publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Music on the rocks

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Una cattedrale di ghiaccio, popolata di suoni prodotti da strumenti di ghiaccio. È l'opera di Tim Linhart, artista americano da anni trapiantato nel nornd della Svezia. Da oltre vent'anni affascinato dalle possibilità musicali del ghiaccio, Linhart realizza il suo primo strumento nel Parc Hyatt Hotel a Beaver Creek nel 1998: un contrabbasso con corde di pianoforte. E poi continua costruendo chitarre, violini, bassi,tamburi e flauti di ghiaccio.

Dallo scorso gennaio Tim lavora in Val Senales dove ha trasformato un ghiacciaio in un gigantesco duomo di ghiaccio (la volta misura 18 metri in altezza) ed ha tenuto un workshop con la costruttrice di violini Anita Stange-Mantovani per far conoscere le sue tecniche. Ai bordi del ghiacciaio ha creato anche una sala da concerto (di ghiaccio), ad un’altitudine di 3.200 metri, per far ascoltare i suoi strumenti. Chi ha assistito ai concerti sostiene che l’acustica è strepitosa e l'esperienza indimenticabile.

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Oggi due concerti in programma, alle 10 e alle 14, all'Ice Music Festival. Peter Clemente al violino e Johannes Öllinger alla chitarra classica (entrambi di ghiaccio ovviamente!) eseguiranno l'Ave Maria di Schubert, Bordel Café di Piazzolla, Canciones di De Falla e altre composizioni di Ravel e Molino. 
La rassegna continua fino al prossimo 6 aprile 2008, tutti i giorni dal mercoledì al sabato alle 11.00. Poi la temperatura cancellerà ogni traccia. 
Nelle prossime settimane sono annunciati i violoncellisti Giovanni Sollima e Monika Leskovar (3 marzo), l'Ice Glass Quartet, l'Ice Stabile Orchestra, Marta sui tubi, Liz Howard e i Münchner Symphoniker.

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Il ghiacciaio della Val Senales è facilmente raggiungibile con la teleferica della omonima stazione sciistica. La visita è gratuita. Per il trasporto ai concerti con funivia e seggiovia sono consentiti tutti gli Skipass validi per la Val Senales.

Morti a Venezia

"Bisogna glorificare il più grande degli innovatori, che la passione e la morte consacrarono veneziano, colui che ha il sepolcro nella chiesa dei Frari, degno d'un pellegrinaggio: il divino Claudio Monteverde. […] Egli compì l'opera sua nella tempesta, amando, soffrendo, combattendo, solo con la sua fede, con la sua passione e col suo genio."
Gabriele D'Annunzio, Il fuoco

 

Nella chiesa dei Frari, la terza cappella a sinistra dell'abside era della nazione lombarda e custodisce dipinti di Sant'Ambrogio. Nel pavimento è una lapide bipartita del 1593: in alto la mitra del santo, in basso l'iscrizione da cui si apprende che la sepoltura fu riservata nel 1520 ai Lombardi: cadaveribus Insubrium huisce collegii.
Qui fu sepolto Claudio Monteverdi.

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Era morto il 29 novembre 1643 dopo nove giorni di malattia. Così la registrazione: "Il molto illustre et reverendo Claudio Monte Verde maestro di cappella della chiesa di San Marco de anni 73 di febbre giorni 9: medico Rotta". Matteo Caberlotti riferisce l'anno seguente che il fatto "rese tutta la città mesta et addolorata" al punto che si decide di "onorarlo d'uno de più solenni funerali che veduti et uditi abbi la patria". Pochi giorni dopo le esequie, fu inoltre "eretto un catafalco nella chiesa de' padri minori de Frari vestita tutta di bruno" con "il più numeroso coro che far potesse la città" in memoria del grande compositore.

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La chiesa dei Frari lo aveva anche visto impegnato a dirigere il 3 e 4 novembre 1635 una composizione per la festa di San Carlo, commissionatogli dalla colonia milanese. Scrisse un cronista: "Fummo partecipi d'una musica in ogni squisitezza perfetta, essendo guidata da Monteverde, uomo di gran spirito."

Fonte: Carlo Raso, Guida musicale della città di Venezia, Colonnese Editore (2001)

Non solo spazzatura

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Dalle pagine baresi della Repubblica di oggi: "Meno dieci mesi all´inaugurazione del politeama. Intanto i lavori al cantiere proseguono spediti. Agli occhi attenti ed emozionati dei baresi non è sfuggito il completamento della cupola, realizzata con una struttura in legno che ora dovrà essere rivestita."

Buone notizie dal profondo Sud. Ossia, non c'è solo spazzatura!

Macchine d'arte, l'arte delle macchine

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Siamo abituati a pensare che un artista produce arte. Ma che succede se produce macchine che producono arte? Può il prodotto di una macchina essere considerato un oggetto d'arte? Su questi temi fa riflettere la mostra Kunstmaschinen Maschinenkunst che si può vedere allo Schirn di Francoforte fino al prossimo 27 gennaio.

Secondo i curatori Katharina Dohm e Heinz Stahlhut: "Se si assume che gli artisti e non le macchine siano autori e creatori di opere d'arte, allora la distanza fra i due non potrebbe essere maggiore. Poiché mentre la macchina è concepita avendo in mente concetti quali la ripetitività dei processi di produzione di massa, l'arte si è tradizionalmente distinta per la sua unicità. Ed insieme a questo concetto, vi è l'idea dell'artista individuale come genio creativo. Questa mostra mette in questione quest'idea in maniera seria e ironica."

Pià serio Max Hollein, direttore dello Schirn: "La fiducia dell'uomo nell'attività delle macchine, alla base della rivoluzione industriale e della nostra prosperità, è così fondamentalmente aliena a come gli artisti considerano se stessi che essi sono stati spesso esitanti ad usare macchine per produrre arte. La macchina come opera d'arte che a sua volta produce opere d'arte è equivalente ad abbandonare l'autonomia dell'artista e trasferire la responsabilità della creatività ad un apparecchio. Sorge quindi una domanda che è estremamente attuale considerato che i confini fra individuo e tecnologia si ridefiniscono continuamente."

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The exhibition Art Machines Machine Art begins in the twentieth century with Jean Tinguely’s oeuvre, which manifests in an extremely original way his effort to come to terms with the machine as an autonomous apparatus of creativity. The selection reflects this process in a variety of artistic media such as painting, drawing, sculpture, and video and ends up with what is perhaps the largest "art machine" of all: the World Wide Web.

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The visitor will find machines that have completed their production before the exhibition began, such as those in Michael Beutler’s sculpture Proper en Droog, and others that produce throughout the duration of the show, such as Roxy Paine’s SCUMAK No. 2, organic-seeming sculptures from a kind of modeling clay that hardens after being pressed out of a machine. The drawing machines Making Beautiful Drawings by Damien Hirst and The Endless Study by Olafur Eliasson both demand the viewer’s input and fundamentally question the relationship between the viewer and the work of art. Whereas Eliasson starts out from a physical phenomenon, Hirst is interested in the question of the creator. Andreas Zybach’s tunnel construction 0–6,5 PS paints by means of the involuntary participation of the viewer; in Angela Bulloch’s Blue Horizon the machine only begins to draw in response to an external impulse; the two photocopiers that Steven Pippin combined in Carbon Copier (Anyway) only produce their "drawings" in delicate gradations of gray when the viewer presses both buttons simultaneously. Jon Kessler’s video installation Desert, by contrast, confronts us with sunsets just as incessantly as Tim Lewis’s Auto-Dali Prosthetic signs rolls of paper.

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Pawel Althamer’s Extrusion Machine (Bottle Machine) produces blasphemous plastic bottles; Antoine Zgraggen’s Großer Hammer Zerquetscherin (Crusher) helps the viewer dispose of unwanted objects; Tue Greenfort’s Mobile Trinkglaswerkstatt (Mobile drinking glass workshop) turns nonreturnable glass bottles into drinking glasses.

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Finally, the works by Lia (http://www.isaidif.net), Miltos Manetas (http://www.jacksonpollock.org), and Cornelia Sollfrank (http://net.art-generator.com/) bring the "meta–art machine" of the World Wide Web into play, which, much like Tinguely’s work from the 1950s, is associated with a hope of a further democratization of the art world.

Kunstmaschinen Maschinenkunst dopo Francoforte si trasferisce al Museum Tinguely di Basilea dal 5 marzo al 29 giugno 2008.

Spesso il concetto alla base delle esposizioni dello Schirn diventa anche spunto per riflessioni musicali. In Maschinenmusik si è evocato il Poème Symphonique pour 100 métronomes di György Ligeti.

Un teatro nel bagno

Inaugurata il 7 giugno 1909, piccolo gioiello acquatico dello Jugendstil, la piscina coperta di Friedberg disegnata da Hans Meyer, dopo gli splendori degli inizi, ha conosciuto un lento ma inesorabile declino che l'ha portata alla chiusura il 1 giugno 1980. Dal 1985 la storica piscina è monumento protetto.

Lo scorso 30 agosto, un gruppo di cittadini di Friedberg ha recentemente costituito l' Associazione Amici del Teatro della Piscina Coperta. Scopo dell'associazione è recuperare l'immobile e restituirlo alla città costruendo al suo interno un teatro di 150-200 posti. L'associazione spera di raggiungere i 2500 soci e di costituirsi in una società per azioni che dovrebbe gestire direttamente i necessari lavori di ricostruzione.

  

Informazioni più dettagliate sugli scopi della associazione e contatti si trovano nel sito della Associazione.

Incontri

Alla mostra Venezia e l'Islam 828-1797 a Palazzo Ducale.


Gentile Bellini [attr.] (1429-1507)
Ritratto del Sultano Maometto II
(Istanbul, 25 novembre 1480)
Londra, The National Gallery


Pittore veronese o scuola di Paolo Veronese [attr.]
Bayazeth
(Venezia, fine XVI sec.)
Monaco, Bayerische Staatgemäldesammlungen

Altre turcherie:


Anonimo veneziano
L'accoglienza degli ambasciatori veneziani a Damasco
(Venezia 1511)
Parigi, Museo del Louvre


Vittore Carpaccio (Venezia, ca. 1465 – ca. 1526)
Due donne in piedi di cui una in costume mamelucco
(Venezia, ca. 1500)
Princeton University Art Museum


Giambattista Tiepolo (1696-1770)
Due Orientali sotto ad un albero
(ca. 1757)
Londra, The National Gallery  


Giandomenico Tiepolo
Lancere orientale che si avvicina a una città, fine XVIII sec.
(Venezia, 1727-1804)
New York, The Metropolitan Museum of Art


Lorenzo Lotto (Venezia 1480–Loreto 1556)
Giovanni della Volta con la moglie e i figli
(Venezia, ca. 1547)
Londra, The National Gallery


Giovanni Grevembroch
Abiti de veneziani vol II – tav. 121
Ambasciatore Turco
(secolo XVIII)
Venezia, Museo Correr

 

Sempre dalla raccolta di Giovanni Grevembroch: una figura femminile con turbante ornato di piume e abiti turcheschi e la sua storia (vera) di donna veneziana divenuta Califfa. Sfuggendo agli intrighi della suocera che cerca di metterle contro il figlio procurandole altre donne, riesce a diventare capo di uno stato turco in nome del figlio minorenne.

Riapre il teatro di Düsseldorf


Dopo 16 mesi di radicali restauri costati circa 31 milioni di euro alla Deutsche Oper am Rhein, sabato prossimo con la ripresa di Traviata nella messinscena di Karl-Ernst e Ursula Herrmann riapre l'Opernhaus di Düsseldorf. Cambiate le 1300 poltrone e sistemati gli apparati scenotecnici che risalivano al 1956 anno in cui il teatro fu aperto al pubblico. C'è anche una nuova sala prove di 215 metri quadrati per orchestra e balletto. Infine, sistemata la buca per migliorare l'acustica e l'equilibrio con la scena.

La Deutsche Oper am Rhein, organismo bicefalo co-gestito da Düsseldorf e Duisburg (di cui in questi giorni si parla molto per motivi meno edificanti) il proossimo 26 gennaio ospiterà la prima mondiale di Fashion la nuova opera di Giorgio Battistelli.

Cartoline (personali) da Bayreuth

Di nuovo a Bayreuth dopo il 2003 per il Festival wagneriano. Allora Der fliegende Holländer, Die Meistersinger von Nürnberg questa volta. La stessa impressione di fondo: si va lì davvero per la musica? Qualche immagine rubata qua e là durante lo scorso weekend.

Signori, il Festival!

 
Eccolo, il famoso teatro!




Ed ecco il suo famoso pubblico.
Non è (solo) esibizionismo o temperatura elevata: il teatro non ha un vero foyer.



Il pubblico prende posto.

Bayreuth ha decisamente il miglior personale di sala visto da queste parti: sgamato da una maschera delle prime file in piena trasgressione con un telefonino nella 25esima fila (una quindicina di distanza, a occhio e croce). Gestualità a distanza inequivocabile per rinfrescarmi le regole. 


Tramonto sulla Siegfried-Wagner Allee con Bayreuth, quella vera, sullo sfondo
...e la maratona è quasi finita: ancora il terzo atto (cioè due ore...) e poi si va a riposare la schiena!

L'altra Bayreuth

Domenica mattina a spasso per le vie di Bayreuth. Festival a parte, Bayreuth è davvero un posto piacevole. Cominciando dalla meraviglia (barocca) dell'Opera dei Margravi. Tappa obbligata quando si passa di qua.

Eccola.

 


Spettacolo sons et lumières a parte, il teatro funziona tuttora come sala da spettacolo. Vi si dà anche un festival barocco in autunno, il Bayreuther Barock.
(...altro che Potsdam!)

E poi il Neues Schloss e i giardini di corte.




Ed, infine, omaggio al Maestro: Villa Wahnfried.


Turisti per caso: un americano mi chiedeva di chi fosse questa tomba...

Troppa gente al museo Wagner: si va dal suocero, a pochi passi da Wahnfried.
Biglietto di ingresso: 1 euro e 60 centesimi.

(mentre quello del Museo Wagner 4 euro. Ossia Wagner è dato vincente 5 a 2 su Liszt. Si sarebbe detto di più...)



Sosta "tecnica" prima di lasciare il museo: bel ritaglio incollato sull'armadietto sopra il water di una foto di famiglia dei Wagner di seconda generazione con Arturo Toscanini (Wolfgang è l'ultimo a destra).


Volendo, si potrebbe quasi pensarne male.
In effetti è un altro dei segni dell'ossessione per questa famiglia che si vive da queste parti.

Bayreuth, adieu!

Ultima foto dalla stazione prima di lasciare Bayreuth per tornare a casa via Norimberga. 
Il Grande Fratello osserva dalla Grüne Hügel... 

Post Sciptum:

 

Incroci di esistenze

A Bayreuth (oggi).

 

Manifesti

Molto bello quello che annuncia Tosca al Festival di Bregenz, in Austria.
C'è tutto: il lago, il bel cielo barocco, il tuffo di Tosca (già, come muore "tecnicamente" Tosca? Abbiamo sempre preferito immaginarla annaegata nel Tevere, ma in effetti non è detto...)

Alla prima i protagonisti saranno Nadja Michael, Zoran Todorovich e Gidon Sacks. La direzione d'orchestra è affidata a Ulf Schirmer, mentre la regia sarà di Philipp Himmelmann. Promettenti le immagini della scenografia di Johannes Leiacker.

 

Per chi non ci può andare, c'è la trasmissione in diretta della prima giovedì prossimo su 3sat.

Bregenz è qui.

P.S. Altra Tosca. Questa si è vista pochi giorni fa a Baden-Baden.


È Tom Fox (Scarpia) nell'allestimento di Nikolaus Lenhoff.

Una recensione si può leggere qui.

l'Estate mozartiana di Mannheim

Non tutto chude in luglio. Mannheim continua e rilancia con un nuovo festival estivo nei giardini del castello di Schwetzingen: la Mannheimer Mozartsommer. Organizzata dal Nationaltheater di Mannheim, è destinata ad affermarsi come uno dei festival estivi più interessanti dei dintorni, in concorrenza diretta con il vicino Festival di Ludwigsburg.

La Mannheimer Mozartsommer presenta varie produzioni teatrali - fra cui una Zauberflöte "per 10 dita" (ossia quelle di due pianisti) messa in scena dal geniale Achim Freyer e un Mozart turco alla lettera - due concerti - del Balthasar-Neumann Ensemble diretto da Thomas Hengelbrock e dell'Orchestra del Nationaltheater Mannheim diretta da Adam Fischer - e un po'di musica da camera e vari recital. L'evento di punta è un Lucio Silla messo in scena da Günter Krämer e diretto ancora da Adam Fischer nel teatrino rococó del castello.

Su artmetropol.tv due servizi sul Lucio Silla che vedremo sabato prossimo.


Intervista a Klaus-Peter Kehr, direttore dell'opera del Nationaltheater Mannheim. Con estratti delle prove.


Un servizio sulla prima del Lucio Silla.

Una commento in italiano dello spettacolo è qui.

Astronavi a Valencia

Avvicinandosi in una giornata grigia, quasi autunnale, si ha l'impressione di essere in un centro spaziale. Invece è il nuovo teatro di Valencia, il Palau de les Artes. Costruzione incredibile del valenciano Santiago Calatrava, come il complesso nel quale si trova, la Ciutad de las Artes, guardata con una certa diffidenza da molti valenciani, che si domandano quanto diavolo sia costata e costerà questa impresa titanica.

 

Gli altri, sembrano approfittare con orgoglio dello straordinario sforzo della Generalitat per mettere la terza città spagnola al livello di Madrid e Barcellona anche sul piano dell'offerta musicale. Ieri sera si inaugurava l'Anello coprodotto con il Maggio Musicale Fiorentino. Impossibile trovare posto.
I pochi (ma non pochissimi) fortunati l'hanno fatto sapere al mondo: mai sentiti tanti telefonini suonare e, soprattutto, visto tanta gente spedire SMS o più comodamente rispondere alle chiamate. I wagneriani anche più moderati lo avrebbero probabilmente considerato un intollerabile oltraggio.   

Bella la sala bianca con azulejos blu cobalto, i colori della mediterranea Valencia. Pare che per l'abbondanza di piastrelle, i valenciani (quelli maliziosi) abbiano battezzato la sala "el baño". L'acustica è miracolosa.

Mentre Valencia costruisce, Venezia discute: ancora rinviato la posa del quarto ponte sul Canal Grande di Santiago Calatrava, a suo dire il più bello che abbia disegnato. Ora si parla di giugno.

Mahler a Dobbiaco

Non sarà Garmisch, ma anche Dobbiaco nel suo piccolo ... 

Gustav Mahler al fisico Arnold Berliner: ... Mi trovo completamente solo in una grande casa con un numero infinito di stanze e di letti. Peccato che i programmi per l'estate siano tutti così confusi. Innanzi tutto: quando ci vieni a trovare? Troverai sempre un letto comodo in una stanza piacevole e libri meravigliosi, che ti risulteranno nuovi ... e si garantisce una assoluta tranquillità per le meditazioni sul suicidio. Tra chiacchiere, cene e passeggiate si passano i pomeriggi e le serate ... è meraviglioso qui, e mette a posto anima e corpo ...
(giugno 1909)


 

Per ritrovare la Stube (non si mangia male):

A parte la Stube, Dobbiaco offre anche delle settimane musicali estive intitolate a Mahler.

Materialità dell'immateriale

Dai teatri d'opera (tedeschi, in particolare) al melomane capita piuttosto spesso di uscire deluso più che per la povertà di idee degli allestimenti, per il fatto che "il regista non ha seguito la volontà dell'autore". Poiché su materie teatrali c'è assai poco di oggettivo e molto (tutto) è soggetto all'evoluzione del gusto - intenzioni degli autori incluse - una soluzione possibile all'ozioso cruccio del melomane è la reinvenzione della realtà a partire dalla finzione scenica.

Oltre a numerosi tesori d'arte, Mantova offre un curioso esempio di cortocircuito fra il teatro e la vita. Una piccola casa quattrocentesca, alle spalle della Cattedrale, per secoli abitata da canonici, è diventata per tutti la casa di Rigoletto. Per quel che se ne sa, la vita di Rigoletto è circoscritta alle scene teatrali, in primo luogo grazie a Hugo ma soprattutto a Verdi e al suo librettista Piave. Giuseppe Bertoja disegnò le scene per la prima veneziana del 1851 e in qualche modo segnò l'immaginario del pubblico nei decenni che seguirono. Al punto che la casa è stata scelta a partire dalla scenografia, come illustra la lapide posta nel piccolo portico.

Una stuatua in bronzo del buffone ne presidia il cortile, opera dello scultore sabbionetano Aldo Falchi, commissionata dall'Ente del Turismo mantovano nel 1978.


 

Le molte sorprese di Sintra

[...] Lo! Cintra's glorious Eden intervenes
In variegated maze of mount and glen.
Ah me! what hand can pencil guide, or pen,
To follow half on which the eye dilates
Through views more dazzling unto mortal ken
Than those whereof such things the bard relates,
Who to the awe-struck world unlocked Elysium's gates? [...]

Lord Byron, Childe Harold's Pilgrimage

Prima sorpresa: Sintra, arroccata su un verdissimo colle disseminato di nobilissime ville e aristocratiche residenze. Una specie di angolo di Toscana nel paesaggio brullo del Portogallo centrale.
Seconda sorpresa: la Quinta da Regaleira
, immaginifica residenza del milionario Francisco Alberto Guimarães de Castro (1848-1920). Un signore dai gusti decisamente eccentrici...

Luigi ManiniTerza sorpresa: l'architetto è un italiano, tale Luigi Manini (1948-1936) da Crema, ad un certo punto della sua vita emigrato in Portogallo, dove conobbe una discreta fortuna. Fu anche - e forse soprattutto - scenografo alla Scala prima di continuare la sua attività al São Carlos. Lo si nota decisamente nell'eclettismo degli stili, nel gusto per il coup de théâtre, nella fantasmagorica opulenza della statuaria. Una mostra nella residenza di Guimarães de Castro ne ricorda il genio creativo. Il primo Wagner, inconsapevolmente, fornisce la tappezzeria sonora (Rienzi, Tannhäuser...).
Alcuni esempi delle sue scenografie per il Teatro São Carlos di Lisbona:


Aida di Giuseppe Verdi


Robert le diable di Giacomo Meyerbeer


Carmen di Georges Bizet

[Queste tre foto le ho trovate qui: Museu Nacional do Teatro, Lisboa. Nessuna traccia purtroppo dei suoi lavori italiani.]

Un altro San Carlo, a Lisbona

L'italiano in (doppia) trasferta a Lisbona. Ci è stata pure un po' di opera al Teatro São Carlos: Il naso di Dmitrij ¦ostakovic.
Teatro molto italiano nella gestione, nell'apporto artistico (il direttore del Naso era Donato Renzetti) e nell'aspetto. Le guide dicono sia una copia del San Carlo di Napoli. A me non sembra davvero.
Ecco qualche foto rubata nell'attesa dello spettacolo.


la scena


il palco reale

La sua attività sta qui.