Da più di sei anni, Don Porsché, docente in pensione di lingua inglese, americano da più di 35 anni in Germania, è l'anima di un gruppo di discussione in inglese sull'opera: Frankfurt Opera Talk. Il gruppo fa parte del programma di attività dell'Università popolare (Volkhochschule) di Francoforte. La formula è semplice: un ospite (anglofono) che proviene dall'attivissimo mondo dell'opera tedesca ed un gruppo di curiosi di opera (non necessariamente esperti). Per due ore e mezza, si chiacchiera, si discute, si scambiano opinioni, si raccontano esperienze.
Ieri sera è toccato a Simon Bailey, baritono di punta dell'Oper Frankfurt, coinvolto in parecchie produzioni in questa stagione e fresco di debutto come Figaro nella nuova produzione delle Nozze di Figaro. Si cominca proprio da lì, fra soddisfazione per il successo ed un po' di amarezza per qualche contestazione isolata - e, secondo Bailey, ingiustificata - al direttore Julia Jones.
Fra qualche ascolto di Elektra (nella cui recita del 17 marzo prossimo, Bailey sarà Orest), con le Nozze di Figaro, opera di riferimento per questo ciclo di conversazioni, si raccontano aneddoti - come quello del regista scozzese David McVicar che adora i nicknames e ribattezza Agie e Poppy le due eroine dell'händeliana Agrippina - e si discute con leggerezza di debutti internazionali, delle opportunità offerte da un teatro straordinariamente produttivo come l'Oper Frankfurt per un giovane cantante, delle esperienze con grandi direttori (curiosamente, il suo ricordo più affettuoso va a Carlo Franci e al suo grande mestiere).
Sulla gestione attuale del teatro, Bailey è molto positivo. La modernità delle messe in scena sarebbero motivate da una esigenza del pubblico locale, poco incline alla tradizione. E Bailey finisce con un elogio alla coerenza del progetto artistico perseguito dal teatro, che più che sullo star system, che comunque vincoli di budget non permetterebbero, punta su un gruppo omogeno di artisti che creino un marchio, uno stile riconoscibile e di livello medio-alto. Insomma, qui si fa del teatro musicale, non si creano eventi. Si conclude con considerazioni estemporanee sul fututo dell'opera, in particolare in Germania. Secondo Bailey fra trent'anni il sistema operistico tedesco è destinato a ridimensionare il ruolo dei finanziamenti governativi e somiglierà di più al sistema britannico dove governo e sponsor contribuiscono entrambi al 50%. Vada come vada, Bailey non crede in una scomparsa del genere. Bisogno di opera, in una forma o in un'altra è destinato a durare nel tempo.
La prossima settimana tocca ad un altro baritono, Nathaniel Webster.