Da questa stagione, la Fenice riprende una felice tradizione: riscoprire una gemma dimenticata della gloriosa civiltà musicale veneziana. Quest'anno tocca a Cavalli e Galuppi, mentre per la prossima stagione si annuncia (finalmente) un Vivaldi raro.
Nello spazio raccolto del Malibran va in scena La Didone di Gian Francesco Busenello e Francesco Cavalli.

Lo spettacolo è affidato ad un team assolutamente speciale: gli studenti del laboratorio della Facoltà di Design e Arti dell'Università di Architettura di Venezia. Tutt'altro che saggio scolastico, lo spettacolo appare già maturo e perfetto nel guidare lo spettatore attraverso il racconto dei drammatici eventi della caduta di Troia e dell'amore infelice della regina Didone per Enea, così come è narrato nel prezioso libretto di Busenello. E lo fa costruendo ambienti essenziali che una sapientissima illuminazione arricchisce di suggestioni, e vestendo i numerosi personaggi di costumi di arcaica essenzialità per gli umani e di immaginifici anacronismi per gli dei. Essenziale per l'ottimo risultato è l'aver creduto al valore drammaturgico del testo di Busenello e l'aver lavorato su una gestualità essenziale e convincentissima, per restituire un senso al recitar cantando.

I numerosi interpreti vocali aderiscono al progetto con convinzione ed entusiamo e decretano il succcesso dell'opera. Malgrado qualche asprezza vocale, la Didone di Claron McFadden è musicalmente autorevole e incisiva nel gesto scenico. Ottimo l'Enea di Magnus Staveland il cui canto restitiuisce umanità e nobiltà all'eroe troiano. Disuguale la prova di Jordi Domènech come Corebo nell'atto "troiano" e Iarba a Cartagine: lo si vorrebbe più sciolto nella sua irresistibile follia, più convincente come interprete di alcune pagine fra le più belle che Cavalli dedica ai suoi due ruoli. La versatile Manuela Custer caratterizza in maniera convincente la tragica figura di Cassandra, la furia (ironica) di Giunone e l'ammiccante cinismo di una damigella di Didone. Gli altri interpreti, Marina de Liso, Donatella Lombardi, Isabel Alvarez, Antonio Lozano, Gian Luca Zoccatelli, Filippo Morace, Maria Grazia Schiavo, Roberto Abbondanza sono tutti adeguati ed estremamente versatili nel caratterizzare i numerosissimi ruoli minori di quest'opera.

Il ricco spettro del racconto di Busenello, che modula con grande sapienza i toni della tragedia e della commedia, trova un riscontro nella straordinaria duttilità e varietà di stili della preziosa musica che Cavalli ha composto e che Fabio Biondi e i bravissimi musicisti dell'Europa Galante restituiscono con intima adesione e moderna intelligenza.