Altro post in affitto: cronaca della straussiana Ariadne auf Naxos vista domenica scorsa nel teatrino di Metz.
Allestimento assolutamente al di là di quelle che si possa ritenere essere le capacità di Metz. Trattasi di una coproduzione con l’Opéra de Toulon. Pare che la moda attuale nella regione di scambiarsi e far viaggiare produzioni abbia dei vantaggi enormi: alza la qualità e le possibilità dei teatri meno centrali, e genera una specie di darwinismo culturale, nel senso che tende a riprodurre e propagare gli spettacoli piu validi.
Regia decisamente non tedesca; niente naiadi putzfrau; niente ambienti sgradevoli come a Dresda con drogate nelle toilettes. Ambientazione in una Vienna post-Anschluss ma pre-guerra, vagamente jugendstil. Scena praticamente unica, con un salone in primo piano, un padiglione sopraelevato (che si sposta nell’ "opera") e il parco dietro. ottima soluzione per il prologo, perchè consente ai cantanti di entrare e uscire dai camerini siti nel padiglione, a Zerbinetta di appartarsi coll’ufficiale nazi, etc., senza apparire e sparire nel nulla, come già si vide.
Gli interpreti, veramente strabilianti. Il compositore Delphine Haidan: solo con la fu Chilcott si è visto un compositore così profondamente commovente; ma questo (!) cantava meglio (è Mallika nel bel disco della Lakmè con la Dessay). Prima donna/Arianna la sostituta Nancy Weißbach: che dire? Era Arianna – alta, solenne, ‘plantureuse’, simile fisicamente e vocalmente ad Elisabeth Schwarzkopf. Bellissima voce straussiana. Potrebbe forse essere Walkiria piu che Arianna, se le si può muovere un appunto. Isabelle Philippe anche – già bravissima Lakme sempre a Metz l’anno scorso – fortissima Zerbinetta: pimpante in scena, ha affrontato le piu impervie colorature di slancio; con una sola incertezza nella tirata di vocalizzi della "Grossmachtige Prinzessin". Daniel Gallez-Vallejo fu un Bacchus anche all’altezza: voce da Heldentenor, a tratti solo troppo tuonante (es. nelle apostrofi "Circeeee Circeeee"); curioso che nel suo repertorio non ci sia Wagner. Brave le Driadi etc. (e belle). Molto bravi i buffi, sopratutto Arlecchino; eccellente anche il Maestro di musica, nonchè il Maestro di danza. Insomma: un cast non solo di alto livello, ma anche affiatato e omogeneo.
Orchestra un poco fragilina, specie se si confronta con Karajan/Schwarzkopf. Sopratutto fiati, sia di legno che di rame (o di ottone): non c’è quella sensazione avvolgente di lirismo, ma degli isolati pio pio.
L’opera tuttavia prende un andamento portentosamente fluido, con tempi distesi e un lirismo che trascorreva come un lento e possente fiume di acque trasparenti. Particolarmente facile seguire l’azione e le infinite sfumature strausshoffmannstahliane. Anche grazie agli eccellenti titoli. Il direttore, Jacques Mercier è da ringraziare per questa fluidità, e per l’espansione del canto. Il gioco tra Zerbinetta e Primadonna-Arianna, il filo rosso dell’opera, in questo contesto di regia e linea melodica fluente è stato particolarmente messo in rilievo, con anche momenti di tenerezza tra le due, nell’aria di Zerbinetta.
Il finale sottolinea la metamorfosi da divino a umano dei protagonisti: Mercurio e Circe divengono i piu umani Bacco e Arianna. E prende tutto il suo significato il ritornello: Wie ein Gott kam jeder gegangen..., che Zerbinetta ricorda a Arianna sussurrandole du hast dein Gott. Parallelo tra dei, semidei, umani, parallelo tra amore eterno e innamoramento fugace (ma pur sempre momentaneamente totale); parallelo tra le due storie d’amore , parallelo e congiungimento tra opera e prologo: gli dei scalan un livellio di umanità divenendo Bacco e Arianna, per poi scalarne un’altro, il vero, e Bacco e Arianna divengono compositore e Zerbinetta.
... e parallelando parallelando, come non pensare alle due coppie del flauto magico, e alla sofferta conquista dell’umanità nella Frau ohne Schatten?
A margine: femminismo. Il sehr gnadiger uditorio, composto di uomini e donne, è parecchio partagé su giudizi e gusti: le donne apprezzano la "wuste Insel" e la tirata di Arianna “es gibt ein Reich”, mentre i signori maschi sbadigliano; all’arrivo dei comici con la soubrette i maschi si ringalluzziscono e le donne, scocciate, escono dalla comune.
grazie di cuore pp!
PS. Il 10 giugno il TGV arriva a Metz e in altre città dell'Est francese. E poi passerà anche la frontiera ed arriverà in Germania. Per andare da Francoforte a Parigi ci vorranno 3 ore e 50 minuti. Dum Romae consulitur...