sabato, 08 dicembre 07 14:01
Sant'Ambrogio. Grazie ad Arte si riesce ad assistere quasi in tempo reale ad uno degli spettacoli più attesi della stagione lirica: il Tristan della Scala. Qualche impressione del giorno dopo. Già dalle prime note si coglie l'importanza dell'evento. L'Orchestra della Scala colpisce per la bellezza e densità del suono. Segue con partecipazione l'appassionata direzione di Daniel Barenboim, tutta fuoco e disperata passione. Bisogna dare atto che Lissner ha intuito benissimo le potenzialità di Barenboim con l'orchestra scaligera e c'è da sperare per un grande futuro. 
Della regia di Chéreau si coglie soprattutto il disperato pessimismo ma anche la bellezza di quel cercarsi di corpi, di quella passione fisica che Tristan e Isolde esprimono attraverso gesti veri, quotidiani, umani. È un amore, il loro, destinato alla tragedia, ma è anche un messaggio salvifico nel mondo disumanizzato di istinti brutali che esplodono fra le vestigia di una civiltà di cui si intuisce una passata grandezza attraverso quel che ne resta (belle le scene di Peduzzi). Nel mitico Ring era il popolo che arriva sulla scena dopo la catastrofe, qui è l'amore che porta un messaggio di speranza. Se c'è una lezione che si può trarre dalla regia di Chéreau è che nel suo spettacolo c'è tutto quello che serve senza bisogno di inventarsi o aggiungere nulla che già non si trovi nel testo. In più c'è una patina di disperazione e di verità che rende tutto tremendamente credibile e necessario. Toccante.
 Il filtro e l'amore che nasce fra Tristan e Isolde nel primo atto
 La notte d'amore del secondo atto
I due protagonisti, Waltraut Meier e Ian Storey, convincono pienamente sul piano scenico (Chéreau soprattutto con Storey, solitamente legnosetto, sembra aver fatto miracoli). Vocalemente mostrano qualche limite. Il primo atto fila via senza grandi problemi, mentre forse qualche imprecisione e increspatura di troppo nel secondo atto rovina un po' l'incanto della notte d'amore dei due amanti. Nel terzo atto, soprattutto la Meier recupera e trionfa (giustamente) con un Mild und leise che rapisce e si impone come il momento emotivamente più forte della lunga serata. Isolde muore, per una disperata follia d'amore. 
Terribile la regia televisiva con un eccesso di dissolvenze che spiazzano completamente e disturbano (immaginiamo sia l'ansia da non movimento dei drammi wagneriani). Ottimi comunque i primi piani dei personaggi, soprattutto per cogliere la finezza del lavoro di Chéreau sui cantanti. Meglio comunque, potendo, andare a vedere e godere dello spettacolo di persona.
Ho sentito per radio, con cuffie e “Eulenburg score” sulle ginocchia. Meier all’altezza, senza sbavature (forse anche senza “picchi”).Storey ha mancato qualche LA nei primi due atti, temevo il peggio, essendo lui per di più al primo impatto col personaggio; ma nel terzo ha tirato fuori tutto, dimostrando di poter aspirare ad entrare nella ristretta cerchia dei Tristan di qualità...DeYoung eccellente; Salminen, più invecchia più convince; per Grochowsky ampia sufficienza.Barenboim porta LaScala - finalmente - a livelli mitteleuropei. Gli strumentisti hanno qualità (sì, “sudista” come dice Die Welt) e anche individualità assolute (Renato Duca, corno inglese).
Su regia, scene e costumi giudicherò dopo la visione dal vivo, più avanti (la TV introduce una “derivata seconda” di regia che può solo far danni, perciò l’ho bellamente ignorata).
Grande commozione, l'amore, la morte. Alquanto allarmante è stato quel rivolo di sangue che nel sublime finale è sgorgato dalla fronte di Isotta: ictus? Rottura di aneurisma? Tra dissolvenze, primi piani ecc. , la ripresa televisiva era pessima. Bisognerà andare a vedere dal vivo. Isotta mi è sembrata bravissima, a parte qualchenota un po stonata. Tristano un po meno convincente, forse perchè poco bravo attore, o forse per l'aspetto che non è proprio come una si aspetterebbe Tristano. Orchestra ottima, finalmente liberati da Muti: che gioia! Dissentirei invece su regia e scene. In particolare la nave del primo atto mi è sembrata infelicissima e forse anche pericolosa per i cantanti, con quel buco al centro, dove rischiavano di cadere e di rompersi una gamba. E bruttissimo era vederli emergere, mezzo dentro e mezzo fuori. Anche l'idea di ridurre i filtri e le magie a una tazza di plastica e a dei fagotti di stracci mi pare inutilmente dissacrante, l'avremmo capito lo stesso che i due si erano innamorati e che la storia del filtro era pretestuosa, fino a un certo punto...Bello il secondo atto, in po meno il terzo, mi riferisco alla regia. Il moribondo sbatacchiato qua e la dai suoi amici, col pancione insanguinato...
La serata mi è piaciuta molto e mi ha fatto aumentare la voglia di assistere di persona.
Lissner mi pare abbia portato aria nuova in quella specie di museo scaligero ingessato. Ma sarà sempre più difficile entrarci. Nota un po' dolente della serata, il tenore. Nel secondo atto mi chiedevo se avrebbe tenuto sino alla fine. Temevo il peggio.
Non sono d'accordo sulle riserve sulla Meier. Mi è parsa un'Isotta drammatica, sensuale e sublime nel terzo atto.
Mi è piaciuta sia la regia che le scene e credo che dal vero acquisti ancor di più. In TV ti fanno vedere quello che vogliono loro ed esagerano con i primi piani. Le dissolvenze in nero dell'ultimo atto credevo all'inizio che fosse un errore di regia, ma poi mi son convinta che era voluto. Male. Orchestra e direttore, 100% d'accordo.
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