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Tradimenti

La lunga stagione francese della Fenice voluta dal team artistico Sergio Segalini e Marcello Viotti, si conclude com'era cominciata, con la Thaïs di Jules Massenet andata in scena nel 2002 al Malibran, mentre ancora si stava lavorando alla ricostruzione della sala del Selva.

Lo spettacolo di Pier Luigi Pizzi tornava sulla scena della Fenice sostanzialmente immutato: nessuna concessione allo stile pompier di metà ottocento, scene geometriche essenziali (eppure curiosamente ingombranti), solo i bei costumi déco evocano bizantinismi e danno il colore dell'esotismo.
A dispetto delle dimensioni maggiori del palcoscenico della Fenice, lo spettacolo ha poco di grandioso ed anzi sembra ancor più asfittico, impacciato e spesso ridicolo come le velleitarie coreografie di George Jancu o la manieratissima gestualità imposta dal Pizzi regista, come sempre di parecchie misure inferiore al decoratore.

Forse più del modesto spettacolo di Pizzi, quello che più è mancato per dare un senso a questo repêchage (altrimenti francamente non necessario) è un direttore di razza come fu Marcello Viotti, conoscitore ed estimatore di questo repertorio.
Il direttore Emmanuel Villaume sembrava lontano anni luce da quel mondo: è spesso pesante, cade nelle trappole del facile e del corrivo (eccome se ce n'è in questo Massenet!). In breve: è banale.

Quanto al cast vocale, completamente rinnovato, le perplessità forse erano ancora più forti. Della Thaïs di Darina Takova non sapremmo cosa dire: semplicemente non l'abbiamo sentita. Nei rari momenti in cui la soprano bulgara emetteva qualche suono udibile - soprattutto nella regione acuta giacché il centro era inesistente - sembrava sfuocata e generica ad esser generosi (e si tacerà dell'imbarazzante Ô mon miroir fidèle). Al minimo sindacale il Nicias di Kostyantyn Andreyev che almeno prendeva si congedava dignitosamente. Si salvava solo la solida prova di Simone Alberghini come Athanaël, benché privo del carisma del suo predecessore Pertusi, ed accettabili le prove dei numerosi interpreti minori (Christine Buffle ed Elodie Méchain erano le due spiritose ancelle Crobyle e Myrtale).

Il pubblico accoglieva con discreto calore l'esito della serata.

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