
"Si riaddormenta, dieci giorni dopo muore, gli mettono addosso il frac, gilet bianco, collo rigido ad aletta, papillon bianco, guanti chiari, non lascia testamento, non restano né immagini filmate, né registrazioni della sua voce." e così finisce il romanzo Ravel di Jean Echenoz. Scrittura asciutta e rigorosa, impietoso ritratto di una depressione. Con pochi tratti di penna Echenoz offre il suo ritratto di uno dei grandi del Novecento musicale. L'aneddotica è comunque ricca.
Gershwin "ce la mette tutta per convincerlo a dargli lezioni di composizione, ma Ravel oppone un secco rifiuto, sottolineando che rischierebbe di perdere la sua spontaneità melodica, non si vede a che scopo, fra l'altro, per diventare la brutta copia di Ravel."
"Chopin chi è? Semplicissimo, risponde Ravel spegnendo la sigaretta, è il più grande degli Italiani."
"Un giorno che insieme al fratello sta passando davanti allo stabilimento di Le Vésinet: Vedi, gli dice Ravel, è quella la fabbrica del Bolero."
"Il fatto che Ravel consideri questo pezzo con una certa degnazione non autorizza gli altri a prenderlo alla leggera. E bisogna che tutti capiscano che non si scherza col suo tempo. Quando Toscanini lo dirige a modo suo, a una velocità doppia e accelerando, dopo il concerto Ravel gli fa una gelida visita. Non è il mio tempo osserva. Toscanini si gira verso di lui allungando ancor di più il già lungo viso e corrugando il frontone che gli funge da fronte. QUando lo eseguo rispettando il suo tempo, dice, non fa nessun effetto. E allora non lo esegua, replica Ravel."
Ed infine giungono gli anni del declino. "Approfittando del passaggio a Parigi del quartetto Galimir, il produttore Canetti ha proposto alla Polydor di far loro registrare il Quartetto di Ravel. E a questi fa sapere che gli sarebbe grato se accettasse di sovrintendere. Ma sì, dice Ravel, va bene. Seduto nella cabina di controllo, assiste alla registrazione ma rifiuta di dirigerla: approva quel che sente oppure no, ma in maniera un po' distante, dicendo a volte che va bene, altre volte meno, altre ancora che bisogna rifare. [...] Una volta che hanno finito, mentre i musicisti ripongono gli strumenti nelle custodie e poi ripongono se stessi nei cappotti, Ravel si gira verso Canetti: Era notevole, dice, davvero notevole, le spiace ripetermi il nome del compositore?"
