
Ieri, fra un Orff l'altro, abbiamo visto al Matildenhöhe di Darmstadt la mostra Zeit di Christian Boltanski. Più che una riflessione sul tempo, è la morte la costante della mostra ("Non riguarda il tempo, ma la morte. Ma i due sono inestricabilmente collegati.").

Anche con l'idea fissa della morte, più che del silenzio Boltanski parla di suoni e di musica parlando della sua arte: "Un'opera d'arte esiste per essere eseguita molte volte. [...] Il sessanta o il settanta percento delle opere d'arte contemporanee non sono create dagli artisti personalmente. Pensate solo a Dan Flavin, Carl Andre - perfino Beuys. Posso immaginare che i musei mettano in mostra solo ricostruzioni. La maggior parte di opere d'arte dei nostri giorni è fatta di progetti, istruzioni di assemblaggio, regole per l'esecuzione. Gran parte dell'arte del ventesimo secolo è analoga ad una partitura che può essere eseguita molte volte. Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe che le mie opere fossero eseguite da altri anche dopo la mia morte. Molte delle mie opere non sono entità fisse; dipendono dal contesto nel quale si esibiscono. Questo vuol dire che lo stesso pezzo può avere un effetto completamente diverso quando vengono mostrate in altri posti. "
Ed ancora: "Sono come un pianista che esegue le sue proprie composizioni ogni volta in un modo nuovo. Mi piacerebbe che la mia musica fosse eseguita da altri in futuro. È davvero un peccato per Beuys, per esempio, che nessuno esegua più la sua musica."

Il visitatore è accolto da un suono: Le coeur (2005), una installazione in cui il battito cardiaco di Boltanski risuona in un corridoio lungo e stretto. Sul suono: "Il suono non è musicale per me. I suoni sono ready-mades e possono essere riconosciuti da tutti. Ognuno conosce il battito cardiaco. Questi suoni sono molto simili alla fotografia. Le foto nel mio lavoro, sono ready-mades, non sono state fatte da me. Al contrario, registravo i suoni, anche se sono pubblici. Non credo che ci sia differenza se si usano foro o suoni. La cosa interessante sul suono è che si può riempire un'intera stanza con un mezzo così piccolo."
Sfogliando il catalogo, troviamo anche qualche curiosità più strettamente musicale: uno schubertiano Winterreise coprodotto nel 1994 dalla parigina Opéra Comique, il berlinese Hebbel-Theater. E poi un Der Ring. Fünfter Tag. Der Tag danach da Wagner, riflessione personale sul quinto giorno della sagra scenica, fra relitti di palcoscenici e reminescenze di motivi del Ring, sulle tracce di ciò che è stato, di ciò che sarebbe potuto essere, o di quello che resterà.


Le cirazioni sono tratte dal catalogo della mostra.