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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Der Fluch der Wiederaufnahme

Assistendo alla recita pomeridiana dell'Ariodante di ieri all'Oper Frankfurt, tornava in mente la geniale commedia di Michael Frayn Noises off (l'atto III, in particolare). Jussi Myllys che, precipitando dalla passerella si trasformava improvvisamente in una specie di Fanfani rapito, al re di Soon-Won Kang cascavano letteralmente le braccia complice un taglio (proditorio) del Maestro Venanzoni, l'infido Polinesso di Daniela Pini non si fidava nemmeno in punto di morte accertandosi che vi fosse qualcuno ad assisterlo nel momento estremo del trapasso, la furiosa Dalinda si accorgeva di quanto fossero spuntate le sue armi nell'asincronia dei lanci... Una serie di imprecisioni quasi invisibili, granelli sabbia nel meccanismo implacabile dello spettacolo di Achim Freyer, che comunque, a distanza di tre anni dal debutto, mantiene ancora molto del suo affascinante espressionismo poetico. Conseguenza inevitabile di un sistema, quello del repertorio, che se presenta vantaggi economici innegabili, inevitabilmente produce una routine che non sempre fa bene alla qualità. Tolta la tensione del debutto e con solo quache prova, ci rimettono precisione e concentrazione.

Il risultato è stato una prova abbastanza sfuocata, soprattutto da parte di una orchestra particolarmente distratta e spesso imprecisa. Eppure, in scena c'era una compagnia di canto che presentava una omogeneità maggiore rispetto alle distribuzioni ascoltate nelle precedenti edizioni, con due fuoriclasse. La prima era Daniela Pini, la più applaudita per lo stile impeccabile che si appoggia su un bel timbro brunito e una tecnica sicura con cui risolve le asperità vocali di Polinesso. L'altro è il giovane tenore Nicholas Phan il cui Lurcanio è restituito con classe innegabile, anche se forse qualche eccesso temperamentoso ci è sembrato nuocesse un pochino allo stile.

Felice Venanzoni fatica un poco ad imporre un po' più di disciplina ai discoli dell'orchestra ma riesce a stabilire un buon equilibrio con la scena e soprattutto "canta" più di quanto non ricordassimo Andrea Marcon alla prima.

Pubblico scarso ma resistente (poche defezioni) che applaude con convinzione alla fine della rappresentazione. 

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