Domenica 8 luglio: si chiude la lunga stagione dell'Oper Frankfurt.

Dopo aver aperto il 24 agosto scorso con un'opera barocca "veneziana" come l'Agrippina di Händel, si chiude con un'altra opera barocca veneziana, Il ritorno di Ulisse in Patria. E così come aveva aperto la stagione, Felice Venanzoni officia il rito di chiusura della stagione. Questo Ulisse chiude inoltre il ciclo di opere monteverdiane messe in scena al Bockenheimer Depot da David Hermann e dallo scenografo Christof Hetzer. Ciclo che sarebbe dovuto essere ripreso nella prossima stagione ma che, per i soliti motivi finanziari, si limiterà alla sola ripresa dell'Orfeo.

Bello soprattutto l'impianto scenico, semplicissimo, di Hetzer: un palcoscenico/isola che avvolge l'orchestra, un mare nero dalla superficie riflettente che separa le due sponde/tribune nelle quali trovano posto gli spettatori. Assai meno bella la regia di Hermann - pochissimo ispirata e spesso incerta - che impone un passo onirico all'azione ma scivola sovente su lepidezze e gratuità. È sembra un po' vittima dell'affanno del raccontare, malattia piuttosto diffusa da queste parti. Come se il canto non bastasse a se stesso...
Nel complesso equilibrata la compagnia di canto, anche se di virtuosi ne abbian sentito pochi. Buona la coppia dei protagonisti Christine Rice sommessa Penelope e Kresimir Spicer appassionato e (fin troppo) generoso Ulisse. Funzionali ai propri versatili ruoli tutti gli altri: Magnus Baldvinsson (Antinoo/Tempo/Nettuno), Christian Dietz (Giove/Anfinomo), Robert Gardiner (Eurimaco), Dimitry Egorov (Pisandro), Jenny Carlstedt (Fortuna/Ericlea), Katharina Magiera (Amore/Melanto), Jussi Myllys (Eumete) e Anja Fidelia Ulrich (Minerva). Molto divertente il "ripugnante" Iro di Danilo Tep¨a.
Ottimo il gruppo strumentale - con elementi della Frankfuter Museumorchester integrati da strumentisti specialisti del barocco - che se sotto la vigorosa guida di Paolo Carignani si è fatto ammirare per scatto e vigorose dinamiche, mentre con Felice Venanzoni recupera morbidezza e cantabilità.
Meritato il successo di pubblico che ha garantito il tutto esaurito in quasi tutte le numerose recite.