publicoperaimpressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti) |
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Mio progetto
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giovedì, 07 agosto 08 11:45
F'estival«Perché da noi mancano festival come Avignone e Edimburgo?» si chiede Giorgio Albertazzi sul Corriere della Sera di oggi «Perché quando stiamo per farcela distruggiamo tutto. Vedasi Taormina, una sirena che non canta più: si son fissati sul cinema e hanno il più bel teatro antico all'aperto dopo quelli greci.» In curiosa sintonia, La Stampa di oggi pubblica un'intervista di Sandro Cappelletto al texano Barrett Wissman, azionista di riferimento della IMG Artists, una delle agenzie più potenti al mondo, con uffici a New York, Los Angeles, Londra, Parigi, Hannover, Lucca e Singapore, e ideatore del Tuscan Sun Festival. Nell'intervista Wissman dice la sua su come si diventa una star («C'è una differenza fondamentale tra classica e pop. Il 90 per cento degli artisti pop hanno carriere brevi, da due a cinque anni. I manager lo sanno benissimo e dunque vogliono tutto e subito. Sting e Madonna sono delle eccezioni. Un artista classico può restare sulla breccia anche cinquant'anni. Dunque se sei il suo agente, devi procedere con cautela, investire sul lungo periodo.»), sugli artisti italiani bamboccioni («Pietro De Maria è un eccellente pianista, conosciuto meno di quanto merita. Ma i ragazzi italiani devono osare di più, non fare i cuccioloni, imparare a proporsi meglio, soprattutto all'estero.») ed infine su cosa vuol dire gestire un festival musicale in Italia.
sabato, 02 agosto 08 00:16
SatiriIl livornese Federico Maria Sardelli, fondatore del gruppo Modo Antiquo attraverso il quale ha contribuito a diffondere il verbo vivaldiano nel mondo, accanto all'attività musicale e musicologica, da anni svolge con altrettanto successo un'attività parallela di autore satirico per il mensile Il Vernacoliere. Secondo la sua biografia pubblicata nel sito della gloriosa pubblicazione livornese, "Federico Maria (Boria) Sardelli può essere annoverato tra le persone più odiose e supponenti che vi siano in giro. Si dedica a questo e a quell'altro con eguale alterigia, credendo di primeggiare in ogni disciplina escluso il rally. [...] Ai numerosi babbei che gli domandano come faccia a conciliare attività così varie e dissimili non risponde nemmeno ma spara un raudo serpentone ai loro piedi."
Nel 2007 Sardelli è stato invitato all'Händel Festspiele di Halle per dirigervi il concerto inaugurale ed un'edizione dell'Ariodante con la regia di Stephen Lawless e le scene di Benoît Dugardyn.
Le sue impressioni tedesche sono state documentate nelle pagine del Vernacoliere per la prima volta nel luglio 2007 e ancora nell'aprile 2008. 1. Cibo
2. Ristoranti
3. Costumi
4. Creature
5. Epilogo
Un grazie di cuore a Stefano B., sincero ammiratore del Maestro e affezionato lettore del Vernacoliere, per la segnalazione e per aver gentilmente fornito il materiale. sabato, 26 luglio 08 10:10
Bayreuth 2008 (ossia c'era questo, c'era quello)Non si sa se sia solo un'impressione, ma vedere le foto di quelli che ieri erano all'inaugurazione del Festival di Bayreuth da un'impressione di dejá vu. Che anche il protocollo sia un riflesso della immutabilità del festival europeo più longevo, anche dal punto di vita della gestione artistica?
Quanto allo spettacolo, nessun dissenso apparente. È piaciuto a tutti. Gatti forse un po' lungo ma voci bellissime. Le foto dello spettacolo di Herheim raccontano di bambini e (sembra) streghe, di Gurnemanz e Kundry angeli neri, di Klingsor in guepière, di Parsifal a Villa Wahnfried.
Da domani i resoconti. venerdì, 25 luglio 08 12:16
Santo Stefan martire?"Bimbi! Fate cose nuove! nuove! e ancora nuove! - se vi agrappaste al vecchio, vi afferrebbe il diavolo dell'improduttività, e sareste i bimbi più tristi."
Così parla Stefan Herheim, regista dello spettacolo inaugurale del Festival di Bayreuth 2008. La diretta dello spettacolo si può ascoltare su Bayern 4 Klassik dalle 16 di oggi. martedì, 15 luglio 08 07:05
HäuserRafael Neff è nato nel 1969 a Freienseen nell'Assia. Neff ama le architetture barocche ed ama i teatri d'opera, che ha fotografato in una serie di foto che abbiamo visto nella galleria Lumas. Secondo il critico, la luce che inonda le sale ci racconta di tutti i drammi rappresentati sulle queste scene e fa rivivere le arie si sono sentite in queste sale.
È bello chiamare case i teatri d'opera. Tag:
rafael neff
mercoledì, 02 luglio 08 21:41
Finale con fuocoÈ cominciato con gli insulti di qualcuno del pubblico - il suo rotondo Arschloch si è sentito perfettamente - domenica scorsa il concerto d'addio di Paolo Carignani nell'Opernhaus di Francoforte. Carignani non reagisce provocazione, resta immobile qualche secondo, poi scende dal podio e se ne va. Richiamato da Ingo de Haas, konzertmeister della Frankfurter Museumorchester, incoraggiato dagli applausi ritmati, Carignani rientra in scena e finalmente dà l'attacco del suo ultimo concerto da direttore musicale. Secondo la sua cifra più caratteristica, la sua interpretazione della beethoveniana Nona sinfonia è frenetica e vitale (poco più di 60 minuti: un vero record!) ed è accolta da standing ovation e chiamate entusiastiche. Si vede anche uno striscione giallo con un "DANKE PAOLO" a caratteri cubitali. Evidentemente il clima calcistico che si respira dentro e fuori del teatro (è pur sempre il giorno della finale dei campionati europei fra Spagna e Germania). Finiscono così, in un clima molto teso, i nove anni di Paolo Carignani come direttore musicale dell'Oper Frankfurt, uno dei mandati più lunghi nella storia di questo teatro. Un clima che lo stesso direttore milanese ha contribuito a creare con le sue dichiarazioni esplosive contro il sovrintendente Bernd Loebe nel corso di una intervista trasmessa lo scorso 29 maggio dall'Hessischer Rundfunk, la televisione regionale dell'Assia. I rapporti fra i due massimi dirigenti del teatro erano difficili da tempo, ma Carignani aveva dato fuoco alle polveri nell'intervista, attaccando frontalmente Loebe colpevole di avergli riservato un titolo poco amato, Fidelio, come un'opera di congedo e per di più affidandolo ad una regista inesperta di opera come Christine Paulhofer, dimissionaria dopo le prime prove per motivi di salute. «È un vero peccato che sia andata così. – dichiarava Carignani nell'intervista – Era già abbastanza rischioso aver ingaggiato una regista che non aveva mai messo in scena un'opera. Fidelio l'avrei fatto volentieri con Christof Loy o Christoph Nel, ma il Sovrintendente ha fatto un'altra scelta ed ecco il problema.» E a proposito della ventilata possibilità di continuare la collaborazione con Loebe per altri tre anni, Carignani aggiungeva: «Questo opportunismo, questa ipocrisia, non posso semplicemente più accettarla. Davvero non posso più sopportare quest'uomo, non potrei concepire di condividere ancora tre anni della mia vita con un tipo così.» Con la sua uscita dalla scena dell'Oper Frankfurt si chiudono le polemiche e Carignani può concentarsi su un futuro che si annuncia molto lunimoso: a luglio la ripresa a Monaco del Nabucco, e poi contratti con i maggiori teatri d'opera mondiali: Zurigo, Tokio e la Metropolitan Opera di New York, dove dal prossimo 20 ottobre Carignani sarà impegnato in un ciclo di recite de La traviata nel famoso allestimento di Franco Zeffirelli.
Del sovrintendente Bernd Loebe nessuna traccia né in sala né sul retropalco per il ricevimento in onore di Carignani. domenica, 27 aprile 08 09:12
I critici italiani per il TristanoAssegnati i Premi Abbiati dell'Associazione Critici Musicali italiani per il 2008.
Infine, premiata anche l'Orchestra giovanile Luigi Cherubini, fondata e voluta da Riccardo Muti, come migliore iniziativa musicale del 2007. I premi saranno consegnati il prossimo 25 maggio alle ore 17 al Teatro Donizetti di Bergamo. Tag:
premio abbiati
venerdì, 28 marzo 08 11:10
Prodotto italianoCome la mozzarella di bufala. Appendice nazionalpopolare In un articolo di Valerio Cappelli pubblicato ieri dal Corriere della Sera, si apprende il Riccardo nazionale dirigerà per la prima volta una banda musicale al Ravenna Festival dando una dimostrazione concreta del suo amore per delle formazioni musicali che a suo dire "rappresentano per tante città del nostro paese, l'unica occasione di ascoltare musica spesso gratuitamente". E aggiunge "Banda non è un sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l'arrivo del re Duncano nel Macbeth. E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second'atto dell'Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell'organo ed è uno dei momenti sublimi di quell'opera."
Che il buon Muti, per evitare di diventare l'ennesimo non profeta in patria, tenti la via del populismo? Tag:
riccardo muti
giovedì, 27 marzo 08 11:34
La Bartoli e i pochi profeti di casa Italia
I teatri italiani si svegliano troppo tardi. È la solita spiegazione. Ma non spiega niente. Fra i suoi progetti imminenti l’incisione della Sonnambula e, fra i sogni, interpretare la Desdemona dell’Otello rossiniano ("non il Moro come faceva la Malibran") e cantare con Jonas Kaufmann ("Perché è bravissimo. Poi è anche carino, il che non guasta").
Il debutto della Bartoli nella Sonnambula avverrà prestissimo: in Germania, al Festspielhaus di Baden Baden il prossimo 4 aprile (replica il 6) con Thomas Hengelbrock e il Balthasar Neumann Ensemble und Chor. Il resto del cast comprende Celso Albelo (Elvino), Ildebrando D´Arcangelo (Rodolfo), Peter Kalman (Alessio), Maria Bengtsson (Lisa), Daniela Sindram (Teresa) e Raphael Pauß (Un notario). L’opera sarà eseguita in versione concertante. Due assaggi belliniani lunedì, 24 marzo 08 16:40
MusiciNon è facile cogliere la verità di un attimo in una foto. La fotografa teatrale Marion Kalter sembra avvicinarvisi molto spesso nei suoi ritratti di musicisti. Altre foto si trovano nel suo sito.
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marion kalter
lunedì, 17 marzo 08 22:18
Giornate di festa a BerlinoBerlino, sabato 15 marzo: alla Staatsoper si inaugurano i Festtage, vero e proprio festival personale del Generalmusikdirektor ocale Daniel Barenboim. Va in scena Il giocatore di Sergej Prokofiev, titolo insolito per la seconda coproduzione con La Scala, dopo un non troppo amato (almeno a Milano) Don Giovanni qualche stagione fa.
Pubblico numeroso ed elegante, tappeto rosso su Unter den Linden, attesa.
Puntuale alle 19 il sipario ... si abbassa. Già perché entrando in sala la scena già si mostra al pubblico: la hall qualsiasi di un hotel qualsiasi. Asettico, ordinato, gente che va gente che viene.
Lo spettacolo (bello) di Tcherniakov, la brillante direzione musicale di Barenboim, i bravi interpreti convincono pienamente il pubblico.
Appendice: il giorno dopo Alle 16 si torna in scena: Die Meistersinger von Nürnberg.
martedì, 26 febbraio 08 13:40
50° parallelo
Storico concerto della New York Philharmonic a Pyongyang. Diretti dal suo direttore Lorin Maazel, nell'auditorium della capitale nordcoreana capace di 2500 posti, l'orchestra ha eseguito la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Antonín Dvořák, brani dal Lohengrin di Richard Wagner e An American in Paris di Geroge Gershwin, oltre ai due inni nazionali statunitense e nordcoreano.
A quando una visita a Cuba? giovedì, 14 febbraio 08 22:25
Musicisti e istrioniUn olandese chief executive del secolo XXI impegnatissimo in viaggi di lavoro. Un padre che è anche un manager aggressivo, ossessionato dal denaro e che arriva a vendere la figlia. Un gruppo di donne pettegole che sognano che i propri uomini riempiano la loro vita e i loro frigoriferi di alimenti (e più di 10 elettrodomestici si vedono contemporaneamente in scena). Un tumultuosa festa sulla spiaggia che termina con i due amanti che si allontanano fra l'immondezza unendo i loro cammino esistenziale verso la morte.
È il Fliegende Holländer secondo Calixto Bieito, andato in scena alla Staatsoper di Stoccarda lo scorso gennaio. A Stoccarda Bieito è ormai di casa (ne ha anche rifiutato la direzione offertagli nel 2004 per non lasciare la sua Catalogna).
Note le sue incursioni nel teatro verdiano ("Es cierto que con Verdi tengo química, pero todavía no puedo decir mucho acerca de la química que puedo tener con Wagner porque justo empiezo a introducirme en su obra como director de escena.") - diventò famoso dopo lo scandalo del suo Ballo in maschera al Liceu di Barcellona - puccinano e mozartiano (il suo Ratto dal Serraglio continua a tenere il cartellone alla Komische Oper a quattro anni dalla prima). Wagner è un debutto. "Cuando tenía 18 y 19 años Wagner me fascinaba de una forma irracional. Hablo sólo de la parte musical. Me hacía sentir en el abismo, cerca de Dios. Pero ahora, con 44 años, la sensación es diferente. Musicalmente, el aprecio por la música de Wagner no ha variado, otra cosa es el personaje y todo su entorno. El mismo Richard Wagner ya es un personaje bastante conflictivo, por decirlo de una forma elegante. No me gusta todo ese autobombo fabricado por él mismo y por su entorno. Detesto a los artistas que acaban convertidos en dioses. Tengo ciertos problemas con la divinidad, con los mitos. No me gusta que al público se le pida que tenga fe." Sulla genesi del progetto, Bieito racconta: "Me dejé arrastar e hice un primer proyecto sobre El holandés errante terriblemente influido por lo que había leído, por el concepto de artista del futuro, por todo el arte wagneriano. Lo presenté en la Ópera de Stuttgart y me lo aceptaron, evidentemente. Pero pasado un tiempo, al repasarlo, me pregunte: ¿qué estoy haciendo? Todo esto está equivocado. No reconocía en aquel proyecto la obra. Cuando lo hice estaba pensado en otra cosa. Wagner se había comido por completo la ópera. Y volví a empezar desde cero haciendo un nuevo proyecto, porque el encargo que había recibido era el de dirigir El holandés errante y no toda la obra de Wagner. Así que me centré en la obra, en buscar qué significaba para mí y para el público actual y cuál era el lenguaje que mejor le iba. Pensé mucho en los muchos significados que la palabra "errante" tiene en castellano. Y me pareció que un europeo occidental perdido era, visto desde nuestro presente, el holandés de la obra." Infine il progetto registico. "En la producción me centro en el personaje del holandés por encima de los demás. Y lo veo en esta especie de purgatorio pseudodepresivo y melancólico al que la sociedad actual echa a los que considera como residuos económicos, personas inservibles que crea la economía actual. Entonces leí La corrupción del carácter de Richard Sennett, y vi al holandés de la ópera en ese ejecutivo que ha perdido sus referencias, que busca esperanza, solidaridad, ternura y amor. Trato de mostrar de una forma humana el mito del personaje."
Bieito non si fermerà lì. A Stoccarda si annunciano un Lohengrin nel 2009 e un Parsifal nel 2010. Il making of della produzione. mercoledì, 13 febbraio 08 08:16
Somnis
Un futuro nel PPE? Helga Schmidt a Franco Soda nel giornale della musica di marzo. Tag:
palau de les artes
martedì, 12 febbraio 08 15:24
Opera e mercatoNel quotidiano Il Sole 24 Ore di venerdì scorso, si è letto un interessante commento di Salvatore Carrubba sullo studio di Arianna Capuani La situazione dei teatri lirici italiani pubblicato nel sito dell'Istituto Bruno Leoni. Ancora una volta si torna sul nodo del finanziamento pubblico ai teatri lirici italiani e su come (se possibile) aumentarne l'efficienza senza alimentare sprechi. Gli spunti di riflessione sono parecchi. Lirica in crisi: la società civile ha troppi alibidi Salvatore Carrubba L'Istituto Bruno Leoni pubblica un interessante focus di Arianna Capuani sulla situazione della lirica in Italia. È interessante questa incursione di stampo liberista in una materia, quella dei teatri lirici, che forse rappresenta uno dei più clamorosi esempi di «fallimento del mercato», di attività cioè che, se fossero lasciate al gioco della domanda e dell'offerta, non potrebbero sopravvivere. domenica, 20 gennaio 08 12:00
Vedere lontano
È vero: è pur sempre qualcosa, ma non è desolante pensare che fra Germania e Francia (per tacere i paesi più piccoli e di vari canali tematici a contenuto musicale) grazie alla televisione pubblica arte si era potenzialmente poco meno di 150 milioni? Martino continua con un auspicio: "Avremmo in Italia la Rai, una televisione pubblica pagata con un canone obbligatorio, ma Tristan und Isolde l’abbiamo visto grazie all’imprenditorialità privata di Classica e alla autonomia contrattuale della Scala?" E conclude schierandosi decisamente nel dibattito sul primato della Scala nel panorama lirico italiano, sostenendo che: "Non riconoscere a Lissner che la realizzazione del suo progetto (che è un modello per il sistema-opera europeo) ci ha fatto stare bene, vuol dire fare machiavellica congiura; se qualcuno se ne deve andare a casa è chi non non riuscito, o non riesce, a mandare sulla scena grandi spettacoli: al Maggio Fiorentino e in altri teatri italiani ci riescono. La legge deve garantire che questo accada ancora." Anche qui il confronto con quel che succede con gli altri due grandi paesi produttori di opera è mortificante. Eventi a parte, ogni mese Arte offre al suo pubblico almeno una produzione operistica in diretta o registrata in un qualche teatro normalmente europeo (domani sera, per esempio, tocca ad un Barbiere di Siviglia visto a Madrid nel 2005). Per non dire che 3sat, emittente culturale dei paesi germanofoni, dedica all'opera una parte significativa della sua programmazione estiva ma non risparmia occasioni interessanti durante tutto l'anno (dopo la Manon in diretta da Vienna di sabato scorso, stasera offre Les dialogues des Carmélites sempre in diretta dall'opera di Amburgo). Soprattutto, ci pare, il pacchetto delle offerte punta sì all'eccellenza ma non esclude in partenza teatri minori. Ossia, quando la concorrenza fra teatri esiste e quando ci sono dei canali per arrivare al pubblico, la televisione non può che far aumentare il livello dell'offerta a beneficio del pubblico e della qualità. giovedì, 13 dicembre 07 00:05
Il migliore
Reazioni vivaci da parte di altri protagonisti della gestione della lirica italiana. Secondo Giampaolo Vianello
Francesco Rutelli, ministro dei Beni Culturali, ha dichiarato che «il nostro sistema operistico non va certo smantellato. Ogni teatro italiano ha la sua storia, la sua specificità e noi non dobbiamo diminuire la quantità dell’offerta, salvandone uno e condannando gli altri. Invece, tutti devono funzionare meglio.»
Troppi teatri? Pierluigi Panza nel Corriere della Sera dello scorso 5 dicembre 2007 sostiene che «il nostro Paese è zeppo di teatri lirici: ci sono 14 fondazioni lirico-sinfoniche, 18 teatri di tradizione e un centinaio di teatri in comuni medio-piccoli finanziati in larga parte dallo Stato; e ci sono poi una miriade di stagioni liriche finanziate da privati ed enti territoriali. Qualcuno si chiede: vale la pena di spendere per tenerli tutti? A titolo di confronto, aggiungiamo che nella sola Germania operano 89 teatri musicali con attività musicale regolare, orchestre e spesso cori stabili e compagnie di canto residenti, che offrono spettacoli lirici nella maggior parte dei casi con frequenza quotidiana. Commenta ancora il soprindentente veneziano: «Lo so che da qualche parte si osserva che in Italia ci sono troppi teatri lirici, finanziati dallo Stato. C'è chi propone dunque di differenziare le fonti di finanziamento, riservando ad alcuni teatri i fondi nazionali, e ad altri dei fondi locali, ma sempre pubblici. Certo il problema non si risolve attribuendo alla Scala un ruolo superiore agli altri, questa sarebbe una soluzione francesizzante che non accontenterebbe nessuno» Il dibattito continua ... giovedì, 22 novembre 07 15:48
Spendiamo troppo per l'opera?Dal blog di Claudio Pavoni, firma del telegiornale de La 7:
Falso dilemma. Bisognerebbe piuttosto chiedere se l'opera o più in generale la cultura serve a qualcosa. E posto che serva, l'Italia fa comunque piuttosto poco per sostenerla. Tag:
appelli
lunedì, 05 novembre 07 08:00
Brokeback OneginUn Onegin con contorno di drag queen e cowboy gay quello visto all'Opera di Stato Bavarese. I titoli delle recensioni isistono molto su questo aspetto, come Per esempio la Frankfurter Rundschau "Tanz der Cowboys" o il Münchner Merkur "Die Polonaise als Cowboy-Ballett", quando non si opta per soluzioni più grevi come "Schwule Kunstpenetration" della Deutschland Radio che però illustra con un fotogramma del film di Ang Lee, o "Schwule Cowboys und eine handvoll Tunten" di Der Tagesspiegel. Solo la svizzera Neue Zürcher Zeitung rimane neutrale (ovviamente...) con il suo "Tschaikowsky kritisch gelesen".
Una domanda sorge spontanea: cosa c'entrano i cowboys? sabato, 03 novembre 07 11:41
La scala di PotsdamSi prova la rossiniana Scala di seta a Potsdam nel teatro del Neues Palais della reggia prussiana di Sanssouci per la Potsdamer Winteroper della Kammerakademie Potsdam. Alcune foto esclusive rubate da una mano anonima alle prove. Italianissima la compagnia di canto: Raffaella Milanesi (Giulia), Giorgia Milanesi (Lucilla), Daniele Zanfardino (Dorvil), Maurizio Leoni (Blansac), Enrico Marabelli (Germano) più Christian Dietz (Dormont) e Pietra Piccione (una cameriera). Molto italiano anche il team artistico voluto da Andrea Marcon, da quest'anno direttore artistico della Kammerakademie di Potsdam: il direttore Felice Venanzoni, la regista Caterina Panti Liberovici, lo scenografo Sergio Mariotti e la costumista Cristina Aceti. Musicalmente, sarà un Rossini molto barocco, promette Venanzoni: "Contrariamente a quanto si sente spesso dire, non tutto è scritto in Rossini e questo ci dà la possibilità di essere creativi. Abbiamo l’abitudine a pensare che questo repertorio parli da solo. Ma come insegnano i barocchi, occorre descrivere agogicamente gli affetti, estremizzare il fraseggio, inventare variazioni e abbellimenti, per creare una drammaturgia musicale che nasca dalla conoscenza e dal rispetto della prassi esecutiva. In questo senso vorrei che il mio Rossini fosse barocco." Sulla regia, la Liberovici rivela: "La mia scala non sarà una vera scala a pioli o quant’altro, ma ispirerà piuttosto il profumo della seduzione così come la morbidezza della seta evoca la sensualità. I seduttori di Giulia saranno attirati dai capi di abbigliamento - una sciarpa, un guanto, la guepière, una calza - che Giulia perderà o lascerà dietro di sé". Queste le (buone) intenzioni. I risultati si vedranno a partire dal prossimo 9 novembre (con repliche il 10, 16 e 17). Un assaggio delle prove: Se ne parla anche nel numero di novembre il giornale della musica La scala di seta è popolare quest'anno in Germania. venerdì, 02 novembre 07 23:26
martedì, 21 agosto 07 15:37
neuwirth documentaAnche un po' di musica (da vedere) nell'uragano visuale di Documenta 12 a Kassel:
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olga neuwirth
martedì, 14 agosto 07 21:59
Il teatro alla moda
Tutte le star del Festival hanno annullato per un motivo od un altro le loro esibizioni: Anna Netrebko le due date dello Stabat Mater in programma l'8 e l'11 agosto (con Elina Garança, non malata ma improvvisamente indisponibile) malgrado la buona forma esibita pochi giorni prima nell'Operngala di Baden-Baden; la mezzosoprano Vesselina Kasarova impegnata nel Benvenuto Cellini per un problema ad un piede; la soprano francese Patricia Petibon fresca di parto; Rolando Villazón per malattia; ed per finire, il tenore americano Neil Shicoff, che non ha nemmeno comnciato le prove del Cellini a tre giorni dall'inizio per la depressione e lo shock provocato dalla nomina del concorrente Dominique Meyer alla direzione dell'Opera di Vienna. Infine Gérard Depardieu, voce recitante nel Lélio di Berlioz programmato il 12, 14 e 15 agosto, che minaccia il ritiro se la televisione austriaca ORF insistesse per riprendere lo spettacolo... Nota Machart che Netrebko, Garança, Villazón (e l'Orchestra Barocca Veneziana impegnata nel concerto pergolesiano) sono tutti artisti della scuderia Deutsche Grammophon, dall'era Karajan solidamente legata all'immagine Festival. Doping all'opera?
Ma sono normali tutte le defezioni di Salisburgo? "Non è normale che non si consideri la voce un organo umano, ma una macchina." E sulla Netrebko "Si dice che Anna Netrebko sia inaffidabile ma è una insolenza. So da fonte sicura che Anna ha una laringite. Naturalmente si è ritirata perché è cosciente dell'enormità del Festival: ogni nota sbagliata si può trasformare in una tomba nella città che l'ha creata. Negli ultimi tempi l'opera è arrivata alla realtà virtuale mediatica. I cantanti sono valutati secondo lo stesso criterio di Jenny Elvers, Paris Hilton o Christoph Schlingensief." A proposito di quanto detto da Vesselina Kasarova sul fatto che molti cantanti, non sopportando più la pressione, si doprebbero, Wottrich dice: "Di questo nessuno parla. Ma il doping è da parecchio all'ordine del giorno nel mondo musicale. Molti solisti prendono il Betablocker per controllare la paura, alcuni tenori prendono cortisone per far salire su la voce, e l'alcol è normale. La paura è diventato un fattore importante, ed ogni mezzo è lecito per non deludere le aspettative. Per molti cantanti questo è l'inizio della fine. Ci vuole molta forza per resistere a tutto. Alla fine ci dobbiamo chiedere perché i musicisti fanno uso di queste sostanze." E sulle ragioni di questa tendenza, Wottrich spiega: "La musica è uno sport di squadra. Ma questa concetto è devastato dall'influenza di altri fattori, di manager e sponsor. E intanto ognuno pensa a se stesso. Se sono legato a contratti pubblicitari per milioni di euro, mi sento anche obbligato a dare i risultati che ci si aspetta da me."
E il pubblico? Ha qualche colpa? "Il pubblico d'opera autentico no, ma solo coloro per i quali l'opera sarebbe uno show finto. È come con il tour de France: il normale spettatore televisivo, alcolizzato e consumatore di grassi, che non si è mai seduto su una bicicletta, si scaglia contro il corridore dopato, contro l'idolo, che egli sesso ha adorato, per rovesciarlo. L'afrodisiaco del nostro tempo è il fallimento degli altri. E, con permesso, questo mi fa vomitare immensamente." mercoledì, 08 agosto 07 11:37
Battaglie di dameA Be' La popolare Bild Zeitung in un articolo dello scorso 2 agosto propone ai lettori una prospettiva tutta sua per giudicare i vari festival estivi. Introdotto dall'appropriata osservazione secondo cui "la nostra cultura da molto tempo non era così bella", nell'articolo si discute del dilemma del momento: "Chi sarà la nuova Netrebko?"
La Netrebko nella recente Lulu della Wiener Staatsoper. Annette Dach, 38 anni, è attualmente impegnate al Festival di Salisburgo nell'Armida di Haydn messa in scena da Christoph Loy. Di lei dice il critico: "poteziale tremendo per un timbro seduttivamente caldo, movimento sinuoso, intesità perfettamente a fuoco". Nel 2009 la Dasch debutterà all Metropolitan Opera di New York e con lei, informa la Bild, molto probabilmente porterà il suo compagno più fedele: il suo Border-Collie Twiste.
Marie Bäumer, 38 anni, si è fatta notare nonstante la brevità del ruolo in Jedermann (solo 49 righe) messo tradizionalmente in scena nella scalinata della Cattedrale di Salusburgo. La Bäumer seduce, malgrado il castigato decolleté, nel suo ruolo di giovane amante selvaggia vestita. Un figlio di 9 anni, la Bäumer è soprattutto nota al cinema per i suoi ruoli in film anche di successo come Der Schuh des Manitu, Der Alte Affe Angst, il recente Die Fälscher e il televisivo Dresden. È annunciata anche la sua partecipazione in un fim biografico che racconterà la vita di Romy Schneider.
La Bäumer in Jedermann. Infine Nadja Michael, 37 anni, la Tosca di Bregenz. Nata ad Est, a Lipsia, e destinata a una carriera sportiva prima della fuga in occidente via Ungheria. Poi gli studi di canto e la fortunata carriera di soprano (molto ammirata la sua recente Salome a Milano) che lei identifica con la precedente carriera: "anche questo è un risultato sportivo" sostiene. Impegni fino al 2011 nei più noti teatri d'opera del mondo (Royal Opera House, Carnegie Hall, Teatro Nazionale di Tokyo, ecc.).
Per ora, comunque, la Diva Assoluta rimane lei: La misurata esibizione della Netrebko all'Operngala di Baden Baden In un bis leháriano. Quasi tutto il materiale fotografico viene (ovviamente) dalla Bild Zeitung. martedì, 31 luglio 07 22:19
Circo WagnerCome ogni fine luglio, apre a Bayreuth il Circo Wagner. Immagini e commenti presi dalla sinistrorsa Tageszeitung. Ai quali ovviamente non ci associamo necessariamente. Domanda legittima quanto banale: cosa interessa di più? Wagner che mette in scena Wagner o se farsi vedere sul tappeto rosso?
Post Scriptum: Lo stesso giorno, un anno fa.
Post-post Scriptum: finale (con fischi) martedì, 17 luglio 07 21:21
Nelle migliori famiglie...Da anni se ne parla, ma quest’anno più che mai da queste parti è dientato il tormentone dell’estate: chi succederà al vecchio Wolfgang Wagner al timone di Bayreuth? A pochi giorni dall’inaugurazione del Festival wagneriano 2007, più che di eventi artistici, non passa giorno in cui giornali non parlino di questioni dinastiche in seno ai Wagner. Il settimanale Die Zeit soltanto un paio di settimane fa ha dedicato all’annosa questione due lunghi e provocatori articoli – uno di Claus Spahn e un altro di Volker Hagedorn – dedicati al tormentone dell’estate. Carine anche le foto che documentano l’articolo. Album di famiglia di Wolfgang
Le eredi Questa è la situazione post-Richard:
Ramificazioni a parte, non è un mistero oramai per nessuno che le preferenze dell’ottasettenne Wolfgang - monarca incontrastato da oltre quarant’anni – e della seconda moglie, la potente Gudrun, vanno alla figlia di secondo letto Katharina. Le altre due candidate “interne” comunque non demordono: l’altra figlia Eva e la nipote Nike. E quest’ultima non perde occasione di provocare la destra wagneriana.
Ma chi decide? Decide una Fondazione costituita nel 1973, che deve innanzitutto garantire la volontà del nume di Bayreuth: il Teatro del festival deve servire "unicamente all’esecuzione delle opere di Richard Wagner". P.S. In questo paese si dice che gli abitanti della Franconia siano degli intriganti. C'è da crederci? Il bell'articolo A Bayreuth l’eredità più che sacra è inciucio di Sergio Sablich (giornale della musica, febbraio 2001) si può recuperare qui. Ultim'ora: altro articolo oggi sulla Frankfurter Rundschau
lunedì, 25 giugno 07 22:34
Cinema all'opera
Da parte sua, Allen dichiara al Los Angeles Times, "I have no idea what I'm doing but incompetence has never prevented me from plunging in with enthusiasm." Friedkin ha già messo in scena Gianni Schicchi in accoppiata con il Barbablú di Bartók nel 2002. Ora lascia il posto al collega, di cui dice che Allen alla regia del Gianni Schicchi è una fortuna del cielo. Il Trittico inaugurerá la stagione 2008/2009 della Los Angeles Opera. Colpo gobbo di Placido Domingo, general manager del teatro. Direttore d'orchestra sarà James Conlon. Woody Allen ci scherzava su in Manhattan Murder Mistery (1993): E ci ha già provato, recentemente, in Match Point (2005):
giovedì, 21 giugno 07 16:31
Bach nell'alto dei cieli
È Mario Brunello in cima al Monte Fuji. Suona tre pezzi di Bach a 3776 metri di altitudine. "In cima alle montagne si è dio e più vicini all'assoluto." dichiara "La musica di Bach arriva al più alto grado di assoluto e di perfezione." Foto: dpa Tag:
mario brunello
giovedì, 07 giugno 07 22:38
Uccelli nella pergolaDessay o Petibon?
...o la giovane promessa?
domenica, 03 giugno 07 23:44
Der (zweite) ZwergDa qualche giorno davanti all'Opera di Francoforte fa bella mostra di sè un nano disteso. Dopo quello zemlinskiano, è il secondo nano dela stagione che si aggira da quelle parti. Questo però è molto più grande e molto più disneyano di quello (velazqueziano) visto poco più di due mesi fa. Tag:
der zwerg
domenica, 03 giugno 07 09:32
Ariodante strikes backOggi, Ariodante all'Oper Frankfurt. È un piacere ritrovare il bellissimo spettacolo di Achim Freyer fra opera dei pupi e illusionismo. Un paio di arie trovate su YouTube per rinfrescare la memoria.
Chissà chi è. Di sicuro dimostra un certo coraggio... sabato, 19 maggio 07 09:01
ImboscateSecondo il settimanale Time Out che gli dedica un articolo questa settimana, la riluttanza di Simon Keenlyside a concedere interviste nascerebbe dal suo timore di cadere nelle imboscate dei giornalisti. Che, prendendo spunto dalla sua laurea in zoologia, gli potrebbero fare domande su qualche specie di uccelli. Oppure, che si potrebbero informare sul perché Keenlyside venga definito una icona gay. Meno male che l'ufficio commerciale della Royal Opera non fa e non si fa domande ed va sul pragmatico, pubblicando nel programma della stagione di primavera 2007 delle foto del divo inglese in rigorosa tenuta leather alla Tom of Finland. Time Out non riporta alcuna protesta di Keenlyside a proposito di questa scelta, ma rassicura che il 47enne baritono inglese è felicemente sposato con una ballerina del Royal Ballet. Tag:
simon keenlyside
domenica, 25 marzo 07 23:47
Tristano del selvaggio West
Non è Dick Johnson che bacia Minnie ma Tristan sedotto da Isolde. La produzione è della Virginia Opera.
Lui si chiama Thomas Rolf Truhitte e le foto vengono dal suo sito. martedì, 20 marzo 07 00:37
Frankfurter Opera Talk / ´eliko LučićBaritono verdiano di razza, nell‘ensemble dell'Oper Frankfurt dal 1998, sta ormai decollando nello star system internazionale ed è ospite dei più importanti teatri lirici del mondo. Nato in Serbia nel 1969, ha scoperto presto la propria passione per il canto. Allievo del mezzosoprano Biserka Cvejić, debutta a Novi Sad e Belgrado, nel 1987 vince il concorso Francisco Viñas a Barcelona grazie al quale ottiene la sua prima scrittura internazionale e, dopo un breve passaggio a Colonia nel 1997, Udo Gefe lo chiama a Francoforte dove ha ricoperto soprattutto ruoli verdiani e pucciniani. Venerdì prossimo debutterà come Carlo Gérard nella versione concertante di Andrea Chénier all'Alte Oper diretto da Paolo Carignani, un ruolo "pericoloso per la voce: devi spingere, urlare tutto il tempo. Manca la cantabilità che ritovo in Verdi".
Il suo modello? „Cesare Siepi: un gentleman, un dio, tutto!" Dei suoi spettacoli a Francoforte, il migliore a suo dire è stato La Bohème (regia di Alfred Kirchner), ma ha apprezzato anche il Trovatore (regia di Antonio Calenda), che però è scomparso rapidamente dalla programmazione, "a qualcuno non piaceva". Quello che ha detestato di più: "Il Macbeth messo in scena da Calixto Bieito: una persona molto piacevole fuori dal teatro, ma molto problematico sul palcoscenico. D'accordo con i miei colleghi, la sera della prima abbiamo deciso di cambiare una scena di sesso perché la collega che doveva era troppo timida per eseguirla come voleva lui." Nel 2008 terminerà il suo contratto con l'Oper Frankfurt, dove concluderà con Jago il suo ciclo di ruoli verdiani. Un solo rimpianto: non cantare Posa, il suo ruolo verdiano preferito, nella produzione del Don Carlos prevista nell'Ottobre 2007, diretta da Carlo Franci. Impegni artistici con la Metropolitan Opera lo impegneranno in tutte le stagioni a seguire fino al 2011, con opere come Macbeth, Nabucco, Rigoletto (ruolo in cui debutterà a Dresda in giugno), Traviata, Madama Butterfly, Trittico. Tre foto del Macbeth di Bieito (Oper Frankfurt, 2003) recuperate dagli archivi. mercoledì, 14 marzo 07 08:49
Gregorian 016"A Papa Paolo VI
Dalla Repubblica di oggi: ... Se si riesce a liberare le catacombe dai turisti, forse si potrà cominciare ad utilizzarle nuovamente. Post Scriptum: Per motivi puramente umanitari, questo blog si dissocia preventivamente da richieste neo-stravinskijane. Tag:
benedetto xvi
martedì, 13 marzo 07 22:15
Frankfurt Opera Talk / Nathaniel WebsterIeri sera, Nathaniel Webster, baritono, racconta della sua passione fin da bambino nei cori di chiesa negli Stati Uniti, dei suoi studi a New York, a Glasgow, a Parigi (Opéra Studio) e finalmente del suo primo ingaggio professionale all'Oper Frankfurt. E continua con i suoi interessi per la musica pop e del tornare a casa prima o poi. A conclusione parla del suo futuro qui che non va oltre il 2008. Dopo, sostiene, molte cose cambieranno quando si insedierà il nuovo direttore musicale Sebastian Weigle che sostituirà Paolo Carignani attualmente in carica. Lunedì prossimo tocca a Zeljko Lucic. martedì, 06 marzo 07 23:23
Foto in corso d'operaIn un piccolo caffé in un quartiere periferico a nord di Francoforte, ci si può rinfrescare la memoria su alcuni recenti spettacoli dell'Oper Frankfurt grazie ad alcune belle foto di Wolfgang Runkel.
Wolfgang Runkel, giovane studente di pianoforte alla Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Francoforte, per divertimento comincia a fotografa spettacoli di amici e colleghi. Poi nel 2004 incontra la fotografa teatrale Barbara Aumüller ed è la svolta (semi)professionale. Attualmente lavora soprattutto con l'Oper Frankfurt, ove si occupa delle riprese ed occasionalmente per qualche prima. Nel 2005 la rivista Colorshot della Canon Deutchland gli ha dedicato un servizio che si può leggere qui. Sconsigliato ai nottambuli (il Café Mokka chiude alle 19) ma vale una visita. Alcune delle foto esposte
(a) La Cenerentola (reg. Keith Warner) Altre foto si trovano nel sito di Wolfgang Runkel. martedì, 06 marzo 07 07:26
Frankfurt Opera Talk / Simon Bailey
Ieri sera è toccato a Simon Bailey, baritono di punta dell'Oper Frankfurt, coinvolto in parecchie produzioni in questa stagione e fresco di debutto come Figaro nella nuova produzione delle Nozze di Figaro. Si cominca proprio da lì, fra soddisfazione per il successo ed un po' di amarezza per qualche contestazione isolata - e, secondo Bailey, ingiustificata - al direttore Julia Jones.
Sulla gestione attuale del teatro, Bailey è molto positivo. La modernità delle messe in scena sarebbero motivate da una esigenza del pubblico locale, poco incline alla tradizione. E Bailey finisce con un elogio alla coerenza del progetto artistico perseguito dal teatro, che più che sullo star system, che comunque vincoli di budget non permetterebbero, punta su un gruppo omogeno di artisti che creino un marchio, uno stile riconoscibile e di livello medio-alto. Insomma, qui si fa del teatro musicale, non si creano eventi. Si conclude con considerazioni estemporanee sul fututo dell'opera, in particolare in Germania. Secondo Bailey fra trent'anni il sistema operistico tedesco è destinato a ridimensionare il ruolo dei finanziamenti governativi e somiglierà di più al sistema britannico dove governo e sponsor contribuiscono entrambi al 50%. Vada come vada, Bailey non crede in una scomparsa del genere. Bisogno di opera, in una forma o in un'altra è destinato a durare nel tempo. La prossima settimana tocca ad un altro baritono, Nathaniel Webster. mercoledì, 28 febbraio 07 08:45
lunedì, 12 febbraio 07 22:19
BoltanskiIeri, fra un Orff l'altro, abbiamo visto al Matildenhöhe di Darmstadt la mostra Zeit di Christian Boltanski. Più che una riflessione sul tempo, è la morte la costante della mostra ("Non riguarda il tempo, ma la morte. Ma i due sono inestricabilmente collegati.").
Anche con l'idea fissa della morte, più che del silenzio Boltanski parla di suoni e di musica parlando della sua arte: "Un'opera d'arte esiste per essere eseguita molte volte. [...] Il sessanta o il settanta percento delle opere d'arte contemporanee non sono create dagli artisti personalmente. Pensate solo a Dan Flavin, Carl Andre - perfino Beuys. Posso immaginare che i musei mettano in mostra solo ricostruzioni. La maggior parte di opere d'arte dei nostri giorni è fatta di progetti, istruzioni di assemblaggio, regole per l'esecuzione. Gran parte dell'arte del ventesimo secolo è analoga ad una partitura che può essere eseguita molte volte. Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe che le mie opere fossero eseguite da altri anche dopo la mia morte. Molte delle mie opere non sono entità fisse; dipendono dal contesto nel quale si esibiscono. Questo vuol dire che lo stesso pezzo può avere un effetto completamente diverso quando vengono mostrate in altri posti. " Ed ancora: "Sono come un pianista che esegue le sue proprie composizioni ogni volta in un modo nuovo. Mi piacerebbe che la mia musica fosse eseguita da altri in futuro. È davvero un peccato per Beuys, per esempio, che nessuno esegua più la sua musica."
Il visitatore è accolto da un suono: Le coeur (2005), una installazione in cui il battito cardiaco di Boltanski risuona in un corridoio lungo e stretto. Sul suono: "Il suono non è musicale per me. I suoni sono ready-mades e possono essere riconosciuti da tutti. Ognuno conosce il battito cardiaco. Questi suoni sono molto simili alla fotografia. Le foto nel mio lavoro, sono ready-mades, non sono state fatte da me. Al contrario, registravo i suoni, anche se sono pubblici. Non credo che ci sia differenza se si usano foro o suoni. La cosa interessante sul suono è che si può riempire un'intera stanza con un mezzo così piccolo." Sfogliando il catalogo, troviamo anche qualche curiosità più strettamente musicale: uno schubertiano Winterreise coprodotto nel 1994 dalla parigina Opéra Comique, il berlinese Hebbel-Theater. E poi un Der Ring. Fünfter Tag. Der Tag danach da Wagner, riflessione personale sul quinto giorno della sagra scenica, fra relitti di palcoscenici e reminescenze di motivi del Ring, sulle tracce di ciò che è stato, di ciò che sarebbe potuto essere, o di quello che resterà.
Le cirazioni sono tratte dal catalogo della mostra. martedì, 06 febbraio 07 23:33
Wagner d'Arabia
[...] State attenti! Cattive fortune ci minacciano! Se avvenga un giorno, che popolo e impero tedesco cadano sotto falsa maestà latina; e che nessun principe comprenda ormai più il suo popolo, e latino fumo e frivolità latina trapiantino essi nella nostra terra tedesca; nessuno allora più saprà quel ch'è puro tedesco, se esso non vivrà nella gloria dei Maestri tedeschi. E perciò io vi dico: onorate i vostri Maestri tedeschi! e sacri tenete i loro buoni genî; e se darete favore al loro operare, andasse anche in polvere il sacro romano impero, a noi resterebbe sempre la sacra arte tedesca! L'abbiamo letta oggi sui giornali di qua: è nata la prima associazione wagneriana del mondo arabo ad Abu Dhabi. Patron è lo sceicco Nahjan bin Mubarak al-Nahjan, ministro della cultura degli Emirati Arabi Uniti. Le associazioni wagneriane nel mondo si trovano qui. Tag:
richard wagner
sabato, 03 febbraio 07 09:45
Beethoven sulle Dolomiti
La conferenza di stampa di Baricco a Trento. Quello che dice Baricco viene dalla Repubblica di oggi. sabato, 03 febbraio 07 09:35
Vivaldi a Venice
Variety informa che Imagine Entertainment e Columbia stanno anche lavorando ad un progetto sul prete rosso. sabato, 27 gennaio 07 00:20
venerdì, 26 gennaio 07 23:51
Alla Scala, solo se in cravatta
I favorevoli. Riccardo Chailly (direttore d'orchestra): «Sono d'accordo: è bello che in una sede storica come la Scala gli spettatori abbiano un atteggiamento, non dico reverenziale, ma che onori il luogo. In Olanda, poco manca che si presentino in mutande, ma alla Scala no, la sua tradizione impone un atteggiamento diverso.» I contrari. Francesco Saverio Borrelli (ex capo della Procura della Repubblica di Milano): «Mi pare una pretesa eccessiva ripristinare un rigore nei costumi. Certo, nessuno entrerebbe in una chiesa in costume da bagno, quindi è giusto l'appello a non assistere agli spettacoli in pantofole e camicia aperta sul petto villoso. Ma da qui a esercitare dei controlli... Così si rischia di rendere i teatri delle roccaforti del passatismo e di tenere lontano il grande pubblico». In futuro, quindi, controlli sull'abbigliamento ma discreti. Rassicura Lissner che nessuno sarà cacciato, dicono, ma invitato a osservare le regole pur non essendo chiara la sanzione per chi non le rispetta. Se non altro di Lissner si ammirerà la coerenza nella gestione Scala: dall'intimo maschile alla cravatta. Dichiaraziori riprese dall'articolo di Paola Zonca nella pagina degli spettacoli di oggi de la Repubblica. L'Espresso racconta l'Italia neo-bacchettona (Polveroni) dopo aver preso in giro la Scala della paleo-Aida (Serra. La replica di Lissner (in una lettera pubblicata nella Repubblica del il 27 gennaio): Caro Direttore, Tag:
teatro alla scala
martedì, 09 gennaio 07 22:12
A lagna«Dell'Aida di Zeffirelli resterà solo il bellissimo culo di Roberto Bolle.»
Tag:
roberto alagna
martedì, 02 gennaio 07 22:31
Questioni di gusti
Il Teatro alla Scala fa di nuovo parlare di sé e non per ragioni artistiche. O almeno non sembra. Se il perizoma di Roberto Bolle nella recente Aida è stato assolto con formula piena, la mutanda di Berlusconi no e così il Candide allestito da Robert Carsen in coproduzione con il parigino Châtélet cade sotto la scure della gestione scaligera. Censura? Nemmeno a parlarne: si tratta di pura questione di gusto. Come spiega Franco Zeffirelli: «[Nel Candide] c'era sì una satira del potere ma non in questi termini carnevaleschi. Lo scopo di una rappresentazione di questo genere qual è? perché ironizzare su personaggi importanti? Non lo capisco. [...] A meno che non ci sia la zampata di una grande personalità, questa forme di provocazione rimangono fini a se stesse. E tanti giovinastri non hanno di certo una tale statura. [...] Sono le solite cose di tanti cialtroni che con queste carnevalate si improvvisano registi». Lissner spiega così la sua decisione: «perché non rientra nella mia "linea Scala", che punta a conciliare tradizione e modernità. E non tanto per la famosa scena dei capi di stato, in carica ed ex, messi in mutande da Carsen, ma per tutta una serie di altre ragioni, dagli interventi che Carsen ha voluto apportare al libretto, ad allusioni e situazioni di uno stile che, appunto, non si confà con quello della Scala». Allo stesso tempo, si dice aperto a trattare per adattare lo spettacolo al gusto del pubblico scaligero e, soprattutto, a quello degli amministratori scaligeri, fra cui la sindaco Moratti che dice di preferire "una via più tradizionale". Ma la satira resterà? «Vedremo. Discuteremo anche di quello. Ad esempio, se è il caso di tirare in ballo Berlusconi, che è l' unico ex capo di governo tra quelli che appaiono in scena». Chiosa Michele Serra nella sua Amaca dela Repubblica di sabato 30 dicembre: "Con una sola decisione, Lissner è riuscito a segnare tre autogol. Il primo: confermare che l' autonomia dell' arte e la libertà d' espressione, qui da noi, vivono sotto il perenne schiaffo della politica (la Scala come la Rai, anzi peggio della Rai). Il secondo, rafforzare il sospetto di una gestione pavidamente conservatrice del maggiore teatro lirico del mondo, che va in deliquio per gli ori zeffirelliani e ha paura di una breve comica di tre minuti: sì al tanga di Bolle, no al potere in mutande, perché si sa che non tutte le chiappe sono uguali. Terzo, mettere in difficoltà Berlusconi, che fa (non per sua colpa) l'odiosa figura dell'intoccabile e soprattutto perde una delle ultime possibilità di essere raffigurato insieme ai veri potenti del pianeta." Tutti commenti sono tratti da articoli apparsi il 29 e 30 dicembre in nel Corriere della Sera e La Repubblica. venerdì, 08 dicembre 06 12:04
Milano, vociIn sala
In Galleria
La protesta
P.S. "Non so dove capito. Può darsi pure in quarta fila. L'importante è sedersi. Non perdere mai la sedia" (Clemente Mastella) giovedì, 07 dicembre 06 08:47
7 dicembreSant'Ambrogio. Aida inaugura stasera la stagione del Teatro alla Scala. Mette in scena Franco Zeffirelli: "Non dite: ecco, Zeffirelli ha fatto il suo solito spettacolo che ci scodella pari pari. Sì, ho messo in scena un'Aida con un suo orgoglio di conservazione di certi principi, fedele alla tradizione. Ma come scenografo sono andato avanti per cercare effetti inusitati, per dare l'idea del trasognamento, del mistero, dell'esoterismo che permea l'antica civiltà egizia".
Ancora Zeffirelli: "Sono rimasto l'ultimo regista che sa amare l'opera. I tedeschi non la amano, o almeno credono di amarla ma la usano per divagazioni arbitrarie, neanche tanto geniali: il pubblico è disorientato, i critici accettano per fare i moderni. Ma chi è in grado di tramandare il grande patrimonio del melodramma italiano? Ronconi e Pizzi? Invecchiati. Strehler è morto. Ormai non ci sono più padri, né figli, né nipoti. Salisburgo è perduta, si salva il Covent Garden." A proposito del suo rapporto con Riccardo Muti, Zeffirelli dice: "Dopo il Don Carlo del 1992 non mi sono lasciato bene con Riccardo Muti. Il bello del fare l'opera è essere amici: un applauso all'uno è un applauso all'altro. Persino col terribile Karajan c'è stata collaborazione. Con Muti no: non dava confidenza, mi teneva a distanza. Gliel'ho detto a chiare lettere: lavorare con te non mi dà nessuna gioia." Giudizio anche più severo nella sua Autobiografia: "Ero abituato a lavorare con giganti come Serafin, Kleiber, Bernstein, Karajan, Gavazzeni e tanti altri, grandi artisti e affidabili compagni di lavoro. Muti è un artista molto diverso da questi, anche se non è così infrequente imbattersi in casi di arroganza e di vanità nel mondo della musica. Muti ha in testa un solo traguardo, che assorbe tutta la sua creatività: affermare a ogni costo il proprio genio, che ampiamente gli va riconosciuto, ma che purtroppo non vuole accettare limitazioni, critiche, rivalità di alcun genere... Come poi si è visto, il maestro Muti fu coinvolto in una lunga e amara stagione di contestazioni e polemiche. Tutto il quadro della Scala entrò in crisi. Non starò certo a farne la storia in questa sede, perché è ancora materia calda, anche se non più rovente. Fu la crisi tra Muti e la sua orchestra a determinare l'allontanamento del maestro, che è stato pregato di trovarsi un altro "habitat" e di andarsene altrove. Mi dispiace per il suo grandissimo talento."
Chiosa (velenosamente) Natalia Aspesi nella Repubblica di oggi: "Fosse stato Muti meno raffinato, Zeffirelli & Aida avrebbero potuto dilagare alla Scala prima, imperando il premier Berlusconi, il quale, apparendo recalcitrante all'inaugurazione del 2004, dovette sorbirsi, diretto dall'implacabile Muti, un Salieri sublime e perciò indigesto. Invece oggi il grande regista-scenografo-costumista, richiamato alla Scala dal fiuto artistico-mercantile del sovrintendente Stéphane Lissner, deve subire l'onta di trovare nel palco presidenziale un primo ministro di centro sinistra, cioè per lui comunista, bolscevico, il nuovo Stalin bolognese." Infine, accuse a Lissner e Zeffirelli da parte del rappresentante sindacale Giuseppe Zecchillo: "La scenografia di questa Aida, con i suoi enormi sprechi, mette in pericolo il finanziamento della prossima stagione teatrale." martedì, 05 dicembre 06 23:30
RiscrittureL'altra soluzione (al problema di cui sotto) è cambiare l'opera.
Il sofisticato Baricco ricostruisce in effetti una cornice nella quale il Flauto ritrova una nuova dimensione: "In un paesino vagamente ottocentesco si deve allestire un' opera in occasione della visita di un dignitario. Un po' come se oggi arrivasse un direttore di marketing, e si volesse festeggiarlo con una serata in discoteca. Si convoca un impresario e ci sono anche un sindaco e un amministratore della compagnia teatrale, ruoli che in questa versione toccano ad attori. Lo spettacolo è Il Flauto Magico, la cui storia scorre identica all'originale. Solo che qui sarà inventata e commentata di volta in volta e sul momento dai personaggi aggiunti, in un intreccio di situazioni buffe, da commedia. Il sindaco segue lo sviluppo dello spettacolo, i cui interpreti sono gente del paese. Pamina è figlia del sindaco, la Regina della Notte è sua moglie, Monostato è figlio del becchino, Papageno è un casinista... E commentando e inventando si bisticcia e si discute, spesso confondendo la realtà con l'opera". Difende l'operazione, il sovrintendente torinese
L'opera va in scena al Teatro Regio di Torino dal 12 dicembre. Estratti da un articolo di la Repubblica del 1 dicembre 2006. giovedì, 23 novembre 06 15:14
Due appelliDue appelli a sostegno delle attività musicali in Europa. Ci limitiamo a segnalarli a dare alcuni link utili.
Don Magnifico: "Parlate in punto e virgola, per carità!" La materia è complessa e per spiegarla ricorriamo ad un articolo di Valentina Melis pubblicato dal Sole 24 ore il 17 novembre scorso. Tutto è cominciato da un punto e virgola... L'appello di Cecilia Gasdia: musica verso la «parità» fiscale Ha mosso il viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco, l'appello del soprano Cecilia Gasdia sull'Iva applicata agli spettacoli musicali (si veda «Il Sole24 Ore» del 15 novembre): aliquota agevolata del 10%, per l'orchestra che interpreta un'opera lirica, e aliquota ordinaria del 20%, per la stessa orchestra che si esibisca, senza scene, in un concerto. Secondo fontidel ministero dell'Economia, Visco ha messo al lavoro i suoi collaboratori per trovare una soluzione «nel modo più semplice e nel più breve tempo possibile». La strada scelta sarà quella di una norma interpretativa o di una nuova pronuncia dell'agenzia delle Entrate che consenta di superare la disparità di trattamento tra la lirica e l'attività concertistica. Chi è interessato ad aderire, vada qui o qui.
Questa settimana, il terzo canale della radio pubblica del Belgio francofono, invita i propri ascoltatori ad esprimere i propri interessi e preferenze, riempiendo un questionario accessibile nel proprio sito. A partire dal 2007, il nuovo palinsesto prevede di ridurre o forse sopprimere la trasmissione di informazione operistica De Vive voix condotta da Nicolas Blanmont, già critico musicale del quotidiano La libre Belgique. Anche l'Opéra Royal de Wallonie di Liegi invita a sostenere De Vive voix, poiché trasmissioni come questa sono vitali per la conoscenza dell'attività del teatro. Tag:
appello
mercoledì, 15 novembre 06 21:42
ContrastiArmonia: "Hundertwasser has drawn inspiration from Arabic music and the underlying harmonies of nature. In both of these fields, he relishes their apparent irregularities and accidental qualities." (David Thompson)
(Darmstadt, domenica scorsa)
Cacofonia. (oggi a Francoforte, Roßmarkt, verso le 13) venerdì, 27 ottobre 06 15:22
Barocchisti esperti"Pour moi, la sonorité des baroqueux a quelque chose d'exotique..." Piccolo florilegio di opinioni (fulminanti) di quattro grandi interpreti del repertorio barocco.
«Quel che rende la musica essenziale, è l'inatteso: da una battuta all'altra, può cambiare, lasciare la strada che si pensava di aver preso. Se si dovessero bruciare tutte le partiture di Vivaldi per conservarne soltanto una di Scarlatti, non esiterei a farlo.» «Amo appassionatamente David et Jonathas, ed anche di più Medée [di Marc-Antoine Charpentier]. Per queste due opere, sarei pronto a sacrificare tutte quelle di Lully» «In Händel, quando si guardano due battute, si sa più o meno come la musica continuerà.»
«Vivaldi è capace di invenzioni di prodigiosa efficacia, ma le ripete fino alla nausea.»
«Il rispetto di cui gode Lully supera la mia capacità di comprensione»
«... Penso sia rendere un cattivo servizio a Vivaldi prendere un pezzo come Giustino, che persino gli appassionati considerano troppo lungo - ci sono in effetti troppe cose che non si sarebbero dovute conservare ...» «... [La registrazione del Giustino di Esteban Velardi] non l'ho ascoltata, ma se mai trovassi tempo per farlo, non credo cambierei opinione ... Penso che sia bene per Vivaldi imporre dei tagli.»
Trovate (e tradotte) nel Bêtisier de l'opéra baroque del Magazine de l'opéra baroque di Jean-Claude Brenac martedì, 17 ottobre 06 23:56
I non-premi di Opernwelt all'Oper Frankfurt
Ecco tutti i non-premi dell'Oper Frankfurt:
Peccato! In effetti, quella trascorsa ce la ricordiamo come una delle migliori stagioni dell'anno ed il Parsifal di Nel avrebbe ben figurato nella lista degli spettacoli premiati. sabato, 14 ottobre 06 09:33
Idomeneo a-islamico a WiesbadenBuone notizie per chi dovesse assistere stasera alla prima dell'Idomeneo di Mozart a Wiesbaden. Il sovrintendente Manfred Beilharz annuncia di non aspettarsi proteste da parte di islamisti. Accogliamo la notizia con sollievo: dopo la cancellazione di Berlino, riusciremo a vedere finalmente il capolavoro mozartiano. E senza nemmeno temere qualche facinoroso nella elegante colonnata del teatro di Wiesbaden. Notiamo solo che, con singolare decisione, Cesare Lievi, regista della produzione di Wiesbaden, non sfrutterà il tema islamista, di cui non si trova alcuna traccia nel libretto che Gianbattista Varesco scrisse per l'opera creata 98 anni dopo l'assedio di Vienna del 1683. Anche allora, quindi, Mozart e Varesco non sfruttarono la possibile occasione celebrativa per soli due anni. Con una certa delusione (parlerà la stampa di questa non notizia?), andremo comunque a teatro, rassicurati almeno per la nostra incolumità. Segue piccola antologia di grande voci.
Luciano Pavarotti, "Torna la pace al core" (Idomeneo) New York, Metropolitan Opera, 1982 (direttore James Levine)
martedì, 10 ottobre 06 07:50
Gli oscar tedeschi della lirica 2005/06
domenica, 01 ottobre 06 22:35
Sex
sabato, 30 settembre 06 19:27
Il regista e la spada del profetaDa giorni i giornali tedeschi sono pieni delle polemiche scatenate dalla decisione della berlinese Deutsche Oper di cancellare dal cartellone Idomeneo che sarebbe dovuto andare in scena per poche recite dal 7 ottobre. Lo fa per non mettere in pericolo i lavoratori del teatro ed il pubblico che avesse voluto assistervi. E non solo lo cacella dalle scene, ma se se ne volesse trovare traccia nel sito, si sarebbe destinati ad essere frustrati: non esiste più nulla, come fosse l'immagine di un qualche vecchio amico in un album fotografico di Stalin. Stupisce che una decisione così attenta verso un soi disant sentimento religioso arrivi comunque a quasi tre anni dal debutto dello spettacolo di Hans Neuenfels, quando, sia la reazione non proprio amichevole di critica e pubblico, a suo tempo avrebbe magari offerto una occasione meno attaccabile. O forse no, vista la sacralità del Regista da queste parti. Il motivo: il buon re Idomeneo verso il finale arriva in scena con le teste mozzate di Buddha, Poseidone, Gesù e Maometto (l'ordine seguito qui segue l'età presunta dei quattro personaggi non la loro importanza). Ma perché tanta furia vendicatrice? Potrebbe stupire il fatto che Idomeneo non si limiti a colpire Poseidone ma coinvolga anche altri tre sciagurati che con le sue tormentate vicende, per quanto se ne sa, c'entrano poco. Ma qui ci viene in soccorso il Neuenfels stesso: "Poiché milioni di morti sono da mettere sul conto dei conflitti di religione, abolirle tutte può essere una misura propedeutica alla pace" e, con indiscutibile coerenza, dichiara lui stesso guerra alle religioni. Passi pure l'ingiusto attacco al normalmente pacifico Buddha, a Neuenfels avrebbe però giovato ascoltare almeno il monito di una delle vittime, fedelmente riportato dell'evangelista Matteo: Qui gladio ferit gladio perit. È fin troppo facile attaccare la censura in qualsiasi forma si presenti, magri anche sotto lo spesso strato di cipria del politically correct. E, del resto, le critiche all'eccesso di zelo della sovrintendente Kirsten Harms non sono giustamente mancate da parte degli intellettuali e della classe politica. Si pensi però un attimo al terribile dilemma del bloggista - megalomane nel suo intrinseco esibizionismo - che deve rispondere all'imperativo morale di documentare con una immagine il fatto di cui racconta: rispettare il sentimento religioso di milioni di cittadini di questo pianeta legittimando in tal modo la censura, o rivedicare con un gesto il suo diritto ad esprimersi liberamente? Ebbene: questo bloggista sceglie il secondo corno, sebbene ceda solo al buongusto e mostri qui sotto una immagine meno cruenta della produzione berlinese. Con le quattro vittime vive e, sembra, in ottima forma.
Come dire che alla fine della fiera il solo decapitato è il Neuenfels. Ah! se solo avesse letto Matteo... Obbligatoria antologia in difesa della libertà di espressione:
domenica, 27 agosto 06 20:09
Personalità ingombranti
In lotta con problemi di obesità fin dall'adolescenza - umiliazioni a parte - accusa problemi di diabete e di pressione alta nonché di dolori alle ginocchia, nel 2005 si sottopone ad una operazione di gastroplastica che le fa perdere 45 Kg di peso. Eccola, fiera della sua linea, nel suo sito. Riflessioni di Tim Ashley (The Guardian) sulla matroneity nell'opera qui. giovedì, 10 agosto 06 22:19
(Fast) GesamtkunstwerkCi rassicura la definizione di Jacqueline Ott di Gesamtkunstwerk nel Dizionario Internazionale dei Termini Letterari:
Ci rassicura ancora di più leggere il seguito della definizione: [...] Per estensione, il termine potrebbe essere - ed è stato - applicato a genere composito verbale/visuale/gestuale/d'ascolto, ai grandi spettacoli multimediali della fine del XX secolo, ma l'espressione resta malgrado tutto legata alla sfera germanica ed europea. Nella chiara notte d'estate, nel giardino con alti alberi davanti alla sua camera, Isolde, sola, ascolta il cd con la voce del suo amante. |
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