Dopo la grande sbornia mozartiana del 2006 e la risacca che ne è seguita (si sono salvati i soliti pochi blockbusters), si ricomincia a rivedere in giro qualche rarità del vecchio Wolferl. Di riscoperte di sicuro non si può parlare, ma almeno di ripescaggi che magari fanno riscoprire delle piccole perle che nella frenesia della celebrazione non si è potuto davvero apprezzare.
È il caso del piccolo dittico formato dalle due prime composizioni per la scena di Wolfgang Amadeus Mozart - Die Schuldigkeit des ersten Gebotes e Apollo et Hyacinthus - tornato in scena nello Staatstheater di Darmstadt dopo il debutto al Festival di Salisburgo "monografico" del 2006.

Mette in scena John Dew con una mano felice come non si vedeva da tempo. Lasciati da parte velleitarismi e ponderosità, Dew ritrova l'arma che gli è più congeniale: l'ironia. E così sviluppa l'arcadica vicenda dell'Apollo et Hyacinthus in mondo artificioso di gestualità manierata e di macchinerie barocche, che, così come la musica di fresca ispirazione del Mozart undicenne, funzionano e divertono nella loro e per la loro semantica convenzionale. Per la catechistica (e banale) religiosità della Schuldigkeit, invece, risolve con convenzionali immaginette della devozione popolare e traduce in azioni concrete le allegorie del testo con effetto irresistibile: lo spirito della cristianità è un fratonzolo devoto che dialoga con Giustizia divina e Misericordia divina dotati di tutti i parafernalia che impone l'iconografia dell'ex voto (ripresa anche nei fondalini) ed il Cristiano in lederhosen è esposto alle tentazioni della Mondanità travestita da diavolo degli affreschi medievali.
Per tradurre in immagini il piccolo universo del giovanissimo Mozart, si affida ai due collaboratori di sembre: lo scenografo Heinz Balthes e il costumista José Manuel Vázquez, che costruiscono un intelligente barocco psichedelico nel quale il divertito citazionismo salva da pedanti e sterili filologismi.

La compagnia di canto di Darmstadt ha i limiti di sempre - deboli soprattutto i tre tenori: Maximilian Kiener come Oebalus nell'Apollo, Markus Durst il Cristiano e Jeffrey Treganza lo Spirito della Cristianità nella Schuldigkeit - così come i punti di forza, che si ritorvano nel grande spirito di squadra essenziale per far funzionare il marchingegno di Dew. Però riserva anche una sorpresa: Aki Hashimoto, Melia nell'Apollo e Mondanità nella Schuldigkeit, i cui slanci vocali hanno la virtuosa spericolatezza della giovane Sumi Jo.
Dirigeva l'Orchestra dello Staatstheater di Darmstadt in buona forma, il direttore e cembalista Martin Lukas Meister con giusto slancio e brillantezza. Citazione d'obbligo per il trombonista Ulrich Conzen, che accompagnava il Cristiano nell'Ener Donnerworte Kraft, vestito come un angelone festoso rubato da un presepe napoletano.
Grande successo di pubblico (non foltissimo) della prima e numerose chiamate a tutti gli interpreti.
Il DVD dello spettacolo è disponibile nella serie Mozart 22, registrato al Festival di Salisburgo.