La cucina musicale di Monaco sforna normalmente piatti particolarmente prelibati. Figuriamoci quando si tratta di celebrare un compleanno importante: 850 anni. Difficile seguire tutte le iniziative in programma, culminate con la riapertura del Cuvilliés-Theater con il mozartiano Idomeneo lo scorso giugno (impossibile trovare un biglietto nonstante i prezzi non troppo democratici: 450 euro a poltrona!).
L'occasione per una visita alla capitale bavarese lo scorso weekend è la festa di compleanno organizzata il 12 luglio dai Münchner Philharmoniker (e i due biglietti vinti per quel concerto alla lotteria).
Antipasto freddo: il Cuvilliés-Theater
Avendo mancato l'Idomeneo del cinquantenario allestito lo scorso giugno in occasione della riapertura a cinquant'anni dalla ricostruzione nel secondo dopoguerra, almeno una visita al Cuvilliés è d'obbligo. Quasi cinque anni di restauri, una spesa complessiva di 25 milioni di euro (secondo la stampa locale) interamente sostenuta dal Ministero delle Finanze bavarese, proprietario della teatro che sorge nel complesso della Residenz, per tirare a lucido la sala rococó e restituirla al pubblico per i prossimi cinquant'anni.
Coperto il cortile con una struttura di vetro e acciaio, completamente rinnovata la scena (purtroppo non visibile durante le visite), sostituite le poltroncine salvaguardandone lo stile rococó, una bella lucidatura alle sontuose decorazioni della sala.

Tutto ciò mentre nella lontanissima capitale federale il dibattito fra conservatori e demolitori della sala della Staatsoper Unter den Linden è accesissimo. Ma si sa: la Baviera tende alla conservazione. Ed è visitatissima dai turisti.
Primo di classe: Beethoven, Thielemann e i Philharmoniker
Il concerto dei Münchner Philharmoniker è nella Philharmonie, un bellissimo auditorium completamente in legno nel complesso culturale Gasteig, che sorge a poche centinaia di metri dall'Isar.

Dopo il discorso di rito da parte di una non meglio identificata autorità locale, inizia il concerto che ha in programma la sola sinfonia n.9 di Ludwig van Beethoven, quest'anno più popolare che mai nella sua patria. Sul podio il direttore musicale dell'orchestra Christian Thielemann, che finalmente riusciamo ad ascoltare dal vivo. Spesso descritto come continuatore ideale di una tradizione musicale e progenie direttoriale che si credeva esitanta con Karajan, in effetti Thielemann privelegia i tempi distesi e l'andamento solenne (è il caso dell'Adagio molto e cantabile del terzo movimento). Come Karajan, Thielemann cura la bellezza del suono e la predilezione per gli indugi romantici (a tratti, questo suo Beethoven fa pensare a Strauss!).
Carismatico come i grandi direttori, Thielemann entusiasma il pubblico con l'incalzante e solenne finale, assecondato dall'ottima performance di orchestra e coro, mentre i solisti apparivano un po' sottotono.
Secondo piccante: Eugenio nel Wisconsin
Luglio a Monaco è anche e soprattutto il Münchner Opernfestspiele, un'incredibile vetrina di star che danno prestigio all'ultimo mese di programmazione dell'iperproduttiva Opera di Stato della Baviera.
Al Nationaltheater domenica 13 luglio torna in scena l'Onegin, la prima delle prime della stagione corrente. Il cast è lo stesso del debutto dello scorso novembre con la sola eccezione di Lenskij interpretato dal rumeno Marius Brenciu al posto di Christoph Strehl. Dirige Kent Nagano.
La stampa ha scritto molto dello spettacolo di Krzysztof Warlikowski che propone (impone?) una interpretazione non proprio sfumata della figura di Onegin e del suo legame chiaramente omosessuale con Lenskij. A parte l'ambientazione USA anni '60 della prima parte, è soprattutto la seconda parte che esplicita il tema: già durante l'intervallo cowboys a torso nudo passeggiano sul palco aspettando che il pubblico riprenda posto. Sono gli stessi cowboys (in versione drag queen per il ballo chez les Gremins) a dare corpo alle ossessioni erotiche di Onegin. Non del tutto fuori tema, la regia di Warlikowski sembra piuttosto soffrire della tipica "monodimensionalità" del teatro di regia. Bisogna ammettere però che la netta separazione fra la prima (fino alla prima scena del terzo atto) e la seconda parte - cioè come la vede Tatjana e come la pensa Onegin - risolve alcuni dei nodi drammaturgici irrisolti dell'opera di Ciaikowskij.

Le tentazioni di San Pëtr: Leningrad cow/boys
Musicalmente buono anche se non eccezionale, come forse ci si poteva aspettare. Michael Volle come Onegin entusiasma meno che nelle sue prove wagneriane, soprattutto per una certa genericità di fraseggio ma si conferma ottimo attore. Tatiana Monogarova come Tat'jana è un po' monocorde. Marius Brenciu, a parte qualche difetto di intonazione qua e là, è un buon Lenskij, forse un po' trattenuto, probabilmente per essere dovuto entrare rapidamente in una produzione non facilissima. Bene i numerosi comprimari, fra cui il basso Günther Groissböck veniva salutato da vere e proprie ovazioni per il suo cameo di Gremin (o piuttosto per la sua apparizione nei panni di Zareckij?). Poco da segnalare sulla direzione di Kent Nagano: molto attenta all'equilibrio con la scena, corretta, poco appassionata e/o appassionante. Ottimi come da attese l'Orchestra dell'Opera di Stato bavarese ed il coro preparato da Andrés Máspero.

Accoglienza calorosa del pubblico alla fine della prima parte, ma anche della seconda.

L'Opera di Stato si democratizza (o approfitta semplicemente della concomitante Christopher-Street parade?) e con Oper für alle offre gratuitamente lo spettacolo su maxischermo nella Max-Joseph-Platz, proprio ai piedi della scalinata dei Nationaltheater. Purtroppo la pioggia incessante rovina la festa.