Avvicinandosi in una giornata grigia, quasi autunnale, si ha l'impressione di essere in un centro spaziale. Invece è il nuovo teatro di Valencia, il Palau de les Artes. Costruzione incredibile del valenciano Santiago Calatrava, come il complesso nel quale si trova, la Ciutad de las Artes, guardata con una certa diffidenza da molti valenciani, che si domandano quanto diavolo sia costata e costerà questa impresa titanica.

Gli altri, sembrano approfittare con orgoglio dello straordinario sforzo della Generalitat per mettere la terza città spagnola al livello di Madrid e Barcellona anche sul piano dell'offerta musicale. Ieri sera si inaugurava l'Anello coprodotto con il Maggio Musicale Fiorentino. Impossibile trovare posto.
I pochi (ma non pochissimi) fortunati l'hanno fatto sapere al mondo: mai sentiti tanti telefonini suonare e, soprattutto, visto tanta gente spedire SMS o più comodamente rispondere alle chiamate. I wagneriani anche più moderati lo avrebbero probabilmente considerato un intollerabile oltraggio.

Bella la sala bianca con azulejos blu cobalto, i colori della mediterranea Valencia. Pare che per l'abbondanza di piastrelle, i valenciani (quelli maliziosi) abbiano battezzato la sala "el baño". L'acustica è miracolosa.

Mentre Valencia costruisce, Venezia discute: ancora rinviato la posa del quarto ponte sul Canal Grande di Santiago Calatrava, a suo dire il più bello che abbia disegnato. Ora si parla di giugno.