Un successo sincero e meritato quello del Trittico pucciniano andato in scena ieri sera all'Oper Frankfurt salutato da una decina di minuti di applausi ai numerosissimi interpreti. Unica sbavatura i fischi di una parte significativa del pubblica allo spettacolo montato da Claus Guth. Fischi abbastanza ingenerosi per uno spettacolo certo non bellissimo ma sostanzialmente ben costruito con solo poche cadute e qualche gratuità evitabile ma globalmente veniale.
A Guth si può forse rimproverare la banale condiscendenza all'abitudine ad inventarsi una drammaturgia che spesso fa a pugni con l'originale e nel pensare che la leggerezza sia un peccato imperdonabile e da emendare. Nello specifico, Guth si sforza di dare una cornice unitaria ad uno spettacolo che Puccini volle di umori eterogenei e che vive della sua diversità. Per risolvere il primo limite, Guth fa disegnare al suo scenografo abituale Christian Schmidt un complesso di ambienti neutri che evocano l'interno di una nave, passabile per il Tabarro ma del tutto incongruente per la clausura di Suor Angelica e la Firenze (come noto evocatissima nel testo di Forzano) dello Schicchi. In questo mondo marittimo, oltre agli attori dei tre atti unici, fa muovere delle presenze fantasmatiche che alludono al mondo dei morti. Sì perché è la morte il fluido invisibile che, secondo Guth, lega i tre atti unici pucciniani (profondo, no?). E tanto per darsi ragione, si inventa pure la morte di Schicchi, ucciso da un colpo di pistola fuori scena, sparato verosimilmente dai parenti di Buoso Donati, soluzione che gli permette di soffocare ogni parvenza di lieto fine. Queste le (discutibili) intenzioni. Alla prova dei fatti, comunque, occorre dare atto che Guth sa muoversi bene nei diversi registri e sa far commuovere come sorridere, e mostrando un certo occho ironico si coglie poco in altre sue regie.
Meno riserve mentali sembra avere Nicola Luisotti che offre una lettura entusiasmante dall'inizio alla fine: orchestra sontuosamente, stupisce per la cura dei dettagli strumentali ed i preziosismi che si concede e regala agli ascoltatori. La sua direnzione non è mai noiosa, e si abbandona volentieri e senza timori o riserve all'intenso lirismo così come al sorriso divertito. Ottima la prova della Frankfurter Museumorchester che quando trova la guida giusta riesce ad offrire prove maiscole come questa.
Compagnia di canto nel complesso ben assortita e che passa la prova malgrado qualche debolezza, evidenti soprattutto nei ruoli femminili. Elza van den Heever è una Marietta discreta ma vocalmente poco seduttiva. Più in difficoltà è sembrata l'Angelica di Angelina Ruzzafante - entrata in campo dopo la defezione di Danielle Halbwachs - che comunque assolve dignitosamente il difficile compito a dispetto della personalità non prepotente. Poco più che corretta la prova della sempre professionale Juanita Lascarro come Lauretta. Julia Juon, che conoscevamo soprattutto per i ruoli seri, caratterizza bene i tre ruoli della Frugola, della zia principessa e della Zita aiutata da una fisicità quasi caricaturale, anche gioverebbe una dizione un po' più accurata, specialmente nello Schicchi. Meglio il versante maschile dominato dall'esuberante e sicura prova di ÂŽeljko Lučic, perfettamente a suo agio sia nei panni truci di Michele, disegnato con pensosa , che in quelli buffi del suo Schicchi esemplare per misura ed eleganza. Convince pienamente anche la prova di Carlo Ventre focosissimo Luigi, mentre Massimiliano Pisapia arranca un po' nei panni di Rinuccio spesso coperto dall'esuberanza sonora imposta da Luisotti. Funzionali i numerosissimi interpreti minori che assicurano una buona tenuta di squadra.

L'omaggio dell'Oper Frankfurt all'anno pucciniano continua con le riprese de La bohème (23 febbraio) e di Tosca (29 febbraio).