publicoperaimpressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti) |
||
|
Mio progetto
tag cloud
|
martedì, 12 febbraio 08 15:24
Opera e mercatoNel quotidiano Il Sole 24 Ore di venerdì scorso, si è letto un interessante commento di Salvatore Carrubba sullo studio di Arianna Capuani La situazione dei teatri lirici italiani pubblicato nel sito dell'Istituto Bruno Leoni. Ancora una volta si torna sul nodo del finanziamento pubblico ai teatri lirici italiani e su come (se possibile) aumentarne l'efficienza senza alimentare sprechi. Gli spunti di riflessione sono parecchi. Lirica in crisi: la società civile ha troppi alibidi Salvatore Carrubba L'Istituto Bruno Leoni pubblica un interessante focus di Arianna Capuani sulla situazione della lirica in Italia. È interessante questa incursione di stampo liberista in una materia, quella dei teatri lirici, che forse rappresenta uno dei più clamorosi esempi di «fallimento del mercato», di attività cioè che, se fossero lasciate al gioco della domanda e dell'offerta, non potrebbero sopravvivere. leggi i commenti
... continua ... Che programmazione potrebbe mai scaturire da risorse episodiche, incerte e residuali ma alla moda perchè "affidate al mercato"? Ciò che manca, come al solito nel nostro provincialissimo Paese, è il rapporto con le realtà più avanzate in campo culturale. In Francia, Germania e Austria, ossia i Paesi che storicamente hanno avuto il maggior peso (dopo l'Italia) nella storia dell'opera e della musica, a nessuno verrebbe in mente di mettere in discussione che lo spettacolo dal vivo debba funzionare su fondamenta di robuste risorse pubbliche, semmai di fare in modo che queste siano spese in modo da fornire risposte adeguate alla società di oggi, anche incoraggiando la domanda e le nuove idee. Solo così queste spese si potranno rivelare investimenti, come accade in Spagna dove negli ultimi dieci anni l'edilizia teatrale e, in genere, di luoghi deputati alla cultura ha conosciuto un autentico boom. Scusate per la lunghezza e grazie ... continua ... Sottolineo soltanto che, a mio avviso, la questione dell'intervento privato, pur auspicabile, non è immaginabile senza una profonda modifica dell'atteggiamento verso l'arte e la cultura e, più in generale, dei doveri verso la società in cui si vive da parte di tutti, in Italia. Non c'è alcun motivo di credere che l'affievolirsi dell'intervento pubblico in questo settore incoraggi i privati a supplire. Magari lo farebbero, ma solo eventualmente e dopo aver supplito a tante altre carenze, come dimostrano chiaramente i dati sulla distribuzione del 5 per mille a cui anche le fondazioni liriche hanno potuto concorrere. Se, per fare un esempio, i cittadini sono ancora oggi e sempre più frequentemente chiamati in massa (sotto l'effetto terrorizzante di gravissime malattie) a donare a benemerite organizzazioni di raccolte fondi per finanziare quella ricerca scientifica che lo Stato relega agli ultimi posti nelle finanziarie, quanta altra voglia gli potrà rimanere di finanziare Mozart o Verdi che, forse, non andranno nemmeno a vedere? A proposito, è vero che gli spettacoli sono prodotti acnhe con le tasse di chi non va mai a teatro, ma anche la scuola e l'università sono pagati anche dalle tasse di chi non ha figli. .... Ho letto il saggio pubblicato dall'Istituto Bruno Leoni. Le considerazioni sono le stesse che in ogni tesi di economia dello spettacolo sono ripetute da anni, gli autori citati sempre gli stessi (Baumol e Bowen in particolare sono per ogni laureando in questo settore l'equivalente di Federico Moccia per gli adolescenti). Per ragioni del mio lavoro, devo leggere queste argomentazioni da ormai troppi anni per non sorridere di fronte al dilemma: vale la pena o no finanziare l'opera e lo spettacolo dal vivo in genere? Con un pò di amarezza, perchè come accaduto tante volte nella storia, prima o poi accadrà che, nella ricerca di una soluzione-cura geniale e miracolosa, ci si sorprenderà che nel frattempo il paziente (che magari all'inizio non era nemmeno malato) è passato a miglior vita. 447 Eppure si continua a morire anche negli ospedali pubblici per incuria o imperizia. Il problema non è tanto che la spesa (musicale) sia pubblica ma che sia di qualità. E soprattutto che vi siano controlli e responsabilità altrimenti si rischia, come dice bene Carrubba, di dare un pessimo segnale.
Per nostra fortuna, gli ammalati sono molti meno dei sani... Ma ciò non toglie che ospedali e ambulatori debbano essere resi disponibili a chi ne ha bisogno, e a spese prevalentemente della collettività (il “mercato” lascerebbe morire un sacco di gente...)Allo stesso modo, anche se gli amanti della musica (lirica) sono una minoranza, dovrebbero avere il diritto di potersi “curare” trovando teatri che li ospitino senza l’assillo del pareggio-di-bilancio.Così come si definiscono i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e si fanno i corrispondenti investimenti pubblici per garantirli a tutti, si dovrebbero definire anche i MELO (Minima Erogazione Lirica Obbligatoria).Deve ancora essere possibile “ammalarsi” di musica, senza morirne.
inserisci un commento
|
Ultimi 5 commenti
Miei preferiti
che ora č?
il tempo che fa
|