Dopo Aix e Bayreuth, l'ultima tappa dell'estate musicale del 2008 è in Italia per il Rossini Opera Festival. Un bel modo di trascorrre una delle estati più piovose che si siano viste in centro Europa negli ultimi anni. Tra poco riaprono i teatri e si ricomincia con le stagioni normali.

Prima tappa: un profeta affondato nella polvere
Un po' la distanza dalla città, un po' il tempo da lupi, un po' il pubblico abbastanza dimesso non creano un clima di festa che ci si aspetterebbe e la serata all'Adriatic Arena si presenta un po' dimessa. Malgrado gli sforzi per rendere accettabile e gradevole l'ambiente, l'edificio rimane un palasport e per di più enorme. Comunque la grande cassa in legno costruita per correggere l'acustica funziona perfettamente. Per finire ci si mette il rumore della pioggia (e qualche goccia che filtra nella sala) a disturbare la prima parte dello spettacolone di gusto archeologico messo in piedi da Michael Hampe per il Maometto Secondo. Non c'è niente nello spettacolo che non sia convenzionale: le scene e i costumi da figurina Liebig di Alberto Andreis e Chiara Donato, una gestualità enfatica e banale che sembra la caricatura di un'opera, un vago senso di noia e prevedibilità.
Se non fosse per lo straordinario senso del teatro che Rossini trasmette malgrado tutto, ci sarebbe da addormentarsi, anche perché nemmeno il cast aiuta troppo.
Dei protagonisti, solo il Calbo di Daniela Barcellona entusiasma davvero, mentre - tolto l'onorevole Paolo Erisso di Francesco Meli al quale però Rossini non concede nemmeno una scena tutta per sè - gli altri sono o scolastici come l'Anna di Marina Rebeka (che ha ancora spalle troppo piccolo per reggere credibilmente nel lungo finale), o oramai consunti come il pallido Maometto di Michele Pertusi ombra di se stesso.
Ottima impressione invece la lascia l'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta dal poco più che corretto Gustav Kuhn.

Intanto nell'altro spazio, vuota, riposa la scena dell'opera che vedremo domani: Ermione.

Seconda tappa: reali efferatezze
Molto più convincente l'Ermione vista l'indomani nell'altra "sala" simmetrica ricavata nello stesso catino dell'Adriatic Arena. Tornato il sereno, torna anche il pubblico ed il clima è un po' più festoso (aiuta in qualche occasione per creare la giusta tensione prima cheil sipario si alzi). Lo spettacolo di Daniele Abbado è asciutto e non banale, anche se scivola su qualche eccesso francamente gratuito che un po' sporca l'apprezzabile rigore e la tensione che riesce a costruire. Quei due tipi leather al guinzaglio, strizzata d'occhio all'estetica sadomaso, e quel cadavere di Pirro oscenamente esibito nel finale ci azzeccano poco col resto e distraggono dalla grandezza del finale prima e l'allucinata tensione della grande scena di follia di Ermione.

Il cast è complessivamente migliore del Maometto, ma anche in questo caso lontano dall'essere ideale. Sonia Ganassi è l'impegnata protagonista, anche se non siamo certi che la sua voce calzi a pennello al ruolo né che il suo progessivo abbandono dei ruoli di mezzosoprano sia un buon affare. Bisogna però riconoscerle una maturazione che comunque le permette di affrontare un ruolo molto complesso e di riuscire convincente o comunque accettabile. Chi invece convince molto meno è il Pirro di Gregory Kunde non tanto per le sue qualità drammatiche (che sono fuori discussione) ma qui si tratta di cantare e oramai i suoi mezzi sembrano irrimediabilemte compormessi: a Kunde resta qualche bell'acuto a nascondere un centro opaco e privo di profondità, una regione grave inesistente e colorature molto approssimative. Smagliante invece l'altro tenore, Antonino Siracusa, un Oreste sicuro e con totale dominio delle asperità del ruolo. Marianna Pizzolato convince più nel primo atto che nel secondo, nel quale la sua presenzasi percepisce appena. Fra i comprimari (di lusso) si distingono Nicola Ulivieri e Riccardo Botta, mentre il Pilade di Ferdinand von Bothmer è spesso impreciso e non particolarmente gradevole. L'orchestra del Teatro Comunale di Bologna svolge diligentemente il suo compito sotto la guida sicura di Roberto Abbado, che è passabile nel primo atto ma si riscalda nel secondo e specie nelle due grandi scene di Ermione nel finale.

Al di là di qualche limite esecutivo - Ermione è comunque un'opera di complessità estrema - questa produzione ci sembra restituisca la grandezza di quest'opera e sia più riuscita della precedente. C'è davvero di augurarsi che il ROF riesca nell'impresa di farla diventare merce più comune nelle scene d'opera non festivaliere.
Terza tappa: bollicine
Per l'ultima opera ci si sposta nell'ottocentesco Teatro Rossini, (finalmente un teatro vero!) all'ingresso del piccolo ma apprezzabile centro storico di Pesaro.
Va in scena la ripresa dopo sei anni de L'equivoco stravagante nella regia di Emilio Sagi.

L'opera non è davvero un capolavoro soprattutto per il suo libretto banalotto e con parecchie cadute di stile. Gli ingredienti del Rossini più maturo ci son già tutti e comunque l'operina è accattivante.
Sagi ci mette molto spirito e un ottimo senso del ritmo nel suo spettacolo che magari scivola talora sul piano del gusto ma raramente annoia. Divertente è anche il décor anni '70 di Francesco Guadagnini e i bei costumi di Pepa Ojanguren.
Moltissimo fanno gli assortiti ed impegnati interpreti. Il fittavolo arricchito Gamberotto è un egocentrico imprenditore import/export di verdure (ma potrebbe anche essere un mobiliere della provincia pesarese) è affidato al navigatissimo Bruno De Simone, mentre l'abbruttito e svagato Buralicchio è un perfetto (anche nel fisico) Marco Vinco. La figlia griffata Ernestina è Marina Prudenskaja che si nota poco nelle scene corali ma sfoggia autorità da autentica primadonna nella scena del sottofinale. Meno convincente è sembrato Dmitry Korchak come Ermanno, per l'emissione spesso forzata e le non immacolate colorature. Buona invece la coppia di caratteristi Amanda Forsithe e Ricardo Mirabelli.
Umberto Benedetti Michelangeli fa spesso fatica a tenere insieme tutti forse per la preferenza a tempi decisamente spediti. E meno brillante è sembrata l'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento rispetto al Maometto.
Tappe future
Il festival continua fino al 23 agosto ma il programma del 2009 è già stati annunciato. Aprirà una nuova edizione della Zelmira il 7 agosto con il debutto di Juan Diego Florez e la regia di Giorgio Barberio Corsetti. In concomitanza con l'ultima edizione critica curata dalla Fondazione Rossini andrà in scena per la prima volta al ROF il Sigismondo con la regia di Damiano Michieletto. Entrambi gli spettacoli saranno montati nell'Adriatic Arena. Invece, al Teatro Rossini andranno in scena la ripresa del Comte Ory firmato da Lluis Pasqual, un Tancredi in forma di concerto e l'oramai tradizionale Viaggio a Reims dell'Accademia Rossiniana in una messa in scena firmata da Emilio Sagi.
A casa Rossini
Non c'è molto da fare a Pesaro, soprattutto quando il tempo è incerto. Una visita alla casa natale di Gioachino Rossini però è d'obbligo. Il piccolo museo non è di quelli che cambia la vita, ma è comunque un piccolo viaggio nelle memorie operistiche di primo ottocento da una prospettiva domestica. Si vedono una raccolta di stampe con le celebrità dell'epoca, una galleria di ritratti di Rossini (e tra questi, il disegno di Doré di Rossini sul letto di morte), una collezione di caricature nella cucina della casa e la spinetta di fabbricazione veneziana su cui Rossini studiò da ragazzo e alcuni (pochissimi) autografi.
