macchina essere considerato un oggetto d'arte? Su questi temi fa riflettere la mostra Kunstmaschinen Maschinenkunst che si può vedere allo Schirn di Francoforte fino al prossimo 27 gennaio.

Secondo i curatori Katharina Dohm e Heinz Stahlhut: "Se si assume che gli artisti e non le macchine siano autori e creatori di opere d'arte, allora la distanza fra i due non potrebbe essere maggiore. Poiché mentre la macchina è concepita avendo in mente concetti quali la ripetitività dei processi di produzione di massa, l'arte si è tradizionalmente distinta per la sua unicità. Ed insieme a questo concetto, vi è l'idea dell'artista individuale come genio creativo. Questa mostra mette in questione quest'idea in maniera seria e ironica."

Pià serio Max Hollein, direttore dello Schirn: "La fiducia dell'uomo nell'attività delle macchine, alla base della rivoluzione industriale e della nostra prosperità, è così fondamentalmente aliena a come gli artisti considerano se stessi che essi sono stati spesso esitanti ad usare macchine per produrre arte. La macchina come opera d'arte che a sua volta produce opere d'arte è equivalente ad abbandonare l'autonomia dell'artista e trasferire la responsabilità della creatività ad un apparecchio. Sorge quindi una domanda che è estremamente attuale considerato che i confini fra individuo e tecnologia si ridefiniscono continuamente."

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The exhibition Art Machines Machine Art begins in the twentieth century with Jean Tinguely’s oeuvre, which manifests in an extremely original way his effort to come to terms with the machine as an autonomous apparatus of creativity. The selection reflects this process in a variety of artistic media such as painting, drawing, sculpture, and video and ends up with what is perhaps the largest "art machine" of all: the World Wide Web.

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The visitor will find machines that have completed their production before the exhibition began, such as those in Michael Beutler’s sculpture Proper en Droog, and others that produce throughout the duration of the show, such as Roxy Paine’s SCUMAK No. 2, organic-seeming sculptures from a kind of modeling clay that hardens after being pressed out of a machine. The drawing machines Making Beautiful Drawings by Damien Hirst and The Endless Study by Olafur Eliasson both demand the viewer’s input and fundamentally question the relationship between the viewer and the work of art. Whereas Eliasson starts out from a physical phenomenon, Hirst is interested in the question of the creator. Andreas Zybach’s tunnel construction 0–6,5 PS paints by means of the involuntary participation of the viewer; in Angela Bulloch’s Blue Horizon the machine only begins to draw in response to an external impulse; the two photocopiers that Steven Pippin combined in Carbon Copier (Anyway) only produce their "drawings" in delicate gradations of gray when the viewer presses both buttons simultaneously. Jon Kessler’s video installation Desert, by contrast, confronts us with sunsets just as incessantly as Tim Lewis’s Auto-Dali Prosthetic signs rolls of paper.

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Pawel Althamer’s Extrusion Machine (Bottle Machine) produces blasphemous plastic bottles; Antoine Zgraggen’s Großer Hammer Zerquetscherin (Crusher) helps the viewer dispose of unwanted objects; Tue Greenfort’s Mobile Trinkglaswerkstatt (Mobile drinking glass workshop) turns nonreturnable glass bottles into drinking glasses.

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Finally, the works by Lia (http://www.isaidif.net), Miltos Manetas (http://www.jacksonpollock.org), and Cornelia Sollfrank (http://net.art-generator.com/) bring the "meta–art machine" of the World Wide Web into play, which, much like Tinguely’s work from the 1950s, is associated with a hope of a further democratization of the art world.

Kunstmaschinen Maschinenkunst dopo Francoforte si trasferisce al Museum Tinguely di Basilea dal 5 marzo al 29 giugno 2008.

Spesso il concetto alla base delle esposizioni dello Schirn diventa anche spunto per riflessioni musicali. In Maschinenmusik si è evocato il Poème Symphonique pour 100 métronomes di György Ligeti.

Vedere lontano

altan_italiansNel suo editoriale per il numero di gennaio del Giornale della Musica, il condirettore Daniele Martino giustamente elogia l'iniziativa del canale tematico Classica per aver ritrasmesso in diretta lo spettacolo inaugurale del Teatro alla Scala: "Da quanto tempo non vedevamo in diretta televisiva una prima inaugurale dal Teatro alla Scala? Eppure grazie a una televisione colta e indipendente come Classica, e alla sua intesa con il sovrintendente Stéphane Lissner, abbiamo condiviso il privilegio di quei duemila ricconi e potenti della Terra; potenzialmente si era in 4 milioni, ovvero tutti gli abbonati Sky italiani, poiché per l’occasione e per tutto il mese di dicembre Sky ha creduto di promuovere la musica classica presso un pubblico il più vasto possibile."

È vero: è pur sempre qualcosa, ma non è desolante pensare che fra Germania e Francia (per tacere i paesi più piccoli e di vari canali tematici a contenuto musicale) grazie alla televisione pubblica arte si era potenzialmente poco meno di 150 milioni?

Martino continua con un auspicio: "Avremmo in Italia la Rai, una televisione pubblica pagata con un canone obbligatorio, ma Tristan und Isolde l’abbiamo visto grazie all’imprenditorialità privata di Classica e alla autonomia contrattuale della Scala?" E conclude schierandosi decisamente nel dibattito sul primato della Scala nel panorama lirico italiano, sostenendo che: "Non riconoscere a Lissner che la realizzazione del suo progetto (che è un modello per il sistema-opera europeo) ci ha fatto stare bene, vuol dire fare machiavellica congiura; se qualcuno se ne deve andare a casa è chi non non riuscito, o non riesce, a mandare sulla scena grandi spettacoli: al Maggio Fiorentino e in altri teatri italiani ci riescono. La legge deve garantire che questo accada ancora."

Anche qui il confronto con quel che succede con gli altri due grandi paesi produttori di opera è mortificante. Eventi a parte, ogni mese Arte offre al suo pubblico almeno una produzione operistica in diretta o registrata in un qualche teatro normalmente europeo (domani sera, per esempio, tocca ad un Barbiere di Siviglia visto a Madrid nel 2005). Per non dire che 3sat, emittente culturale dei paesi germanofoni, dedica all'opera una parte significativa della sua programmazione estiva ma non risparmia occasioni interessanti durante tutto l'anno (dopo la Manon in diretta da Vienna di sabato scorso, stasera offre Les dialogues des Carmélites sempre in diretta dall'opera di Amburgo). Soprattutto, ci pare, il pacchetto delle offerte punta sì all'eccellenza ma non esclude in partenza teatri minori. Ossia, quando la concorrenza fra teatri esiste e quando ci sono dei canali per arrivare al pubblico, la televisione non può che far aumentare il livello dell'offerta a beneficio del pubblico e della qualità.

Michele, Angelica, Gianni e tutti altri (anche quelli che non ci sono piů)

Un successo sincero e meritato quello del Trittico pucciniano andato in scena ieri sera all'Oper Frankfurt salutato da una decina di minuti di applausi ai numerosissimi interpreti. Unica sbavatura i fischi di una parte significativa del pubblica allo spettacolo montato da Claus Guth. Fischi abbastanza ingenerosi per uno spettacolo certo non bellissimo ma sostanzialmente ben costruito con solo poche cadute e qualche gratuità evitabile ma globalmente veniale.

tabarroA Guth si può forse rimproverare la banale condiscendenza all'abitudine ad inventarsi una drammaturgia che spesso fa a pugni con l'originale e nel pensare che la leggerezza sia un peccato imperdonabile e da emendare. Nello specifico, Guth si sforza di dare una cornice unitaria ad uno spettacolo che Puccini volle di umori eterogenei e che vive della sua diversità. Per risolvere il primo limite, Guth fa disegnare al suo scenografo abituale Christian Schmidt un complesso di ambienti neutri che evocano l'interno di una nave, passabile per il Tabarro ma del tutto incongruente per la clausura di Suor Angelica e la Firenze (come noto evocatissima nel testo di Forzano) dello Schicchi. In questo mondo marittimo, oltre agli attori dei tre atti unici, fa muovere delle presenze fantasmatiche che alludono al mondo dei morti. Sì perché è la morte il fluido invisibile che, secondo Guth, lega i tre atti unici pucciniani (profondo, no?). E tanto per darsi ragione, si inventa pure la morte di Schicchi, ucciso da un colpo di pistola fuori scena, sparato verosimilmente dai parenti di Buoso Donati, soluzione che gli permette di soffocare ogni parvenza di lieto fine. Queste le (discutibili) intenzioni. Alla prova dei fatti, comunque, occorre dare atto che Guth sa muoversi bene nei diversi registri e sa far commuovere come sorridere, e mostrando un certo occho ironico si coglie poco in altre sue regie.

Meno riserve mentali sembra avere Nicola Luisotti che offre una lettura entusiasmante dall'inizio alla fine: orchestra sontuosamente, stupisce per la cura dei dettagli strumentali ed i preziosismi che si concede e regala agli ascoltatori. La sua direnzione non è mai noiosa, e si abbandona volentieri e senza timori o riserve all'intenso lirismo così come al sorriso divertito. Ottima la prova della Frankfurter Museumorchester che quando trova la guida giusta riesce ad offrire prove maiscole come questa.

suor angelicaCompagnia di canto nel complesso ben assortita e che passa la prova malgrado qualche debolezza, evidenti soprattutto nei ruoli femminili. Elza van den Heever è una Marietta discreta ma vocalmente poco seduttiva. Più in difficoltà è sembrata l'Angelica di Angelina Ruzzafante - entrata in campo dopo la defezione di Danielle Halbwachs - che comunque assolve dignitosamente il difficile compito a dispetto della personalità non prepotente. Poco più che corretta la prova della sempre professionale Juanita Lascarro come Lauretta. Julia Juon, che conoscevamo soprattutto per i ruoli seri, caratterizza bene i tre ruoli della Frugola, della zia principessa e della Zita aiutata da una fisicità quasi caricaturale, anche gioverebbe una dizione un po' più accurata, specialmente nello Schicchi. Meglio il versante maschile dominato dall'esuberante e sicura prova di ÂŽeljko Lučic, perfettamente a suo agio sia nei panni truci di Michele, disegnato con pensosa , che in quelli buffi del suo Schicchi esemplare per misura ed eleganza. Convince pienamente anche la prova di Carlo Ventre focosissimo Luigi, mentre Massimiliano Pisapia arranca un po' nei panni di Rinuccio spesso coperto dall'esuberanza sonora imposta da Luisotti. Funzionali i numerosissimi interpreti minori che assicurano una buona tenuta di squadra.

gianni schicchi











L'omaggio dell'Oper Frankfurt all'anno pucciniano continua con le riprese de La bohème (23 febbraio) e di Tosca (29 febbraio).

Quello che verrŕ

Per cominciare l'anno con un sorriso (e prepararci al peggio che si vedrà)


Danny Kaye dirige la New York Philharmonic


Quel bravo Spoletta...


Le Quatuor


Del Monako: contralto drammatico


Victor Borge and Marilyn Mulvey (parte 1 e 2)


Florence Foster Jenkins strikes back

Buon 2008!