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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Le piccole cose di Goebbels

Wikipedia informa che Adalbert Stifter fu uno scrittore "attento nel descrivere tutto quello che circonda i suoi protagonisti, [che] a differenza dei romanticisti tedeschi, non entra mai nei loro movimenti psicologici interni riuscendo in tal modo a far fuoriuscire una forte tensione emotiva dalle piccole cose che li circondano. Assume così un significato profondo la polvere sulle supellettili, il cadere delle foglie nel bosco, la modesta lucentezza delle pietre che danno il nome alla sua raccolta di novelle più riuscita, quella delle Pietre Colorate. Ed è proprio nella prefazione a questa opera che Stifter manifesta il suo credo nella grandezza delle cose apparentemente piccole, nelle semplici bellezze della natura, nelle virtù silenziose che consentono il tramandarsi dei costumi dei padri, che vengono estrinsecati nell'assoluta assenza di quel che lui chiama il "demone dell'azione""

A questa attenzione alle (piccole) cose del mondo si ispira e rende omaggio già nel titolo - Stifters Dinge (Le cose di Stifter) - il nuovo lavoro di Heiner Goebbels, un lavoro - secondo il suo autore - "per pianoforte senza pianista ma con cinque pianoforti, un testo teatrale senza attori, una performance senza performer, un non one man show o non importa come lo si vuol definire."

Personaggi principali sono la luce, le immagini, i rumori, i suoni, le voci, il vento e la nebbia, l'acqua ed il ghiaccio (secco) per descrivere una specie di catalogo greenawayano delle piccole cose del mondo. Inutile cercare un filo. Il piacere è nell'abbandonarsi alla lenta bellezza metafisica delle immagini costruite dalle stupefacenti luci (di Klaus GrĂĽnberg), al potere evocativo di parole e di segni. Il momento più suggestivo ci è sembrato l'ascolto del secondo movimento del Concerto italiano di Johann Sebastian Bach mentre cade la pioggia e Claude Levy Strauss, incalzato dal giornalista Jacques Chancel, dice della sua sfiducia nel genere umano.

Immagini


foto © Mario Del Curto

La mappa dei riferimenti (per non perdersi)

  • Formule di scongiuro rivolte al vento del sud-est  ("Karuabu"), importante per i navigatori in Papuasia-Guinea, registrate il 26 dicembre 1905 dall’etnologo austriaco Rudolf Pöch.
  • Jacob Isaacksz van Ruisdael, La palude, 1666 (San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage)
    Adalbert Stifter, Storia del ghiaccio (tratta dalle Raccolte del mio bisnonno, terza versione).
    Lettura in tedesco: Dr Hermann Josef Mohr (registrata da Heiner Goebbels).
  • Johan Sebastian Bach, Concerto italiano in fa maggiore BWV 971
    Claude Lévi Strauss: estratto di una intervista con Jacques Chancel ("Radioscopie", France Inter, 1988).
  • William S. Borroughs legge un estratto del suo testo Nova Express – Tower Open Fire.
  • Malcolm X, estratto di una intervista telivisiva (inizio anni '60).
  • Paolo Uccello, La caccia notturna, circa 1460 (Oxford, Ashmolean Museum)
    Canto alternato di indio colombiani, tratto da un reportage radiofonico che, nel corso di un viaggio in America latina nel 1985, è arrivato sotto forma di cassetta negli archivi di Heiner Goebbels.
  • Kalimérisma, canto tradizionale greco in modo cromatico, cantato da Ekaterini MangoĂşlia, registrato nel 1930 da Samuel Baud-Bovy, pioniere dell’ethnomusicologie.

Backstage (al Bockenheimer Depot)

"Stifters Dinge" di Heiner Goebbels è al Bockenheimer Depot nel cartellone dello schauspiel frankfurt che coproduce lo spettacolo fino al prossimo 3 novembre.

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