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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Garanča meccanica

Dicono sia la diva del futuro prossimo. Eppure, almeno da queste parti, non pare aver lasciato un grande segno, anche se qualche anno nell'ensemble dell'Oper Frankfurt c'è stata: se la ricordano in pochi, ed anche stasera i parecchi posti vuoti nella Sala Grande dell'Alte Oper, davano un po' il segno di un senso di freddezza che nemmeno una certa attenzione mediatica sembra vincere.

Comunque, complice un programma sfacciatamente ruffiano, un direttore (Heiko Mathias Förster) poco incline alle raffinatezze sonore e facile all'entusiasmo - frenato dall'Orchestra dei Münchner Symphoniker talora un po' allo sbando - ed un talento vocale indiscutibile, la Garanča ha riscosso un grande successo di pubblico, concedendo ben tre bis, tutti rigorosamente in linea con il gusto nazionalpopolare della serata.

La voce è bella, timbro brunito, grande omogeneità di registro, tecnica sicura e agilità impeccabili (sfoggiate soprattutto in "Parto, parto" dalla Clemenza di Tito e nel rondó della Cenerentola). Tuttavia, difetta e gravemente di calore e di quell'abbandono che, soprattutto nella seconda parte "francese" di Offenbach ("Ah! Que j'aime les militaires" e "C'est l'amour vainqueur" dai Contes d'Hoffmann), Massenet ("Werther! ... Qui m'aurait dit la place") e Bizet ("Les tringles des sistres tintaient" dalla Carmen), la rendrebbe davvero primadonna. È quell'incontebile guardate come sono brava, quell'aria da prima della classe, che ci spegne l'entusiasmo. E pure il gesto spagnolesco di Carmen o il saluto militare della Gerolstein o l'inflessione napoletana di A Marechiaro (uno dei bis) risultano fatalmente studiati.

Fra un'aria e l'altra, un centone di hits operistici da Bellini, Donizetti, Gomez e ancora Bizet e Offenbach.

Ovviamente, accoglienza calorosissima (...e ci mancherebbe!)

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