Secondo Stéphane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala, «i teatri si devono reggere in maggioranza su fondi pubblici e bisogna pensare a un percorso particolare per la Scala. L' Italia deve dire se vuole che la Scala resti il teatro internazionale di riferimento per l' opera oppure no».
Reazioni vivaci da parte di altri protagonisti della gestione della lirica italiana.
Secondo Giampaolo Vianello
, sovrintendente del Teatro La Fenice, «Lissner da buon francese è abituato al fatto che l'Opera di Parigi è l'Opera dell'intero Paese - spiega il responsabile della Fenice - ma noi non siamo la Francia, non abbiamo una capitale come Parigi, nè un teatro come quello della capitale che rappresenta tutto il teatro nazionale. Noi siamo il paese dei molti campanili e delle molte tradizioni. E a parte tutto Milano non è la capitale politica, e nemmeno la capitale della musica, che sono semmai Venezia e Napoli.»
Francesco Giambrone, sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, sostiene che «Ogni grande teatro lirico italiano è portatore di diversità che lo rendono unico. Serve al Paese o serve soltanto alla Scala [questa battaglia intrapresa dal teatro milanese]? Non penso che sia una buona notizia per nessuno se il San Carlo di Napoli entra in crisi. Al contrario, se a Bari nasce una nuova fondazione lirica, dobbiamo essere contenti perché il Teatro Petruzzelli può servire quattro regioni: Puglia, Molise, Basilicata, Calabria, oggi troppo lontane dall’opera.»
Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino, sostiene che «i problemi si affrontano dalla testa, non dalla coda. La Scala è un tassello importante del sistema della lirica italiana; se alla fine di una discussione che coinvolge tutti i teatri, si stabilisce che ha diritto a una sua legge speciale, possiamo anche farlo. Ma questo non può essere l’obiettivo di partenza.»
Francesco Rutelli, ministro dei Beni Culturali, ha dichiarato che «il nostro sistema operistico non va certo smantellato. Ogni teatro italiano ha la sua storia, la sua specificità e noi non dobbiamo diminuire la quantità dell’offerta, salvandone uno e condannando gli altri. Invece, tutti devono funzionare meglio.»
Troppi teatri?
Pierluigi Panza nel Corriere della Sera dello scorso 5 dicembre 2007 sostiene che «il nostro Paese è zeppo di teatri lirici: ci sono 14 fondazioni lirico-sinfoniche, 18 teatri di tradizione e un centinaio di teatri in comuni medio-piccoli finanziati in larga parte dallo Stato; e ci sono poi una miriade di stagioni liriche finanziate da privati ed enti territoriali. Qualcuno si chiede: vale la pena di spendere per tenerli tutti?
Attualmente, l' Italia finanzia le 14 fondazioni liriche con il Fus (Fondo unico dello spettacolo), uno stanziamento del ministero dei Beni culturali che ammonta a 444 milioni nel 2007 con un aumento previsto per il 2008. Di questo fondo, che serve per finanziare anche musica sinfonica, cinema, circhi e altri spettacoli dal vivo, le 14 fondazioni e i 18 teatri di tradizione si prendono da soli quasi il 50%: nel 2006 197 milioni e 435 mila euro. Le ulteriori stagioni liriche organizzate in comuni medio-piccoli vengono finanziate sempre dallo Stato con legge ordinaria (la 867). In più ci sono stanziamenti ad hoc e i soldi del Lotto. A ciò si aggiungono i finanziamenti degli enti pubblici territoriali e, finalmente, il ricavo dai biglietti.»
A titolo di confronto, aggiungiamo che nella sola Germania operano 89 teatri musicali con attività musicale regolare, orchestre e spesso cori stabili e compagnie di canto residenti, che offrono spettacoli lirici nella maggior parte dei casi con frequenza quotidiana.
Commenta ancora il soprindentente veneziano: «Lo so che da qualche parte si osserva che in Italia ci sono troppi teatri lirici, finanziati dallo Stato. C'è chi propone dunque di differenziare le fonti di finanziamento, riservando ad alcuni teatri i fondi nazionali, e ad altri dei fondi locali, ma sempre pubblici. Certo il problema non si risolve attribuendo alla Scala un ruolo superiore agli altri, questa sarebbe una soluzione francesizzante che non accontenterebbe nessuno»
Il dibattito continua ...