È cominciato con gli insulti di qualcuno del pubblico - il suo rotondo Arschloch si è sentito perfettamente - domenica scorsa il concerto d'addio di Paolo Carignani nell'Opernhaus di Francoforte. Carignani non reagisce provocazione, resta immobile qualche secondo, poi scende dal podio e se ne va. Richiamato da Ingo de Haas, konzertmeister della Frankfurter Museumorchester, incoraggiato dagli applausi ritmati, Carignani rientra in scena e finalmente dà l'attacco del suo ultimo concerto da direttore musicale.
Secondo la sua cifra più caratteristica, la sua interpretazione della beethoveniana Nona sinfonia è frenetica e vitale (poco più di 60 minuti: un vero record!) ed è accolta da standing ovation e chiamate entusiastiche. Si vede anche uno striscione giallo con un "DANKE PAOLO" a caratteri cubitali. Evidentemente il clima calcistico che si respira dentro e fuori del teatro (è pur sempre il giorno della finale dei campionati europei fra Spagna e Germania).
Finiscono così, in un clima molto teso, i nove anni di Paolo Carignani come direttore musicale dell'Oper Frankfurt, uno dei mandati più lunghi nella storia di questo teatro. Un clima che lo stesso direttore milanese ha contribuito a creare con le sue dichiarazioni esplosive contro il sovrintendente Bernd Loebe nel corso di una intervista trasmessa lo scorso 29 maggio dall'Hessischer Rundfunk, la televisione regionale dell'Assia. I rapporti fra i due massimi dirigenti del teatro erano difficili da tempo, ma Carignani aveva dato fuoco alle polveri nell'intervista, attaccando frontalmente Loebe colpevole di avergli riservato un titolo poco amato, Fidelio, come un'opera di congedo e per di più affidandolo ad una regista inesperta di opera come Christine Paulhofer, dimissionaria dopo le prime prove per motivi di salute. «È un vero peccato che sia andata così. – dichiarava Carignani nell'intervista – Era già abbastanza rischioso aver ingaggiato una regista che non aveva mai messo in scena un'opera. Fidelio l'avrei fatto volentieri con Christof Loy o Christoph Nel, ma il Sovrintendente ha fatto un'altra scelta ed ecco il problema.» E a proposito della ventilata possibilità di continuare la collaborazione con Loebe per altri tre anni, Carignani aggiungeva: «Questo opportunismo, questa ipocrisia, non posso semplicemente più accettarla. Davvero non posso più sopportare quest'uomo, non potrei concepire di condividere ancora tre anni della mia vita con un tipo così.»
Con la sua uscita dalla scena dell'Oper Frankfurt si chiudono le polemiche e Carignani può concentarsi su un futuro che si annuncia molto lunimoso: a luglio la ripresa a Monaco del Nabucco, e poi contratti con i maggiori teatri d'opera mondiali: Zurigo, Tokio e la Metropolitan Opera di New York, dove dal prossimo 20 ottobre Carignani sarà impegnato in un ciclo di recite de La traviata nel famoso allestimento di Franco Zeffirelli.

Del sovrintendente Bernd Loebe nessuna traccia né in sala né sul retropalco per il ricevimento in onore di Carignani.