Scene semplici ma funzionali. Costumi in tono con l'azione. Regia che prende l'opera per quel che è - una straordinaria commedia che funziona grazie all'ottimo lavoro sul team di cantanti - che crede che il testo possa funzionare senza inutili prevaricazioni o sovrastrutture ideologiche. Sarà pure la negazione del Regietheater, ma il pubblico apprezza e molto il risultato finale della nuova messa in scena delle Nozze di Figaro che ha debuttato ieri all'Oper Frankfurt.
Il canadese Guillaume Bernandi, il regista della nuova produzione vista ieri a Francoforte, aggiunge poco alla commedia di Da Ponte. Si misura discretamente con l'illusione teatrale, gioca a trattare i personaggi come attori di una infallibile commedia dell'arte e li veste dei costumi di Peter DeFreitas che ne sottolineano sia la maniera (come nel caso dei divertenti barocchismi scelti per i ruoli minori di Marcellina, Don Bartolo, Basilio e il notaio) sia il realismo (il Conte, Figaro e Susanna). Lo scenografo Moritz Nitsche si concede pure qualche palese (ed innocua) citazione pittorica nel finale - Melanconia di Giorgio De Chirico - per dare un segno visivo alla malinconia mozartiana. Tutto comunque funziona alla perfezione e contribuisce a creare uno spettacolo che, se non passerà negli annali delle messe in scena mozartiane, risulta molto equilibrato e gradevole.
Ottima prova anche dell'ensemble vocale, in gran parte formata da cantanti di casa coadiuvati da Miah Persson, freschissima Susanna, e da Maria Fontosh, ottima cantante ma che (curiosamente) non ci è troppo in sintonia con il ruolo della Contessa. In quanto agli altri, Johannes Martin Kränzle, fascinaccio e ciuffo alla Douglas Fairbanks, offre un eccezionale prova come dandesco Conte. Simon Bailey, per una volta non sopra le righe, regala un Figaro di ottime qualità musicali e perfettamente in parte. Jenny Carlstedt è un brillante Cherubino, anche se sembra appena uscito da un college inglese. Misuratamente il trio buffonesco della Marcellina di Annette Stricker, Basilio/Don Curzio di Michael McCown e Bartolo di Soon-Won Kang, quest'ultimo anche se un po' in affanno all'inizio. Elin Rombo completa il cast con la sua acerba Barbarina.
La prova di Julia Jones, dopo un primo atto non proprio brillante, cresce e convince sulla distanza per chiarezza e grande equilibrio. Ci hanno convinto soprattutto l'incalzante finale del secondo atto e le appropriate sonorità crepuscolari del quart'atto (ci sarebbe piaciuto un finale un po' meno in affanno, tuttavia). Qualche inciampo di troppo nell'orchestra, che comunque nel complesso ha offerto una buona prova anche se non memorabile come in altre occasioni. Puntuale la prova del coro diretto da Apostolo Kallos.
