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A guardarlo, Lorin Maazel sembra un maggiordomo: elegante, discreto, misuratissimo, attento ad evitare sbavature o eccessi, panno sempre pronto ad eliminare impronte o tracce di polvere. Ascoltandolo stasera all'Alte Oper si capisce che è proprio così. Suoni levigati, dinamiche trattenute, mai un eccesso. Nemmeno nella ritmica nervosa e nei lividi colori del grottesco del Concerto per Orchestra di Béla Bartók che chiude una serata aperta da un sontuoso Karneval di Antonín Dvořák.

Si ammira, in compenso, la sontuosa New York Philharmonic e i suoi eccellenti interpreti, la sua pienezza di suono, la morbidezza, gli straordinari colori. Si ammira anche l'autorevole ed incisiva interpretazione della giovanissima Julia Fischer nel Concerto per violino di Johannes Brahms, cui Maazel contribuisce intessendo un pregevole e lussuoso tappeto sonoro. Malgrado i tempi non rapinosi dell'Allegro non troppo, e lo svenevole ed estenuato incedere dell'Adagio, la Fischer impone la sua lettura rigorosa e severa, sostenuta da una tecnica implacabile.

Grande successo di pubblico, che l'Orchestra ringrazia con due danze ungheresi di Brahms.

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