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Henze, Fedra e le illusioni di Mussbach

Ricomincia la stagione. Da Berlino, per la Phaedra di Hans Werner Henze alla Staatstoper.

Grande vecchio della musica, ultimo fra i giganti, erede riconosciuto di una tradizione compositiva tedesca che parte da Beethoven e passa per la seconda scuola di Vienna. Come l'estremo Strauss, Henze si rifugia nel mito e parla con apollineo distacco di Fedra e del suo tragico amore per il figlio Ippolito.

Peter Mussbach, con la geniale complicità di Olafur Eliasson, costruisce uno spettacolo complesso, affascinante, immateriale in costante equilibrio fra immaterialità dell'illusione teatrale e la concreta materialità dell'esecuzione musicale.

 

Foto: Ruth Walz

Grande successo per tutti i perfetti interpreti: Axel Köhler (Artenis), John Mark Ainsley (Hippolyt), Maria Riccarda Wesseling (Phaedra), Marlis Petersen (Aphrodite) e Lauri Vasar (Minotauros). E poi Mussbach ed il direttore Michael Boder che porta sul palco i 23 favolosi strumentisti dell'Ensemble Modern.


Foto: Chihoko Nakata

Accolto festosamente dal pubblico che lo accoglie in piedi al suo ingresso in sala, Henze saluta (commosso) il pubblico che tributa un innegabile successo alla sua ultima creazione.


Foto: Chihoko Nakata

Vielen Dank, Frau Chihoko Zeisberg-Nakata!

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