publicoperaimpressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti) |
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Mio progetto
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mercoledì, 20 aprile 11 23:20
Grétry su arteUn bel programma dedicato a André Modeste Grétry visto su arte un paio di sere fa. Né à Liège en 1741, mort à Montmorency en 1813, André Modeste Grétry fut successivement le compositeur favori de Marie-Antoinette, le musicien de la Révolution et le protégé de Napoléon. Héritier de Lully et de sa tragédie lyrique, il va porter aux sommets un genre nouveau, l'opéra-comique. Mais alors qu'il fut en son temps immensément populaire, célébré jusqu'en Russie et aux États-Unis, il fallut attendre 2010 pour que sa musique résonne à nouveau à Versailles.
martedì, 19 agosto 08 23:33
Tanti effettiDopo Aix e Bayreuth, l'ultima tappa dell'estate musicale del 2008 è in Italia per il Rossini Opera Festival. Un bel modo di trascorrre una delle estati più piovose che si siano viste in centro Europa negli ultimi anni. Tra poco riaprono i teatri e si ricomincia con le stagioni normali.
Prima tappa: un profeta affondato nella polvere Un po' la distanza dalla città, un po' il tempo da lupi, un po' il pubblico abbastanza dimesso non creano un clima di festa che ci si aspetterebbe e la serata all'Adriatic Arena si presenta un po' dimessa. Malgrado gli sforzi per rendere accettabile e gradevole l'ambiente, l'edificio rimane un palasport e per di più enorme. Comunque la grande cassa in legno costruita per correggere l'acustica funziona perfettamente. Per finire ci si mette il rumore della pioggia (e qualche goccia che filtra nella sala) a disturbare la prima parte dello spettacolone di gusto archeologico messo in piedi da Michael Hampe per il Maometto Secondo. Non c'è niente nello spettacolo che non sia convenzionale: le scene e i costumi da figurina Liebig di Alberto Andreis e Chiara Donato, una gestualità enfatica e banale che sembra la caricatura di un'opera, un vago senso di noia e prevedibilità.
Intanto nell'altro spazio, vuota, riposa la scena dell'opera che vedremo domani: Ermione.
Seconda tappa: reali efferatezze Molto più convincente l'Ermione vista l'indomani nell'altra "sala" simmetrica ricavata nello stesso catino dell'Adriatic Arena. Tornato il sereno, torna anche il pubblico ed il clima è un po' più festoso (aiuta in qualche occasione per creare la giusta tensione prima cheil sipario si alzi). Lo spettacolo di Daniele Abbado è asciutto e non banale, anche se scivola su qualche eccesso francamente gratuito che un po' sporca l'apprezzabile rigore e la tensione che riesce a costruire. Quei due tipi leather al guinzaglio, strizzata d'occhio all'estetica sadomaso, e quel cadavere di Pirro oscenamente esibito nel finale ci azzeccano poco col resto e distraggono dalla grandezza del finale prima e l'allucinata tensione della grande scena di follia di Ermione.
Il cast è complessivamente migliore del Maometto, ma anche in questo caso lontano dall'essere ideale. Sonia Ganassi è l'impegnata protagonista, anche se non siamo certi che la sua voce calzi a pennello al ruolo né che il suo progessivo abbandono dei ruoli di mezzosoprano sia un buon affare. Bisogna però riconoscerle una maturazione che comunque le permette di affrontare un ruolo molto complesso e di riuscire convincente o comunque accettabile. Chi invece convince molto meno è il Pirro di Gregory Kunde non tanto per le sue qualità drammatiche (che sono fuori discussione) ma qui si tratta di cantare e oramai i suoi mezzi sembrano irrimediabilemte compormessi: a Kunde resta qualche bell'acuto a nascondere un centro opaco e privo di profondità, una regione grave inesistente e colorature molto approssimative. Smagliante invece l'altro tenore, Antonino Siracusa, un Oreste sicuro e con totale dominio delle asperità del ruolo. Marianna Pizzolato convince più nel primo atto che nel secondo, nel quale la sua presenzasi percepisce appena. Fra i comprimari (di lusso) si distingono Nicola Ulivieri e Riccardo Botta, mentre il Pilade di Ferdinand von Bothmer è spesso impreciso e non particolarmente gradevole. L'orchestra del Teatro Comunale di Bologna svolge diligentemente il suo compito sotto la guida sicura di Roberto Abbado, che è passabile nel primo atto ma si riscalda nel secondo e specie nelle due grandi scene di Ermione nel finale.
Al di là di qualche limite esecutivo - Ermione è comunque un'opera di complessità estrema - questa produzione ci sembra restituisca la grandezza di quest'opera e sia più riuscita della precedente. C'è davvero di augurarsi che il ROF riesca nell'impresa di farla diventare merce più comune nelle scene d'opera non festivaliere. Terza tappa: bollicine Per l'ultima opera ci si sposta nell'ottocentesco Teatro Rossini, (finalmente un teatro vero!) all'ingresso del piccolo ma apprezzabile centro storico di Pesaro.
L'opera non è davvero un capolavoro soprattutto per il suo libretto banalotto e con parecchie cadute di stile. Gli ingredienti del Rossini più maturo ci son già tutti e comunque l'operina è accattivante.
Tappe future Il festival continua fino al 23 agosto ma il programma del 2009 è già stati annunciato. Aprirà una nuova edizione della Zelmira il 7 agosto con il debutto di Juan Diego Florez e la regia di Giorgio Barberio Corsetti. In concomitanza con l'ultima edizione critica curata dalla Fondazione Rossini andrà in scena per la prima volta al ROF il Sigismondo con la regia di Damiano Michieletto. Entrambi gli spettacoli saranno montati nell'Adriatic Arena. Invece, al Teatro Rossini andranno in scena la ripresa del Comte Ory firmato da Lluis Pasqual, un Tancredi in forma di concerto e l'oramai tradizionale Viaggio a Reims dell'Accademia Rossiniana in una messa in scena firmata da Emilio Sagi. A casa Rossini
Non c'è molto da fare a Pesaro, soprattutto quando il tempo è incerto. Una visita alla casa natale di Gioachino Rossini però è d'obbligo. Il piccolo museo non è di quelli che cambia la vita, ma è comunque un piccolo viaggio nelle memorie operistiche di primo ottocento da una prospettiva domestica. Si vedono una raccolta di stampe con le celebrità dell'epoca, una galleria di ritratti di Rossini (e tra questi, il disegno di Doré di Rossini sul letto di morte), una collezione di caricature nella cucina della casa e la spinetta di fabbricazione veneziana su cui Rossini studiò da ragazzo e alcuni (pochissimi) autografi.
domenica, 10 agosto 08 19:13
Vedere ancora più lontano
Incoraggiato dalla risposta del pubblico nella scorsa stagione, il circuito tedesco Cinemagnum aumenta considerevolmente l'offerta per il 2008/09. Si resta comunque nel grande repertorio, ma le proposte sono nel complesso stimolanti.
I cinema che partecipano al programma della Metropolitan Opera sono qui; quelli della Dynamic qui. venerdì, 08 agosto 08 10:06
Titolati
Che si parli dell’articolata burocrazia zarista dei racconti di Gogol o del sottobosco bancario di Fantozzi, i titoli ma soprattutto chi se ne vanta fanno sempre sorridere un po'. Ebbene, all’Opera di Stato di Vienna pare prendano assai sul serio l’argomento al punto che, quando si voglia prendere un biglietto, si può scegliere accuratamente in una lista di ben 177 diversi titoli. La lista completa è questa:
Quel Lord è stupendo! Tag:
wiener staatsoper
giovedì, 07 agosto 08 11:45
F'estival«Perché da noi mancano festival come Avignone e Edimburgo?» si chiede Giorgio Albertazzi sul Corriere della Sera di oggi «Perché quando stiamo per farcela distruggiamo tutto. Vedasi Taormina, una sirena che non canta più: si son fissati sul cinema e hanno il più bel teatro antico all'aperto dopo quelli greci.» In curiosa sintonia, La Stampa di oggi pubblica un'intervista di Sandro Cappelletto al texano Barrett Wissman, azionista di riferimento della IMG Artists, una delle agenzie più potenti al mondo, con uffici a New York, Los Angeles, Londra, Parigi, Hannover, Lucca e Singapore, e ideatore del Tuscan Sun Festival. Nell'intervista Wissman dice la sua su come si diventa una star («C'è una differenza fondamentale tra classica e pop. Il 90 per cento degli artisti pop hanno carriere brevi, da due a cinque anni. I manager lo sanno benissimo e dunque vogliono tutto e subito. Sting e Madonna sono delle eccezioni. Un artista classico può restare sulla breccia anche cinquant'anni. Dunque se sei il suo agente, devi procedere con cautela, investire sul lungo periodo.»), sugli artisti italiani bamboccioni («Pietro De Maria è un eccellente pianista, conosciuto meno di quanto merita. Ma i ragazzi italiani devono osare di più, non fare i cuccioloni, imparare a proporsi meglio, soprattutto all'estero.») ed infine su cosa vuol dire gestire un festival musicale in Italia.
lunedì, 04 agosto 08 23:22
PélerinageSta diventando un'abitudine quella del pellegrinaggio estivo a Bayreuth, quest'anno limitata al solo spettacolo novità: il Parsifal di Stefan Herheim. Sì perché da qualche anno Wagner pare sia poco più di un prestesto: protagonisti assoluti sono i registi. L'abbiamo visto su un po' meno di copertine di Katharina nel 2007, ma anche lui non scherza. E comunque Katharina con le sue trovate mediatiche (la nuova collana musicale per bimbi della Deutsche Grammophone, la propiezione su maxischermo dei suoi vituperati Meistersinger, la diffusione internet dello spettacolo) continua a tener banco in giornali e riviste anche quest'anno. Inutile dire che fra qualche mese, a meno di sorprese dell'ultimo minuto, si sceglierà chi guiderà il Festival dal prossimo anno. Qualche impressione al volo raccolte nel lunghissimo pomeriggio parsifaliano di ieri. Anteprima: Una fabbrica (solo) di sogni? Non l'avevamo mai notato ma il Festspielhaus sembra una fabbrica. Ha tutti gli elementi dell'architettura industriale della seconda metà dell'Ottocento. Un po' come la Gebrüder-Meisel Brauerei che sorge sull'altra collina, quella rossa, e che è stata costruita grossomodo negli stessi anni. Il Festspielhaus ha soltanto qualche elemento classicheggiante in più e qualche cinimiera in meno (ma la quantità di birra che vi circola è più o meno la stessa).
Primo intervallo: nero bayreuthiano Il nero va molto nei teatri tedeschi, ma specialmente qui a Bayreuth (è elegante, sfina, ecc.). Per i signori uomini pare sia di rigore, anche per i più informali (si tollerano sneakers, sandali, t-shirt e camice a manica corta purché di quel colore). Le donne ed i giornalisti si concedono qualche libertà: un giornalista americano sfidava la regola con il suo completo di lino bianco.
Secondo intervallo: souvenir de Bayreuth Ripensando al salisburghese Mozartwürst del duecentocinquantenario, tutto sommato a Bayreuth ci si modera. Anzi, sul marciapiede di fronte, la piccola costruzione ad un piano ospita un ufficio postale autorizzato a rilasciare annulli festivalieri, un negozio di cartoline che facilitano l'annullo e un piccolo discaio/libraio dedicato completamente al culto locale, ma che vanta anche delle piccole chicche. Per la prima volta ci abbiamo visto delle t-shirt (nere!) con citazioni del Maestro. Le cartoline comunque sembrano ancora in testa alle preferenze dei parsimonosi consumatori festivalieri.
Epilogo: nel tempio
Sembra una cafonata, ma il cuscino, almeno per la schiena, è un vero e proprio must. Soprattutto quando a dirigere il Parsifal chiamano Daniele Gatti: ci ha messo tutto l'impegno, ma è rimasto sotto di quasi 20' minuti al suo benchmark dichiarato, ossia Arturo Toscanini. Alla seconda recita pare abbia recuperato qualcosa, ma deve impegnarsi di più, se la Sacra Famiglia gli offrirà una seconda chance. Eventualità che una agguerrita ed aggressiva minoranza non auspica, a giudicare dai buh che gli ha riservato alla fine. Nessun altro si è meritato le contestazioni del pubblico, nemmeno Herheim che, incredibilmente, si salva benché non si possa davvero dire che abbia accontentato i palati più tradizionali. Nemmeno gli stendardi e le divise naziste che compaiono in scena alla fine del secondo atto hanno provocato reazioni visibili. Una teoria vuole che in realtà Herheim con la complicità delle mobilissime scene e degli specchi di Heike Scheele nonché delle luci psichedeliche di Ulrich Niepel abbia deliberatamente voluto stordire il pubblico per assogettarne la volontà. Più di uno spettatore del resto pare abbia affermato di aver gradito e molto lo spettacolo, ma di non aver capito si trattasse di Parsifal.
lunedì, 04 agosto 08 19:45
Parsifal Apotheke, Bayreuth
C'è un che di ironico scendere dal treno e passare davanti alla Parsifal Apotheke di Bayreuth. Soprattutto se dopo qualche ora ci si immerge nel fiume di musica (e di immagini) costretti alle scomodissime seggiole del Festspielhaus. Tag:
bayreuth
sabato, 02 agosto 08 00:16
SatiriIl livornese Federico Maria Sardelli, fondatore del gruppo Modo Antiquo attraverso il quale ha contribuito a diffondere il verbo vivaldiano nel mondo, accanto all'attività musicale e musicologica, da anni svolge con altrettanto successo un'attività parallela di autore satirico per il mensile Il Vernacoliere. Secondo la sua biografia pubblicata nel sito della gloriosa pubblicazione livornese, "Federico Maria (Boria) Sardelli può essere annoverato tra le persone più odiose e supponenti che vi siano in giro. Si dedica a questo e a quell'altro con eguale alterigia, credendo di primeggiare in ogni disciplina escluso il rally. [...] Ai numerosi babbei che gli domandano come faccia a conciliare attività così varie e dissimili non risponde nemmeno ma spara un raudo serpentone ai loro piedi."
Nel 2007 Sardelli è stato invitato all'Händel Festspiele di Halle per dirigervi il concerto inaugurale ed un'edizione dell'Ariodante con la regia di Stephen Lawless e le scene di Benoît Dugardyn.
Le sue impressioni tedesche sono state documentate nelle pagine del Vernacoliere per la prima volta nel luglio 2007 e ancora nell'aprile 2008. 1. Cibo
2. Ristoranti
3. Costumi
4. Creature
5. Epilogo
Un grazie di cuore a Stefano B., sincero ammiratore del Maestro e affezionato lettore del Vernacoliere, per la segnalazione e per aver gentilmente fornito il materiale. sabato, 26 luglio 08 10:10
Bayreuth 2008 (ossia c'era questo, c'era quello)Non si sa se sia solo un'impressione, ma vedere le foto di quelli che ieri erano all'inaugurazione del Festival di Bayreuth da un'impressione di dejá vu. Che anche il protocollo sia un riflesso della immutabilità del festival europeo più longevo, anche dal punto di vita della gestione artistica?
Quanto allo spettacolo, nessun dissenso apparente. È piaciuto a tutti. Gatti forse un po' lungo ma voci bellissime. Le foto dello spettacolo di Herheim raccontano di bambini e (sembra) streghe, di Gurnemanz e Kundry angeli neri, di Klingsor in guepière, di Parsifal a Villa Wahnfried.
Da domani i resoconti. venerdì, 25 luglio 08 12:16
Santo Stefan martire?"Bimbi! Fate cose nuove! nuove! e ancora nuove! - se vi agrappaste al vecchio, vi afferrebbe il diavolo dell'improduttività, e sareste i bimbi più tristi."
Così parla Stefan Herheim, regista dello spettacolo inaugurale del Festival di Bayreuth 2008. La diretta dello spettacolo si può ascoltare su Bayern 4 Klassik dalle 16 di oggi. giovedì, 17 luglio 08 10:30
Monaco 850
La cucina musicale di Monaco sforna normalmente piatti particolarmente prelibati. Figuriamoci quando si tratta di celebrare un compleanno importante: 850 anni. Difficile seguire tutte le iniziative in programma, culminate con la riapertura del Cuvilliés-Theater con il mozartiano Idomeneo lo scorso giugno (impossibile trovare un biglietto nonstante i prezzi non troppo democratici: 450 euro a poltrona!). L'occasione per una visita alla capitale bavarese lo scorso weekend è la festa di compleanno organizzata il 12 luglio dai Münchner Philharmoniker (e i due biglietti vinti per quel concerto alla lotteria). Antipasto freddo: il Cuvilliés-Theater Avendo mancato l'Idomeneo del cinquantenario allestito lo scorso giugno in occasione della riapertura a cinquant'anni dalla ricostruzione nel secondo dopoguerra, almeno una visita al Cuvilliés è d'obbligo. Quasi cinque anni di restauri, una spesa complessiva di 25 milioni di euro (secondo la stampa locale) interamente sostenuta dal Ministero delle Finanze bavarese, proprietario della teatro che sorge nel complesso della Residenz, per tirare a lucido la sala rococó e restituirla al pubblico per i prossimi cinquant'anni.
Tutto ciò mentre nella lontanissima capitale federale il dibattito fra conservatori e demolitori della sala della Staatsoper Unter den Linden è accesissimo. Ma si sa: la Baviera tende alla conservazione. Ed è visitatissima dai turisti. Primo di classe: Beethoven, Thielemann e i Philharmoniker Il concerto dei Münchner Philharmoniker è nella Philharmonie, un bellissimo auditorium completamente in legno nel complesso culturale Gasteig, che sorge a poche centinaia di metri dall'Isar.
Dopo il discorso di rito da parte di una non meglio identificata autorità locale, inizia il concerto che ha in programma la sola sinfonia n.9 di Ludwig van Beethoven, quest'anno più popolare che mai nella sua patria. Sul podio il direttore musicale dell'orchestra Christian Thielemann, che finalmente riusciamo ad ascoltare dal vivo. Spesso descritto come continuatore ideale di una tradizione musicale e progenie direttoriale che si credeva esitanta con Karajan, in effetti Thielemann privelegia i tempi distesi e l'andamento solenne (è il caso dell'Adagio molto e cantabile del terzo movimento). Come Karajan, Thielemann cura la bellezza del suono e la predilezione per gli indugi romantici (a tratti, questo suo Beethoven fa pensare a Strauss!).
Carismatico come i grandi direttori, Thielemann entusiasma il pubblico con l'incalzante e solenne finale, assecondato dall'ottima performance di orchestra e coro, mentre i solisti apparivano un po' sottotono. Secondo piccante: Eugenio nel Wisconsin Luglio a Monaco è anche e soprattutto il Münchner Opernfestspiele, un'incredibile vetrina di star che danno prestigio all'ultimo mese di programmazione dell'iperproduttiva Opera di Stato della Baviera.
Al Nationaltheater domenica 13 luglio torna in scena l'Onegin, la prima delle prime della stagione corrente. Il cast è lo stesso del debutto dello scorso novembre con la sola eccezione di Lenskij interpretato dal rumeno Marius Brenciu al posto di Christoph Strehl. Dirige Kent Nagano. La stampa ha scritto molto dello spettacolo di Krzysztof Warlikowski che propone (impone?) una interpretazione non proprio sfumata della figura di Onegin e del suo legame chiaramente omosessuale con Lenskij. A parte l'ambientazione USA anni '60 della prima parte, è soprattutto la seconda parte che esplicita il tema: già durante l'intervallo cowboys a torso nudo passeggiano sul palco aspettando che il pubblico riprenda posto. Sono gli stessi cowboys (in versione drag queen per il ballo chez les Gremins) a dare corpo alle ossessioni erotiche di Onegin. Non del tutto fuori tema, la regia di Warlikowski sembra piuttosto soffrire della tipica "monodimensionalità" del teatro di regia. Bisogna ammettere però che la netta separazione fra la prima (fino alla prima scena del terzo atto) e la seconda parte - cioè come la vede Tatjana e come la pensa Onegin - risolve alcuni dei nodi drammaturgici irrisolti dell'opera di Ciaikowskij.
Musicalmente buono anche se non eccezionale, come forse ci si poteva aspettare. Michael Volle come Onegin entusiasma meno che nelle sue prove wagneriane, soprattutto per una certa genericità di fraseggio ma si conferma ottimo attore. Tatiana Monogarova come Tat'jana è un po' monocorde. Marius Brenciu, a parte qualche difetto di intonazione qua e là, è un buon Lenskij, forse un po' trattenuto, probabilmente per essere dovuto entrare rapidamente in una produzione non facilissima. Bene i numerosi comprimari, fra cui il basso Günther Groissböck veniva salutato da vere e proprie ovazioni per il suo cameo di Gremin (o piuttosto per la sua apparizione nei panni di Zareckij?). Poco da segnalare sulla direzione di Kent Nagano: molto attenta all'equilibrio con la scena, corretta, poco appassionata e/o appassionante. Ottimi come da attese l'Orchestra dell'Opera di Stato bavarese ed il coro preparato da Andrés Máspero.
Accoglienza calorosa del pubblico alla fine della prima parte, ma anche della seconda.
L'Opera di Stato si democratizza (o approfitta semplicemente della concomitante Christopher-Street parade?) e con Oper für alle offre gratuitamente lo spettacolo su maxischermo nella Max-Joseph-Platz, proprio ai piedi della scalinata dei Nationaltheater. Purtroppo la pioggia incessante rovina la festa. mercoledì, 16 luglio 08 12:21
To fly or to «brundlefly»?Cronaca di The Fly di Howard Shore dal nostro corrispondente parigino.
To fly or to «brundlefly»? Adaptation par son réalisateur – David Cronenbergd’un film culte du cinéma fantastique, commanditée et dirigée par une légende vivante de l’art lyrique, –Placido Domingo–, « the Fly » avait ce qu’il fallait pour attirer au Châtelet un nouveau public, plus jeune et moins attaché à la tradition, selon les vœux de Jean-Luc Choplin, son directeur général. Les intentions des principaux protagonistes étaient aussi les meilleures. Dans un dossier consacré à l’œuvre par « Opéra Magazine » dans son numéro de juin 2008, Placido Domingo déclare à propos d’Howard Shore dont c’est le premier opéra : « après avoir écouté les bandes-son de Lord of the Rings et The Fly, j’ai su d’emblée qu’il était fait pour composer un opéra » et ce dernier fait chorus avec David Cronenberg selon qui le film avait « quelque chose de théâtral dans sa structure : trois personnages principaux dans un décor unique, poussés à des émotions extrêmes ». Et de poursuivre : « Je ne voulais surtout pas réaliser un remake du film, en me contentant de le transposer paresseusement à la scène ».
De fait, le réalisateur et le compositeur ont fait appel à David Henry Hwang pour écrire un livret nouveau, la musique, elle aussi est nouvelle, n’utilisant que très peu de citations de la bande-son et la mise en scène –pour une fois !– ne recourt pas à des projections vidéo. Est-ce à dire que, pour reprendre la question très justement posée par Pierre Cadars dans le même dossier, on assiste à une « simple téléportation ou (à une) fusion d’un nouveau type » (entre cinéma et opéra, de même qu’entre Seth Brundle et la mouche, donnant ainsi naissance au néologisme créé par le héros : « Brundlefly ») ? Peine perdue. A l’audition, il faut bien se rendre à l’évidence : « The Fly » does not fly et le spectateur s’ennuie plus d’une fois. Comment rendre compte de ce que l’on peut considérer comme un échec ?
Un minidocumentario delle prove e della conferenza stampa di David Cronenberg. martedì, 15 luglio 08 07:05
HäuserRafael Neff è nato nel 1969 a Freienseen nell'Assia. Neff ama le architetture barocche ed ama i teatri d'opera, che ha fotografato in una serie di foto che abbiamo visto nella galleria Lumas. Secondo il critico, la luce che inonda le sale ci racconta di tutti i drammi rappresentati sulle queste scene e fa rivivere le arie si sono sentite in queste sale.
È bello chiamare case i teatri d'opera. Tag:
rafael neff
giovedì, 10 luglio 08 20:47
A Aix
Piccola cronaca essenziale di tre giorni di festival. sabato 5 luglio: Mozart o Haydn? Ufficialmente i biglietti per tutte le opere in programma nella serata sono esauriti. Non è chiarissimo però se la risposta è definitiva o se si può trattare, se ci si può mettere d'accordo o se il verdetto è definitivo. Non lo è e, grazie ad una gestione flessibile di rinuncie e cambi di programma, si riesce a trovare sempre qualcosa. Incertezza fra la mozartiana Zaide messa in scena dall'oramai anemico Peter Sellars (avrà ancora qualcosa di dire?) e L'infedeltà delusa con una compagnia di giovani guidati dal giovane direttore in ascesa Jérémie Rohrer è risolta pragmaticamente leggendo le critiche feroci che hanno massacrato il Singspiel mozartiano: vince Haydn sulla fiducia. Il minuscolo spettacolo messo in piedi dell'Académie européenne de Musique prende vita sulla piccola scena incorniciata fra un grande platano ed un cipresso, montata nell'incantevole cortile dell'Hôtel Maynier d’Oppède. Opera molto di genere, senza dubbio le giova la cornice estiva e la freschezza dell'assortita compagnia. Colpiscono soprattutto la sicura professionalità di Claire Debono nei panni di Vespina (che per l'amore per il travestimento ricorda molto da vicino la quasi omonima Despina, ma con qualche dose di cinismo in meno) e il piglio brillante e preciso del giovane direttore. Ottima anche la 'sua' orchestra, Le Cercle de L'Harmonie. Spettacolino bistrattato da più d'uno fra il pubblico per via di qualche veniale scemenza e qualche caduta di gusto qua e là, ma in fondo che si poteva fare di più? (o magari qualcosa di meno avrebbe aiutato).
Attesa per l'uscita del pubblico della concomitante Zaide per un'occhiata al famoso Théâtre de l'Archevêché, sede storica del Festival. Molti gli applausi e nessun dissenso visibile nel pubblico. Avremo fatto la scelta sbagliata?
domenica 6 luglio: passioni (per lo più inedite) dusapiniane Come in tutti i festival si tende a far tardi. Qui ad Aix specialmente, cominciando gli spettacoli quando fa notte. La partenza il giorno dopo è sempre piuttosto lenta. Il giorno si annuncia sotto il segno del compositore francese Pascal Dusapin, con la pomeridiana della sua ultima opera Passion ispirata (d)a Monteverdi.
Il pubblico aspetta sotto sole che M.me la Ministre (della cultura probabilmente) arrivi al Théâtre Jeu de Paume nell'angusta Rue du Théâtre, bloccata al traffico per motivi di sicurezza (pare davvero di essere chez nous...). Si comincia comunque in tempo.
Due personaggi (Lei e Lui) e gli altri, che osservano, commentano e ripetono le frasi spezzate e ripetute dei due protagonisti. Frammenti testuali di un discorso amoroso che è anche un combattimento. Monteverdi è una presenza invisible ma latente che rivela la sua presenza nelle schegge di testo (in italiano) assemblate dallo stesso Dusapin, nelle reminiscenze strumentali più che musicali, nell'essenzialità del discorso musicale. Musicalmente, Dusapin impone ai suoi cantanti una linea melodica di estrema semplicità e suggestione, che il piccolo complesso strumentale (il sempre impeccabile Ensemble Modern diretto da Franck Ollu) accompagna quasi come un basso continuo, che si trasforma incessantemente in continue evoluzioni timbriche. Con i suoi elaborati melismi la bionda sirena Barbara Hannigan incanta Georg Nigl e lo rifiuta, nella scena vuota firmata da Giuseppe Frigeni con pochi segni fortemente evocatori (l'acqua, una grande conchiglia, un albero/diapason). Il pubblico resta fino alla fine, qualcuno protesta (chissà perché), ma l'accoglienza è calorosa per tutti.
La giornata dusapiniana non è finita: continua alle 22 con l'esecuzione dei quartetti per archi n.1, 3, 4 e 5, di nuovo all'Hôtel Maynier d’Oppède. Pochi (ma buoni?) gli spettatori.
Malgrado siano stati composti nell'arco di oltre vent'anni, Dusapin esibisce una sostanziale fedeltà ad un linguaggio che è rimasto inalterato alla base e a partire dal quale sperimenta nuove soluzioni armoniche e ritmiche. L'esecuzione del Quartetto Diotima è quanto di meglio si possa sperare per restituire con la necessaria precisione e chiarezza le complesse strutture compositive. lunedì 7 luglio: splendori e miserie del Festival di Aix Attività collaterale, ma non troppo, in mattinata: la bella mostra 60 ans, 60 photos al Pavillon Vendôme.
60 foto che illustrano la storia del festival dal badacchino della piccola scena montata nella Cour de l'Archevêché fino alla Walküre del 2007 nel nuovissimo Grand-Théâtre de Provence. Come un bel film, la mostra ci racconta di un piccolo festival dalle grandi ambizioni, ci mostra i grandi che sono passati di qua, l'evoluzione dei gusti, la grande scoperta del barocco in anticipo sui tempi.
Ritiro "spirituale" necessario prima di affrontare la maratona della terza tappa dell'Anello del Nibelungo voluto da Stéphane Lissner, ai tempi della sua reggenza ad Aix. Dalla scorsa edizione l'Anello si è trasferito nel tecnologicamente più accogliente Grand-Théâtre de Provence, edificio firmato dall'architetto Vittorio Gregotti, in un nuovo quartiere continguo al nucleo antico della città di Aix. È un edificio piuttosto gradevole con i suoi colori mediterranei, le ampie terrazze da cui si godono dei begli scorci sulla città e la sua ampia sala molto funzionale (almeno dalla platea; molti spettatori nelle gallerie devono alzarsi in piedi per vedere la scena).
Stéphane Braunschweig e Simon Rattle guidano un cast con poche ma significative modifiche rispetto alle tappe precedenti: tornano Willard White (Wotan), Dale Duesing (Alberich), Anna Larsson (Erda) e Burkhard Ulrich (Mime). Al debutto Ben Heppner come Siegfried (un vero debutto, nonostante il solido curriculum wagneriano) e Katarina Dalayman che sostituisce Eva Johansson, la Brünhilde (non memorabile) della Walküre. Tornano anche i Berliner Philharmoniker, senza alcun dubbio i più entusiasmanti della nutrita compagnia. Rattle continua a sorprendere per lo più on the downside. Ben Heppner ha un bell'inizio ma frana sul finale con seri problemi di emissione e di intonazione, quando Rattle mosso a pietà ce lo nasconde all'udito con uno dei finali più assordanti che ci sia mai capitato di ascoltare in quest'opera. Katarina Dalayman non si ricorderà per introspezione di canto (ma che poteva fare?). Invece Burkhard Ulrich si impone su tutti come uno dei Mime più interessanti e riusciti degli ultimi tempi (decisamente dispiace che sia lui a soccombere a Notung...). Nella regia Braunschweig non abbiamo visto lampi di genio, ma nemmeno cadute clamorose. Un po' dispiace che sia l'unico a venire redarguito da una parte del pubblico, che invece, inebriato dal tifone di decibel evocato da Rattle, si scatena in entusiasmi degni davvero di miglior causa.
Appuntamento al 2009? mercoledì, 09 luglio 08 23:56
Papi destri
«L'affare di Roma è un gran fatto, ma mi lascia freddo ... perché non posso conciliare Parlamento e collegio dei cardinali, libertà di stampa e inquisizione, codice civile e sillabo ... Che domani venga un papa destro, astuto, un vero furbo, come Roma ne ha avuti tanti, e ci ruinerà.» Giuseppe Verdi in una lettera del 1870 a proposito della presa di Porta Pia. (lettera ripresa nell'articolo di Luca Fontana Il bavosissimo baciamano in Diario 27 giugno-10 luglio 2008) Tag:
giuseppe verdi
mercoledì, 02 luglio 08 21:41
Finale con fuocoÈ cominciato con gli insulti di qualcuno del pubblico - il suo rotondo Arschloch si è sentito perfettamente - domenica scorsa il concerto d'addio di Paolo Carignani nell'Opernhaus di Francoforte. Carignani non reagisce provocazione, resta immobile qualche secondo, poi scende dal podio e se ne va. Richiamato da Ingo de Haas, konzertmeister della Frankfurter Museumorchester, incoraggiato dagli applausi ritmati, Carignani rientra in scena e finalmente dà l'attacco del suo ultimo concerto da direttore musicale. Secondo la sua cifra più caratteristica, la sua interpretazione della beethoveniana Nona sinfonia è frenetica e vitale (poco più di 60 minuti: un vero record!) ed è accolta da standing ovation e chiamate entusiastiche. Si vede anche uno striscione giallo con un "DANKE PAOLO" a caratteri cubitali. Evidentemente il clima calcistico che si respira dentro e fuori del teatro (è pur sempre il giorno della finale dei campionati europei fra Spagna e Germania). Finiscono così, in un clima molto teso, i nove anni di Paolo Carignani come direttore musicale dell'Oper Frankfurt, uno dei mandati più lunghi nella storia di questo teatro. Un clima che lo stesso direttore milanese ha contribuito a creare con le sue dichiarazioni esplosive contro il sovrintendente Bernd Loebe nel corso di una intervista trasmessa lo scorso 29 maggio dall'Hessischer Rundfunk, la televisione regionale dell'Assia. I rapporti fra i due massimi dirigenti del teatro erano difficili da tempo, ma Carignani aveva dato fuoco alle polveri nell'intervista, attaccando frontalmente Loebe colpevole di avergli riservato un titolo poco amato, Fidelio, come un'opera di congedo e per di più affidandolo ad una regista inesperta di opera come Christine Paulhofer, dimissionaria dopo le prime prove per motivi di salute. «È un vero peccato che sia andata così. – dichiarava Carignani nell'intervista – Era già abbastanza rischioso aver ingaggiato una regista che non aveva mai messo in scena un'opera. Fidelio l'avrei fatto volentieri con Christof Loy o Christoph Nel, ma il Sovrintendente ha fatto un'altra scelta ed ecco il problema.» E a proposito della ventilata possibilità di continuare la collaborazione con Loebe per altri tre anni, Carignani aggiungeva: «Questo opportunismo, questa ipocrisia, non posso semplicemente più accettarla. Davvero non posso più sopportare quest'uomo, non potrei concepire di condividere ancora tre anni della mia vita con un tipo così.» Con la sua uscita dalla scena dell'Oper Frankfurt si chiudono le polemiche e Carignani può concentarsi su un futuro che si annuncia molto lunimoso: a luglio la ripresa a Monaco del Nabucco, e poi contratti con i maggiori teatri d'opera mondiali: Zurigo, Tokio e la Metropolitan Opera di New York, dove dal prossimo 20 ottobre Carignani sarà impegnato in un ciclo di recite de La traviata nel famoso allestimento di Franco Zeffirelli.
Del sovrintendente Bernd Loebe nessuna traccia né in sala né sul retropalco per il ricevimento in onore di Carignani. lunedì, 12 maggio 08 23:57
Eduardo a Dresda
Eduardo arriva a Dresda, o meglio ci arriva la sua Grande magia. Qualcosa si ritrovava dello spettacolo di Strehler sabato sera a Dresda. Non tanto nella scena che di magico aveva pochino, ma in un certo clima sospeso da varietà malinconico e crepuscolare. Ci è piaciuta molto una piccola scena aggiunta nell'opera: Marta Di Spelta e il suo amante sono appena fuggiti ed hanno una discussione che anticipa quel che succederà. e oltre ai due amanti un piccolo trio di clochards (clarinetto, fisarmonica e bassotuba) suona un tema dal colore espressionista, lunare. È una perla delle tante che si trovano nella partitura di Trojahn, un vero artigiano al servizio del teatro, che compone pensando alle ragioni della musica ma anche alle esigenze del teatro.
Il pubblico segue attento e risponde con grande entusiasmo e calore.
domenica, 11 maggio 08 23:36
Maggio musicaleInizio folgorante, non c'è che dire: lunedì Baden Baden per il Fidelio diretto da Claudio Abbado, venerdì Lipsia per la Manon Lescaut diretta da Riccardo Chailly. Due trionfi attesi e decisamente meritati. Claudio Abbado e il suo primo Fidelio Arriva in Germania a conclusione di una tornée di poco meno di un mese che ha toccato tutti i teatri che hanno partecipato alla coproduzione:debutto a Reggio Emilia, tappa a Madrid e finalmente a Baden Baden. Tanto s'è scritto sul debutto tardivo di Abbado in quest'opera e gli elogi si sono sprecati, a quali aggiungiamo anche il nostro. Bello lo spettacolo di Chris Kraus, criticato da alcuni per una certa eccessiva cupezza specie nel primo atto e l'eccesso di ghigliottine nel secondo. A Kraus interessa dare una cornice unitaria ad un'opera che, malgrado le numerose rielaborazioni, resta drammaturgicamente bicefala e, malgrado le numerose gemme musicali, decolla teatralmente solo a partire dal secondo atto. Kraus parte dalla fine e (ri)costruisce la sua parabola pessimista di un potere malato - Don Pizarro è un povero storpio - che ha comunque bisogno della violenza - la ghigliottina - per reggersi ed in questo i nuovi potenti non sono diversi dagli altri, come suggerisce il Don Fernando cardinalizio che allude all'eternità di questo gioco ambiguo. La cornice fornita da Maurizio Balò è preziosa nella sua efficace ed espressiva semplicità. Gli interpreti sono tutti convincenti, con qualche riserva nella coppia dei protagonisti. La Fidelio/Leonore di Anja Kampe è poco incisiva nel primo atto ma cresce e convince pienamente nel secondo, nonstante qualche non bellissima forzatura nel registro acuto. Il Florestano di Clifton Forbis sarebbe perfetto … se il ruolo non fosse così acuto! La voce ha un centro brunito molto apprezzabile, ma Forbis tende a a forzare troppo sugli acuti emettendo suoni molto ingolati, non gradevolissimi (non si poteva non pensare ai famosi capponi rossiniani!). Ottimo invece il truce Pizarro di Albert Dohmen, che avremmo volentieri graziato dalla decapitazione finale se il teatro non avesse le sue esigenze. Ed infine che dire di Abbado? Ci è sembrato che, ancor più del suo Zauberflöte visto proprio in questo teatro un paio di anni fa, Abbado abbia raggiunto un equilibrio miracoloso grazie al quale fa sembrare tutto facile e necessario. Più invecchia più conquista una leggerezza, che ricorda quella del Verdi estremo: non è cinismo, ma lo sguardo sereno di chi ha compreso il senso. Il suo Fidelio non è cupo né pesante. Al contrario, scoppia di energia vitale, è incalzante e trasmette davvero ansia nel passaggio drammatico del secondo atto fra Pizarro, Florestano e Leonore, ed infine gioia nel duetto "coniugale" che conduce al luminoso finale. La Mahler Chamber Orchestra è perfetta nell'interpretare le sue intenzioni e preziosa nella trama strumentale (colpisce l'incisività dei legni, in particolare).
Accoglienza trionfale, ma stupiscono le parecchie poltrone vuote nella grande sala dello Festspielhaus (2000 posti forse troppo cari per riuscire a riempirli tutti in un lunedì lavorativo). Riccardo Chailly e la prima Manon Lescaut Difficile riuscire a sorprendere con qualche novità in questo anno pucciniano. L'Italia ci rinuncia in partenza, rispolverando quanto di più vecchio si possa immaginare (si vedano la zeffirelliana Tosca e una Fanciulla del West restaurativa a Roma) pur con qualche timida eccezione. Una di queste è stata la Scala che ha puntato sul Trittico, mai troppo popolare sulle scene liriche, concertato da Riccardo Chailly, il direttore pucciniano più autorevole in circolazione oggidì. Lo stesso Chailly però riservava una chicca al "suo" teatro di Lipsia: la prima versione (Torino 1893) della Manon Lescaut, basata sulla nuova edizione critica di Roger Parker. E Lipsia lo ricambiava con un cast di prim'ordine che ha trionfato alla prima di venerdì scorso.
La differenza più evidente è nel finale primo, decisamente più complesso di quello che siamo oramai abituati a sentire, e qualche passaggio strumentale, particolarmente nel quarto atto. La vera sorpresa è però tutta nel preziosismo di una strumentazione che Chailly fa risplendere in tutta la sua sontuosità e nella ricchezza dell'ispirazione. Se mai qualcuno nutrisse ancora dei dubbi su Puccini musicista colto e di statura europea, sarebbe destinato ad una folgorante conversione ascoltando la direzione di Chailly. Molto aiuta la mitica Gewandhausorchester che evidentemente si è fatta convincere dal suo direttore principale sulla validità dell'impresa e ci mette la sua storia plurisecolare più uno spessore di suono che impreziosiscono ancor più il disegno di Chailly. Ascoltavamo per la prima volta il giovane tenore Aleksandr Antonenko (Des Grieux), destinato a diventare rapidamente una star di prima grandezza (presto sarà Otello a Salisburgo e Roma con Muti): i numeri li ha tutti. Ottimo fraseggio, omogeneitá di colore nei diversi registri vocali, sicuro nella tessitura acuta. La sua seduttrice era Sondra Radvanovsky, soprano drammatico di gran carattere, del tutto convincente nel difficile ruolo di Manon. Ottimo anche lo spavaldo Lescaut di Teddy T. Rhodes, baritono vitaminico di scuola americana (anche se in realtà è neozelandese), e il Geronte di James Moellenhof.
Giancarlo Del Monaco contribuiva con uno spettacolo nel complesso gradevole ed essenziale, con solo qualche ammiccante volgarità (un po' gratuita) nel secondo atto. Suggestive le scene spartane dagli sfondi pastello di Johannes Leiacker e belli i costumi anni Trenta di Birgit Wentsch. La proiezione prima del secondo atto di alcune sequenze della Manon Lescaut di Friedrich Murnau (1926) con la fuga in carrozza dei due amanti, alludeva evidentemente alla Lulu berghiana, in un ulteriore sforzo di concedere una patente culturale europeista all'italianissimo Puccini.
lunedì, 28 aprile 08 22:25
Granchi a VeneziaVenezia, città lagunare, è ricca di granchi. Uno evidentemente l'ha pescato tempo fa l'Oper Frankfurt.
La versione finale, comunque, ce la ricordiamo corretta. Tag:
oper frankfurt
domenica, 27 aprile 08 09:12
I critici italiani per il TristanoAssegnati i Premi Abbiati dell'Associazione Critici Musicali italiani per il 2008.
Infine, premiata anche l'Orchestra giovanile Luigi Cherubini, fondata e voluta da Riccardo Muti, come migliore iniziativa musicale del 2007. I premi saranno consegnati il prossimo 25 maggio alle ore 17 al Teatro Donizetti di Bergamo. Tag:
premio abbiati
martedì, 22 aprile 08 10:13
Wagner senza più ideologie?Una bella regia di David McVicar per la produzione di Walküre dell'Opéra national du Rhin di Strasburgo che ha debuttato venerdì scorso. Vista e criticata da pp.
Dei, uomini e bestie per un Wagner disideologizzato Non è il day after dell'olocausto nucleare. Non c’è la rivoluzione industriale. Niente lotta di classe nè maggio ‘68. Non si indovina il nazismo montante, nè lo stato imperialista. Non c’è neppure global warming nè disastro climatico. C’è solo Wagner.
Cast di cantanti complessivamente di buonissimo livello. Perdonabili il direttore Letonja, che pareva molto preoccupato dell’equilibrio voci/orchestra nella pessima acustica del teatro di Strasburgo, e Jeanne-Michèle Charbonnet che, seppure debole sugli acuti, ha interpretato magnificamente una Brünhilde di commovente umanità. Grazie pp! venerdì, 28 marzo 08 11:10
Prodotto italianoCome la mozzarella di bufala. Appendice nazionalpopolare In un articolo di Valerio Cappelli pubblicato ieri dal Corriere della Sera, si apprende il Riccardo nazionale dirigerà per la prima volta una banda musicale al Ravenna Festival dando una dimostrazione concreta del suo amore per delle formazioni musicali che a suo dire "rappresentano per tante città del nostro paese, l'unica occasione di ascoltare musica spesso gratuitamente". E aggiunge "Banda non è un sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l'arrivo del re Duncano nel Macbeth. E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second'atto dell'Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell'organo ed è uno dei momenti sublimi di quell'opera."
Che il buon Muti, per evitare di diventare l'ennesimo non profeta in patria, tenti la via del populismo? Tag:
riccardo muti
giovedì, 27 marzo 08 11:34
La Bartoli e i pochi profeti di casa Italia
I teatri italiani si svegliano troppo tardi. È la solita spiegazione. Ma non spiega niente. Fra i suoi progetti imminenti l’incisione della Sonnambula e, fra i sogni, interpretare la Desdemona dell’Otello rossiniano ("non il Moro come faceva la Malibran") e cantare con Jonas Kaufmann ("Perché è bravissimo. Poi è anche carino, il che non guasta").
Il debutto della Bartoli nella Sonnambula avverrà prestissimo: in Germania, al Festspielhaus di Baden Baden il prossimo 4 aprile (replica il 6) con Thomas Hengelbrock e il Balthasar Neumann Ensemble und Chor. Il resto del cast comprende Celso Albelo (Elvino), Ildebrando D´Arcangelo (Rodolfo), Peter Kalman (Alessio), Maria Bengtsson (Lisa), Daniela Sindram (Teresa) e Raphael Pauß (Un notario). L’opera sarà eseguita in versione concertante. Due assaggi belliniani mercoledì, 26 marzo 08 07:47
Piani d'opera
Piani d'opera
Due piani...
...ed un violino
martedì, 25 marzo 08 21:52
Così (ci) fa Loy![]() Agneta Eichenholz (Fiordiligi), Michael Nagy (Guglielmo), Jenny Carlstedt (Dorabella) e Topi Lehtipuu (Ferrando). Foto di Monika Ritterhaus. Sulla carta un titolo ideale per lui: solida fama di mozartiano conquistata attraverso una lunga marcia iniziata nel 1990 con Die Zauberflöte; mano leggera (quando serve); introspettivo e analitico. Eppure, nonostante la calorosa accoglienza del pubblico, si rimane con l'impressione che qualcosa non abbia funzionato in questo suo primo approccio con Così fan tutte voluto e realizzato dall'Oper Frankfurt. Cominciamo dalla scena: vuota, bianco abbacinante, due pareti laterali (che occasinolamente si duplicano) ed una che chiude la scena e schiaccia i cantati sul proscenio come dei microbi sul vetrino di un laboratorio. Già perché la prima impressione che si ha è di essere in un ambiente asettico, un laboratorio nel quale i sei personaggi vengono sezionati nei loro sentimenti ed analizzati come animali in un laboratorio appunto. In questo spazio i sei personaggi si muovono con una attenzione estrema ai tempi, virtuosisticamente dilatati (con qualche isolata intemperanza di qualcuno nel pubblico) ed accelerati. L'epressione è controllatissima così come i gesti. Ed infine si ritrova la sua solita intransigenza, che avaramente concede poco o nulla alla tradizione. Lettura troppo estrema? Non esageriamo. Sì perché il Nostro, al di là delle apparenze, non sembra poi così insensibile alle istanze del suo pubblico e laddove lui prova a divertire il tono giocoso, Da Ponte diverte e basta (ed il pubblico ride). Altrove sbraca (nei limiti dell'estremo rigore, beninteso) e permette gag facili e vagamente irritanti (dati i limiti del suo estremo rigore, ovviamente). Ma soprattutto, seguite docilmente le infinite e complesse rivoluzioni dei corpi regolate dalla legge generale degli esseri per oltre 3 ore e mezza (leggendaria è la sua ortodossia all'integralità dei testi) l'impressione è che non sappia come uscirne e ricorra ad una scontatissima soluzione da vaudeville triste. Insomma, l'ambiziosa costruzione si sgonfia e lascia il sospetto che si sia assitito ad un estenuante esercizio di solipsismo registico, in cui Mozart e Da Ponte sono soltanto strumenti di un incontrollabile narcisismo. Banalmente, Loy ci fa. Lo lascia fare una compagnia giovane, complessivamente corretta - specialmente nel settore maschile, nettamente più interessante (in particolare il Guglielmo di Michael Nagy) - ma che non entusiasma (a parte quando gigioneggia). Ed entusiasma poco anche la direzione di Julia Jones un po' troppo compassata e talora eccessivamente controllata. La sublime leggerezza del mozartiano Entführung aus dem Serail della coppia Loy-Jones ci è sembrata lontana anni luce. Il grande successo di pubblico confermava le perplessità. lunedì, 24 marzo 08 16:40
MusiciNon è facile cogliere la verità di un attimo in una foto. La fotografa teatrale Marion Kalter sembra avvicinarvisi molto spesso nei suoi ritratti di musicisti. Altre foto si trovano nel suo sito.
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marion kalter
domenica, 23 marzo 08 10:17
I tasselli (in HD) del TristanoPrima un virus che costringe il coprotagonista Ben Heppner a rinunciare alla recita del 10 e a cancellare le tre recite del 14, 18 e del 22 marzo, poi il licenziamento del sostituto John Mac Master che è sostituito da Gary Lehman, poi Deborah Voigt che lascia a improvvisamente la scena all'inizio del duetto con Tristan nella recita del 14 marzo per disturbi intestinali (sostituita dal doppio Janice Baird), ed infine una botola che non si chiude nel terzo atto e che provoca una brutta caduta al tenore Lehman il 18 (senza conseguenze). Non si sa se anche il Tristan fa parte delle opere dalla fama sinistra, ma alla fine ce l'hanno fatta ad andare in scena per la diretta in alta definizione ieri pomeriggio alle 17:30. E a giudicare dai risultati, pare che il peggio sia oramai alle spalle e che la Metropolitan Opera possa sperare di concludere tranquillamente le ultime due recite, per le quali è previsto (o almeno fino a ieri lo era) il ritorno di Heppner.
Ieri pomeriggio invece il cast prevedeva la sicura presenza (senza fughe) della Voigt, perfetta Isolde nella sua prise de rôle, e Robert Dean Smith come Tristano, che svolge diligentemente il ruolo con solo qualche incrinatura nell'infinito duetto del secondo atto. E si capisce che Debbie Voigt ha ragione quando dice, spiritosamente, che deve solo cercare di baciare l'uomo giusto ad ogni recita... Bravissima, forse anche più che alla Scala, ci è sembrata la Brangäne di Michelle DeYoung (che è pure bella, dettaglio che sfuggiva alla Scala, costretta da un makeup che non le rendeva giustizia). Infallibili le prestazioni di Matti Salminen (König Marke) e Eike Wilm-Schulte (Kurwenal) ma anche il baritono Stephen Gaertner come Melot si fa notare.
Spettacolo molto sobrio, quasi spoglio di Dieter Dorn con scena essenzialissima "alla tedesca" di Jürgen Rose, che disegna anche i costumi barbarici (immaginiamo che doppiopetti e tenues de soirées sarebbero inaccettabili ai patrons del Met) con parrucche fra Bravehart (composto) e influssi samurai. Per la cronaca, al Dean agonizzante si impiglia un ciuffo in una fibbia della giubba del Kurwenal e finisce spettinato la recita.
Regia televisiva impossibile con abuso di effetti elettronici per compensare la percepita assenza di azione, scomposizione delle immagini in tasselli e continua ricerca del movimento (una vera ossessione!), come di qualcuno che avesse appena scoperto un giocattolo nuovo. Obbligatorio affidare questo incarico a non creativi! sabato, 22 marzo 08 15:27
Vedova"… Emilio Vedova è stato, dal mio punto di vista, il fondatore di un teatro della pittura … La sua avventura esistenziale e creativa ha sempre avuto una tensione in verticale, ha sempre sviluppato un dinamismo, un “furor” che lo ha portato a privilegiare come movimento il barocco …"
Dopo Roma arriva a Berlino alla Berlinische Galerie la grande personale che rievoca la figura dell'artista veneziano Emilio Vedova, dagli esordi verso la fine degli anni '30, all'adesione alla resistenza, la maturità e la continua ansia di ricerca fino alla morte nel 2006.
Significativa anche la scelta di documentari (in gran parte di RaiTeche) che ne restituiscono la personalità inquieta e l'instancabile anelito a nuove e più complete forme espressive. Una ricerca che lo portò occasionalmente sulle scene teatrali. Nota la sua profonda amicizia con Luigi Nono che diede luogo ad avventure artistiche importanti nella città che vide nascere entrambi.
Una collaborazione che si rinnova nel 1984 per l’opera di Luigi Nono Prometeo per la quale Emilio Vedova realizza gli "interventi/luce"; i testi sono scelti da Massimo Cacciari e la grande arca sonora che accoglieil pubblico nella chiesa sconsacrata di San Lorenzo è opera di Renzo Piano.
E proprio le note del Prometeo scandiranno l'estremo saluto della sua città nell'ottobre del 2006, di quel Prometeo "simbolo di ogni ribellione e rivalsa eroica in nome della libertà di espressione" (G. Pedace) La mostra Emilio Vedova 1919-2006 chiuderà il prossimo 20 aprile. lunedì, 17 marzo 08 22:18
Giornate di festa a BerlinoBerlino, sabato 15 marzo: alla Staatsoper si inaugurano i Festtage, vero e proprio festival personale del Generalmusikdirektor ocale Daniel Barenboim. Va in scena Il giocatore di Sergej Prokofiev, titolo insolito per la seconda coproduzione con La Scala, dopo un non troppo amato (almeno a Milano) Don Giovanni qualche stagione fa.
Pubblico numeroso ed elegante, tappeto rosso su Unter den Linden, attesa.
Puntuale alle 19 il sipario ... si abbassa. Già perché entrando in sala la scena già si mostra al pubblico: la hall qualsiasi di un hotel qualsiasi. Asettico, ordinato, gente che va gente che viene.
Lo spettacolo (bello) di Tcherniakov, la brillante direzione musicale di Barenboim, i bravi interpreti convincono pienamente il pubblico.
Appendice: il giorno dopo Alle 16 si torna in scena: Die Meistersinger von Nürnberg.
giovedì, 13 marzo 08 23:00
L'Elektra di Inbal a VeneziaÈ sempre sorprendente constatare come certe personalità musicali riescano a cambiare la natura dello strumento attraverso il quale si esprimono ed a esaltarne le qualità.
È l’impressione che si aveva martedì scorso assistendo a Venezia all’ultima recita dell’Elektra ascoltando la prova direttoriale di Eliahu Inbal delle prese con l’orchestra del Teatro La Fenice. Raramente capace di prove che vadano molto al di là di una solida professionalità, come oltre vent’anni fa con Inbal l’orchestra del teatro veneziano trova una compattezza ed una maturità tecnica davvero degne dei complessi di più solida fama. La stessa bellezza che all’inizio degli anni Ottanta ci aveva fatto scoprire quel repertorio di primo Novecento che, come Beethoven, Inbal ama e propone incessantemente nei suoi programmi concertistici. Più che per la capacità analitica, il suo Strauss colpisce per l’estrema cura del dettaglio oltre che per l’inesorabile incedere che si fa appassionante nel finale tragico e terribile. Soggiogata dall’autorevolezza del suo gesto, preciso e secco, l’orchestra si produce in una prova del tutto convincente per la sontuosità del suono, sia nei fortissimi sia nei ceselli strumentali dei molti assoli della partitura straussiana. E convince anche più di un cast poco più che corretto. Per l’ultima recita Gabriele Schnaut veniva sostituita da Brigitte Pinter, un’Elektra che prendeva corpo e sangue soltanto nel finale dopo un inizio piuttosto deludente (in particolare, il lungo monologo). Meglio la drammatica e precisissima Krysothemis di Elena Nebera, la più festeggiata dal pubblico, e la teatralissima Klytämnestra di Mette Ejsing. Sul fronte maschile, poco incisivo risultava l’Orest di Peter Edelmann, ed efficace Kurt Azesberger nel piccolo ruolo di Ägisth. Ottima l’iniziativa di recuperare il bell’allestimento del San Carlo con la regia di Klaus Michael Grüber, che ha il grande pregio di non aggiungere nulla ma di puntare alla tragica essenzialità della vicenda, e la ruvida scena di Anselm Kiefer (illuminata splendidamente da Vinicio Cheli), un grigio teatro di nudo cemento per la desolante rappresentazione di una umanità distrutta dall’odio.
Accoglienza trionfale per tutti gli interpreti alla fine dello spettacolo. mercoledì, 12 marzo 08 23:08
Nazionalpopolare
"Come Violetta, il governo Prodi ha riscattato con una bella morte una vita dissipata" Tag:
la traviata
lunedì, 10 marzo 08 13:53
Strauss a Venezia
Nel febbraio straussiano dell'Italia operistica (Elektra a Firenze, Salome a Torino, emtrambe messe in scena dall'oramai inevitabile Robert Carsen), anche Venezia fa la sua parte e ripropone un allestimento dell'Elektra di Klaus Michael Grüber e le scene di Anselm Kiefer del Teatro San Carlo, già Premio Abbiati di qualche anno fa.
Nel ricco programma di sala si rievoca la storia dei non moltissimi allestimenti di quest'opera alla Fenice: nel 1938 (con Ruth Jost Arden, direttore Nino Sanzogno), nel 1961 (con Inge Borkh, direttore Karl Maria Zwissler) e nel 1971 (di nuovo Inge Borkh protagonista, direttore Fritz Rieger e regia di Regina Resnik). La prima produzione potè contare sulla benedizione di Richard Strauss in persona. Dal programma alcune belle foto d'epoca.
venerdì, 29 febbraio 08 12:16
Il volto di Bach
Qual era il volto vero di Bach? Qualcuno si è divertito a ricostruirlo al computer, simulando misure e proporzioni probabili a partire dal suo cranio riesumato.
Dice Repubblica, che pubblica nel suo sito queste immagini, "Un po' più paffuto e decisamente diverso da quello che conosciamo dall'iconografia classica, dalle statue ai quadri che lo ritraggono."
giovedì, 28 febbraio 08 21:15
Tagli (poco) cinematografici
Diciamolo subito: non amiamo troppo i musical. Nei musical si canta troppo!
Domanda: si può pensare di fare un thriller interrompendolo continuamente con una serie incessante di canzoni costruite secondo i clichés più triti del musical alla stile Broadway (o West End)? Forse no, o se proprio si insite, si rischia la noia. Sembra un po' questa la debolezza di fondo di questo film, il cui problema è appunto quello di essere un film e non (più) un'opera concepita per il teatro: la drammaturgia è diversa così come l'aspettativa del pubblico. Un thriller cinematografico deve avere ritmi più incalzanti per funzionare (altrimenti annoia, appunto). Ma anche la tolleranza a certe convenzioni che a teatro sono la norma, al cinema non funziona. Al di là dei limiti di fondo dell'operazione, restano comunque dei punti di forza: l'immaginifica visionarietà delle scenografie di Dante Ferretti (la cantina degli orrori di Mrs. Lovett è supenda!), i virtuosismi registici di Tim Burton che rendono ... digeribili certi eccessi macabri specie nella seconda parte del film, la solida prestazione di professionisti (non necessariamente da musical) di tipi da Oscar come Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Timothy Spall e degli altri. Raccomandazione: vegetariani, astenersi! martedì, 26 febbraio 08 13:40
50° parallelo
Storico concerto della New York Philharmonic a Pyongyang. Diretti dal suo direttore Lorin Maazel, nell'auditorium della capitale nordcoreana capace di 2500 posti, l'orchestra ha eseguito la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Antonín Dvořák, brani dal Lohengrin di Richard Wagner e An American in Paris di Geroge Gershwin, oltre ai due inni nazionali statunitense e nordcoreano.
A quando una visita a Cuba? giovedì, 14 febbraio 08 22:25
Musicisti e istrioniUn olandese chief executive del secolo XXI impegnatissimo in viaggi di lavoro. Un padre che è anche un manager aggressivo, ossessionato dal denaro e che arriva a vendere la figlia. Un gruppo di donne pettegole che sognano che i propri uomini riempiano la loro vita e i loro frigoriferi di alimenti (e più di 10 elettrodomestici si vedono contemporaneamente in scena). Un tumultuosa festa sulla spiaggia che termina con i due amanti che si allontanano fra l'immondezza unendo i loro cammino esistenziale verso la morte.
È il Fliegende Holländer secondo Calixto Bieito, andato in scena alla Staatsoper di Stoccarda lo scorso gennaio. A Stoccarda Bieito è ormai di casa (ne ha anche rifiutato la direzione offertagli nel 2004 per non lasciare la sua Catalogna).
Note le sue incursioni nel teatro verdiano ("Es cierto que con Verdi tengo química, pero todavía no puedo decir mucho acerca de la química que puedo tener con Wagner porque justo empiezo a introducirme en su obra como director de escena.") - diventò famoso dopo lo scandalo del suo Ballo in maschera al Liceu di Barcellona - puccinano e mozartiano (il suo Ratto dal Serraglio continua a tenere il cartellone alla Komische Oper a quattro anni dalla prima). Wagner è un debutto. "Cuando tenía 18 y 19 años Wagner me fascinaba de una forma irracional. Hablo sólo de la parte musical. Me hacía sentir en el abismo, cerca de Dios. Pero ahora, con 44 años, la sensación es diferente. Musicalmente, el aprecio por la música de Wagner no ha variado, otra cosa es el personaje y todo su entorno. El mismo Richard Wagner ya es un personaje bastante conflictivo, por decirlo de una forma elegante. No me gusta todo ese autobombo fabricado por él mismo y por su entorno. Detesto a los artistas que acaban convertidos en dioses. Tengo ciertos problemas con la divinidad, con los mitos. No me gusta que al público se le pida que tenga fe." Sulla genesi del progetto, Bieito racconta: "Me dejé arrastar e hice un primer proyecto sobre El holandés errante terriblemente influido por lo que había leído, por el concepto de artista del futuro, por todo el arte wagneriano. Lo presenté en la Ópera de Stuttgart y me lo aceptaron, evidentemente. Pero pasado un tiempo, al repasarlo, me pregunte: ¿qué estoy haciendo? Todo esto está equivocado. No reconocía en aquel proyecto la obra. Cuando lo hice estaba pensado en otra cosa. Wagner se había comido por completo la ópera. Y volví a empezar desde cero haciendo un nuevo proyecto, porque el encargo que había recibido era el de dirigir El holandés errante y no toda la obra de Wagner. Así que me centré en la obra, en buscar qué significaba para mí y para el público actual y cuál era el lenguaje que mejor le iba. Pensé mucho en los muchos significados que la palabra "errante" tiene en castellano. Y me pareció que un europeo occidental perdido era, visto desde nuestro presente, el holandés de la obra." Infine il progetto registico. "En la producción me centro en el personaje del holandés por encima de los demás. Y lo veo en esta especie de purgatorio pseudodepresivo y melancólico al que la sociedad actual echa a los que considera como residuos económicos, personas inservibles que crea la economía actual. Entonces leí La corrupción del carácter de Richard Sennett, y vi al holandés de la ópera en ese ejecutivo que ha perdido sus referencias, que busca esperanza, solidaridad, ternura y amor. Trato de mostrar de una forma humana el mito del personaje."
Bieito non si fermerà lì. A Stoccarda si annunciano un Lohengrin nel 2009 e un Parsifal nel 2010. Il making of della produzione. mercoledì, 13 febbraio 08 08:16
Somnis
Un futuro nel PPE? Helga Schmidt a Franco Soda nel giornale della musica di marzo. Tag:
palau de les artes
martedì, 12 febbraio 08 15:24
Opera e mercatoNel quotidiano Il Sole 24 Ore di venerdì scorso, si è letto un interessante commento di Salvatore Carrubba sullo studio di Arianna Capuani La situazione dei teatri lirici italiani pubblicato nel sito dell'Istituto Bruno Leoni. Ancora una volta si torna sul nodo del finanziamento pubblico ai teatri lirici italiani e su come (se possibile) aumentarne l'efficienza senza alimentare sprechi. Gli spunti di riflessione sono parecchi. Lirica in crisi: la società civile ha troppi alibidi Salvatore Carrubba L'Istituto Bruno Leoni pubblica un interessante focus di Arianna Capuani sulla situazione della lirica in Italia. È interessante questa incursione di stampo liberista in una materia, quella dei teatri lirici, che forse rappresenta uno dei più clamorosi esempi di «fallimento del mercato», di attività cioè che, se fossero lasciate al gioco della domanda e dell'offerta, non potrebbero sopravvivere. lunedì, 11 febbraio 08 21:38
I due Barbablù di FrancoforteCuriosa coincidenza di Barbablù domenica scorsa a Francoforte: l'opera di Paul Dukas Ariane et Barbe-Bleue va in scena all'Oper Frankfurt diretta da Paolo Carignani e con la regia di Sandra Leupold, mentre nella Großer Saal dell'Alte Oper Christoph von Dohnányi porta il Castello del Duca Barbablú di Bela Bartók. I mille colori del pittore Dohnányi L'opera di Bartok è preceduta da una sinfonia di Haydn (il la maggiore HoB I:64), che non potrebbe essere più estranea al mondo sonoro del massimo compositore ungherese. Esecuzione corretta, pulita, accademica, non particolarmente appassionante.
Dopo l'intervallo, Dohnányi ci apre la porta del castello di Barbablù e ci conduce per i suoi cupi meandri, ci fa vedere gli improvvisi squarci di luce, ci fa sentire l'odore del sangue che gronda dalle pareti, ci fa intuire la dolente rassegnazione dell'uomo Barbablù di fronte all'inesorabile conclusione dell'assillante ricerca di Judith. È stupefacente la ricchezza della tavolozza sonora che Dohnányi dispiega complice la NDR Sinfonieorchester, strumento duttile nelle sue mani di pittore. Ammirevole la levigatezza delle superfici sonore e le dinamiche controllatissime eppure cariche di tensione. Non manca mai una scena, giacché il castello di suoni costruito da Dohnányi basta a definire lo spazio immaginario e a colmare la vaghezza della drammaturgia immaginaria di Bartók e Bálasz. Interpreti ideali il Barbablù di Matthias Goerne, colore cupo come cupi sono gli abissi della sua psiche, e la Judith di Yvonne Naef, talora più veemente che precisa ma funzionale nel ritrarre una donna compulsivamente attratta verso la sua stessa distruzione. Ariane o scene della lotta fra sessi
Praticamente in contemporanea con l'opera di Bartók all'Alte Oper, all'Oper Frankfurt andava in scena Ariane et Barbe-Bleue di Dukas e costringeva alla difficile scelta. Scena concettuale: una scatola nera praticamente vuota, occupata soltanto da grandi pannelli di plastica trasparente che tracciavano una linea di separazione e di demarcazione fra le dualità che esistono nel testo di Maeterlinck: il dentro/il fuori (il castello, le porte), l'uomo/la donna, la vita/la morte. Sandra Leupold muove i suoi personaggi come in un sogno, quasi sottolineando la dimensione psichica più che quella favolistica dell'opera: la folla minacciosa si vede solo in controluce dietro i pannelli così come spesso l'ombra incombente di Barbablu. E risolve in modo convincente e credibile la svolta femminista di Ariane che prende corpo nella seconda parte dello spettacolo. In altre parole, Leupold racconta la storia dell'emancipazione di una donna, Ariane, da oggetto a soggetto pensante e consapevole, una bambola di piacere (come le altre donne, sospese come marionette al loro apparire nel secondo atto) che, come una Nora ibseniana, abbandona la casa di bambola (l'harem?) messa in piedi del marito. Questo lo spettacolo.
Quanto alla musica, la direzione di Carignani è sembrata meno incline a scavare nelle pieghe della partitura; ne offre invece una lettura solida, non specialmente introspettiva, vitale, che toglie forse un po' l'incanto dell'ambiguità e fa svaporare le brume che si respirano nella partitura. Approfitta dei pochi squarci di luce, che esalta, più che indugiare sulle ombre notturne. Cast equilibrato, con solo qualche veniale debolezza, nel quale Katerina Karnéus, Ariane introspettiva (spesso sommersa dalla virulenza orchestrale), ha offerto una prova nel complesso convincente. domenica, 10 febbraio 08 10:35
Music on the rocks
Una cattedrale di ghiaccio, popolata di suoni prodotti da strumenti di ghiaccio. È l'opera di Tim Linhart, artista americano da anni trapiantato nel nornd della Svezia. Da oltre vent'anni affascinato dalle possibilità musicali del ghiaccio, Linhart realizza il suo primo strumento nel Parc Hyatt Hotel a Beaver Creek nel 1998: un contrabbasso con corde di pianoforte. E poi continua costruendo chitarre, violini, bassi,tamburi e flauti di ghiaccio. Dallo scorso gennaio Tim lavora in Val Senales dove ha trasformato un ghiacciaio in un gigantesco duomo di ghiaccio (la volta misura 18 metri in altezza) ed ha tenuto un workshop con la costruttrice di violini Anita Stange-Mantovani per far conoscere le sue tecniche. Ai bordi del ghiacciaio ha creato anche una sala da concerto (di ghiaccio), ad un’altitudine di 3.200 metri, per far ascoltare i suoi strumenti. Chi ha assistito ai concerti sostiene che l’acustica è strepitosa e l'esperienza indimenticabile.
Oggi due concerti in programma, alle 10 e alle 14, all'Ice Music Festival. Peter Clemente al violino e Johannes Öllinger alla chitarra classica (entrambi di ghiaccio ovviamente!) eseguiranno l'Ave Maria di Schubert, Bordel Café di Piazzolla, Canciones di De Falla e altre composizioni di Ravel e Molino.
Il ghiacciaio della Val Senales è facilmente raggiungibile con la teleferica della omonima stazione sciistica. La visita è gratuita. Per il trasporto ai concerti con funivia e seggiovia sono consentiti tutti gli Skipass validi per la Val Senales. sabato, 09 febbraio 08 18:24
Morti a Venezia
"Bisogna glorificare il più grande degli innovatori, che la passione e la morte consacrarono veneziano, colui che ha il sepolcro nella chiesa dei Frari, degno d'un pellegrinaggio: il divino Claudio Monteverde. […] Egli compì l'opera sua nella tempesta, amando, soffrendo, combattendo, solo con la sua fede, con la sua passione e col suo genio."
Nella chiesa dei Frari, la terza cappella a sinistra dell'abside era della nazione lombarda e custodisce dipinti di Sant'Ambrogio. Nel pavimento è una lapide bipartita del 1593: in alto la mitra del santo, in basso l'iscrizione da cui si apprende che la sepoltura fu riservata nel 1520 ai Lombardi: cadaveribus Insubrium huisce collegii.
Era morto il 29 novembre 1643 dopo nove giorni di malattia. Così la registrazione: "Il molto illustre et reverendo Claudio Monte Verde maestro di cappella della chiesa di San Marco de anni 73 di febbre giorni 9: medico Rotta". Matteo Caberlotti riferisce l'anno seguente che il fatto "rese tutta la città mesta et addolorata" al punto che si decide di "onorarlo d'uno de più solenni funerali che veduti et uditi abbi la patria". Pochi giorni dopo le esequie, fu inoltre "eretto un catafalco nella chiesa de' padri minori de Frari vestita tutta di bruno" con "il più numeroso coro che far potesse la città" in memoria del grande compositore.
La chiesa dei Frari lo aveva anche visto impegnato a dirigere il 3 e 4 novembre 1635 una composizione per la festa di San Carlo, commissionatogli dalla colonia milanese. Scrisse un cronista: "Fummo partecipi d'una musica in ogni squisitezza perfetta, essendo guidata da Monteverde, uomo di gran spirito." Fonte: Carlo Raso, Guida musicale della città di Venezia, Colonnese Editore (2001) venerdì, 08 febbraio 08 14:47
Non solo spazzatura
Dalle pagine baresi della Repubblica di oggi: "Meno dieci mesi all´inaugurazione del politeama. Intanto i lavori al cantiere proseguono spediti. Agli occhi attenti ed emozionati dei baresi non è sfuggito il completamento della cupola, realizzata con una struttura in legno che ora dovrà essere rivestita." Buone notizie dal profondo Sud. Ossia, non c'è solo spazzatura! Tag:
teatro petruzzelli
giovedì, 24 gennaio 08 21:39
Pensare in grandeUn contributo significativo alla democratizzazione dell'opera arriva dagli Stati Uniti. Perché i suoi spettacoli non restino "un privilegio di quei duemila ricconi e potenti della Terra", la Metropolitan Opera di New York punta sulla tecnologia e lo fa in grande, ritrasmettendo in diretta in alta definizione alcuni dei suoi spettacoli, offrendo una lezione di come si possono combinare educazione (in alcune scuole gli spettacoli si vedono gratuitamente) e business. Dopo Roméo et Juliette, Hänsel und Gretel e Macbeth, la rassegna continua con le seguenti opere:
Oltre a Canada, Australia, Giappone e Puerto Rico, in Europa aderiscono alla iniziativa circuiti cinematografici dei seguenti paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Svezia. Il dettaglio delle sale è qui. In Germania e Austria gli spettacoli si possono vedere nei cinema del circuito CineMagnum.
Al Cinemagnum di Francoforte il 12 gennaio scorso abbiamo visto il Macbeth verdiano con la vedette verdiana dell'Oper Frankfurt, eljko Lučic, che l'indomani trionfava nel Trittico pucciniano. domenica, 20 gennaio 08 21:13
Macchine d'arte, l'arte delle macchine
Siamo abituati a pensare che un artista produce arte. Ma che succede se produce macchine che producono arte? Può il prodotto di una macchina essere considerato un oggetto d'arte? Su questi temi fa riflettere la mostra Kunstmaschinen Maschinenkunst che si può vedere allo Schirn di Francoforte fino al prossimo 27 gennaio. Secondo i curatori Katharina Dohm e Heinz Stahlhut: "Se si assume che gli artisti e non le macchine siano autori e creatori di opere d'arte, allora la distanza fra i due non potrebbe essere maggiore. Poiché mentre la macchina è concepita avendo in mente concetti quali la ripetitività dei processi di produzione di massa, l'arte si è tradizionalmente distinta per la sua unicità. Ed insieme a questo concetto, vi è l'idea dell'artista individuale come genio creativo. Questa mostra mette in questione quest'idea in maniera seria e ironica." Pià serio Max Hollein, direttore dello Schirn: "La fiducia dell'uomo nell'attività delle macchine, alla base della rivoluzione industriale e della nostra prosperità, è così fondamentalmente aliena a come gli artisti considerano se stessi che essi sono stati spesso esitanti ad usare macchine per produrre arte. La macchina come opera d'arte che a sua volta produce opere d'arte è equivalente ad abbandonare l'autonomia dell'artista e trasferire la responsabilità della creatività ad un apparecchio. Sorge quindi una domanda che è estremamente attuale considerato che i confini fra individuo e tecnologia si ridefiniscono continuamente." miniguida
The exhibition Art Machines Machine Art begins in the twentieth century with Jean Tinguely’s oeuvre, which manifests in an extremely original way his effort to come to terms with the machine as an autonomous apparatus of creativity. The selection reflects this process in a variety of artistic media such as painting, drawing, sculpture, and video and ends up with what is perhaps the largest "art machine" of all: the World Wide Web.
The visitor will find machines that have completed their production before the exhibition began, such as those in Michael Beutler’s sculpture Proper en Droog, and others that produce throughout the duration of the show, such as Roxy Paine’s SCUMAK No. 2, organic-seeming sculptures from a kind of modeling clay that hardens after being pressed out of a machine. The drawing machines Making Beautiful Drawings by Damien Hirst and The Endless Study by Olafur Eliasson both demand the viewer’s input and fundamentally question the relationship between the viewer and the work of art. Whereas Eliasson starts out from a physical phenomenon, Hirst is interested in the question of the creator. Andreas Zybach’s tunnel construction 0–6,5 PS paints by means of the involuntary participation of the viewer; in Angela Bulloch’s Blue Horizon the machine only begins to draw in response to an external impulse; the two photocopiers that Steven Pippin combined in Carbon Copier (Anyway) only produce their "drawings" in delicate gradations of gray when the viewer presses both buttons simultaneously. Jon Kessler’s video installation Desert, by contrast, confronts us with sunsets just as incessantly as Tim Lewis’s Auto-Dali Prosthetic signs rolls of paper.
Pawel Althamer’s Extrusion Machine (Bottle Machine) produces blasphemous plastic bottles; Antoine Zgraggen’s Großer Hammer Zerquetscherin (Crusher) helps the viewer dispose of unwanted objects; Tue Greenfort’s Mobile Trinkglaswerkstatt (Mobile drinking glass workshop) turns nonreturnable glass bottles into drinking glasses.
Finally, the works by Lia (http://www.isaidif.net), Miltos Manetas (http://www.jacksonpollock.org), and Cornelia Sollfrank (http://net.art-generator.com/) bring the "meta–art machine" of the World Wide Web into play, which, much like Tinguely’s work from the 1950s, is associated with a hope of a further democratization of the art world. Kunstmaschinen Maschinenkunst dopo Francoforte si trasferisce al Museum Tinguely di Basilea dal 5 marzo al 29 giugno 2008. Spesso il concetto alla base delle esposizioni dello Schirn diventa anche spunto per riflessioni musicali. In Maschinenmusik si è evocato il Poème Symphonique pour 100 métronomes di György Ligeti.domenica, 20 gennaio 08 12:00
Vedere lontano
È vero: è pur sempre qualcosa, ma non è desolante pensare che fra Germania e Francia (per tacere i paesi più piccoli e di vari canali tematici a contenuto musicale) grazie alla televisione pubblica arte si era potenzialmente poco meno di 150 milioni? Martino continua con un auspicio: "Avremmo in Italia la Rai, una televisione pubblica pagata con un canone obbligatorio, ma Tristan und Isolde l’abbiamo visto grazie all’imprenditorialità privata di Classica e alla autonomia contrattuale della Scala?" E conclude schierandosi decisamente nel dibattito sul primato della Scala nel panorama lirico italiano, sostenendo che: "Non riconoscere a Lissner che la realizzazione del suo progetto (che è un modello per il sistema-opera europeo) ci ha fatto stare bene, vuol dire fare machiavellica congiura; se qualcuno se ne deve andare a casa è chi non non riuscito, o non riesce, a mandare sulla scena grandi spettacoli: al Maggio Fiorentino e in altri teatri italiani ci riescono. La legge deve garantire che questo accada ancora." Anche qui il confronto con quel che succede con gli altri due grandi paesi produttori di opera è mortificante. Eventi a parte, ogni mese Arte offre al suo pubblico almeno una produzione operistica in diretta o registrata in un qualche teatro normalmente europeo (domani sera, per esempio, tocca ad un Barbiere di Siviglia visto a Madrid nel 2005). Per non dire che 3sat, emittente culturale dei paesi germanofoni, dedica all'opera una parte significativa della sua programmazione estiva ma non risparmia occasioni interessanti durante tutto l'anno (dopo la Manon in diretta da Vienna di sabato scorso, stasera offre Les dialogues des Carmélites sempre in diretta dall'opera di Amburgo). Soprattutto, ci pare, il pacchetto delle offerte punta sì all'eccellenza ma non esclude in partenza teatri minori. Ossia, quando la concorrenza fra teatri esiste e quando ci sono dei canali per arrivare al pubblico, la televisione non può che far aumentare il livello dell'offerta a beneficio del pubblico e della qualità. lunedì, 14 gennaio 08 22:58
Michele, Angelica, Gianni e tutti altri (anche quelli che non ci sono più)Un successo sincero e meritato quello del Trittico pucciniano andato in scena ieri sera all'Oper Frankfurt salutato da una decina di minuti di applausi ai numerosissimi interpreti. Unica sbavatura i fischi di una parte significativa del pubblica allo spettacolo montato da Claus Guth. Fischi abbastanza ingenerosi per uno spettacolo certo non bellissimo ma sostanzialmente ben costruito con solo poche cadute e qualche gratuità evitabile ma globalmente veniale.
Meno riserve mentali sembra avere Nicola Luisotti che offre una lettura entusiasmante dall'inizio alla fine: orchestra sontuosamente, stupisce per la cura dei dettagli strumentali ed i preziosismi che si concede e regala agli ascoltatori. La sua direnzione non è mai noiosa, e si abbandona volentieri e senza timori o riserve all'intenso lirismo così come al sorriso divertito. Ottima la prova della Frankfurter Museumorchester che quando trova la guida giusta riesce ad offrire prove maiscole come questa.
martedì, 01 gennaio 08 18:29
Quello che verràPer cominciare l'anno con un sorriso (e prepararci al peggio che si vedrà)
Buon 2008! Tag:
perle nere
lunedì, 31 dicembre 07 00:46
Auspici
"Per l'opera vale l'assioma fondamentale della categoria del gioco. Detlev Glanert, compositore Tag:
detlev glanert
sabato, 22 dicembre 07 16:32
Altri anelliIl Ring der Nibelungen di Wagner è decisamente di moda.
Il trailer dello spettacolo Se ne è parlato anche in tv. giovedì, 13 dicembre 07 00:05
Il migliore
Reazioni vivaci da parte di altri protagonisti della gestione della lirica italiana. Secondo Giampaolo Vianello
Francesco Rutelli, ministro dei Beni Culturali, ha dichiarato che «il nostro sistema operistico non va certo smantellato. Ogni teatro italiano ha la sua storia, la sua specificità e noi non dobbiamo diminuire la quantità dell’offerta, salvandone uno e condannando gli altri. Invece, tutti devono funzionare meglio.»
Troppi teatri? Pierluigi Panza nel Corriere della Sera dello scorso 5 dicembre 2007 sostiene che «il nostro Paese è zeppo di teatri lirici: ci sono 14 fondazioni lirico-sinfoniche, 18 teatri di tradizione e un centinaio di teatri in comuni medio-piccoli finanziati in larga parte dallo Stato; e ci sono poi una miriade di stagioni liriche finanziate da privati ed enti territoriali. Qualcuno si chiede: vale la pena di spendere per tenerli tutti? A titolo di confronto, aggiungiamo che nella sola Germania operano 89 teatri musicali con attività musicale regolare, orchestre e spesso cori stabili e compagnie di canto residenti, che offrono spettacoli lirici nella maggior parte dei casi con frequenza quotidiana. Commenta ancora il soprindentente veneziano: «Lo so che da qualche parte si osserva che in Italia ci sono troppi teatri lirici, finanziati dallo Stato. C'è chi propone dunque di differenziare le fonti di finanziamento, riservando ad alcuni teatri i fondi nazionali, e ad altri dei fondi locali, ma sempre pubblici. Certo il problema non si risolve attribuendo alla Scala un ruolo superiore agli altri, questa sarebbe una soluzione francesizzante che non accontenterebbe nessuno» Il dibattito continua ... mercoledì, 12 dicembre 07 10:20
sabato, 08 dicembre 07 14:01
7 dicembre 2007Sant'Ambrogio. Grazie ad Arte si riesce ad assistere quasi in tempo reale ad uno degli spettacoli più attesi della stagione lirica: il Tristan della Scala. Qualche impressione del giorno dopo. Già dalle prime note si coglie l'importanza dell'evento. L'Orchestra della Scala colpisce per la bellezza e densità del suono. Segue con partecipazione l'appassionata direzione di Daniel Barenboim, tutta fuoco e disperata passione. Bisogna dare atto che Lissner ha intuito benissimo le potenzialità di Barenboim con l'orchestra scaligera e c'è da sperare per un grande futuro.
Della regia di Chéreau si coglie soprattutto il disperato pessimismo ma anche la bellezza di quel cercarsi di corpi, di quella passione fisica che Tristan e Isolde esprimono attraverso gesti veri, quotidiani, umani. È un amore, il loro, destinato alla tragedia, ma è anche un messaggio salvifico nel mondo disumanizzato di istinti brutali che esplodono fra le vestigia di una civiltà di cui si intuisce una passata grandezza attraverso quel che ne resta (belle le scene di Peduzzi). Nel mitico Ring era il popolo che arriva sulla scena dopo la catastrofe, qui è l'amore che porta un messaggio di speranza. Se c'è una lezione che si può trarre dalla regia di Chéreau è che nel suo spettacolo c'è tutto quello che serve senza bisogno di inventarsi o aggiungere nulla che già non si trovi nel testo. In più c'è una patina di disperazione e di verità che rende tutto tremendamente credibile e necessario. Toccante.
I due protagonisti, Waltraut Meier e Ian Storey, convincono pienamente sul piano scenico (Chéreau soprattutto con Storey, solitamente legnosetto, sembra aver fatto miracoli). Vocalemente mostrano qualche limite. Il primo atto fila via senza grandi problemi, mentre forse qualche imprecisione e increspatura di troppo nel secondo atto rovina un po' l'incanto della notte d'amore dei due amanti. Nel terzo atto, soprattutto la Meier recupera e trionfa (giustamente) con un Mild und leise che rapisce e si impone come il momento emotivamente più forte della lunga serata. Isolde muore, per una disperata follia d'amore.
Terribile la regia televisiva con un eccesso di dissolvenze che spiazzano completamente e disturbano (immaginiamo sia l'ansia da non movimento dei drammi wagneriani). Ottimi comunque i primi piani dei personaggi, soprattutto per cogliere la finezza del lavoro di Chéreau sui cantanti. Meglio comunque, potendo, andare a vedere e godere dello spettacolo di persona. venerdì, 30 novembre 07 15:56
A Cecilia, come Maria, caduta da cavalloVestita di rosso fuoco, imponente, entra la diva. Immancabilmente preceduta da regolarissima strenna natalizia (di biennale frequenza, per chi ama la statistica) e, ma solo quest’anno, da un container di... [...] giovedì, 22 novembre 07 15:48
Spendiamo troppo per l'opera?Dal blog di Claudio Pavoni, firma del telegiornale de La 7:
Falso dilemma. Bisognerebbe piuttosto chiedere se l'opera o più in generale la cultura serve a qualcosa. E posto che serva, l'Italia fa comunque piuttosto poco per sostenerla. Tag:
appelli
giovedì, 15 novembre 07 23:39
Opera immaginariaOpéra imaginaire è un film del 1997 di Guionne Leroy e Pascal Roulin. Una specie di Fantasia dedicato all'opera.
Alcuni episodi sono davvero bruttarelli... Tag:
opera imaginaire
lunedì, 12 novembre 07 22:38
Autunno berlineseA vederla così lenta e silenziosa, non si direbbe proprio. Eppure Berlino stupisce sempre per la ricchezza delle offerte musicali, (quasi) sempre di ottimo livello. Quella che segue è una cronaca illustrata di due giorni passati a curiosare fra alcune delle occasioni più interessanti. sabato 10, a mezzogiorno (in riva alla Spree)
Il Radialsystem, uno spazio industriale, convertito a contenitore culturale multidisciplinare (diretto dalla coreografa Sacha Walz), ospita la prova generale aperta dell'oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno. Suonano (benissimo) i validissimi strumentisti dell'Akademie für Alte Musik che festeggia i 25 anni di attività in questo modo, cioè regalando alla loro città dell'ottima musica, in uno spazio periferico, cercando nuovo pubblico, soprattutto fra quelli che di solito ai concerti non ci vanno. Pubblico in effetti variegatissimo, molti i bambini. Piccolo incidente di percorso: defaillance della soprano Yeree Suh, la Bellezza, sostituita dalla collega Christine Wolf, precipitatasi da Francoforte, ignara della prova aperta al pubblico, che ha fatto del suo meglio per salvare la situazione. Ottimi, in compenso, tutti gli altri: Salomé Haller come Piacere, Renata Pokupic come Disinganno ma soprattutto Emiliano Gonzales Toro come Tempo, giovane tenore dal magnifico timbro e dalla perfetta tecnica. sabato 10, sera (nel Brandeburgo) Ci siamo: finalmente vediamo la Scala di seta di Rossini in uno spazio assolutamente ideale, il teatrino di corte del Neues Palais nel complesso di Sanssouci. Serata fredda e nevosa, viaggio avventuroso per le autostrade incasinanti del Brandeburgo, ma si arriva, appena in tempo. Spettacolo di magistrale semplicità e nessuna pretenziosità, curato e rispettoso, nessun scivolamento nell'ideologica sciatteria o (peggio) nell'italianità stereotipica di molte regie locali. Caterina Panti Liberovici organizza la scena e fluidifica il movimento della commedia rossiniana. Magari si perde un poco in seduzione ma si guadagna in ritmo. Ritmo imposto alla buona Kammerakademie Potsdam da Felice Venanzoni, come sempre assai attento alle ragioni del canto ed al buon gusto: comincia in souplesse con atmosfere da commedia sentimentale (è davvero la Scala di seta?), e poi si anima e diventa irresistible negli incalzanti finali. Molto si deve alla giovane compagnia, formata in gran parte da italiani, che ci mette un grande impegno e convince. Convince Raffaella Milanesi, autorevole nella gran scena Il mio ben sospiro e chiamo, che rende giustizia a Giulia e la tratta alla stregua di altre, più celebri (prime)donne rossiniane. E poi Daniele Zanfardino, Dorvil d'antan, Giorgia Milanesi spigliata Lucilla, Maurizio Leoni solido Blansac ed Enrico Marabelli brillante Germano. domenica 11, mattina (Unter den Linden sotto la neve) Nevica come fosse già pieno inverno. Coda infinita al Pergamon Musem. Thomas Quasthoff accompagnato da Daniel Baremboin. Si esegue il ciclo di lieder Die schöne Magelone di Johannes Brahms. Grande successo di pubblico, numerose chiamate, ma Quasthoff deve volare a New York con i Berliner Philharmoniker e quindi non concede nessun bis (ma si scusa col pubblico).
domenica 11, sera (acora alla Staatsoper) Stavolta per l'opera: la 33esima recita del Macbeth di Verdi nella messa in scena di Peter Mussbach. Spettacolo bruttino (è in circolazione dal 2000) ma soprattutto di preoccupante routine. Il Kappelmeister Dan Ettinger dirige - con scarsa considerazione per il timpano dell'ascoltatore - un cast che peggio assortito non si potrebbe immaginare. La Lady di Iano Tamar è un vero disastro: ce la ricordavamo apprezzabile belcantista, e la ritroviamo assolutamente fuori parte ed in palese difficoltà con le feroci asperità del ruolo. Lucio Gallo, nel ruolo del titolo, gigioneggia in maniera preoccupante, forzando troppo e soprattutto offrendo una interpretazione esteriore e sguaiata di uno dei ruoli verdiana più interessanti ed introspettivi. Passabili gli altri malgrado, qualche malanno di stagione. La tempesta di decibel, come sempre, appaga il pubblico che reagisce entusiasta. Il che basta a giustificare perché esiste questo repertorio. domenica, 11 novembre 07 15:30
sabato, 10 novembre 07 08:55
Cartoline da Bayreuth /3Si riparla di Bayreuth e del suo Festival sulla stampa tedesca. Gli sponsor chiedono al vecchio Wolfgang di farsi da parte, lui non si presenta al consiglio della Fondazione che discute sul futuro del Festival, Katharina si prepara (con Christian Thielemann e Peter Ruzicka) e la cugina Nike polemizza... Niente di nuovo. Per ora. Il settimanale Der Spiegel intanto pubblica immagini di una grande storia.
sabato, 10 novembre 07 00:26
Un teatro nel bagnoInaugurata il 7 giugno 1909, piccolo gioiello acquatico dello Jugendstil, la piscina coperta di Friedberg disegnata da Hans Meyer, dopo gli splendori degli inizi, ha conosciuto un lento ma inesorabile declino che l'ha portata alla chiusura il 1 giugno 1980. Dal 1985 la storica piscina è monumento protetto. Lo scorso 30 agosto, un gruppo di cittadini di Friedberg ha recentemente costituito l' Associazione Amici del Teatro della Piscina Coperta. Scopo dell'associazione è recuperare l'immobile e restituirlo alla città costruendo al suo interno un teatro di 150-200 posti. L'associazione spera di raggiungere i 2500 soci e di costituirsi in una società per azioni che dovrebbe gestire direttamente i necessari lavori di ricostruzione.
Informazioni più dettagliate sugli scopi della associazione e contatti si trovano nel sito della Associazione. lunedì, 05 novembre 07 08:00
Brokeback OneginUn Onegin con contorno di drag queen e cowboy gay quello visto all'Opera di Stato Bavarese. I titoli delle recensioni isistono molto su questo aspetto, come Per esempio la Frankfurter Rundschau "Tanz der Cowboys" o il Münchner Merkur "Die Polonaise als Cowboy-Ballett", quando non si opta per soluzioni più grevi come "Schwule Kunstpenetration" della Deutschland Radio che però illustra con un fotogramma del film di Ang Lee, o "Schwule Cowboys und eine handvoll Tunten" di Der Tagesspiegel. Solo la svizzera Neue Zürcher Zeitung rimane neutrale (ovviamente...) con il suo "Tschaikowsky kritisch gelesen".
Una domanda sorge spontanea: cosa c'entrano i cowboys? domenica, 04 novembre 07 09:13
Torna Mozart, dopo l'abbuffataDopo la grande sbornia mozartiana del 2006 e la risacca che ne è seguita (si sono salvati i soliti pochi blockbusters), si ricomincia a rivedere in giro qualche rarità del vecchio Wolferl. Di riscoperte di sicuro non si può parlare, ma almeno di ripescaggi che magari fanno... [...] sabato, 03 novembre 07 11:41
La scala di PotsdamSi prova la rossiniana Scala di seta a Potsdam nel teatro del Neues Palais della reggia prussiana di Sanssouci per la Potsdamer Winteroper della Kammerakademie Potsdam. Alcune foto esclusive rubate da una mano anonima alle prove. Italianissima la compagnia di canto: Raffaella Milanesi (Giulia), Giorgia Milanesi (Lucilla), Daniele Zanfardino (Dorvil), Maurizio Leoni (Blansac), Enrico Marabelli (Germano) più Christian Dietz (Dormont) e Pietra Piccione (una cameriera). Molto italiano anche il team artistico voluto da Andrea Marcon, da quest'anno direttore artistico della Kammerakademie di Potsdam: il direttore Felice Venanzoni, la regista Caterina Panti Liberovici, lo scenografo Sergio Mariotti e la costumista Cristina Aceti. Musicalmente, sarà un Rossini molto barocco, promette Venanzoni: "Contrariamente a quanto si sente spesso dire, non tutto è scritto in Rossini e questo ci dà la possibilità di essere creativi. Abbiamo l’abitudine a pensare che questo repertorio parli da solo. Ma come insegnano i barocchi, occorre descrivere agogicamente gli affetti, estremizzare il fraseggio, inventare variazioni e abbellimenti, per creare una drammaturgia musicale che nasca dalla conoscenza e dal rispetto della prassi esecutiva. In questo senso vorrei che il mio Rossini fosse barocco." Sulla regia, la Liberovici rivela: "La mia scala non sarà una vera scala a pioli o quant’altro, ma ispirerà piuttosto il profumo della seduzione così come la morbidezza della seta evoca la sensualità. I seduttori di Giulia saranno attirati dai capi di abbigliamento - una sciarpa, un guanto, la guepière, una calza - che Giulia perderà o lascerà dietro di sé". Queste le (buone) intenzioni. I risultati si vedranno a partire dal prossimo 9 novembre (con repliche il 10, 16 e 17). Un assaggio delle prove: Se ne parla anche nel numero di novembre il giornale della musica La scala di seta è popolare quest'anno in Germania. venerdì, 02 novembre 07 23:26
lunedì, 29 ottobre 07 20:15
Le piccole cose di GoebbelsWikipedia informa che Adalbert Stifter fu uno scrittore "attento nel descrivere tutto quello che circonda i suoi protagonisti, [che] a differenza dei romanticisti tedeschi, non entra mai nei loro movimenti psicologici interni riuscendo in tal modo a far fuoriuscire una forte tensione emotiva dalle piccole cose che li circondano. Assume così un significato profondo la polvere sulle supellettili, il cadere delle foglie nel bosco, la modesta lucentezza delle pietre che danno il nome alla sua raccolta di novelle più riuscita, quella delle Pietre Colorate. Ed è proprio nella prefazione a questa opera che Stifter manifesta il suo credo nella grandezza delle cose apparentemente piccole, nelle semplici bellezze della natura, nelle virtù silenziose che consentono il tramandarsi dei costumi dei padri, che vengono estrinsecati nell'assoluta assenza di quel che lui chiama il "demone dell'azione"" A questa attenzione alle (piccole) cose del mondo si ispira e rende omaggio già nel titolo - Stifters Dinge (Le cose di Stifter) - il nuovo lavoro di Heiner Goebbels, un lavoro - secondo il suo autore - "per pianoforte senza pianista ma con cinque pianoforti, un testo teatrale senza attori, una performance senza performer, un non one man show o non importa come lo si vuol definire." Personaggi principali sono la luce, le immagini, i rumori, i suoni, le voci, il vento e la nebbia, l'acqua ed il ghiaccio (secco) per descrivere una specie di catalogo greenawayano delle piccole cose del mondo. Inutile cercare un filo. Il piacere è nell'abbandonarsi alla lenta bellezza metafisica delle immagini costruite dalle stupefacenti luci (di Klaus Grünberg), al potere evocativo di parole e di segni. Il momento più suggestivo ci è sembrato l'ascolto del secondo movimento del Concerto italiano di Johann Sebastian Bach mentre cade la pioggia e Claude Levy Strauss, incalzato dal giornalista Jacques Chancel, dice della sua sfiducia nel genere umano. Immagini La mappa dei riferimenti (per non perdersi)
Backstage (al Bockenheimer Depot) "Stifters Dinge" di Heiner Goebbels è al Bockenheimer Depot nel cartellone dello schauspiel frankfurt che coproduce lo spettacolo fino al prossimo 3 novembre. domenica, 28 ottobre 07 00:50
Profumo d'operaColonne sonore operistiche per due profumi di Jean Paul Gaultier.
Varianti belliniane: Altre dive
sabato, 27 ottobre 07 17:58
Una Giuditta che non fa perdere la testaSi può perdere la testa per La Giuditta di Alessandro Scarlatti vista a Mainz? Lo Staatstheater di Mainz non è nuovo né a messe in scena di oratori - ricordiamo il Saul di Händel per la riapertura del teatro, o il più recente Elias di Mendelssohn - né a Giuditte. Un paio di stagioni fa l'allora Intendant del teatro Georges Delnon immaginó una interessante Juditha triumphans di Vivaldi in un collegio di educande, come per far rivivere più che la vicenda la cornice nella quale Vivaldi aveva composto il suo oratoio bellico.
Questa Giuditta scarlattiana, intimistica e narrativa, lontanissima dalla trionfale virulenza della partitura vivaldiana, viena presa e mostrata alla lettera dalla regista Arila Siegert, evidentemente affascinata dalla fiera e lungimirante vedova ebrea che, contro lo stesso comune sentire dei suoi, affronta da sola il nemico, lo seduce e lo uccide salvando dalla sicura rovina il suo popolo. Arila Siegert evita qualsiasi lettura ideologica o anche solo forzatura modernizzatrice e racconta con fluidità e solo qualche sbavatura (l'inutile truculenza della proiezione del getto di sangue della decapitazione di Oloferne). Evidentemente poco convinta che l'umanità di Giuditta si colga nel testo del Cadinale Pietro Ottoboni, in coda al coro Opra sol di quel Dio aggiunge un'aria tratta dalla seconda versione dell'oratorio scarlattiano del 1697 che fa cantare a Giuditta in proscenio, la testa di Oloferne in grembo, una ninna nanna dolorosa all'amante perduto. Per contro, realizza benissimo la scena notturna della seduzione e decapitazione di Oloferne, ma bisogna riconoscere che aiuta molto la struttura drammaturgico-musicale della scena. Funzionano assai meno le cose in buca. Alla testa di un piccolo complesso di strumentisti che non brillano per precisione ed intonazione, il direttore e clavicembalista Clemens Heil è noioso e monocorde. La musica non decolla, manca completamente il senso del sontuoso barocco romano (che poteva contare evidentemente su musicisti di ban altra caratura). I cantanti, quasi tutti dalla compagine giovanile del teatro, se la cavano come possono ma senza troppe cadute. La protagonista Tatjana Charalgina, vibrato eccessivo e timbro non gradevolissimo a parte, ha la capacità tecnica e buoni mezzi che le permettono di affrontare la parte senza troppi pensieri. Bene anche l'interessante controtenore Dmitry Egorov come Oloferne e la mezzosoprano Jasmin Etezadzadeh (Ozia) già in possesso di buona tecnica e il basso Kyoung-Suk Baek come Sacerdote. Dell'Alchiorre dell'acerbo tenore Christian Rathgeber si ammira soprattutto la buona volontà.
È l'anno del barocco romano portato sulle scene. Aspettiamo con grande interesse il Sant'Alessio di Stefano Landi su libretto di un altro cardinale, Gulio Rospigliosi (e futuro papa Clemente IX), che William Christie porterà in tournée in varie città francesi e a Lussemburgo all'inizio del 2008. martedì, 23 ottobre 07 00:17
Una nuova idea di teatro?Desideri
Il programma Sarà, ma nella programmazione della stagione 2008 di nuovo si vede pochissimo. Archiviate le stagioni "francesi" della coppia Segalini-Viotti, il nuovo tandem artistico Ortombrina-Inbal presenta la sua prima stagione che, almeno a scorrerne i titoli, sembra una delle più vecchie degli ultimi anni. La stagione Giacomo Puccini La rondine direzione musicale di Carlo Rizzi, regia di Graham Vick, scene di Peter J. Davison, costumi di Sue Willmington, coreografia di Ron Howell. Interpreti: Fiorenza Cedolins e Massimo Giordano Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con il Teatro Verdi di Trieste Richard Strauss Elektra direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Klaus Michael Grüber, scene e costumi di Anselm Kiefer interpreti principali Mette Ejsing, Gabriele Schnaut, Brigitte Pinter, Inga Nielsen, Kurt Azesberger e Peter Edelmann Allestimento del Teatro San Carlo di Napoli (Premio Abbiati 2004) Gioachino Rossini Il barbiere di Siviglia direzione musicale di Antonino Fogliani, regia di Bepi Morassi, scene e costumi di Lauro Crisman interpreti: Francesco Meli, Bruno De Simone, Laura Polverelli e Roberto Frontali Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice Giacomo Puccini Tosca direzione musicale di Daniele Callegari, regia di Robert Carsen, scene e costumi di Anthony Ward Interpreti: Daniela Dessì e Walter Fraccaro Allestimento della Staatsoper di Amburgo Zhu Shaoyu La leggenda del serpente bianco direzione musicale di Zhang Jiemin, regia di Chen Weya, scene di Gao Guanjian, costumi di Tim Yip Prima rappresentazione assoluta Spettacolo in coproduzione con il Gehua Cultural Development Group e il Beijing Grand Theater in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008 direzione musicale di Bruno Bartoletti, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi, coreografia di Gheorghe Iancu interpreti: Marlin Miller e Scott Hendricks Allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova (Premio Abbiati 2000) Modest Musorgskij Boris Godunov (versione Shostakovich) direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Eimuntas Nekrosius, scene di Marius Nekrosius, costumi di Nadezda Gultyaeva interpreti: Ferruccio Furlanetto Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino (Premio Abbiati 2006) Francesco Cavalli La Rosinda Europa Galante, direttore Fabio Biondi Nuovo allestimento a cura del laboratorio integrato di regia, scenografia e costume della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia. Giuseppe Verdi Nabucco regia di Günter Krämer, scene di Petra Buchholz e Manfred Voss, costumi di Falk Bauer interpreti: Leo Nucci e Ferruccio Furlanetto Allestimento della Staatsoper di Vienna Arnold Schoenberg Von heute auf morgen e Ruggero Leoncavallo Pagliacci direzione musicale di Eliahu Inbal, regia di Andreas Homoki, scene di Frank Philipp Schloessmann interpreti: Piero Giuliacci, Paoletta Marrocu e Lado Ataneli Nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice Tag:
teatro la fenice
lunedì, 22 ottobre 07 15:56
TradimentiLa lunga stagione francese della Fenice voluta dal team artistico Sergio Segalini e Marcello Viotti, si conclude com'era cominciata, con la Thaïs di Jules Massenet andata in scena nel 2002 al Malibran, mentre ancora si stava lavorando alla ricostruzione della sala del Selva. Lo spettacolo di Pier Luigi Pizzi tornava sulla scena della Fenice sostanzialmente immutato: nessuna concessione allo stile pompier di metà ottocento, scene geometriche essenziali (eppure curiosamente ingombranti), solo i bei costumi déco evocano bizantinismi e danno il colore dell'esotismo. Forse più del modesto spettacolo di Pizzi, quello che più è mancato per dare un senso a questo repêchage (altrimenti francamente non necessario) è un direttore di razza come fu Marcello Viotti, conoscitore ed estimatore di questo repertorio. Quanto al cast vocale, completamente rinnovato, le perplessità forse erano ancora più forti. Della Thaïs di Darina Takova non sapremmo cosa dire: semplicemente non l'abbiamo sentita. Nei rari momenti in cui la soprano bulgara emetteva qualche suono udibile - soprattutto nella regione acuta giacché il centro era inesistente - sembrava sfuocata e generica ad esser generosi (e si tacerà dell'imbarazzante Ô mon miroir fidèle). Al minimo sindacale il Nicias di Kostyantyn Andreyev che almeno prendeva si congedava dignitosamente. Si salvava solo la solida prova di Simone Alberghini come Athanaël, benché privo del carisma del suo predecessore Pertusi, ed accettabili le prove dei numerosi interpreti minori (Christine Buffle ed Elodie Méchain erano le due spiritose ancelle Crobyle e Myrtale). Il pubblico accoglieva con discreto calore l'esito della serata. venerdì, 19 ottobre 07 23:22
Risvegliare l'orecchioAscoltare la musica. Lo spazio. Risvegliare l'orecchio, gli occhi, il pensiero umano, l'intelligenza, il massimo dell'interiorizzazione esteriorizzata. (1983) Luigi Nono testi ripresi da L'immagine viene dal sito dell'Archivio Luigi Nono. Tag:
luigi nono
giovedì, 18 ottobre 07 09:30
IncontriAlla mostra Venezia e l'Islam 828-1797 a Palazzo Ducale.
Altre turcherie:
Sempre dalla raccolta di Giovanni Grevembroch: una figura femminile con turbante ornato di piume e abiti turcheschi e la sua storia (vera) di donna veneziana divenuta Califfa. Sfuggendo agli intrighi della suocera che cerca di metterle contro il figlio procurandole altre donne, riesce a diventare capo di uno stato turco in nome del figlio minorenne. mercoledì, 17 ottobre 07 22:49
Biondi riporta Vivaldi a VeneziaUna sua opera non si dava nella sua città dal 1985, cioè dal Giustino diretto da Alan Curtis, e malgrado le curiose acrobazie di Franco Rossi per dimostrare nel programma di sala che Vivaldi [è] profeta in patria, delle sue opere non si trova traccia in tempi moderni nelle scene veneziane. L'evento quindi di due Vivaldi curati dalla indiscussa competenza di Fabio Biondi sarebbe di tutto rilievo e degna di ben altra eco, ma a Venezia passa quasi sotto silenzio da una stampa distratta e fra la quasi indifferenza del pubblico locale (il pubblico, piuttosto scarso, era fatto in buona parte di stranieri). Per il suo debutto vivaldiano a Venezia, Biondi sceglie l'Ercole su'l Termodonte e gli affianca il Bajazet - già registrato per Virgin qualche anno fa con un cast all star. Della prima partitura, ricostruisce recitativi (tutti perduti) ed estrapola da altre partiture vivaldiane le numerose arie mancanti in partitura, nonché compone lui stesso secondo lo stile vivaldiano qualche passaggio strumentale drammaturgicamente significativo.
Sulla scena, come già per la Didone vista nella scorsa stagione, due allestimenti a cura degli allievi della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia coordinati da Carlo Majer. Spettacolo compiuto, di tiepolesca ariosità per l'Ercole. Per il Bajazet si opta per una versione semiscenica che sfrutta la stessa semplice scena e fa muovere i personaggi con la stessa esemplare misura dell'Ercole.
Se nel Bajazet si risparmia sull'allestimento, non si lesina sul cast, stellare, entusiamante alla prova dei fatti anche nei ruoli minori. Vivica Genaux conferma le straordinarie doti di belcantista nel ruolo di Irene: entusiasmante la sua aria di entrata, Qual guerriero in campo armato, scritta originariamente da Riccardo Broschi per Farinelli, per il ferreo controllo tecnico e la strepitosa omogeneità del colore vocale a dispetto della notevole estensione. Entusiasmenti anche le prove di tutti gli altri interpreti a cominciare da Daniela Barcellona nobile Tamerlano, la sorprendente Marina De Liso come appassionata Asteria, Christian Senn solido Bajazet, Lucia Cirillo sicuro Andronico e Maria Grazia Schiavo nel ruolo minore di Idaspe che però riese a stupire per la brillante Anche il mar par che sommerga. Successo incondizionato e pienamente meritato per entrambe le opere. Post Scriptum. Vivica Genaux interpreta Qual guerriero in campo armato diretta da Fabio Biondi durante la registrazione per Virgin.
lunedì, 08 ottobre 07 21:33
Regole
Gioachino Rossini alla madre a proposito di padre Stanislao Mattei (1798) Tag:
gioachino rossini
lunedì, 01 ottobre 07 22:50
I migliori del 2006/07
I migliori della stagione
Per la musica prevalgono:
mentre per il teatro:
Il titolo per lo scandalo dell'anno va alla Deutsche Oper Berlin per le polemiche sulla ripresa dell'Idomeneo messo in scena da Hans Neuenfels. Infine, per il settore audiovisivo:
I non premi dell'Oper Frankfurt Anche quest'anno l'Oper Frankfurt non vince nulla e si deve consolare con pochi ma significativi consensi di molti dei critici coinvolti. sabato, 08 settembre 07 23:07
Lettera a JamesDear James, saremo di ritorno già domani verso mezzogiorno. Il viaggio è durato meno di una settimana ci ha condotti dapprima a Francoforte (una località con alte torri, di colore grigio argento e blu, dove si fa la carta, un materiale che si può scambiare con cibo per cani, spazzole, collari ecc.) e poi ieri, a Colonia, lungo il Reno scintillante, sulle cui rive fiorisce qua e là il biancospino. Naturalmente mi sei mancato per tutto il tempo: come sempre ho pensato continuamente a te e come sempre mi sono rimproverato per non averti portato con me. Ma tu ti saresti certamente annoiato e spaventato a Francoforte, non è vero? Le auto, la loro puzza, il loro fracasso, le pietre dure sotto le zampe, la quantità assurda di bipedi, la loro puzza, tutto questo infatti non avrebbe potuto suscitare in te se non malumore e confusione, avresti avuto nostalgia dl casa e avresti cercato rifugio nel sonno. Qui rappresentano una mia opera, vecchia di cinquant'anni, Bouleuard Solitude, messa in scena molto bene da un bipede di nome Nicolas Brieger e diretta in modo molto vivace e appasssonante da un suo simile, ma appena veaticinquenne, un maestro di cappella di nome Debus Johannes. Domani ti spiegherò tutto e riprenderò anche a lavorare al quadro numero uno. La luna piena c'è già stata, per cui sono ancora una volta in ritardo. (Lettera scritta da Hans Werner Henze a James e spedita da Colonia il 22 marzo 2000. Il James di cui si parla è un bell'esemplare di whippet) Scovata a pagina 473 di Canti di viaggio. Una vita di Hans Werner Henze Tag:
hans werner henze
venerdì, 07 settembre 07 19:58
Henze, Fedra e le illusioni di MussbachRicomincia la stagione. Da Berlino, per la Phaedra di Hans Werner Henze alla Staatstoper. Grande vecchio della musica, ultimo fra i giganti, erede riconosciuto di una tradizione compositiva tedesca che parte da Beethoven e passa per la seconda scuola di Vienna. Come l'estremo Strauss, Henze si rifugia nel mito e parla con apollineo distacco di Fedra e del suo tragico amore per il figlio Ippolito. Peter Mussbach, con la geniale complicità di Olafur Eliasson, costruisce uno spettacolo complesso, affascinante, immateriale in costante equilibrio fra immaterialità dell'illusione teatrale e la concreta materialità dell'esecuzione musicale.
Grande successo per tutti i perfetti interpreti: Axel Köhler (Artenis), John Mark Ainsley (Hippolyt), Maria Riccarda Wesseling (Phaedra), Marlis Petersen (Aphrodite) e Lauri Vasar (Minotauros). E poi Mussbach ed il direttore Michael Boder che porta sul palco i 23 favolosi strumentisti dell'Ensemble Modern. Foto: Chihoko Nakata Accolto festosamente dal pubblico che lo accoglie in piedi al suo ingresso in sala, Henze saluta (commosso) il pubblico che tributa un innegabile successo alla sua ultima creazione. Foto: Chihoko Nakata Vielen Dank, Frau Chihoko Zeisberg-Nakata! lunedì, 03 settembre 07 22:52
Letterine dalla colonia
Cara Mamma e caro Papà. Come state ? Io sto bene. Baci Arnold. Hello heh heh hello, o-hell o-hell oh ellow ellow heh heh heh hello mama X=cm2
Le letterine sono firmate Bouvard & Pécuchet giovedì, 23 agosto 07 22:11
Betty e l'operaBetty antidoto alla noia dell'opera?
Betty Boop & the Little King (1936) Tag:
betty boop
martedì, 21 agosto 07 15:37
neuwirth documentaAnche un po' di musica (da vedere) nell'uragano visuale di Documenta 12 a Kassel:
Tag:
olga neuwirth
giovedì, 16 agosto 07 17:42
Riapre il teatro di Düsseldorf
Dopo 16 mesi di radicali restauri costati circa 31 milioni di euro alla Deutsche Oper am Rhein, sabato prossimo con la ripresa di Traviata nella messinscena di Karl-Ernst e Ursula Herrmann riapre l'Opernhaus di Düsseldorf. Cambiate le 1300 poltrone e sistemati gli apparati scenotecnici che risalivano al 1956 anno in cui il teatro fu aperto al pubblico. C'è anche una nuova sala prove di 215 metri quadrati per orchestra e balletto. Infine, sistemata la buca per migliorare l'acustica e l'equilibrio con la scena. La Deutsche Oper am Rhein, organismo bicefalo co-gestito da Düsseldorf e Duisburg (di cui in questi giorni si parla molto per motivi meno edificanti) il proossimo 26 gennaio ospiterà la prima mondiale di Fashion la nuova opera di Giorgio Battistelli. martedì, 14 agosto 07 21:59
Il teatro alla moda
Tutte le star del Festival hanno annullato per un motivo od un altro le loro esibizioni: Anna Netrebko le due date dello Stabat Mater in programma l'8 e l'11 agosto (con Elina Garança, non malata ma improvvisamente indisponibile) malgrado la buona forma esibita pochi giorni prima nell'Operngala di Baden-Baden; la mezzosoprano Vesselina Kasarova impegnata nel Benvenuto Cellini per un problema ad un piede; la soprano francese Patricia Petibon fresca di parto; Rolando Villazón per malattia; ed per finire, il tenore americano Neil Shicoff, che non ha nemmeno comnciato le prove del Cellini a tre giorni dall'inizio per la depressione e lo shock provocato dalla nomina del concorrente Dominique Meyer alla direzione dell'Opera di Vienna. Infine Gérard Depardieu, voce recitante nel Lélio di Berlioz programmato il 12, 14 e 15 agosto, che minaccia il ritiro se la televisione austriaca ORF insistesse per riprendere lo spettacolo... Nota Machart che Netrebko, Garança, Villazón (e l'Orchestra Barocca Veneziana impegnata nel concerto pergolesiano) sono tutti artisti della scuderia Deutsche Grammophon, dall'era Karajan solidamente legata all'immagine Festival. Doping all'opera?
Ma sono normali tutte le defezioni di Salisburgo? "Non è normale che non si consideri la voce un organo umano, ma una macchina." E sulla Netrebko "Si dice che Anna Netrebko sia inaffidabile ma è una insolenza. So da fonte sicura che Anna ha una laringite. Naturalmente si è ritirata perché è cosciente dell'enormità del Festival: ogni nota sbagliata si può trasformare in una tomba nella città che l'ha creata. Negli ultimi tempi l'opera è arrivata alla realtà virtuale mediatica. I cantanti sono valutati secondo lo stesso criterio di Jenny Elvers, Paris Hilton o Christoph Schlingensief." A proposito di quanto detto da Vesselina Kasarova sul fatto che molti cantanti, non sopportando più la pressione, si doprebbero, Wottrich dice: "Di questo nessuno parla. Ma il doping è da parecchio all'ordine del giorno nel mondo musicale. Molti solisti prendono il Betablocker per controllare la paura, alcuni tenori prendono cortisone per far salire su la voce, e l'alcol è normale. La paura è diventato un fattore importante, ed ogni mezzo è lecito per non deludere le aspettative. Per molti cantanti questo è l'inizio della fine. Ci vuole molta forza per resistere a tutto. Alla fine ci dobbiamo chiedere perché i musicisti fanno uso di queste sostanze." E sulle ragioni di questa tendenza, Wottrich spiega: "La musica è uno sport di squadra. Ma questa concetto è devastato dall'influenza di altri fattori, di manager e sponsor. E intanto ognuno pensa a se stesso. Se sono legato a contratti pubblicitari per milioni di euro, mi sento anche obbligato a dare i risultati che ci si aspetta da me."
E il pubblico? Ha qualche colpa? "Il pubblico d'opera autentico no, ma solo coloro per i quali l'opera sarebbe uno show finto. È come con il tour de France: il normale spettatore televisivo, alcolizzato e consumatore di grassi, che non si è mai seduto su una bicicletta, si scaglia contro il corridore dopato, contro l'idolo, che egli sesso ha adorato, per rovesciarlo. L'afrodisiaco del nostro tempo è il fallimento degli altri. E, con permesso, questo mi fa vomitare immensamente." sabato, 11 agosto 07 18:10
Cartoline (personali) da BayreuthDi nuovo a Bayreuth dopo il 2003 per il Festival wagneriano. Allora Der fliegende Holländer, Die Meistersinger von Nürnberg questa volta. La stessa impressione di fondo: si va lì davvero per la musica? Qualche immagine rubata qua e là durante lo scorso weekend. Signori, il Festival!
Bayreuth ha decisamente il miglior personale di sala visto da queste parti: sgamato da una maschera delle prime file in piena trasgressione con un telefonino nella 25esima fila (una quindicina di distanza, a occhio e croce). Gestualità a distanza inequivocabile per rinfrescarmi le regole.
L'altra Bayreuth Domenica mattina a spasso per le vie di Bayreuth. Festival a parte, Bayreuth è davvero un posto piacevole. Cominciando dalla meraviglia (barocca) dell'Opera dei Margravi. Tappa obbligata quando si passa di qua.
Eccola. E poi il Neues Schloss e i giardini di corte.
Ed, infine, omaggio al Maestro: Villa Wahnfried.
Turisti per caso: un americano mi chiedeva di chi fosse questa tomba... Troppa gente al museo Wagner: si va dal suocero, a pochi passi da Wahnfried. (mentre quello del Museo Wagner 4 euro. Ossia Wagner è dato vincente 5 a 2 su Liszt. Si sarebbe detto di più...)
Sosta "tecnica" prima di lasciare il museo: bel ritaglio incollato sull'armadietto sopra il water di una foto di famiglia dei Wagner di seconda generazione con Arturo Toscanini (Wolfgang è l'ultimo a destra).
Bayreuth, adieu!
Ultima foto dalla stazione prima di lasciare Bayreuth per tornare a casa via Norimberga. Post Sciptum:
mercoledì, 08 agosto 07 11:37
Battaglie di dameA Be' La popolare Bild Zeitung in un articolo dello scorso 2 agosto propone ai lettori una prospettiva tutta sua per giudicare i vari festival estivi. Introdotto dall'appropriata osservazione secondo cui "la nostra cultura da molto tempo non era così bella", nell'articolo si discute del dilemma del momento: "Chi sarà la nuova Netrebko?"
La Netrebko nella recente Lulu della Wiener Staatsoper. Annette Dach, 38 anni, è attualmente impegnate al Festival di Salisburgo nell'Armida di Haydn messa in scena da Christoph Loy. Di lei dice il critico: "poteziale tremendo per un timbro seduttivamente caldo, movimento sinuoso, intesità perfettamente a fuoco". Nel 2009 la Dasch debutterà all Metropolitan Opera di New York e con lei, informa la Bild, molto probabilmente porterà il suo compagno più fedele: il suo Border-Collie Twiste.
Marie Bäumer, 38 anni, si è fatta notare nonstante la brevità del ruolo in Jedermann (solo 49 righe) messo tradizionalmente in scena nella scalinata della Cattedrale di Salusburgo. La Bäumer seduce, malgrado il castigato decolleté, nel suo ruolo di giovane amante selvaggia vestita. Un figlio di 9 anni, la Bäumer è soprattutto nota al cinema per i suoi ruoli in film anche di successo come Der Schuh des Manitu, Der Alte Affe Angst, il recente Die Fälscher e il televisivo Dresden. È annunciata anche la sua partecipazione in un fim biografico che racconterà la vita di Romy Schneider.
La Bäumer in Jedermann. Infine Nadja Michael, 37 anni, la Tosca di Bregenz. Nata ad Est, a Lipsia, e destinata a una carriera sportiva prima della fuga in occidente via Ungheria. Poi gli studi di canto e la fortunata carriera di soprano (molto ammirata la sua recente Salome a Milano) che lei identifica con la precedente carriera: "anche questo è un risultato sportivo" sostiene. Impegni fino al 2011 nei più noti teatri d'opera del mondo (Royal Opera House, Carnegie Hall, Teatro Nazionale di Tokyo, ecc.).
Per ora, comunque, la Diva Assoluta rimane lei: La misurata esibizione della Netrebko all'Operngala di Baden Baden In un bis leháriano. Quasi tutto il materiale fotografico viene (ovviamente) dalla Bild Zeitung. martedì, 07 agosto 07 19:24
Vacanze
Michele Serra I vip? Sulle Alpi a dorso di elefante Tag:
michele serra
lunedì, 06 agosto 07 07:41
Bart e Salieri
Parodia del film di Milos Forman. domenica, 05 agosto 07 19:54
venerdì, 03 agosto 07 15:04
All'Opéra in TGV[Post di servizio]
Opéra de Paris e Comédie Française offrono a chi abita in Europa un servizio speciale: weekend di teatro, danza e opera con riduzione fino al 25% sui treni TGV e Thalys. I weekend proposti sono questi:
Data limite per la prenotazione: 24 ottobre 2007 Data limite per la prenotazione: 24 gennaio 2008 Data limite per la prenotazione: 4 aprile 2008 Data limite per la prenotazione: 7 maggio 2008 Data limite per la prenotazione: 20 giugno 2008 Ma c'è dell'altro. TGV garantisce uno sconto del 25% sui viaggi di andata e ritorno sia di prima che di seconda classe a tutti coloro che si rechino a Parigi per un qualsiasi spettacolo dell'Opéra di Parigi a Palais Garnier, Opéra Bastille o Salle Pleyel. Maggiori informazioni si trovano nel sito dell'Opéra de Paris. Orari e biglietti del TGV si cercano qui. giovedì, 02 agosto 07 06:49
A Piano Tale"In loving memory of Astrid Lindgren. A Piano Tale musiche di Wolfgang Amadeus Mozart (Sonata per pianoforte n.11 in la maggiore K 331 / Rondó-allegretto alla turca) e Tori Amos (Silent all these years) prodotto da Zentropa e Det Dansk Filminstitut presentato alla Mostra del Cinema di Venezia (2002) martedì, 31 luglio 07 22:19
Circo WagnerCome ogni fine luglio, apre a Bayreuth il Circo Wagner. Immagini e commenti presi dalla sinistrorsa Tageszeitung. Ai quali ovviamente non ci associamo necessariamente. Domanda legittima quanto banale: cosa interessa di più? Wagner che mette in scena Wagner o se farsi vedere sul tappeto rosso?
Post Scriptum: Lo stesso giorno, un anno fa.
Post-post Scriptum: finale (con fischi) venerdì, 20 luglio 07 16:13
Il Mariinsky sbarca a New YorkCorrispondenza da New York per un Rheingold + Walküre, evidentemente non troppo riusciti, con i complessi in trasferta del Mariinsky diretti da Valery Gergiev.
Overall – competent – no more. On to Siegfried and Goetterdaemmerung. Well, the last half was quite a
different animal from the first. Thank you very much, Marc! PS. La scena sopra ricorda tremendamente quella (terribile) del finale del secondo atto della recente messa in scena della Fura dels Baus, soltanto vagamente più sobria.
mercoledì, 18 luglio 07 21:01
Porcherie (o, piuttosto, maialate)
Si chiama Rusty the Pig e si trova nel Pike Place Market di Seattle, che quest'anno celebra il suo centenario. Gli fanno compagnia altri 99 esemplari distribuiti in città, che con Rusty saranno venduti all'asta a settembre per raccogliere fondi in favore dei servizi offerti dal Market a persone con ridotte possibilità economiche.
Rusty però è speciale: canta. La "Canzone del maiale", arietta italiana composta da Michael Moore. Sembra un maiale ma è un gioiellino tecnologico assemblato dal laboratori di scenografia la Seattle Opera, di cui Moore è manager e che hanno già prodotto alcune meraviglie come Fafner e il drago per il Ring di qualche anno fa e le scene di una Iphigénie en Tauris coprodotta con la Metropolitan Opera che inaugurerà in ottobre la prossima stagione dell'opera di Seattle. La "Canzone del maiale" si può ascoltare qui: Maggiori dettagli, anche tecnici, su Rusty the Pig si possono leggere in Playbill o nel comunicato stampa della Seattle Opera. martedì, 17 luglio 07 21:21
Nelle migliori famiglie...Da anni se ne parla, ma quest’anno più che mai da queste parti è dientato il tormentone dell’estate: chi succederà al vecchio Wolfgang Wagner al timone di Bayreuth? A pochi giorni dall’inaugurazione del Festival wagneriano 2007, più che di eventi artistici, non passa giorno in cui giornali non parlino di questioni dinastiche in seno ai Wagner. Il settimanale Die Zeit soltanto un paio di settimane fa ha dedicato all’annosa questione due lunghi e provocatori articoli – uno di Claus Spahn e un altro di Volker Hagedorn – dedicati al tormentone dell’estate. Carine anche le foto che documentano l’articolo. Album di famiglia di Wolfgang
Le eredi Questa è la situazione post-Richard:
Ramificazioni a parte, non è un mistero oramai per nessuno che le preferenze dell’ottasettenne Wolfgang - monarca incontrastato da oltre quarant’anni – e della seconda moglie, la potente Gudrun, vanno alla figlia di secondo letto Katharina. Le altre due candidate “interne” comunque non demordono: l’altra figlia Eva e la nipote Nike. E quest’ultima non perde occasione di provocare la destra wagneriana.
Ma chi decide? Decide una Fondazione costituita nel 1973, che deve innanzitutto garantire la volontà del nume di Bayreuth: il Teatro del festival deve servire "unicamente all’esecuzione delle opere di Richard Wagner". P.S. In questo paese si dice che gli abitanti della Franconia siano degli intriganti. C'è da crederci? Il bell'articolo A Bayreuth l’eredità più che sacra è inciucio di Sergio Sablich (giornale della musica, febbraio 2001) si può recuperare qui. Ultim'ora: altro articolo oggi sulla Frankfurter Rundschau
lunedì, 16 luglio 07 17:39
ManifestiMolto bello quello che annuncia Tosca al Festival di Bregenz, in Austria.
Alla prima i protagonisti saranno Nadja Michael, Zoran Todorovich e Gidon Sacks. La direzione d'orchestra è affidata a Ulf Schirmer, mentre la regia sarà di Philipp Himmelmann. Promettenti le immagini della scenografia di Johannes Leiacker.
Per chi non ci può andare, c'è la trasmissione in diretta della prima giovedì prossimo su 3sat. Bregenz è qui. P.S. Altra Tosca. Questa si è vista pochi giorni fa a Baden-Baden.
Una recensione si può leggere qui. mercoledì, 11 luglio 07 23:32
l'Estate mozartiana di MannheimNon tutto chude in luglio. Mannheim continua e rilancia con un nuovo festival estivo nei giardini del castello di Schwetzingen: la Mannheimer Mozartsommer. Organizzata dal Nationaltheater di Mannheim, è destinata ad affermarsi come uno dei festival estivi più interessanti dei dintorni, in concorrenza diretta con il vicino Festival di Ludwigsburg. La Mannheimer Mozartsommer presenta varie produzioni teatrali - fra cui una Zauberflöte "per 10 dita" (ossia quelle di due pianisti) messa in scena dal geniale Achim Freyer e un Mozart turco alla lettera - due concerti - del Balthasar-Neumann Ensemble diretto da Thomas Hengelbrock e dell'Orchestra del Nationaltheater Mannheim diretta da Adam Fischer - e un po'di musica da camera e vari recital. L'evento di punta è un Lucio Silla messo in scena da Günter Krämer e diretto ancora da Adam Fischer nel teatrino rococó del castello. Su artmetropol.tv due servizi sul Lucio Silla che vedremo sabato prossimo. Una commento in italiano dello spettacolo è qui. martedì, 10 luglio 07 19:19
Signori, si chiude...Domenica 8 luglio: si chiude la lunga stagione dell'Oper Frankfurt.
Dopo aver aperto il 24 agosto scorso con un'opera barocca "veneziana" come l'Agrippina di Händel, si chiude con un'altra opera barocca veneziana, Il ritorno di Ulisse in Patria. E così come aveva aperto la stagione, Felice Venanzoni officia il rito di chiusura della stagione. Questo Ulisse chiude inoltre il ciclo di opere monteverdiane messe in scena al Bockenheimer Depot da David Hermann e dallo scenografo Christof Hetzer. Ciclo che sarebbe dovuto essere ripreso nella prossima stagione ma che, per i soliti motivi finanziari, si limiterà alla sola ripresa dell'Orfeo.
Bello soprattutto l'impianto scenico, semplicissimo, di Hetzer: un palcoscenico/isola che avvolge l'orchestra, un mare nero dalla superficie riflettente che separa le due sponde/tribune nelle quali trovano posto gli spettatori. Assai meno bella la regia di Hermann - pochissimo ispirata e spesso incerta - che impone un passo onirico all'azione ma scivola sovente su lepidezze e gratuità. È sembra un po' vittima dell'affanno del raccontare, malattia piuttosto diffusa da queste parti. Come se il canto non bastasse a se stesso... Nel complesso equilibrata la compagnia di canto, anche se di virtuosi ne abbian sentito pochi. Buona la coppia dei protagonisti Christine Rice sommessa Penelope e Kresimir Spicer appassionato e (fin troppo) generoso Ulisse. Funzionali ai propri versatili ruoli tutti gli altri: Magnus Baldvinsson (Antinoo/Tempo/Nettuno), Christian Dietz (Giove/Anfinomo), Robert Gardiner (Eurimaco), Dimitry Egorov (Pisandro), Jenny Carlstedt (Fortuna/Ericlea), Katharina Magiera (Amore/Melanto), Jussi Myllys (Eumete) e Anja Fidelia Ulrich (Minerva). Molto divertente il "ripugnante" Iro di Danilo Tep¨a. Ottimo il gruppo strumentale - con elementi della Frankfuter Museumorchester integrati da strumentisti specialisti del barocco - che se sotto la vigorosa guida di Paolo Carignani si è fatto ammirare per scatto e vigorose dinamiche, mentre con Felice Venanzoni recupera morbidezza e cantabilità. Meritato il successo di pubblico che ha garantito il tutto esaurito in quasi tutte le numerose recite. lunedì, 09 luglio 07 22:34
La Violetta infantile di MarthalerCronaca della controversa Traviata parigina messa in scena da Christoph Marthaler a Palais Garnier. Quelques lignes pour faire partager mon bonheur d'avoir assisté à La traviata de Marthaler mardi soir. Une traviata enfantine dans un monde de (presque) grand Le « presque » vient de José Van Damme qui a été le plus mauvais des chanteurs de cette soirée. Aucune interprétation, aucune gravité dans son personnage du père et des fausses notes à la volée. Une vraie déception. Excellent début, Julien! domenica, 08 luglio 07 00:38
Svalchiria
sabato, 07 luglio 07 09:14
Beverly e Régine"You may be disappointed if you fail, but you are doomed if you don't try." (25 maggio 1929 - 3 luglio 2007)
"Quoi qu'il arrive, si tu devais un jour balayer les rues, n'oublie pas les coins." (23 febbraio 1927 - 5 luglio 2007)
venerdì, 06 luglio 07 12:40
Cronache berlinesiCronache essenziali di quattro giorni (musicalmente) intensi passati nella capitale federale. venerdì 29 giugno: Parsifal o del viaggiare nel tempo (ed anche, almeno un po', nello spazio)
domenica 1 luglio: Il paese del sorriso o “Dein ist mein ganzer Schmerz”
Konwitschny però ci crede e ci si mette di impegno a smontare un meccanismo che è fatto di una abbondante quantità di melassa, un pizzico di divertimento, una spolverata di esotismo (qui, piuttosto abbondante). Perché, particolarmente nella Prussia protestante, occorre soprattutto espiare e non si può concepire la leggerezza gratuita. Intendiamoci: fin dal libretto, che racconta abbondatemente delle simpatie di Adolf Hitler per Franz Lehár (pare ricambiate) e del contesto storico bellico attrono alla composizione del lavoro, materia per una lettura 'antioperettistica' sembrano esistere ed in abbondanza. Ma tutto ciò sembra interessare poco Konwitschny, che invece pare si concentri a smontare il giocattolo e a mostrarci le molle, le imbottiture posticce, la fragilità dei meccanismi che lo costituiscono. Salvo che, in questa opera di smontaggio, ci si accorge che non rimane davvero nulla e che il nobile tentativo di Kowitschny è destinato a tradursi in eccessi di fastidioso didascalismo (il balletto dei capi di stato/grandi dittatori di mille anni di storia euroasiatica, la Cina maoista dello zio di Sou-Chong), di politica a buon mercato (il protofemminismo d'accatto, il coro delle migranti profughe che accompagnano Lisa nel suo ritorno a Vienna), di perdita di senso oramai diventata di moda (il gratuito massacro finale dei protagonisti, che ricordava, tuttavia senza averne la stessa efficacia, il finale 'in minore' della mozartiana Entführung dell'Oper Frankfurt secondo Christof Loy di un paio di stagioni fa). Quel che lascia un vago senso di delusione, alla fine, è che non si può nemmeno dirne male, giacché il tutto rimane sostanzialmente estraneo al contesto, che, per il resto, continua ad essere fatto di scintillanti melodie, sentimentalismo ipertrofico, di scherzi come da copione.
Interpreti funzionali, buon coro e orchestra in gran forma, tutti valorizzati da un energetico Kirill Petrenko che non sembra curarsi troppo, dalla buca, di quel che avviene in scena e dirige con grande convinzione e con rigoroso rispetto (fin troppo) la partitura di Lehár, così come è scritta. E chi si aspettava lo scandalo, o almeno una reazione forte da parte del pubblico era pure destinato ad rimanere deluso: oramai anestetizzato da una provocazione che è diventata stile, il pubblico applaude convinto, apprezzando le melodie immortali e divertendosi al grottesco balletto dei dittatori più celebri della storia dell’umanità. martedì, 26 giugno 07 16:49
Identità austriaca
Collettive lunedì, 25 giugno 07 22:34
Cinema all'opera
Da parte sua, Allen dichiara al Los Angeles Times, "I have no idea what I'm doing but incompetence has never prevented me from plunging in with enthusiasm." Friedkin ha già messo in scena Gianni Schicchi in accoppiata con il Barbablú di Bartók nel 2002. Ora lascia il posto al collega, di cui dice che Allen alla regia del Gianni Schicchi è una fortuna del cielo. Il Trittico inaugurerá la stagione 2008/2009 della Los Angeles Opera. Colpo gobbo di Placido Domingo, general manager del teatro. Direttore d'orchestra sarà James Conlon. Woody Allen ci scherzava su in Manhattan Murder Mistery (1993): E ci ha già provato, recentemente, in Match Point (2005):
domenica, 24 giugno 07 18:49
Venghino, siori e siore, al circo Puccini!Calixto Bieito colpisce ancora. Ieri sera a Stoccarda. Inutile scandalizzarsi davanti ai suoi spettacoli: da dieci anni imperversa si sa chi è, cosa gli piace fare, cosa fa. Inutile negare che l'accostamento Bieito-Puccini - non nuovo: a Berlino circola da anni la sua Butterfly - sia intrigante. E lo sia particolarmente per la Fanciulla del West, opera quasi invisibile fra i blockbuster pucciniani. Nessuno è obbligato a vedere i suoi spettacoli, ma non c'è occasione in cui il pubblico non si scateni per manifestare il suo dissenso, compreso ieri sera. Ieri, come in altre occasioni, però c'era anche del pregiudizio. La premiata ditta Bieito tende a fare del merchandising di sesso e violenza, ma a volte le sue succulente ciambelle riescono col buco. Come in questo caso.
Certo bisogna riuscire ad accettare una buona dose di volgarità nel primo atto, una specie di circo Barnum affollatissimo di cowboys, pellerossa, cavalli autentici, acrobati sui trampoli, trapezi, saloon, e quant'altro. E bisogna glissare sull'inudibile duetto fra Minnie e Dick soffocato da coppie danzanti, imbonitore brechtiano con microfono, il finto pubblico in scena e le foto col flash, il movimento in platea. Bisogna poi chiudere un occhio sugli impacci della Minnie versione Gilda del poco riuscito secondo atto, sacrificato in un impossibile bilocale spinto sul proscenio. E soprattutto bisogna cogliere l'ironia e i rimandi cinematografici (peraltro palesi) del truculento finale alla Tarantino, con spadone da samurai, fiotti di sangue, e violenza gratuita. Lo psichedelico spettacolo però è ben costruito, ha un suo ritmo, ha un bell'impatto visivo (le luci magiche sono di Reinhard Traub). Se scandalo c'era era tutto nel cast largamente inadeguato alla difficile prova e nella direzione di Shao-Chia Lü (ci siamo chiesti, se avesse problemi di udito). Ovviamente il pubblico si accanisce contro Bieito, che risponde spavaldamente, contro Minnie e contro Lü. Serata comunque molto vivace e divertente. PS. Lo spettacolo tracimava nel foyer con distribuzione di gadgets da parte di cowboy e dama, e nella sala addobbata con bandiere degli Stati Confederati. giovedì, 21 giugno 07 16:31
Bach nell'alto dei cieli
È Mario Brunello in cima al Monte Fuji. Suona tre pezzi di Bach a 3776 metri di altitudine. "In cima alle montagne si è dio e più vicini all'assoluto." dichiara "La musica di Bach arriva al più alto grado di assoluto e di perfezione." Foto: dpa Tag:
mario brunello
mercoledì, 20 giugno 07 17:03
Valchirie da joystick
Nel manifesto di ieri, Federico Ercole informa sul nuovo gioco Walkyrie Profile: Lenneth. E lo fa con un tono davvero accattivamente che denuncia una certa conoscenza del soggetto (traspare solo qualche veniale debolezza entomologica):
Caldamente consigliato a chi, in questi giorni, a Firenze ha apprezzato il Wagner messo in scena dalla Fura dels Baus. sabato, 16 giugno 07 16:37
Verdi o Puccini?
Trovata su Amadeus di giugno. venerdì, 15 giugno 07 11:53
Carsen porta a Venezia il suo SiegfriedLa scène de la Fenice, c'est la moitié de celle de Cologne, donc j'ai dû changer beaucoup de choses. Je ne parle pas seulement du décor mais aussi de la façon qu'ont les personnages de se comporter entre eux, c'est beaucoup plus intimiste, ici. Pour moi, créer la tension sur le plateau pour qu'on soit présent dans les pensées des personnages, c'est la base de tout théâtre. Le public, qui ne devrait pas être là, ce quatrième mur invisible, participe. Le sens de la musique demande aussi la participation du public : dans Wagner, vous entendez un thème, un Leitmotiv, mais est-ce que ça décrit ce que ressent la personne qui chante ou est-ce que c'est l'autre personne qui l'éprouve ? Il y a des dizaines d'explications et toutes sont possibles. Il faut que le public écoute la musique d'une manière active et pas d'une manière passive. Peut-être tout le monde ne sera-t-il pas d'accord avec moi ou n'aimera-t-il pas forcément la manière avec laquelle je veux le faire, ce qui est normal, mais je n'aime pas du tout cette passivité du public qui existe parfois, quand il n'y a pas assez de tension entre les comédiens. (R. Carsen) Abbiamo notato poche differenze nel Siegfried visto ieri sera alla Fenice dopo qualche mese dalla maratona di Colonia. Di sicuro nello spazio scenico ridotto del teatro veneziano la scena di Patrick Kinmoth soffre un po' e perde un po' del respiro spettacolare (la foresta decapitata del secondo atto) e del grandioso senso di rovina (il salone con caminetto di Villa Walhalla) che si apprezzava a Colonia. Rimane però la forza irresistibile della messa in scena di Carsen, la cura del dettaglio scenico, l'estrema attenzione ai valori drammaturgici del testo wagneriano anche nella (apparente?) infedeltà alle prescrizioni del libretto.
Magnifica la direzione di Jeffrey Tate, ricca di colori e di umori, intensamente lirica, appassionata e appassionante nel finale. Il suo merito è anche quello di far risplendere la normalmente opaca Orchestra del Teatro La Fenice, che offre una prova finalmente pienamente convincente con solo poche (e veniali) sbavature. Il pubblico della prima di ieri sera decreta un successo incondizionato a tutti gli interpreti, accoglie con ovazioni Tate e Vinke, punisce severamente la Bullock con una salva di fischi, e accoglie festosamente Carsen. Stupidario. Letto in un articoletto pubblicato ieri nel Corriere del Veneto: "Chi ha visto La Valchiria non può non avere ancora impressa nella mente la trovata registica di Carsen, che aveva suscitato qualche polemica per l'ambientazione in epoca nazista, ma che in alcuni momenti si sposava perfettamente con la musica". Ma ci vanno i cronisti a teatro? Questo Siegfried lo si può ascoltare in diretta su RadioTre Rai mercoledì prossimo 20 giugno dalle 18. mercoledì, 13 giugno 07 23:57
Echenoz e Ravel
"Si riaddormenta, dieci giorni dopo muore, gli mettono addosso il frac, gilet bianco, collo rigido ad aletta, papillon bianco, guanti chiari, non lascia testamento, non restano né immagini filmate, né registrazioni della sua voce." e così finisce il romanzo Ravel di Jean Echenoz. Scrittura asciutta e rigorosa, impietoso ritratto di una depressione. Con pochi tratti di penna Echenoz offre il suo ritratto di uno dei grandi del Novecento musicale. L'aneddotica è comunque ricca. Gershwin "ce la mette tutta per convincerlo a dargli lezioni di composizione, ma Ravel oppone un secco rifiuto, sottolineando che rischierebbe di perdere la sua spontaneità melodica, non si vede a che scopo, fra l'altro, per diventare la brutta copia di Ravel." "Chopin chi è? Semplicissimo, risponde Ravel spegnendo la sigaretta, è il più grande degli Italiani." "Un giorno che insieme al fratello sta passando davanti allo stabilimento di Le Vésinet: Vedi, gli dice Ravel, è quella la fabbrica del Bolero." "Il fatto che Ravel consideri questo pezzo con una certa degnazione non autorizza gli altri a prenderlo alla leggera. E bisogna che tutti capiscano che non si scherza col suo tempo. Quando Toscanini lo dirige a modo suo, a una velocità doppia e accelerando, dopo il concerto Ravel gli fa una gelida visita. Non è il mio tempo osserva. Toscanini si gira verso di lui allungando ancor di più il già lungo viso e corrugando il frontone che gli funge da fronte. QUando lo eseguo rispettando il suo tempo, dice, non fa nessun effetto. E allora non lo esegua, replica Ravel." Ed infine giungono gli anni del declino. "Approfittando del passaggio a Parigi del quartetto Galimir, il produttore Canetti ha proposto alla Polydor di far loro registrare il Quartetto di Ravel. E a questi fa sapere che gli sarebbe grato se accettasse di sovrintendere. Ma sì, dice Ravel, va bene. Seduto nella cabina di controllo, assiste alla registrazione ma rifiuta di dirigerla: approva quel che sente oppure no, ma in maniera un po' distante, dicendo a volte che va bene, altre volte meno, altre ancora che bisogna rifare. [...] Una volta che hanno finito, mentre i musicisti ripongono gli strumenti nelle custodie e poi ripongono se stessi nei cappotti, Ravel si gira verso Canetti: Era notevole, dice, davvero notevole, le spiace ripetermi il nome del compositore?"
martedì, 12 giugno 07 17:38
domenica, 10 giugno 07 00:39
Sirene a Verona
Sirena avvistata a Verona, nei pressi dell'Arena, ieri pomeriggio. Tag:
verona
venerdì, 08 giugno 07 23:54
La Nilssongiovedì, 07 giugno 07 22:38
Uccelli nella pergolaDessay o Petibon?
...o la giovane promessa?
martedì, 05 giugno 07 22:08
Ariadne auf MetzAltro post in affitto: cronaca della straussiana Ariadne auf Naxos vista domenica scorsa nel teatrino di Metz. Allestimento assolutamente al di là di quelle che si possa ritenere essere le capacità di Metz. Trattasi di una coproduzione con l’Opéra de Toulon. Pare che la moda attuale nella regione di scambiarsi e far viaggiare produzioni abbia dei vantaggi enormi: alza la qualità e le possibilità dei teatri meno centrali, e genera una specie di darwinismo culturale, nel senso che tende a riprodurre e propagare gli spettacoli piu validi. grazie di cuore pp! PS. Il 10 giugno il TGV arriva a Metz e in altre città dell'Est francese. E poi passerà anche la frontiera ed arriverà in Germania. Per andare da Francoforte a Parigi ci vorranno 3 ore e 50 minuti. Dum Romae consulitur... lunedì, 04 giugno 07 23:55
Der Fluch der WiederaufnahmeAssistendo alla recita pomeridiana dell'Ariodante di ieri all'Oper Frankfurt, tornava in mente la geniale commedia di Michael Frayn Noises off (l'atto III, in particolare). Jussi Myllys che, precipitando dalla passerella si trasformava improvvisamente in una specie di Fanfani rapito, al re di Soon-Won Kang cascavano letteralmente le braccia complice un taglio (proditorio) del Maestro Venanzoni, l'infido Polinesso di Daniela Pini non si fidava nemmeno in punto di morte accertandosi che vi fosse qualcuno ad assisterlo nel momento estremo del trapasso, la furiosa Dalinda si accorgeva di quanto fossero spuntate le sue armi nell'asincronia dei lanci... Una serie di imprecisioni quasi invisibili, granelli sabbia nel meccanismo implacabile dello spettacolo di Achim Freyer, che comunque, a distanza di tre anni dal debutto, mantiene ancora molto del suo affascinante espressionismo poetico. Conseguenza inevitabile di un sistema, quello del repertorio, che se presenta vantaggi economici innegabili, inevitabilmente produce una routine che non sempre fa bene alla qualità. Tolta la tensione del debutto e con solo quache prova, ci rimettono precisione e concentrazione. Il risultato è stato una prova abbastanza sfuocata, soprattutto da parte di una orchestra particolarmente distratta e spesso imprecisa. Eppure, in scena c'era una compagnia di canto che presentava una omogeneità maggiore rispetto alle distribuzioni ascoltate nelle precedenti edizioni, con due fuoriclasse. La prima era Daniela Pini, la più applaudita per lo stile impeccabile che si appoggia su un bel timbro brunito e una tecnica sicura con cui risolve le asperità vocali di Polinesso. L'altro è il giovane tenore Nicholas Phan il cui Lurcanio è restituito con classe innegabile, anche se forse qualche eccesso temperamentoso ci è sembrato nuocesse un pochino allo stile. Felice Venanzoni fatica un poco ad imporre un po' più di disciplina ai discoli dell'orchestra ma riesce a stabilire un buon equilibrio con la scena e soprattutto "canta" più di quanto non ricordassimo Andrea Marcon alla prima. Pubblico scarso ma resistente (poche defezioni) che applaude con convinzione alla fine della rappresentazione. domenica, 03 giugno 07 23:44
Der (zweite) ZwergDa qualche giorno davanti all'Opera di Francoforte fa bella mostra di sè un nano disteso. Dopo quello zemlinskiano, è il secondo nano dela stagione che si aggira da quelle parti. Questo però è molto più grande e molto più disneyano di quello (velazqueziano) visto poco più di due mesi fa. Tag:
der zwerg
domenica, 03 giugno 07 09:32
Ariodante strikes backOggi, Ariodante all'Oper Frankfurt. È un piacere ritrovare il bellissimo spettacolo di Achim Freyer fra opera dei pupi e illusionismo. Un paio di arie trovate su YouTube per rinfrescare la memoria.
Chissà chi è. Di sicuro dimostra un certo coraggio... sabato, 02 giugno 07 10:39
Monteverdi a SpiraCi sono diverse modi per esplorare la provincia profonda tedesca (ammesso che ve ne sia bisogno). Un modo è inseguire eventi musicali in luoghi sconosciuti ma fortemente evocativi, magari di un libro di scuola. E così capita di arrivare a Spira (o Speyer), a soli pochi cholmoteri da uno degli agglomerati industriali più soffocanti della Germania centrale (Mannheim e la vicina Ludwigshafen con l'incombente presenza dell'enorme stabilimento BASF) e di trovarsi in una specie di idillio fatto di belle chiese, stradine tortuose - laddove dovunque è il trionfo della razionalità del rettilineo e dell'ordine del perpendicolo - con edifici dalle belle facciate e chiese (molte). Capita di arrivarci per un bel concerto monteverdiano che l'Orchestra Barocca Veneziana diretta da Andrea Marcon ha offerto nella magnifica cattedrale romanica nell'ambito della ricca offerta del Festival di Schwetzingen. Stupisce sempre di questa piccola e preziosa orchestra la morbidezza e la duttilità di suono ed insieme la sua autorevolezza conquistata grazie alla competenza del suo direttore Andrea Marcon, con cui l'intesa è perfetta. Programma ricco (e non facile) fatto composizioni religiose monteverdiane tratte per lo più dal "Vespro della Beata Vergine" e dalla "Selva morale e spirituale", alternate a frammenti di gregoriano intonati dall'abside dai quattro bravissimi solisti della Cappella Gregoriana di Venezia diretti da Luigi Collarile. Perfetti anche la compagine "La voce umana" ed il gruppo degli otto solisti vocali, fra i quali si distinguono le due soprano María Espada e Yeree Suh per l'appassionata spiritualità dei momenti solistici. Officia il rito Andrea Marcon come sempre musicalissimo a dispetto del rigore stilistico imposto all'esecuzione. Il pubblico risponde con entusiasmo e convinta partecipazione. Il programma Corale gregoriano "Deus in auditorium meum intende" antifona Corale gregoriano "Cum complerentur" antifona venerdì, 25 maggio 07 23:44
Morte (di noia) a Venezia
Decenni dopo, vittima di una crisi crescente di presenze, la provocazione non paga ma soprattutto non stupisce visto che il programmatico "fare non come è scritto" è diventato la norma nella maggior parte delle scene liriche europee. E allora ci si inventa la vera novità: prendere alla lettera e trattare un'opera molto particolare ed intimistica come se si trattasse di uno dei grandi blockbuster dell'opera. Si incarica allora Deborah Warner di costruire uno spettacolo che ha la sontuosità di un film e di affollare la scena come se si trattasse di un musical. Solo che Death in Venice di Britten è un'opera fatta di un solo personaggio e della sua interiorità fatta di ricordi, di (molti) rimpianti e di tardivi vagheggiamenti per una giovinezza oramai perduta. Davanti al sontuoso e mobilissimo impianto scenico di Tom Pye illuminato dalle impressionistiche luci di Jean Kalman e agli eleganti costumi fin de siècle di Chloe Obolensky, la Warner costruisce il suo musical dalle generiche ascendenze manniane, lavora di fino sui movimenti, gestisce le masse con grande sapienza e buon occhio e, soprattutto, elimina ogni possibile traccia di intellettualismo e/o tematiche controverse (del resto chi si scandalizza più quando si parla di omosessualità?)
In questo minimalismo da West End, è ben assecondata dal suo protagonista Ian Bostridge che somiglia molto a questo spettacolo, ed in questo modo ne risulta interprete ideale: elegante ed impeccabile (anche musicalmente) tanto quanto è algido e asettico. Vocalista (consapevolmente) eccellente, l'Ascenbach di Bostridge è più dandy annoiato che intellettuale tormentato. Come può l'adolescente Tadzio non cadere vittima del suo fascino? Da questo nasce la sua crisi.
Discretamente inesistenti gli altri interpreti, cominciando dal diafano controtenore Iestyn Davies come Apollo. Vagamente meglio l'impegnato baritono Peter Coleman-Wright nei vari ruoli di interlocutore di Aschenbach. Ottimo il pudico Tadzio del danzatore Benjamin Paul Griffith.
Si graffia poco, si sbadiglia molto, ma alla fine gli applausi al solido professionismo della produzione non si negano e sono fin troppo generosi. domenica, 20 maggio 07 13:49
AssassiniPasseggi per i giardini e le fontane del magnifico parco del castello di Schwetzingen ed improvvisamente ti trovi davanti ad una specie di visione orientale: una vera moschea con tanto di minareti, ingentilita da contaminazioni rococó per adattarla al quadro idilliaco. E poi ti imbatti in un mondo lontanissimo fatto vecchi e di montagne, di sangue, di assassini, di fumatori di hashish, dei loro sogni. Racconta Marco Polo nel suo Milione: "Lo Veglio tenea in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne facea mettere nel giardino a 4, a 10, a 20, egli gli facea dare oppio a bere, e quelli dormía bene 3 dí; e faceali portare nel giardino e la' entro gli facea isvegliare. Quando li giovani si svegliavano e si trovavano la' entro e vedeano tutte queste cose, veramente credeano essere in paradiso."
Non si va subito nel magnifico teatrino, ma c'è da sapere tutto su Hassan el Sabath, il Vecchio delle montagne, e te lo raccontano tutto insieme nella Kammermusiksaal sei creature dark che arrivano dal giardino su una Mercedes nera e ti catturano con i loro racconti sincopati. Un tiro di coca e i sei ci portano a sognare con loro nel teatrino ... Il pubblico, incuriosito e incantato, risponde con calore alle sperimentazioni narrative di Lang e dei suoi convinti narratori. sabato, 19 maggio 07 09:01
ImboscateSecondo il settimanale Time Out che gli dedica un articolo questa settimana, la riluttanza di Simon Keenlyside a concedere interviste nascerebbe dal suo timore di cadere nelle imboscate dei giornalisti. Che, prendendo spunto dalla sua laurea in zoologia, gli potrebbero fare domande su qualche specie di uccelli. Oppure, che si potrebbero informare sul perché Keenlyside venga definito una icona gay. Meno male che l'ufficio commerciale della Royal Opera non fa e non si fa domande ed va sul pragmatico, pubblicando nel programma della stagione di primavera 2007 delle foto del divo inglese in rigorosa tenuta leather alla Tom of Finland. Time Out non riporta alcuna protesta di Keenlyside a proposito di questa scelta, ma rassicura che il 47enne baritono inglese è felicemente sposato con una ballerina del Royal Ballet. Tag:
simon keenlyside
venerdì, 18 maggio 07 23:17
Pelléas lunaireViaggio a Londra. Passaggio obbligato alla Royal Opera House. Pubblico molto variegato: dall'aristocratico al popolare (colpisce la quantità di persone con sporte da picnic che consumano sandwich e thermos di caffé, nascosti in qualche anfratto delle labirintiche scale d'accesso all'Amphitheater). Molte memorabilia nell'angusto corridoio che collega il bar alla sala. Gli inglesi sono attentissimi alla memoria e all'esempio dei grandi.
Cast impeccabile, esecuzione smagliante, nessuna sbavatura. Rattle ci convince pienamente forse per la prima volta, con una direzione rigorosa, controllatissima eppure piena di pathos e di colori. L'equilibrio con la scena è ammirevole, il dialogo appassionante. Un Debussy, quello di Rattle, di cui finalmente si apprezza lo spessore della concezione teatrale. Tutto funziona anche grazie ad una compagine vocale che è difficile immaginarsi migliore, mche e lì per lì magari provoca qualche diffidenza. Keenlyside, invece, disegna un Pelléas perfetto, lunare e lacerato, dalla fanciullesca gestualità. Perfetto nel passaggio dallo slancio dell'irruenza giovanile al mesto ripiegarsi in una malinconia attonita. Angelika Kirschlager gli tiene testa con la sua Mélisande forte e libera nel suo impeto giovanile, niente affatto diafana e pre-raffaelita, come vuole l'abitudine. Ammirevoli pure il sanguigno Golaud di Gerald Finley, la discreta Geneviève di Catherine Wyn-Rogers e il dolente Arkel del veterano Robert Lloyd. Il sorprendente George Longworth regala a Yniold la grazia e la freschezza della giovanissima età. Infine, lo spettacolo bellissimo di Stanislas Nordey, fatto di segni, di colori dalle valenze simboliche, di gesti somministrati con encomiabile economia. Per il gioco di segreti della prima parte, lo scenografo Emmanuel Clolus costruisce dei tableaux di oggetti ripetuti, in cui domina il bianco, nascosti in grandi armadi spostati a vista. Anticipata da un grande pannello luminoso con la scritta "L'odore del sangie comincia a salire", la seconda parte è dominata da grandi pannelli dipinti di sangue che svelano, in un bel gioco geometrico, i segreti e precipitano verso l'ineluttabile tragedia. L'ultima scena, popolata di manichini vestiti come Pelléas, materializza e moltiplica l'incubo di Mélisande, svuotata, precipitata in un sonno che trapassa nella morte, mentre gli altri escono di scena e i macchinisti raccolgono i manichini lasciando Mélisande sola nella scena vuota. Molto belli i costumi di Raoul Fernandez, da clown triste, bianchissimi, per tutti i personaggi e rosso per Mélisande. Magiche le luci di Philippe Berthomé. Il pubblico frettolosissimo (qui a Londra si corre sempre!) ha comunque risposto con entusiasmo. venerdì, 11 maggio 07 23:48
Servitori della musicaA guardarlo, Lorin Maazel sembra un maggiordomo: elegante, discreto, misuratissimo, attento ad evitare sbavature o eccessi, panno sempre pronto ad eliminare impronte o tracce di polvere. Ascoltandolo stasera all'Alte Oper si capisce che è proprio così. Suoni levigati, dinamiche trattenute, mai un eccesso. Nemmeno nella ritmica nervosa e nei lividi colori del grottesco del Concerto per Orchestra di Béla Bartók che chiude una serata aperta da un sontuoso Karneval di Antonín Dvořák.
Si ammira, in compenso, la sontuosa New York Philharmonic e i suoi eccellenti interpreti, la sua pienezza di suono, la morbidezza, gli straordinari colori. Si ammira anche l'autorevole ed incisiva interpretazione della giovanissima Julia Fischer nel Concerto per violino di Johannes Brahms, cui Maazel contribuisce intessendo un pregevole e lussuoso tappeto sonoro. Malgrado i tempi non rapinosi dell'Allegro non troppo, e lo svenevole ed estenuato incedere dell'Adagio, la Fischer impone la sua lettura rigorosa e severa, sostenuta da una tecnica implacabile. Grande successo di pubblico, che l'Orchestra ringrazia con due danze ungheresi di Brahms. mercoledì, 09 maggio 07 00:52
Eccessi di immagini«Wagner aveva ragione: basta sentire e immaginare, a volte vedere distrae.
Per non smentirsi, la scena pare funzionare meglio in tv. È già annunciato un DVD in alta risoluzione di questo Ring. domenica, 29 aprile 07 11:16
Astronavi a ValenciaAvvicinandosi in una giornata grigia, quasi autunnale, si ha l'impressione di essere in un centro spaziale. Invece è il nuovo teatro di Valencia, il Palau de les Artes. Costruzione incredibile del valenciano Santiago Calatrava, come il complesso nel quale si trova, la Ciutad de las Artes, guardata con una certa diffidenza da molti valenciani, che si domandano quanto diavolo sia costata e costerà questa impresa titanica.
Gli altri, sembrano approfittare con orgoglio dello straordinario sforzo della Generalitat per mettere la terza città spagnola al livello di Madrid e Barcellona anche sul piano dell'offerta musicale. Ieri sera si inaugurava l'Anello coprodotto con il Maggio Musicale Fiorentino. Impossibile trovare posto.
Bella la sala bianca con azulejos blu cobalto, i colori della mediterranea Valencia. Pare che per l'abbondanza di piastrelle, i valenciani (quelli maliziosi) abbiano battezzato la sala "el baño". L'acustica è miracolosa. Mentre Valencia costruisce, Venezia discute: ancora rinviato la posa del quarto ponte sul Canal Grande di Santiago Calatrava, a suo dire il più bello che abbia disegnato. Ora si parla di giugno. mercoledì, 25 aprile 07 17:41
La Fura e l'anelloDebutta sabato a Valencia l'Oro del Reno seguito dopo solo due giorni dalla Valkiria. Il nuovo Anello del Nibelungo sarà messo in scena dal gruppo teatrale la Fura del Baus e coprodotto dal valenciano Palau de les Arts e dal Maggio Musicale Fiorentino.
I costi di produzione sono degni di un kolossal: si parla di 3 milioni di euro per l'intera Tetralogia. Solo la Fura riceverà 751 mila euro per il progetto artistico di questa Teatralogia, e altri 581 per i quattro allestimenti. In totale i costi per i due teatri ammonteranno a 700 mila euro per Oro e Valchiria, 400 mila per Siegfried e 500 mila per il Crepuscolo, che Valencia sosterrà al 60% per le prime tre opere che debutteranno nel teatro spagnolo quest'anno e nel 2008, e al 40% per l'ultima giornata, che invece debutterà al Comunale di Firenze nel 2009. Un bel reportage sull'allestimento dell'Anello a Valencia nel Pais di sabato scorso. lunedì, 23 aprile 07 23:08
Henze, a NapoliA Napoli, anche solo per un weekend.
Visita obbligata (anche perché la prima) al glorioso Teatro di San Carlo per un'opera (a suo modo) napoletana: Elegy for Young Lovers di Hans-Werner Henze su un bel libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman. Così bello, il libretto, che - abbiamo l'impressione - potrebbe funzionare anche senza il raffinato e freddo contrappunto musicale di Henze, che sembra piuttosto togliere pathos al complesso universo di personaggi che ruotano attorno all'odiosa figura del poeta Gregor Mittenhofer se non fosse per qualche bel momento: il lirico duetto fra la giovane Elisabeth e la folle Hilda nel sottofinale del primo atto, la "concettuale" scena fra Mittenhofer e i due giovani, ed il geniale finale con l'afasia di Mittenhofer e i suoi spettri giocati in chiave musicale.
Jonathan Webb ha concertato con grande concentrazione e precisione la complessa partitura ben assecondato dal gruppo di strumentisti del Teatro di San Carlo. La magnifica giornata d'estate e la pomeridiana di sabato hanno tenuto lontano il pubblico, decisamente scarso in sala. Solo in pochi, comunque, hanno lasciato il teatro prima della conclusione. PS. Passeggiando per Via Toledo, ci stava quasi per sfuggire venerdì, 20 aprile 07 12:45
Meditazioni su una Thaïs pariginaIn tempi di vacche magre per questo povero blog, volentieri postiamo una corrispondenza ricevuta da un amico parigino sulla Thaïs di Jules Massenet andata in scena in forma di concerto al Théâtre du Châtelet lunedì scorso.
L'oeuvre, donc. La représentation, enfin. En bref, l'occasion d'entendre en "live" une oeuvre rarement jouée aujourd'hui bien que très populaire en son temps mais pas une soirée inoubliable. Merci, Christian! A complemento, un'altra Thaïs (un po'meno di lusso...) sarà ripresa nella produzione di Pier Luigi Pizzi (di cui esiste anche un DVD Dynamic) al Teatro Malibran per il programma del Teatro La Fenice il prossimo novembre. Un estratto: domenica, 15 aprile 07 22:28
Album straussianoOggi, vista una bella edizione della Frau ohne Schatten al Nationaltheater di Mannheim. Un paio di immagini straussiane trovate su youTube.
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richard strauss
martedì, 03 aprile 07 22:41
Liederabdend di Bejun Mehta a Francoforte
Nel complesso una prova un po' sfuocata, che scalda il pubblico solo nell'aria vivaldiana del bis, buttata in pasto al pubblico con piglio blasé, come per dire se è questo che volete... Programma Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791) Franz Schubert (1797–1828) Hugo Wolf (1860–1903) Ralph Vaughan Williams (1872–1958) Noi comunque lo preferiamo in questi ruoli:
(Mitridate re di Ponto, direttore Mark Minkowski, regia di Günter Krämer, Salzburger Festspiele 2006) giovedì, 29 marzo 07 15:43
Venezia a Valencia (e ritorno)
Si comincia dal barocco con la Didone di Cavalli prodotta nello scorso settembre al Malibran e una produzione vivaldiana (quest'autunno sempre al Malibran si allestiranno l'Ercole sul Termodonte e Bajazet). In cambio, la Fenice ospiterà nel 2009 L'arbore de Diana di Vicente Martín y Soler, compositore valenciano, su libretto di Lorenzo da Ponte. Se ne parla oggi nella stampa locale.
martedì, 27 marzo 07 23:53
Maazel e l'Orquesta de la Comunitat Valenciana alla Fenice
Mentre tutti i paesi europei riducono più o meno costantemente i propri budget per la cultura, in Spagna si investe in cultura massicciamente e con convinzione, rilanciando l'immagine del paese e turismo e riqualificando aree altrimenti destinate alla depressione economica (l'esempio di Bilbao è illuminante). E mentre a Venezia non si riesce a montare il suo quarto ponte sul Canal Grande, Santiago Calatrava continua a Valencia la costruzione della sua Ciudad de las Artes y las Ciencias. E non ci si limita soltanto a costruire un contenitore per l'opera, il Palau de les Arts Reina Sofia, ma lo si dota anche di un contenuto che ne possa affermare l'identità culturale. Entusiamo e freschezza, suono brillante (soprattutto in Ravel, meno in Debussy e Britten), forse manca ancora una consuetudine del suonare insieme e una personalità spiccata. L'orchestra è comunque giovane, gli strumentisti (i fiati, in particolare) sono ottimi, il suo direttore, principale è personaggio carismatico: tutti ingredienti che, se coltivati, nel tempo garantiranno un'identità (senza necessariamente aggiungere al programma il superfluo alicantino Óscar Esplá eseguito da una valenciana opaca Isabel Rey) e un sicuro successo. Le premesse e le potenzialità, a giudicare dalla buona prova offerta stasera, ci sono tutte.
Programma Benjamin Britten, Quattro interludi marini da Peter Grimes op. 33a Óscar Esplá, Canciones playeras domenica, 25 marzo 07 23:47
Tristano del selvaggio West
Non è Dick Johnson che bacia Minnie ma Tristan sedotto da Isolde. La produzione è della Virginia Opera.
Lui si chiama Thomas Rolf Truhitte e le foto vengono dal suo sito. sabato, 24 marzo 07 22:32
Urlatori
Ascoltando la sguaiata e muscolare prova del tenore 'in jeans' Antonello Palombi era legittimo chiedersi se finezze vocali fossero possibili in un tale profluvio di decibel. Ebbene, la solida e misurata prova di ´eliko Lučić, perfetto come Carlo Gérard, dimostrava che, volendo, si può. Micaela Carosi, spesso inghiottita dalla massa sonora, convinceva poco tranne in alcuni momenti topici. Comprimari di lusso Johannes Martin Kränzle come Mathieu e Marina Prudenskaja come Bersi. Dignitosi gli altri.
giovedì, 22 marzo 07 23:30
Giardino di vociDal 2002, Le jardin des voix funziona come vivaio di voci giovani coltivate con amorevole affetto da (zio) William Christie e Kenneth Weiss. Da qualche anno, i fiori del suo vivaio vengono portati ed esposti anche qui a Francoforte. Il programma è raffinato. Nella prima parte trionfa il '600 veneziano con alcuni Madrigali e scene dell'Orfeo e della Poppea di Monteverdi, Francesco Cavalli e Biagio Marini (più un omaggio alla Roma barocca di Giacomo Carissimi). Nella seconda il '700 con un florilegio di arie händeliane e una scena dell'opera L'incontro improvviso di Haydn. Il gruppo è sembrato più convincente nell aprima parte per il fresco gioco teatrale delle giovani voci e per l'indugiare di Christie sulla bellezza dei suoni, cesellati con estrema cura per esaltarne la bellezza assoluta. Voci tuttavia ancora acerbe con parecchi limiti tecnici che emergevano soprattutto nelle arie händeliane, eseguite in maniera un po' scolastica e senza quello slancio che dà vita ai mondi immaginifici di maghe ed eroi del caro Sassone. Molto riuscito il finale sella serata con la lunga scena conclusiva del primo atto dell'opera di Haydn. Ottima la prova de Les Arts Florissants in tutti i diversi stili musicali, sempre in perfetta sintonia con il suo direttore William Christie. La classe 2007 al completo: Laura Hynes Smith, Claire Meghnagi, Francesca Boncompagni, Sonya Yoncheva, Amaya Dominguez, Michail Czerniawski, Juan Sancho, Pascal Charbonneau, Nicholas Watts, Jonathan Sells. mercoledì, 21 marzo 07 23:47
Garanča meccanica
Comunque, complice un programma sfacciatamente ruffiano, un direttore (Heiko Mathias Förster) poco incline alle raffinatezze sonore e facile all'entusiasmo - frenato dall'Orchestra dei Münchner Symphoniker talora un po' allo sbando - ed un talento vocale indiscutibile, la Garanča ha riscosso un grande successo di pubblico, concedendo ben tre bis, tutti rigorosamente in linea con il gusto nazionalpopolare della serata. La voce è bella, timbro brunito, grande omogeneità di registro, tecnica sicura e agilità impeccabili (sfoggiate soprattutto in "Parto, parto" dalla Clemenza di Tito e nel rondó della Cenerentola). Tuttavia, difetta e gravemente di calore e di quell'abbandono che, soprattutto nella seconda parte "francese" di Offenbach ("Ah! Que j'aime les militaires" e "C'est l'amour vainqueur" dai Contes d'Hoffmann), Massenet ("Werther! ... Qui m'aurait dit la place") e Bizet ("Les tringles des sistres tintaient" dalla Carmen), la rendrebbe davvero primadonna. È quell'incontebile guardate come sono brava, quell'aria da prima della classe, che ci spegne l'entusiasmo. E pure il gesto spagnolesco di Carmen o il saluto militare della Gerolstein o l'inflessione napoletana di A Marechiaro (uno dei bis) risultano fatalmente studiati. Fra un'aria e l'altra, un centone di hits operistici da Bellini, Donizetti, Gomez e ancora Bizet e Offenbach. Ovviamente, accoglienza calorosissima (...e ci mancherebbe!) martedì, 20 marzo 07 00:37
Frankfurter Opera Talk / ´eliko LučićBaritono verdiano di razza, nell‘ensemble dell'Oper Frankfurt dal 1998, sta ormai decollando nello star system internazionale ed è ospite dei più importanti teatri lirici del mondo. Nato in Serbia nel 1969, ha scoperto presto la propria passione per il canto. Allievo del mezzosoprano Biserka Cvejić, debutta a Novi Sad e Belgrado, nel 1987 vince il concorso Francisco Viñas a Barcelona grazie al quale ottiene la sua prima scrittura internazionale e, dopo un breve passaggio a Colonia nel 1997, Udo Gefe lo chiama a Francoforte dove ha ricoperto soprattutto ruoli verdiani e pucciniani. Venerdì prossimo debutterà come Carlo Gérard nella versione concertante di Andrea Chénier all'Alte Oper diretto da Paolo Carignani, un ruolo "pericoloso per la voce: devi spingere, urlare tutto il tempo. Manca la cantabilità che ritovo in Verdi".
Il suo modello? „Cesare Siepi: un gentleman, un dio, tutto!" Dei suoi spettacoli a Francoforte, il migliore a suo dire è stato La Bohème (regia di Alfred Kirchner), ma ha apprezzato anche il Trovatore (regia di Antonio Calenda), che però è scomparso rapidamente dalla programmazione, "a qualcuno non piaceva". Quello che ha detestato di più: "Il Macbeth messo in scena da Calixto Bieito: una persona molto piacevole fuori dal teatro, ma molto problematico sul palcoscenico. D'accordo con i miei colleghi, la sera della prima abbiamo deciso di cambiare una scena di sesso perché la collega che doveva era troppo timida per eseguirla come voleva lui." Nel 2008 terminerà il suo contratto con l'Oper Frankfurt, dove concluderà con Jago il suo ciclo di ruoli verdiani. Un solo rimpianto: non cantare Posa, il suo ruolo verdiano preferito, nella produzione del Don Carlos prevista nell'Ottobre 2007, diretta da Carlo Franci. Impegni artistici con la Metropolitan Opera lo impegneranno in tutte le stagioni a seguire fino al 2011, con opere come Macbeth, Nabucco, Rigoletto (ruolo in cui debutterà a Dresda in giugno), Traviata, Madama Butterfly, Trittico. Tre foto del Macbeth di Bieito (Oper Frankfurt, 2003) recuperate dagli archivi. lunedì, 19 marzo 07 15:11
Quotidianità del TristanoPiccola cronaca del Tristan prodotto dallo Staatstheater Kassel. Kassel, città nel nord dell'Assia, è nota soprattutto per la mostra di arte contemporanea Documenta, una specie di Biennale che si tiene ogni cinque anni, e la cui dodicesima edizione si potrà visitare dal 16 giugno al 23 settembre prossimi (e magari ci si tornerà più in là). Tornando al Tristan, prova complessivamente riuscita con qualche significativo "ma".
1. Messa in scena iperminimalista di Johannes Schütz, cui si deve la concezione di questo signolare Tristan: scena vuota, salvo qualche sedia e dei tavoli impiegati per suggerire ambienti. Un solo riflettore illumina il fulcro dell'azione, luce di una lente sotto la quale si pratica una impietosa anatomia dei sentimenti e delle relazioni. I personaggi interagiscono in quanto persone, più che personaggi di un dramma. La stessa gestualità si ispira alla naturalità del quotidiano più che la solennità della tragedia. Gli stessi passaggi forti, tragici sono affidati ad elementi che annullano la valenza simbolica e ne esaltano la banalità. E quindi il filtro è un bicchiere di latte, il fiotto di sangue di Tristan pugnalato una spremuta d'arancia rovesciata da Melot.
2. La direzione musicale di Roberto Paternostro benché tecnicamente ineccepibile, non ci ha del tutto convinto per il suo non scegliere che direzione prendere. Se lo spettacolo di Schütz opera una scelta estrema e chiarissima, Paternostro rimane in costante bilico fra una lettura intimista, che si traduce in pianissimi orchestrali ed in una dinamica accattivante, nonché in una attenzione al cesello cameristico (la notte dei due amanti, il lancinante dolore di Tristano del terzo atto), e una magniloquenza che si sposa pochissimo con la severa austerità della scena (deludente perché pochissimo intimo ci è sembrata la conclusione del duetto amoroso del secondo atto, così come la morte di Isotta). Di suo, l'orchestra dello Staatstheater di Kassel ci è sembrata ineccepibile e certamente al livello di teatri di rango.
3. Protagonisti assoluti costantemente sotto l'implacabile fascio di luce, sono il Tristan di Leonid Zakhozhaev e l'Isolde di Adrienne Dugger. La loro adesione al progetto scenico di Schütz si percepisce e se lo spettacolo funziona è soprattutto grazie al loro impegno totale. Grande successo di pubblico, con numerose chiamate ai vari interpreti. Anche l'orchestra sale sul palco per ricevere la sua quota di meritato successo (oramai sta diventando una moda con Wagner...)
A margine: Johannes Schütz non è nuovo a questo tipo di operazioni. Ci ricordiamo almeno di una Ariadne auf Naxos vista a Mainz nel 2003. Anche lì, magari un po' aiutato dal libretto di von Hofmannstahl, il Prologo si svolgeva in un palcoscenico completamente nudo. Scelta curiosa: scenografo di formazione, quando si occupa della regia sembra rinunciare volentieri al suo mestiere d'origine. Come se i corpi diventassero degli strumenti di scena. venerdì, 16 marzo 07 23:55
Memoria di passati eventiEntrando al Bockenheimer Depot per Die weiße Rose si è accolti da una parete di 2000 fogli composti dagli studenti della scuola Fratelli Scholl di Bensheim, quartiere periferico di Francoforte. Riflessioni, impressioni, provocazioni sulle figure di Sophie e Hans Scholl di un paese che non smette di fare i conti con il suo passato di orrore.
Esercizio di memoria anche nell'opera composta da Udo Zimmermann e dal suo librettista Wolfgang Willascheck dedicata agli ultimi momenti dei due fratelli prima della loro condanna a morte. La compagine di camera della Frankfurter Museumorchester diretta da Yuval Zorn accompagna le riflessioni dei due studenti espresse nell'austera scena di Kaspar Glanert dai dedicatissimi Britta Stallmeister e Michael Nagy.
Già protagonista di Through Roses di Marc Neikrug - di soggetto molto affine - allestita in questo stesso spazio dall'Oper Frankfurt nella scorsa stagione, Christoph Quest dedica una grande cura ad uno spettacolo costruito su gesti molto curati, segni, suoni dal passato. Malgrado la folta partecipazione di studenti, spettacolo seguito con la giusta attenzione. Calda l'accoglienza. mercoledì, 14 marzo 07 08:49
Gregorian 016"A Papa Paolo VI
Dalla Repubblica di oggi: ... Se si riesce a liberare le catacombe dai turisti, forse si potrà cominciare ad utilizzarle nuovamente. Post Scriptum: Per motivi puramente umanitari, questo blog si dissocia preventivamente da richieste neo-stravinskijane. Tag:
benedetto xvi
martedì, 13 marzo 07 22:15
Frankfurt Opera Talk / Nathaniel WebsterIeri sera, Nathaniel Webster, baritono, racconta della sua passione fin da bambino nei cori di chiesa negli Stati Uniti, dei suoi studi a New York, a Glasgow, a Parigi (Opéra Studio) e finalmente del suo primo ingaggio professionale all'Oper Frankfurt. E continua con i suoi interessi per la musica pop e del tornare a casa prima o poi. A conclusione parla del suo futuro qui che non va oltre il 2008. Dopo, sostiene, molte cose cambieranno quando si insedierà il nuovo direttore musicale Sebastian Weigle che sostituirà Paolo Carignani attualmente in carica. Lunedì prossimo tocca a Zeljko Lucic. lunedì, 12 marzo 07 23:17
Woodstock wagnerianaImpresa degna del titanismo di Wagner: tutto il suo Ring des Nibelungen in due soli giorni. Avvenimento operistico ma anche festa popolare, entusiasmi da stadio (se non suonasse snobistico), scoperte e scambi fra compagni di viaggio. All'Opera di Colonia (tutto) lo scorso weekend.
martedì, 06 marzo 07 23:23
Foto in corso d'operaIn un piccolo caffé in un quartiere periferico a nord di Francoforte, ci si può rinfrescare la memoria su alcuni recenti spettacoli dell'Oper Frankfurt grazie ad alcune belle foto di Wolfgang Runkel.
Wolfgang Runkel, giovane studente di pianoforte alla Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Francoforte, per divertimento comincia a fotografa spettacoli di amici e colleghi. Poi nel 2004 incontra la fotografa teatrale Barbara Aumüller ed è la svolta (semi)professionale. Attualmente lavora soprattutto con l'Oper Frankfurt, ove si occupa delle riprese ed occasionalmente per qualche prima. Nel 2005 la rivista Colorshot della Canon Deutchland gli ha dedicato un servizio che si può leggere qui. Sconsigliato ai nottambuli (il Café Mokka chiude alle 19) ma vale una visita. Alcune delle foto esposte
(a) La Cenerentola (reg. Keith Warner) Altre foto si trovano nel sito di Wolfgang Runkel. martedì, 06 marzo 07 07:26
Frankfurt Opera Talk / Simon Bailey
Ieri sera è toccato a Simon Bailey, baritono di punta dell'Oper Frankfurt, coinvolto in parecchie produzioni in questa stagione e fresco di debutto come Figaro nella nuova produzione delle Nozze di Figaro. Si cominca proprio da lì, fra soddisfazione per il successo ed un po' di amarezza per qualche contestazione isolata - e, secondo Bailey, ingiustificata - al direttore Julia Jones.
Sulla gestione attuale del teatro, Bailey è molto positivo. La modernità delle messe in scena sarebbero motivate da una esigenza del pubblico locale, poco incline alla tradizione. E Bailey finisce con un elogio alla coerenza del progetto artistico perseguito dal teatro, che più che sullo star system, che comunque vincoli di budget non permetterebbero, punta su un gruppo omogeno di artisti che creino un marchio, uno stile riconoscibile e di livello medio-alto. Insomma, qui si fa del teatro musicale, non si creano eventi. Si conclude con considerazioni estemporanee sul fututo dell'opera, in particolare in Germania. Secondo Bailey fra trent'anni il sistema operistico tedesco è destinato a ridimensionare il ruolo dei finanziamenti governativi e somiglierà di più al sistema britannico dove governo e sponsor contribuiscono entrambi al 50%. Vada come vada, Bailey non crede in una scomparsa del genere. Bisogno di opera, in una forma o in un'altra è destinato a durare nel tempo. La prossima settimana tocca ad un altro baritono, Nathaniel Webster. lunedì, 05 marzo 07 15:44
Nozze festose a Francoforte
Il canadese Guillaume Bernandi, il regista della nuova produzione vista ieri a Francoforte, aggiunge poco alla commedia di Da Ponte. Si misura discretamente con l'illusione teatrale, gioca a trattare i personaggi come attori di una infallibile commedia dell'arte e li veste dei costumi di Peter DeFreitas che ne sottolineano sia la maniera (come nel caso dei divertenti barocchismi scelti per i ruoli minori di Marcellina, Don Bartolo, Basilio e il notaio) sia il realismo (il Conte, Figaro e Susanna). Lo scenografo Moritz Nitsche si concede pure qualche palese (ed innocua) citazione pittorica nel finale - Melanconia di Giorgio De Chirico - per dare un segno visivo alla malinconia mozartiana. Tutto comunque funziona alla perfezione e contribuisce a creare uno spettacolo che, se non passerà negli annali delle messe in scena mozartiane, risulta molto equilibrato e gradevole.
La prova di Julia Jones, dopo un primo atto non proprio brillante, cresce e convince sulla distanza per chiarezza e grande equilibrio. Ci hanno convinto soprattutto l'incalzante finale del secondo atto e le appropriate sonorità crepuscolari del quart'atto (ci sarebbe piaciuto un finale un po' meno in affanno, tuttavia). Qualche inciampo di troppo nell'orchestra, che comunque nel complesso ha offerto una buona prova anche se non memorabile come in altre occasioni. Puntuale la prova del coro diretto da Apostolo Kallos.
sabato, 03 marzo 07 22:06
RedonAllo Schirn si è aperta lo scorso 27 gennaio una importante mostra dedicata a Odilon Redon. Mostra sorprendente per completezza e ricchezza di spunti su un pittore solitamente molto poco visibile. Imperdibile il catalogo. La mostra chiude il 29 aprile. Qualche citazione redoniana (in tema col blog) rubata al vernissage: Un articolo di Giovanna Canzi sulla mostra si legge nel Sole 24 Ore. Tag:
odilon redon
venerdì, 02 marzo 07 23:49
classico/neo/classicoVedere nella locandina il nome di Hugh Wolff - direttore musicale della hr Sinfonieorchester fino alla scorsa stagione - nel secondo dei concerti della serie barock + poteva apparire sorprendente, per chi ne conoscesse gli interessi soprattutto per la musica del '900. E a nostra memoria, benché nata sotto il suo regno, Wolff è al debutto in questa rassegna. Poi si legge il programma ed in effetti si ritrovano le sue preferenze: il neoclassico Stravinskij, il classico (ed immancabile) Haydn e, in ossequio allo spirito della rassegna, tre arie händeliane. Si comincia con la Sinfonia n. 98 di Haydn, che scorre via leggera senza lasciare troppe tracce (ma forse con qualche smagliatura eccessiva). Si continua poi con l'omaggio ad Händel. Apre Shawn Mathey con "Del mio sol vezzosi rai" dall'Ariodante, eseguita con troppo distacco e una certa approssimazione stilistica. Stella Doufexis non fa molto meglio con la celebre "Verdi prati" dall'Alcina. Conclude Markus Eiche con una veemente "Sibilar gli angui d'Aleppo" dal Rinaldo, pure stilisticamente opinabile, ma almeno un po' trascinante. Seconda parte interamente dedicata al Pulcinella di Stravinskij, in cui finalmente la serata prende quota grazie ai tempi brillanti imposti da Wolff e all'incisività dei numerosi interventi dei bravi solisti dell'orchestra, i legni in particolare. Più che le tracce del passato, della partitura stravinskiana Wolff sottolinea dissonanze, asimmetrie ritmiche e l'asciutta scrittura. Insomma, la sua modernità. Calorosa l'accoglienza del numeroso pubblico presente nella bella Sendsaal della Hessischer Rundfunk.
Alcuni brani del CD di ascoltano qui.
giovedì, 01 marzo 07 00:09
Che ora è?Leporello (da lontano, sempre tremando): Variazioni operistiche sul quadrante analogico, in senso rigorosamente antiorario.
E al cinema.
mercoledì, 28 febbraio 07 08:45
lunedì, 26 febbraio 07 23:54
Mahler a DobbiacoNon sarà Garmisch, ma anche Dobbiaco nel suo piccolo ... Gustav Mahler al fisico Arnold Berliner: ... Mi trovo completamente solo in una grande casa con un numero infinito di stanze e di letti. Peccato che i programmi per l'estate siano tutti così confusi. Innanzi tutto: quando ci vieni a trovare? Troverai sempre un letto comodo in una stanza piacevole e libri meravigliosi, che ti risulteranno nuovi ... e si garantisce una assoluta tranquillità per le meditazioni sul suicidio. Tra chiacchiere, cene e passeggiate si passano i pomeriggi e le serate ... è meraviglioso qui, e mette a posto anima e corpo ...
Per ritrovare la Stube (non si mangia male): A parte la Stube, Dobbiaco offre anche delle settimane musicali estive intitolate a Mahler. sabato, 17 febbraio 07 01:14
Goldoni in clandestinitàCuriosi risvolti del Carnevale della cultura veneziano. Nell'anno dedicato alle celebrazioni goldoniane, si scopre che il commediografo veneziano è ancora autore di nicchia. Per qualche pecca organizzativa. Avendo in maniera quasi casuale scoperto che nel programma ufficiale si cita un allestimento di "Una delle ultime sere di Carnovale" di Carlo Goldoni messo in scena da Pier Luigi Pizzi, decidiamo di informarci se vi siano ancora posti disponibili. Richiesta di per sé banale, ma... Parte 1: A caccia di informazioni. Dopo aver tentato invano con il servizio Hello Venezia, la "keyword per accedere a trasporti, cultura, intrattenimento, eventi", veniamo consigliati di chiamare l'organizzatore dell'evento, ossia il Teatro Goldoni (uno dei tre pilastri del Teatro Stabile del Veneto) Telefonata alla biglietteria del Teatro Goldoni. Quella che segue è una trascrizione abbastanza fedele della chiamata. Ci sono ancora biglietti? "Penso de sì. Calcossa dovaria ancora esserghe." Non trovandone traccia nemmeno nella stampa locale (Il Gazzettino) cominciamo a pensare che ci sia qualcosa di losco, che per motivi che ignoriamo ci viene nascosto. Comunque insistiamo. Parte 2: A caccia di un biglietto. Verso le 19:30 siamo davanti al portone ancora chiuso della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, inusuale sede dello spettacolo. I discreti manifesti ci confermano che siamo nel posto giusto. Aspettiamo benché il manifesto dica che la cassa apre alle 19:30. Normale ritardo. Finalmente aprono, ma non si vede. Occorre aspettare di sapere quanti abbonati verranno. Davanti alle nostre perplessità, l'addetto alla biglietteria ci rassicura che statisticamente nelle serate precedenti si sono potuti vendere dei biglietti ai non abbonati. Ci viene naturale chiedere se si tratti ancora di un teatro pubblico, o se stiamo tentando di partecipare inconsapevolmente ad un evento strettamente privato. La risposta è troppo evasiva per sciogliere i nostri dubbi. Improvvisamente si decide che possiamo entrare. Ci vengono consegnati dei biglietti omaggio contro il pagamento di 35 euro a biglietto. Contributo volontario? (Non abbiamo dubitato dell'onestà dell'addetto, ma perché non fare le cose come si deve?). Finalmente entriamo. Parte 3: Lo spettacolo. Assieme a numerosi altri clandestini, assistiamo al bello spettacolo di Pizzi. Al solito trattandosi di Pizzi nessuna novità dal punto di vista della regia, ma trionfo della tradizione. Taglio classico - anche dei costumi- e la scenografia "naturale" costituita dalla bella architettura rinascimentale della Scuola di San Giovanni (vagamente pizziana...), che ricordavamo per un felicissimo Siroe haendeliano di qualche anno fa.
Compagnia ottima con alcuni veterani come Warner Bentivegna (sior Zamaria), Dorotea Aslandis (siora Marta), Donatella Ceccarello (spiritata sior'Alba), Anita Bartolucci (madama Gatteau) e Giovanni Vettorazzo (sior Momolo). Un gruppo nel complesso affiatato che ha restituito un Goldoni con buon ritmo e giusto divertimento. Spettacolo festeggiatissimo alla fine delle oltre due ore e mezza senza intervallo. giovedì, 15 febbraio 07 23:50
Una vedova poco allegra (malgrado l'impegno)Arriviamo a Venezia in una vigilia di giovedì grasso piovosa e leggendo l'apocalittico articolo di Curzio Maltese. Ci hanno colpito soprattutto le frasi sulla solitudine del sindaco Cacciari e sull'impietosa analisi sociale che ne esce: "non ha intorno né una classe dirigente né un blocco sociale sul quale fondare un progetto di futuro. La classe operaia si è estinta e gli ultimi capitalisti hanno venduto o vivono di rendita, come la famiglia Coin, il Luigino Rossi delle scarpe e del Gazzettino, Pietro Marzotto. Nella culla dell'operaismo italiano e dell'Istituto Gramsci, la lotta di classe si è conclusa a sorpresa con l'abbandono dei contendenti e la vittoria di risulta di una borghesia minima di bottegai, priva di qualsiasi visione generale." C'è molto di dolorosamente vero, ci sembra. Assistendo alla Vedova scaltra di Wolf-Ferrari stasera alla Fenice non abbiamo potuto non pensarci. La scelta di un'operina modesta, nostalgica e crepuscolare di Wolf-Ferrari, prodotto di un'altra Italietta di settant'anni fa, ci sembra perfetta per incarnare quell'ideologia minima e votata all'interesse di bottega nella riproposizione di una immagine oleografica e stucchevole della città. E non è certamente un caso che questa proposta coincida con il periodo dell'anno in cui trionfa questa immagine, e Venezia diventa un vero trappolone per turisti in cerca di eventi. Speravamo almeno di ritrovare la grazia dei Quatro Rusteghi visti nella scorsa stagione, ma a differenza di Livermore, il regista, scenografo e costumista Massimo Gasparon, anziché affrontare con distacco critico la materia o magari sottolinearne le crepuscolari malinconie alla Strauss seconda maniera, ne fa un'operetta sontuosamente leziosa e oleograficamente stucchevole. Da buon allievo di Pizzi, ne eredita il gusto per i tableaux rutilanti e le stoffe preziose (non stupisce la sua riconoscenza alla locale ditta Rubelli). Nel complesso piacevole, come una vetrina di Natale. Riserve ideleogiche a parte, non gli si può rimproverare una certa coerenza di visione e abilità a costruire le scene, anche se spesso la gestualità sembra manierata. Non abbiamo trovato la stessa intensità di impegno nell'elegante quanto algida direzione di Karl Martin, che non potendo contare sullo stesso entusiasmo di Gasparon o probabilmente per indecisione, si limita a una prova metronomica o semplicemente "professionale", così come l'orchestra. Ci sarebbe piaciuto un po' più di abbadono Rosenkavalieresco, o un gioco stravinskiano con gli stili eterocliti dell'elaborata partitura, invece della polverosa monotonia che abbiamo ascoltato.
Compagnia di canto complessivamente equilibrata, con l'Arlecchino istrionico di Alex Esposito che dominava decisamente sul resto del cast, complice anche la ruffianesca venezianità del ruolo.
Successo di cortesia, ma possiamo anche testimoniare di sinceri sbadigli nel loggione. mercoledì, 14 febbraio 07 10:29
European Opera Days
(epi)Centro dell’iniziativa l’Opéra di Parigi, che organizza (furbescamente?) un convegno/cornice attorno agli spettacoli attualmente in cartellone:
Piuttosto modesto il contributo tedesco. Solo 7 teatri hanno aderito, di cui 3 in Baviera: Monaco di Baviera, Düsseldorf, Karlsruhe, Augusta, Norimberga, Cottbus e Wiesbaden. Quest’ultimo teatro, sabato 17 febbraio ospita un dittico di opere del XX secolo, Amelia al ballo di Giancarlo Menotti e Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann, messe in scena da Camerata Nuova. Le giornate dell’Opera Europea sono una iniziativa congiunta di Opera Europa, Fedora, Reseo e l'Opèra National de Paris, in collaborazione con la Reunion des Opèras de France e Opera XXI. Il progetto è coordinato da Gérard Mortier (sovrintendente dell’Opéra National de Paris, già presidente di Fedora e Sovrintendente del Festival di Salisburgo), Bernard Foccroulle (sovrintendente del Teatro La Monnaie, presidente di Opera Europa) e Nicholas Payne (direttore di Opera Europa già direttore generale della English National Opera e sovrintendente della Royal Opera Covent Garden). Per sapere di più, il sito dell’iniziativa è questo. Il comunicato stampa è qui. Tag:
european opera days
martedì, 13 febbraio 07 00:05
tredici febbraioOggi, centoventiquattro anni fa, a Venezia moriva Riccardo Wagner. Foto fatta in occasione del centoventritreesimo anniversario (quando questo blog ancora non esisteva). Oggi, parecchi decenni dopo, nasceva Robbie Williams, ma anche Peter Gabriel. lunedì, 12 febbraio 07 22:19
BoltanskiIeri, fra un Orff l'altro, abbiamo visto al Matildenhöhe di Darmstadt la mostra Zeit di Christian Boltanski. Più che una riflessione sul tempo, è la morte la costante della mostra ("Non riguarda il tempo, ma la morte. Ma i due sono inestricabilmente collegati.").
Anche con l'idea fissa della morte, più che del silenzio Boltanski parla di suoni e di musica parlando della sua arte: "Un'opera d'arte esiste per essere eseguita molte volte. [...] Il sessanta o il settanta percento delle opere d'arte contemporanee non sono create dagli artisti personalmente. Pensate solo a Dan Flavin, Carl Andre - perfino Beuys. Posso immaginare che i musei mettano in mostra solo ricostruzioni. La maggior parte di opere d'arte dei nostri giorni è fatta di progetti, istruzioni di assemblaggio, regole per l'esecuzione. Gran parte dell'arte del ventesimo secolo è analoga ad una partitura che può essere eseguita molte volte. Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe che le mie opere fossero eseguite da altri anche dopo la mia morte. Molte delle mie opere non sono entità fisse; dipendono dal contesto nel quale si esibiscono. Questo vuol dire che lo stesso pezzo può avere un effetto completamente diverso quando vengono mostrate in altri posti. " Ed ancora: "Sono come un pianista che esegue le sue proprie composizioni ogni volta in un modo nuovo. Mi piacerebbe che la mia musica fosse eseguita da altri in futuro. È davvero un peccato per Beuys, per esempio, che nessuno esegua più la sua musica."
Il visitatore è accolto da un suono: Le coeur (2005), una installazione in cui il battito cardiaco di Boltanski risuona in un corridoio lungo e stretto. Sul suono: "Il suono non è musicale per me. I suoni sono ready-mades e possono essere riconosciuti da tutti. Ognuno conosce il battito cardiaco. Questi suoni sono molto simili alla fotografia. Le foto nel mio lavoro, sono ready-mades, non sono state fatte da me. Al contrario, registravo i suoni, anche se sono pubblici. Non credo che ci sia differenza se si usano foro o suoni. La cosa interessante sul suono è che si può riempire un'intera stanza con un mezzo così piccolo." Sfogliando il catalogo, troviamo anche qualche curiosità più strettamente musicale: uno schubertiano Winterreise coprodotto nel 1994 dalla parigina Opéra Comique, il berlinese Hebbel-Theater. E poi un Der Ring. Fünfter Tag. Der Tag danach da Wagner, riflessione personale sul quinto giorno della sagra scenica, fra relitti di palcoscenici e reminescenze di motivi del Ring, sulle tracce di ciò che è stato, di ciò che sarebbe potuto essere, o di quello che resterà.
Le cirazioni sono tratte dal catalogo della mostra. domenica, 11 febbraio 07 23:27
OrffeideDall'insediamento di John Dew al timone dello Staatstheater di Darmstadt un paio di sagioni fa, la programmazione segue una certa idea di serialità, un po' cinematografica o televisiva. In alcuni casi questa idea si traduce in accostamenti insoliti, in altri nella (ri)proposizione di minicicli operistici curati da un unico team creativo. Nella scorsa stagione toccò alle due Iphigénies gluckiane affidate al duo Kochheim-Gruber (che ne fecero una trasposizione ai tempi di Star Wars). In questa stagione, lo stesso Dew - coadiuvato dallo scenografo Heinz Balthes - si lancia nell'impresa di recuperare due opere difficili, l'Oedipus der Tyrann e l'Antigonae, scomparse da anni dalle scene tedesche e non (se mai si vi sono arrivate), di Carl Orff, compositore non conosciutissimo se si escludono uno o due lavori. Le ragioni per un recupero a Darmstadt non mancano: assistente del Kappelmeister nell'Opera di corte del Granduca nel 1918, Orff mantenne un qualche legame con questo teatro, concedendogli se non delle creazioni, almeno delle riprese e qualche rifacimento (come la quinta versione delle musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate). Inoltre, le due opere orffiane consentono di aggiungere due titoli alla indagine sulle radici classiche della cultura musicale europea, intrapresa da Dew fin dalla sua prima stagione a Darmstadt. Motivazioni a parte, si poteva temere che data la difficoltà dell'impresa il pubblico non avrebbe risposto. Ebbene, siamo rimasti piacevolmente sopresi dal constatare, sabato sera alla terza replica, un grande interesse: già l'introduzione nel foyer era affollatissima, parecchi curiosi guardavano incuriositi l'insolita varietà di strumenti nella fossa e i posti liberi in sala erano davvero pochi.
Parte 1: Oedipus der Tyrann
Successo incondizionato con chiamate a Schmittberg e agli altri interpreti. Coincidenze. Tornando a casa, ascoltiamo il quinto canale della filodiffusione: si canta (in italiano) di Edipo e Giocasta e Creonte e degli altri. Sembra un'opera italiana di inizio Novecento. Controllando nel palinsesto, scopriamo che si tratta dell'Edipo Re di Ruggero Leoncavallo composto su un libretto di Giovacchino Forzano. Facciamo appena in tempo ad apprezzare le mediterranee truculenze del finale grandguignolesco. Decisamente un altro gusto. Parte 2: Antigonae
Altro successo per tutti
A margine. Leggendo il programma, si scopre che c'è dietro a questa rivisitazione del teatro di Orff c'è anche una ragione più pratica: Dew racconta che negli anni '70 a Osnabrück comprò un cofanetto dell'Oedipus che gli costò 75 marchi (quasi il 17% del suo stipendio lordo di allora). Banale questioni di ammortamento? sabato, 10 febbraio 07 23:32
Marx all'operaDue momenti di A night at the Opera con gli straordinari fratelli Marx. Ci era finora sfuggito il profilo (ovviamente) toscaniniano del direttore del Trovatore.
(A proposito di sputtanamenti trovatoriani, oggi a Darmstadt abbiamo visto nella locandina del Trovatore, accanto ai prevedibili Conte di Luna, Manrico e Leonora, un inedito Hercule Poirot...) mercoledì, 07 febbraio 07 23:30
La solenne bellezza del Vespro di JacobsDell'esecuzione di stasera del Vespro della Beata Vergine di Monteverdi all'Alte Oper ci ricorderemo a lungo la solenne bellezza. René Jacobs ha reso magnificante l'enorme ricchezza coloristica (veneziana) e la complessità della scrittura monteverdiana evitando ogni retorica e giocando invece su una fluidità ed levigatezza sonora. Jacobs privilegia tempi spediti e asciutti, che più che al rapimento mistico sembrano puttosto puntare ad esaltare la dimensione teatrale della composizione. Scelta questa, che ha molto di monteverdiano, come la scelta di disporre strumentisti e vocalisti su diversi piani per moltiplicare le sorgenti sonore e dare così una dimensione spaziale alla musica. Un contributo fondamentale l'hanno dato i favolosi interpreti. Il parterre vocale era di eccezione: Sunhae Im, Sivia Schwartz, Maria Kristina Kehr e Marie-Claude Chappuis formavano il folto gruppo di soprani (che ha brillato negli echi suggestivi della Sonata sopra Sancta Maria); David Hansen era l'altista; strepitoso il terzetto dei tenori Emiliano Gonzalez Toro, Michael Slattery (di cui ci hanno colpito l'eleganza e il bellissimo colore vocale) e Johannes Chum; i bassi Sergio Foresti e Antonio Abete completavano degnamente l'ensemble dei solisti. Perfetti gli interventi del Vocalconsort di Berlino. Infine, gli impeccabili strumentisti dell'Akademie für Alte Musik contribuivano con estro virtuosistico ed autorevolezza stilistica ad arricchire la gamma di colori di un grande capolavoro restituito al pubblico in tutto il suo splendore. martedì, 06 febbraio 07 23:33
Wagner d'Arabia
[...] State attenti! Cattive fortune ci minacciano! Se avvenga un giorno, che popolo e impero tedesco cadano sotto falsa maestà latina; e che nessun principe comprenda ormai più il suo popolo, e latino fumo e frivolità latina trapiantino essi nella nostra terra tedesca; nessuno allora più saprà quel ch'è puro tedesco, se esso non vivrà nella gloria dei Maestri tedeschi. E perciò io vi dico: onorate i vostri Maestri tedeschi! e sacri tenete i loro buoni genî; e se darete favore al loro operare, andasse anche in polvere il sacro romano impero, a noi resterebbe sempre la sacra arte tedesca! L'abbiamo letta oggi sui giornali di qua: è nata la prima associazione wagneriana del mondo arabo ad Abu Dhabi. Patron è lo sceicco Nahjan bin Mubarak al-Nahjan, ministro della cultura degli Emirati Arabi Uniti. Le associazioni wagneriane nel mondo si trovano qui. Tag:
richard wagner
sabato, 03 febbraio 07 09:45
Beethoven sulle Dolomiti
La conferenza di stampa di Baricco a Trento. Quello che dice Baricco viene dalla Repubblica di oggi. sabato, 03 febbraio 07 09:35
Vivaldi a Venice
Variety informa che Imagine Entertainment e Columbia stanno anche lavorando ad un progetto sul prete rosso. giovedì, 01 febbraio 07 22:49
Effettacci senza causeQuel che dispiace di più assistendo al pasticcio del Tannhäuser di stasera all'Oper Frankfurt, indigesta combinazione di arroganza mista a insipienza, è che non si riesce a godere nemmeno della musica e, ancor meno, a mantenere un giudizio equilibrato sullo spettacolo nel suo complesso. Ci è sembrato tutto molto opaco e poco interessante, a cominciare da un cast vocale che si farà ricordare solo per la grande eleganza del Wolfram di Christian Gerhaher. Persino la direzione di Paolo Carignani - solitamente convincente in Wagner per non dire superlativa (come nel Tristan e nel recente Parsifal) - ci è sembrata anodina e priva di ispirazione. Serata da dimenticare. mercoledì, 31 gennaio 07 22:27
Teatri di luce nella ville lumièreStrane coincidenze di due spettacoli scelti (più o meno per caso) a Parigi: La pietra del paragone di Gioachino Rossini domenica al Théâtre du Châtelet e Il castello di Barbablù di Béla Bartók ieri sera all'Opéra Garnier. Sulla carta distantissimi per gusto, retroterra culturale e umori, ma accomunati da progetti scenici che giocano la carta della virtualità. Scene immateriali che amplificano il gioco dell'illusione teatrale (con qualche aiuto tecnologico) e convincono pienamente per la rilettura originale che non tradisce ma reinterpreta in maniera intelligente lo spirito delle opere. La pietra del paragone allo Châtelet
Il castello di Barbablù a Garnier
sabato, 27 gennaio 07 00:20
venerdì, 26 gennaio 07 23:51
Alla Scala, solo se in cravatta
I favorevoli. Riccardo Chailly (direttore d'orchestra): «Sono d'accordo: è bello che in una sede storica come la Scala gli spettatori abbiano un atteggiamento, non dico reverenziale, ma che onori il luogo. In Olanda, poco manca che si presentino in mutande, ma alla Scala no, la sua tradizione impone un atteggiamento diverso.» I contrari. Francesco Saverio Borrelli (ex capo della Procura della Repubblica di Milano): «Mi pare una pretesa eccessiva ripristinare un rigore nei costumi. Certo, nessuno entrerebbe in una chiesa in costume da bagno, quindi è giusto l'appello a non assistere agli spettacoli in pantofole e camicia aperta sul petto villoso. Ma da qui a esercitare dei controlli... Così si rischia di rendere i teatri delle roccaforti del passatismo e di tenere lontano il grande pubblico». In futuro, quindi, controlli sull'abbigliamento ma discreti. Rassicura Lissner che nessuno sarà cacciato, dicono, ma invitato a osservare le regole pur non essendo chiara la sanzione per chi non le rispetta. Se non altro di Lissner si ammirerà la coerenza nella gestione Scala: dall'intimo maschile alla cravatta. Dichiaraziori riprese dall'articolo di Paola Zonca nella pagina degli spettacoli di oggi de la Repubblica. L'Espresso racconta l'Italia neo-bacchettona (Polveroni) dopo aver preso in giro la Scala della paleo-Aida (Serra. La replica di Lissner (in una lettera pubblicata nella Repubblica del il 27 gennaio): Caro Direttore, Tag:
teatro alla scala
venerdì, 26 gennaio 07 00:05
Fenomenologia del Tannhäuser"I've seen things you people wouldn't believe. Piccola rassegna iconografica prima della prima del Tannhäuser di domenica a Francoforte.
Wagner e altre visioni di artisti sono qui. mercoledì, 24 gennaio 07 23:15
La doppia Liederabend di Mironov e Pogossov
Inutile negare che l'interesse era soprattutto per Mironov, giovanissimo tenore (classe 1981) e già celebrato talento rossiniano. Il bilancio della serata ci è sembrato non privo di ombre. Conveniamo che nel canto rossiniano di agilità la tecnica di Mironov è impeccabile. Ci ha anche convinto la ricercata eleganza e grazia d'antan delle liriche di Bellini, Donizetti e Glinka. Altrove però, ed in particolare laddove la linea di canto è meno mossa, sono emersi i limiti di una voce ancora acerba: emissione poco ferma e scoperta (Nadir nel duetto dei Pêcheurs), intonazione incerta (ancora Nadir nel "Je crois entendre encore"), acuti spesso fastidiosamente calanti (imperdonabile nei do di "Ah, mes amis" nel bis). Serate no capitano a tutti. Tempo per maturare ci sembra ne abbia ancora parecchio. Più convincente la prova di Pogossov, che si era già fatto ammirare qui a Francoforte nella Pikovaya Dama della scorsa stagione. Istrionico il giusto, vocalmente molto solido e sempre autorevole pur nell'eterogenità della sua variegata antologia canora. Accompagnava Iain Burnside. Il programma
Due estratti video dall'Italiana in Algeri (Aix-en-Provence)
mercoledì, 24 gennaio 07 00:32
Gennaio baroccoPer chi ama la musica barocca, questo gennaio a Francoforte e dintorni è ricco di occasioni interessanti. 1. Domenica scorsa al Bockenheimer Depot è andato in scena Il Giasone di Francesco Cavalli nella revisione, concertazione e direzione musicale di Andrea Marcon. Opera straordinariamente ricca e varia, restituita al godimento del pubblico grazie ad un'ottima esecuzione musicale e ad uno spettacolo elegante e sobrio originariamente concepito da Anouk Nicklish e ripreso da Andrea K. Schlehwein e Roland Aeschlimann. Aeschlimann ha anche disegnato la scena seguendo lo stile razionale che lo caratterizza: questa volta è un enorme cubo che ispira ambienti dove gli esseri umani si perdono e si ritovano, e gli spazi siderali dove gli dei giocano con il destino degli uomini. Lodevole anche il lavoro di Marcon con strumentisti e cantanti (la maggior parte membri della compagnia locale) che ha trovato il giusto colore e una ammirevole varietà di umori e ricchezza di colori. Per un teatro di repertorio come l'Oper Frankfurt il risultato è davvero incoraggiante e segue altri rcenti successi. Si replica fino al 4 febbraio. postscriptum. sabato 27 gennaio Andrea Marcon dirigerà lo stesso gruppo di strumentisti della Frankfurter Museumorchester (e ospiti) in un concerto "Da Cavalli a Vivaldi" sempre al Bockenheimer Depot. Biagio Marini Passacaglia Johann Rosenmüller Sinfonia prima Benedetto Marcello Sonata per violoncello, viola da gamba e b.c. Tomaso Albinoni Concerto a quattro in sol maggiore Antonio Vivaldi Concerto per viola d'amore, liuto e orchestra re minore Antonio Vivaldi Concerto per archi in do maggiore Antonio Vivaldi Concerto per violino e orchestra in sol minore. 2. Lunedì nella più raccolta Sala Mozart dell'Alte Oper, concerto a tre nell'ambito dei Bachkonzerte. Maurice Steger (flauti), Hille Perl (viola da gamba) e Lee Santana (liuto) hanno eseguito musiche di Giovanni Paolo Cima, Giovanni Antonio Pandolfi Mealli, Arcangelo Corelli, Giovanni Battista Fontana e Johann Sebastian Bach. Il prossimo concerto dei Bachkonzerte è promettente: il Vespro della Beata Vergine eseguito dalla Akademie für Alte Musik e il Vocalconsort Berlin. Dirige René Jacobs. 3. Sabato prossimo a Wiesbaden va in scena l'händeliano Giulio Cesare in Egitto. Meno rigoroso dell'opera di Francoforte e non contando su nessun nome di spicco in locandina, il teatro di Wiesbaden ha tuttavia offerto qualche felice sorpresa barocca nel passato: una Platée con gli esperti Gilles Ragon e Paul Agnew e un interessante Croesus di Keiser. Ma anche una assai meno felice Johannes Passion in una versione scenica di Dietrich Hilsdorf.
martedì, 23 gennaio 07 18:37
Meyerbeer a VeneziaAntefatto: la tavola ronda dei musicologi Martedì 14 gennaio. Teatro La Fenice, Sale Apollinee. Comincia Tedesco con il racconto un po’confuso della confusissima trama dell’opera. Continua Toscani che elogia la molta musica e di elevata qualità del Crociato, l’insolita distribuzione dei ruoli vocali (almeno guardandola con gli occhiali tardoottocenteschi, un po’ meno con quelli barocchi), la particolare cura dell’orchestrazione abbastanza inusuale per i compositori italiani di inizio secolo XIX e la distanza dal modello rossiniano. Roccatagliati racconta di come Meyerbeer decise di venire in Italia, di come conobbe il librettista Gaetano Rossi e sostanzia il luogo comune secondo cui Meyerbeer puntava all’effetto ed un po’ meno alla coerenza drammatica (con buona pace del suo librettista). Conclude Morelli (tranchant) confermando trattarsi di un’opera nuova ma saldamente proiettata sul passato, in cui "l'innovazione si inserisce su un atto di profonda conservazione" (cit.). Concetto morelliano interessante: Meyerbeer è senza dubbio un musicista di ricerca ma non un innovatore (come Čaikovskij). Infine, Gerhard si dilunga sul gioiello musicale del Crociato, "Giovinetto, cavalier", di cui si elogia la strumentazione raffinatissima e la sottile ricerca linguistica che rimanda alla versificazione dei trovatori provenzali così com’è Armando d’Orville, il Crociato. Domande abbastanza banali del pubblico, ma l’interesse e la curiosità si percepiscono per un'opera e un compositore praticamente sconosciuti.
Fatto: il crociato in Egitto Giovedì 18 gennaio. Teatro La Fenice. Lo spettacolo messo in piedi dal couturier Pier Luigi Pizzi ci piace pochissimo per quel troppo di vecchio che ci fa vedere, per i troppi cliché che ci impone, per il generico e banale lavoro sull'opera di Meyerbeer. È adeguato Pizzi a rappresentare gli elementi di novità su cui i musicologi hanno tanto insistito? La compagnia di canto sarebbe impeccabile se non fosse per quell’Armando controtenorile che, pur avendo Michael Maniaci una voce educata e precisa, manca fatalmente di presenza e di volume nei grandi e numeri pezzi concertati dell’opera. Per un protagonista, ci sembra peccato (artistico) mortale. Del resto della buona (ma non memorabile) compagine vocale, abbiamo ammirato l’infallibile tecnica vocale di Patrizia Ciofi, acrobatica Palmide, ed il calore seducente della Felicia di Laura Polverelli. Del direttore Emmanuel Villaume non si ricorderanno originalità o finezze musicali ma piuttosto il solido mestiere. Ha deluso non poco il confuso finale primo, dove dei raffinati effetti meyerbeeriani si è colto solo l’affanno a tenere insieme l’orchestra e le due bande sistemate nel loggione (in strutturale anticipo su tutti gli altri). Altrimenti l’orchestra è sembrata in gran forma e da elogiare in blocco, mentre il coro ha semplicemente fatto il suo mestiere. Nota a margine. Raramente abbiamo assistito ad una ribalta tanto distratta e confusa, con i cantanti che rinunciano ad uscire individualmente (malgrado l’inesistente rischio di fischi) e vagano per la scena. Altro segno dell’assenza di una regia? sabato, 13 gennaio 07 00:35
Il forfait di Giordani nella Tosca di Francoforte
Per onor di cronaca, il pubblico ha accolto entusiasticamente tutti gli interpreti, tributando le ovazioni più convinte a Hong e Gallo. venerdì, 12 gennaio 07 16:12
Bevete più Mozart!
Un bébé in un ospedale slovacco ascolta Mozart. Secondo uno studio la musica, in particolare quella di Mozart (ma pare anche Vivaldi), non solo fa bene allo spirito ma aumenterebbe il benessere dei neonati. Oltre a far produrre più latte alle vacche. Letta e ripresa dalla Frankfurter Rundschau di oggi. martedì, 09 gennaio 07 22:12
A lagna«Dell'Aida di Zeffirelli resterà solo il bellissimo culo di Roberto Bolle.»
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roberto alagna
lunedì, 08 gennaio 07 20:42
Uno sguardo sul presenteMentre prepara il secondo titolo (il Giasone di Cavalli) della ricca offerta barocca, l'Oper Frankfurt mette in cantiere per le prossime stagioni una ricchissima offerta di titoli contemporanei e novità assolute, confermando e consolidando una tendenza che si intuiva con la scelta di aprire la stagione con la prima mondiale del Caligula di Detlev Glanert e di allestire l'ormai classica Weiße Rose di Udo Zimmermann al Bockenheimer Depot alla fine di febbraio. Into the Little Hill di George Benjamin (libretto di Martin Crimp) Unter Eis di Jörn Arnecke (dal dramma omonimo di Falk Richter)
Lear di Aribert Reimann Angels in America di Peter Eötvös Der alte Piero / Ende der Nacht di Jens Joneleit (da testi di Alfred Andersch)
The Tempest di Thomas Adès N.N. di Marc André
Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino Kullervo di Aulis Sallinen
N.N. di Daniel Schnyder Three sisters di Peter Eötvös da Cekov
Ne ha parlato anche la Wiener Zeitung la scorsa settimana. Tag:
oper frankfurt
martedì, 02 gennaio 07 22:31
Questioni di gusti
Il Teatro alla Scala fa di nuovo parlare di sé e non per ragioni artistiche. O almeno non sembra. Se il perizoma di Roberto Bolle nella recente Aida è stato assolto con formula piena, la mutanda di Berlusconi no e così il Candide allestito da Robert Carsen in coproduzione con il parigino Châtélet cade sotto la scure della gestione scaligera. Censura? Nemmeno a parlarne: si tratta di pura questione di gusto. Come spiega Franco Zeffirelli: «[Nel Candide] c'era sì una satira del potere ma non in questi termini carnevaleschi. Lo scopo di una rappresentazione di questo genere qual è? perché ironizzare su personaggi importanti? Non lo capisco. [...] A meno che non ci sia la zampata di una grande personalità, questa forme di provocazione rimangono fini a se stesse. E tanti giovinastri non hanno di certo una tale statura. [...] Sono le solite cose di tanti cialtroni che con queste carnevalate si improvvisano registi». Lissner spiega così la sua decisione: «perché non rientra nella mia "linea Scala", che punta a conciliare tradizione e modernità. E non tanto per la famosa scena dei capi di stato, in carica ed ex, messi in mutande da Carsen, ma per tutta una serie di altre ragioni, dagli interventi che Carsen ha voluto apportare al libretto, ad allusioni e situazioni di uno stile che, appunto, non si confà con quello della Scala». Allo stesso tempo, si dice aperto a trattare per adattare lo spettacolo al gusto del pubblico scaligero e, soprattutto, a quello degli amministratori scaligeri, fra cui la sindaco Moratti che dice di preferire "una via più tradizionale". Ma la satira resterà? «Vedremo. Discuteremo anche di quello. Ad esempio, se è il caso di tirare in ballo Berlusconi, che è l' unico ex capo di governo tra quelli che appaiono in scena». Chiosa Michele Serra nella sua Amaca dela Repubblica di sabato 30 dicembre: "Con una sola decisione, Lissner è riuscito a segnare tre autogol. Il primo: confermare che l' autonomia dell' arte e la libertà d' espressione, qui da noi, vivono sotto il perenne schiaffo della politica (la Scala come la Rai, anzi peggio della Rai). Il secondo, rafforzare il sospetto di una gestione pavidamente conservatrice del maggiore teatro lirico del mondo, che va in deliquio per gli ori zeffirelliani e ha paura di una breve comica di tre minuti: sì al tanga di Bolle, no al potere in mutande, perché si sa che non tutte le chiappe sono uguali. Terzo, mettere in difficoltà Berlusconi, che fa (non per sua colpa) l'odiosa figura dell'intoccabile e soprattutto perde una delle ultime possibilità di essere raffigurato insieme ai veri potenti del pianeta." Tutti commenti sono tratti da articoli apparsi il 29 e 30 dicembre in nel Corriere della Sera e La Repubblica. giovedì, 14 dicembre 06 13:22
Esercizi di stile: fincipit
Qualcuno di ispirazione operistica: Celeste Aida Non più mesta accanto al fuoco Svanì per sempre il sogno mio d'amore Una macchia è qui tuttora... Vissi d'arte, vissi d'amore, Bimba dagli occhi pieni di malia, Amami Afredo! Anche se quello che segue non è fincipit in senso stretto, ci diverte e lo offriamo in pasto ai voraci lettori:
Non ci provate: (c) publicopera 2006! Tag:
fincipit
martedì, 12 dicembre 06 23:54
Il talento teatrale di Sandra BullockDi Susan Bullock ricorderemo una immagine: un attimo prima di riconoscerlo, Elektra sente Oreste. Il suo corpo è come scosso da un tremore che diventa un orgasmo, un movimento incontrollabile, totale. Elektra sa che avrà l'agognata vendetta. Nello spettacolo andato in scena un paio di stagioni fa all'Opera di Francoforte, prima ancora che la voce comunque perfetta, ci impressionò l'identificazione fisica col personaggio. - IL PROGRAMMA -
lunedì, 11 dicembre 06 10:57
Naufragio del "Tiefland"
Lo scarso entusiasmo per lo spettacolo si coglieva già all'intervallo ("noioso" era il commento più benevolo di fronte alla squallida ambientazione "moderna" in un anonimo capannone industriale), ma davanti all'insensata bruttezza di alcune scene nella seconda parte - la festa grottesca con odalische e "moulin rouge"-luminaria, duetto finale su un container pronto alla spedizione in nave container sullo sfondo di montagne innevate e cisterne Turmoil - è esploso il dissenso. Per tacere dei costumi da indiani nativi dei pastori catalani, che, se lo spettacolo avesse avuto un senso, potrebbero aver provocato accuse di razzismo. In evidente crisi di idee, Anselm Weber avrebbe fatto meglio ad affidarsi alla solida ancorché obsoleta drammaturgia del libretto di Rudolf Koch. Ci sono modi anche eleganti di prendere le distanze da un'opera che non piace: si può storicizzare, sottolinearne la distanza o l'artificiosità (qualcuno suggeriva saggiamente "perché non usare delle cartoline di montagna come scenografia"? che poi è un po' quello che suggeriva la bella foto di Rui Camilo usata nel poster della produzione). Si può, e non ci stancheremo di riperlo, anche dire di no e passare ad un collega. Se ne guadagnerebbe certamente in credibilità e un po' pure in moralità.
Ci è piaciuto molto anche Sebastian Weigle: molto attento alle voci malgrado l'enfasi di alcuni passaggi orchestrali, asciutto, poco retorico. Lui sí, moderno. Decisamente il repertorio di inizio novecente sembra essergli congeniale, anche in un lavoro minore come questo. Puntuale il coro (in versione operaistica) e smagliante l'orchestra. L'unica intuizione felice di Weber: l'assolo iniziale del clarinetto (della brava Martina Beck) in proscenio, davanti ad un sipario nero con una enorme luna piena. Una immagine felice, che faceva ben sperare... domenica, 10 dicembre 06 11:21
BassopianoStasera debutta all'Oper Frankfurt l'opera di Eugen D'Albert Tiefland. Tragedia della passione costruita sulla triangolazione classica isso, issa e 'o malamente, nobilitata solo dalle intenzioni di analisi e critica sociale del catalanista Ángel Guimerá, autore del dramma teatrale Terra baixa da cui Rudolph Lothar trasse il libretto.
Le musiche del film sono una riscrittura di temi di D'Albert adattate al melodrammone della Riefenstahl. In quanto al loro autore, i titoli del film Herbert Winde, mentre secondo il sito imdb.com sarebbero di Giuseppe Becce. sabato, 09 dicembre 06 21:49
Beethoven e Shostakovic nel concerto della hr-Sinfonieorchester
Scarto temporale e culturale importante per la seconda parte del concerto che prevedeva la Sinfonia n. 7 "Leningrado" di Dimitri Shostakovic. Se un filo rosso esiste fra le due composizioni ci è sembrato di scorgerlo nell'interpretazione antiretorica ed asciutta del monumento sonoro che Shostakovic dedicò alla sua città assediata dai nazisti. Assolutamente lontano dalla retorica della scuola sovietica, Järvi ci è sembrato molto attento ad esporre strutture e dinamiche musicali, a ricercare nei riferimenti culturali (si veda il doloroso, lento incedere dell'Adagio di sapore decisamente mahleriano), ad evidenziare la virtuosistica scrittura orchestrale del compositore russo. Splendida la prova dell'orchestra, tecnicamente ineccepibile e ammirevole nella ricchissima dinamica agogica imposta dal direttore. Abbiamo in particolare ammirato il travolgente il moto ascendente e l'impellente percussivo nell'Allegretto, il cesello dei legni negli incisivi soli del secondo movimento, e lo splendore degli ottoni nel trionfale finale. Una volta tanto, una nota di demerito ad un pubblico particolarmente enfisemico e catarroso, che si scatenava in una vera e propria tempesta bronchiale alla fine di ogni movimento e che ha (giustamente) provocato un gesto di stizza in Järvi prima dell'attacco dell'Adagio della Leningrado. Riflessione profonda: se è tosse autentica, come fa un essere umano a resistere ai 20 minuti abbodanti del primo tempo del concerto beethoveniano e ai quasi 27 dell'Allegretto della Leningrado? venerdì, 08 dicembre 06 23:53
Milano, voci criticheChi non era presente alla prima dell'Aida ieri sera a Milano, ascoltando i telegiornali di oggi potrebbe aver pensato di aver mancato un evento eccezionale e forse irripetibile che "per la prima volta dopo molti anni è riuscito a metttere d'accordo pubblico e critici". Ebbene, anche se non presenti ma avendo ascoltato la diretta radiofonica, qualche dubbio ci era venuto. Leggendo poi le critiche dei giornali di stamane, questa sostanziale armonia di giudizio non l'abbiamo colta. O meglio, quel che è quasi unanime è il tono generalmente negativo non soltanto dello spettacolo ipertrofico di Zeffirelli (che è fin troppo facile e scontato criticare), ma anche della esecuzione musicale. Qui sotto una antologia critica essenziale. Michelangelo Zurletti, la Repubblica Paolo Isotta, Corriere della Sera
Paolo Gallarati, La Stampa
Lorenzo Arruga, Il Giornale Alfredo Gasponi, Il Messaggero Mario Messinis, Il Gazzettino
Stefano Jacini, il Giornale della Musica
Enrico Sinchelli, Operaclick
venerdì, 08 dicembre 06 12:04
Milano, vociIn sala
In Galleria
La protesta
P.S. "Non so dove capito. Può darsi pure in quarta fila. L'importante è sedersi. Non perdere mai la sedia" (Clemente Mastella) giovedì, 07 dicembre 06 08:47
7 dicembreSant'Ambrogio. Aida inaugura stasera la stagione del Teatro alla Scala. Mette in scena Franco Zeffirelli: "Non dite: ecco, Zeffirelli ha fatto il suo solito spettacolo che ci scodella pari pari. Sì, ho messo in scena un'Aida con un suo orgoglio di conservazione di certi principi, fedele alla tradizione. Ma come scenografo sono andato avanti per cercare effetti inusitati, per dare l'idea del trasognamento, del mistero, dell'esoterismo che permea l'antica civiltà egizia".
Ancora Zeffirelli: "Sono rimasto l'ultimo regista che sa amare l'opera. I tedeschi non la amano, o almeno credono di amarla ma la usano per divagazioni arbitrarie, neanche tanto geniali: il pubblico è disorientato, i critici accettano per fare i moderni. Ma chi è in grado di tramandare il grande patrimonio del melodramma italiano? Ronconi e Pizzi? Invecchiati. Strehler è morto. Ormai non ci sono più padri, né figli, né nipoti. Salisburgo è perduta, si salva il Covent Garden." A proposito del suo rapporto con Riccardo Muti, Zeffirelli dice: "Dopo il Don Carlo del 1992 non mi sono lasciato bene con Riccardo Muti. Il bello del fare l'opera è essere amici: un applauso all'uno è un applauso all'altro. Persino col terribile Karajan c'è stata collaborazione. Con Muti no: non dava confidenza, mi teneva a distanza. Gliel'ho detto a chiare lettere: lavorare con te non mi dà nessuna gioia." Giudizio anche più severo nella sua Autobiografia: "Ero abituato a lavorare con giganti come Serafin, Kleiber, Bernstein, Karajan, Gavazzeni e tanti altri, grandi artisti e affidabili compagni di lavoro. Muti è un artista molto diverso da questi, anche se non è così infrequente imbattersi in casi di arroganza e di vanità nel mondo della musica. Muti ha in testa un solo traguardo, che assorbe tutta la sua creatività: affermare a ogni costo il proprio genio, che ampiamente gli va riconosciuto, ma che purtroppo non vuole accettare limitazioni, critiche, rivalità di alcun genere... Come poi si è visto, il maestro Muti fu coinvolto in una lunga e amara stagione di contestazioni e polemiche. Tutto il quadro della Scala entrò in crisi. Non starò certo a farne la storia in questa sede, perché è ancora materia calda, anche se non più rovente. Fu la crisi tra Muti e la sua orchestra a determinare l'allontanamento del maestro, che è stato pregato di trovarsi un altro "habitat" e di andarsene altrove. Mi dispiace per il suo grandissimo talento."
Chiosa (velenosamente) Natalia Aspesi nella Repubblica di oggi: "Fosse stato Muti meno raffinato, Zeffirelli & Aida avrebbero potuto dilagare alla Scala prima, imperando il premier Berlusconi, il quale, apparendo recalcitrante all'inaugurazione del 2004, dovette sorbirsi, diretto dall'implacabile Muti, un Salieri sublime e perciò indigesto. Invece oggi il grande regista-scenografo-costumista, richiamato alla Scala dal fiuto artistico-mercantile del sovrintendente Stéphane Lissner, deve subire l'onta di trovare nel palco presidenziale un primo ministro di centro sinistra, cioè per lui comunista, bolscevico, il nuovo Stalin bolognese." Infine, accuse a Lissner e Zeffirelli da parte del rappresentante sindacale Giuseppe Zecchillo: "La scenografia di questa Aida, con i suoi enormi sprechi, mette in pericolo il finanziamento della prossima stagione teatrale." giovedì, 07 dicembre 06 01:29
Al vero, al bello, al buonoCostruita nel 20 Ottobre 1880 su progetto dell'architetto berlinese Richard Lucae e immediatamente riscoosciuta come uno dei teatri d'opera europei più belli e capienti con i suoi circa 2200 posti, l'edificio fu distrutto durante il bombardamento delle forze alleate nella notte del 23 marzo del 1944. Si salvarono le mura perimetrali e parte dell'atrio, ma la sala andrò completamente distrutta. Seguì un lunghissimo dibattito che servì ad evitare la demolizione dei resti e che si concluse con la decisione di recuperare l'aspetto esterno mentre l'interno fu completamente rifatto e destinato ad auditorium (nel frattempo si era costruito un nuovo e moderno teatro per l'opera). I vecchi spazi disegnati da Lucae furono organizzati in una grande sala (Grosser Saal) di 2450 posti e una sala minore (Mozart Saal) di 720 posti. L'Alte Oper fu riaperta il 28 agosto 1981 con l'ottava Sinfonia di Gustav Mahler eseguita dalla Frankfurter Opernhaus und Museumorchester diretta da Michael Gielen. Dalla riapertura, a fronte di una riduzione del contributo pubblico da poco più di 12 milioni di euro nel 1993 agli attuali 5.3 milioni di euro, l'Alte Oper ha ospitato un numero crescente di eventi musicali, organizzati sia autonomamente che con il concorso di varie organizzazioni musicali cittadine, come l'Associazione degli amici dell'Alte Oper, le due orchestre stabili della città (Frankfurter Museumorchester e hr-Sinfonieorchester), l'Ensemble Modern, e le società concertistiche ProArte e Frankfurter Bachkonzerte. I primi venticinque anni dalla riapertura sono stati celebrati con una serie di eventi già a partire dalla fine dell'estate. Oltre alla musica, la mostra di fotografie Quadri di una esposizione (Bilder einer Ausstellung) di Brigitte e Lutz Kleinhans, collaboratori della Frankfurter Allgemeine Zeitung, ne testimoniano alcuni dei momenti più significativi degli ultimi anni.
Le foto sono di Lutz e Brigitte Kleinhans.
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alte oper
mercoledì, 06 dicembre 06 18:20
Scholl e l'Accademia Bizantina all'Alte OperUna bella serata di musica lunedì sera nella sala grande dell'Alte Oper. Programma severo e rigoroso, in tono con l'Avvento, come usa da queste parti. Poche o nessuna concessione al divismo malgrado la presenza del controtenore Andreas Scholl. La sua asciutta interpretazione delle due cantate bachiane BWV 35 ("Geist und Seele wird verwirret") e BWV 170 ("Vergnügte Ruh', beliebte Seelenlust") ci è sembrata perfetta sia nell'intima adesione al religioso pathos sia nella ricchezza espressiva conferita alla scarna essenzialità dei testi bachiani. Interpretazione che trascende il fatto artistico per restituire alle due composizioni tutta la profondità di una meditazione sul sacro.
L'accompagnavano con grande competenza gli ottimi musicisiti dell'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone. Di questo gruppo colpisce soprattutto la varietà di colori e la versatilità, nonché il virtuosismo di alcuni strumentisti che emerge soprattutto nei due pezzi strumentali che completavano il programma: il concerto per organo in fa maggiore HWV 292 di Händel e il concerto per due violini in re minore BWV 1043 di Bach. In particolare, abbiamo trovato entusiasmante il dialogo fra Stefano Montanari, konzertmeister del gruppo, e Fiorenza De Donatis nel concerto di Bach. Un bravo anche ad Andrea Mion, il cui preciso intervento all'oboe d'amore aggiunge una nota di melanconica dolcezza all'aria bachiana "Vergnügte Ruh', beliebte Seelenlust". Calorosissima accoglienza del numeroso pubblico ricambiato con due bis dall'orchestra, fra cui l'aria "Bereite dich, Zion" dalla Cantata di Natale.
Recensione della Frankfurter Rundschau, della Frankfurter Neue Presse e dell'Offenbach Post. martedì, 05 dicembre 06 23:30
RiscrittureL'altra soluzione (al problema di cui sotto) è cambiare l'opera.
Il sofisticato Baricco ricostruisce in effetti una cornice nella quale il Flauto ritrova una nuova dimensione: "In un paesino vagamente ottocentesco si deve allestire un' opera in occasione della visita di un dignitario. Un po' come se oggi arrivasse un direttore di marketing, e si volesse festeggiarlo con una serata in discoteca. Si convoca un impresario e ci sono anche un sindaco e un amministratore della compagnia teatrale, ruoli che in questa versione toccano ad attori. Lo spettacolo è Il Flauto Magico, la cui storia scorre identica all'originale. Solo che qui sarà inventata e commentata di volta in volta e sul momento dai personaggi aggiunti, in un intreccio di situazioni buffe, da commedia. Il sindaco segue lo sviluppo dello spettacolo, i cui interpreti sono gente del paese. Pamina è figlia del sindaco, la Regina della Notte è sua moglie, Monostato è figlio del becchino, Papageno è un casinista... E commentando e inventando si bisticcia e si discute, spesso confondendo la realtà con l'opera". Difende l'operazione, il sovrintendente torinese
L'opera va in scena al Teatro Regio di Torino dal 12 dicembre. Estratti da un articolo di la Repubblica del 1 dicembre 2006. martedì, 05 dicembre 06 22:14
Materialità dell'immateriale
Oltre a numerosi tesori d'arte, Mantova offre un curioso esempio di cortocircuito fra il teatro e la vita. Una piccola casa quattrocentesca, alle spalle della Cattedrale, per secoli abitata da canonici, è diventata per tutti la casa di Rigoletto. Per quel che se ne sa, la vita di Rigoletto è circoscritta alle scene teatrali, in primo luogo grazie a Hugo ma soprattutto a Verdi e al suo librettista Piave. Giuseppe Bertoja disegnò le scene per la prima veneziana del 1851 e in qualche modo segnò l'immaginario del pubblico nei decenni che seguirono. Al punto che la casa è stata scelta a partire dalla scenografia, come illustra la lapide posta nel piccolo portico.
Una stuatua in bronzo del buffone ne presidia il cortile, opera dello scultore sabbionetano Aldo Falchi, commissionata dall'Ente del Turismo mantovano nel 1978.
lunedì, 04 dicembre 06 14:54
Omaggio a Vienna
Sulla carta, il programma presenta un certo fascino. La prima parte propone due composizioni di Anton Webern (5 Pezzi per orchestra op. 10) e Luigi Nono (Incontri per 24 strumenti) incorniciati da tre frammenti delle musiche di scena della Rosamunde di Franz Schubert. Interamente dedicata alla Terza sinfonia di Ludwig van Beethoven la seconda parte del concerto. Omaggio (non banale) all'autentica tradizione musicale viennese, il programma offre "un dialogo tra epoche diverse suggerito dall'alternanza Schubert - Webern - Schubert - Nono - Schubert (ispirata da una testimonianza dello stesso Nono a proposito dello studio comparato di Webern e Schubert compiuto sotto la guida di Bruno Maderna)".
Risultato complessivamente deludente a causa di un'orchestra dagli evidenti limiti tecnici (particolarmente evidenti negli archi, di preoccupante, imprecisione) e la direzione musicale di Bernhard Klee assai poco brillante, particolarmente in Beethoven. Dell'esecuzione della sua sinfonia, dimenticheremo volentieri la sfilacciata marcia funebre e l'assai poco brillante finale. Citazioni tratte dal comunicato stampa del Teatro La Fenice del 1 dicembre 2006.
giovedì, 23 novembre 06 15:14
Due appelliDue appelli a sostegno delle attività musicali in Europa. Ci limitiamo a segnalarli a dare alcuni link utili.
Don Magnifico: "Parlate in punto e virgola, per carità!" La materia è complessa e per spiegarla ricorriamo ad un articolo di Valentina Melis pubblicato dal Sole 24 ore il 17 novembre scorso. Tutto è cominciato da un punto e virgola... L'appello di Cecilia Gasdia: musica verso la «parità» fiscale Ha mosso il viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco, l'appello del soprano Cecilia Gasdia sull'Iva applicata agli spettacoli musicali (si veda «Il Sole24 Ore» del 15 novembre): aliquota agevolata del 10%, per l'orchestra che interpreta un'opera lirica, e aliquota ordinaria del 20%, per la stessa orchestra che si esibisca, senza scene, in un concerto. Secondo fontidel ministero dell'Economia, Visco ha messo al lavoro i suoi collaboratori per trovare una soluzione «nel modo più semplice e nel più breve tempo possibile». La strada scelta sarà quella di una norma interpretativa o di una nuova pronuncia dell'agenzia delle Entrate che consenta di superare la disparità di trattamento tra la lirica e l'attività concertistica. Chi è interessato ad aderire, vada qui o qui.
Questa settimana, il terzo canale della radio pubblica del Belgio francofono, invita i propri ascoltatori ad esprimere i propri interessi e preferenze, riempiendo un questionario accessibile nel proprio sito. A partire dal 2007, il nuovo palinsesto prevede di ridurre o forse sopprimere la trasmissione di informazione operistica De Vive voix condotta da Nicolas Blanmont, già critico musicale del quotidiano La libre Belgique. Anche l'Opéra Royal de Wallonie di Liegi invita a sostenere De Vive voix, poiché trasmissioni come questa sono vitali per la conoscenza dell'attività del teatro. Tag:
appello
mercoledì, 22 novembre 06 23:49
Dopo il sole, le tenebre
Dunque dopo il sole mozartiano che ha illuminato con l'integrale delle opere del salisburghese l'edizione del Festival 2006, lo sguardo si muove sulle ombre che questo sole proietta. Si riparte comunque da Mozart e dalla ripresa delle Nozze di Figaro e delle sue inquietudini sociali che anticipano il bagno di sangue della Rivoluzione francese (dal cast comunque scompare la troppo solare Susanna di Anna Netrebko), e dalle ombre notturne della quasi contemporanea Armida di Haydn messa in scena da Christof Loy e diretta da Ivor Bolton. Si passa poi in territorio romantico con tre nuove produzioni: le demoniache magie del Freischütz diretto da Markus Stenz e messo in scena dal giovane drammaturgo Falk Richter (già regista di una convincentissima Elektra a Francoforte), gli eccessi del Benvenuto Cellini di Berlioz diretto da Valery Gergiev e messo in scena da Philipp Stölzl, le esplosioni emotive e ke paralisi sentimentali dell'Onegin diretto da Daniel Barenboim e messo in scena da Andrea Breth. Infine una prima mondiale, Requiem for a Metamorphosis di Jan Fabre, evocatore di valori e simboli che rinviano alle cupezze del medioevo. Molto ricchi anche il programma di prosa e quello concertistico, fra cui un viaggio in nove tappe nel continente sonoro di Giacinto Scelsi.
The Nocturnal Side of Reason di Jürgen Flimm si legge qui
domenica, 19 novembre 06 22:39
Una Stella brilla sul «Tito» di FrancoforteA distanza di qualche mese, L'Oper Frankfurt propone anche in questa stagione l'allestimento di Christof Loy della Clemenza di Tito con un cast completamente rinnovato.
venerdì, 17 novembre 06 08:30
mercoledì, 15 novembre 06 21:42
ContrastiArmonia: "Hundertwasser has drawn inspiration from Arabic music and the underlying harmonies of nature. In both of these fields, he relishes their apparent irregularities and accidental qualities." (David Thompson)
(Darmstadt, domenica scorsa)
Cacofonia. (oggi a Francoforte, Roßmarkt, verso le 13) domenica, 12 novembre 06 21:09
«Davanti a lui tremava tutta Santiago»È fin troppo facile tornare sulla cattiva abitudine piuttosto diffusa nelle scene tedesche di imporre letture che poco hanno a che vedere con l'idea originaria. Intendiamoci: operazioni di questo tipo sono del tutto legittime nella misura in cui offrono interpretazioni nuove, prospettive inedite o aggiungono chiavi di lettura ad opere che soffocherebbero sotto il peso (e la noia) dell'abitudine. E del resto il pubblico è libero di sottrarsi a questo gioco quando lo ritenga oltraggioso. Talvolta la libera interpretazione trascende e tradisce le intenzioni e fa perdere di senso allo stesso testo che intende rappresentare. È decisamente il caso della Tosca messa in scena allo Staatstheater Darmstadt da Philipp Kochheim, con ammirevole e coerente sprezzo del ridicolo. Evidentemente poco convinti del risultato artistico, a Darmstadt provano a convincerci già nel foyer con la mostra documentaria Tosca. Ein Gewaltakt (Tosca. Un atto di violenza) che illustra le vicende che portarono al golpe militare in Cile nel 1973. Tosca, ovviamente, c'entra poco.
Ancor più irritante, comunque, ci è sembrata la mistificazione ideologica dei sopratitoli tedeschi di Christine Meißner, che censuravano dettagli fatalmente datati come i riferimenti alla prigione di Castel Sant'Angelo o la sconfitta del generale Melas a Marengo, trasformavano Palazzo Farnese nella Moneda, facevano esporre il cadavere di Angelotti allo stadio anziché appenderlo "alle forche" come voleva Scarpia, chiariva che il salvacondotto "onde fuggir dallo Stato con lui" era in effetti un passaporto per uscire dal Cile militarizzato, per tacere della (probabilmente inconsapevole) incongruenza della nella terza scena del terzo atto in cui, a dispetto della cecità inflittagli dai suoi torturatori nel secondo atto e del ridicolo, "Cavaradossi, alla vista di Tosca, balza in piedi sorpreso, legge il foglio che gli presenta Tosca"... Tutto ciò mentre sul palco la quasi intatta prosa di Illica e Giacosa crea un fastidioso senso di straniamento. Incuriositi, abbiamo atteso al varco la famosa "E avanti a lui tremava tutta Roma!" e non siamo rimasti delusi, giacché anche nel testo cantato la città eterna cedeva il passo a Santiago... Pur non essendo Kochheim nuovo a questo tipo di operazioni (ricordiamo almeno le due Iphigénie gluckiane trasporte nel mondo immaginario di Star Wars, vista sempre a Darmstadt nella scorsa stagione), il suo gioco mostra un po' la corda e lo spettacolo, superata la curiosità iniziale, risulta abbastanza noioso e privo di ispirazione. Da citare almeno le scene iperrealistiche (da musical macabro) di Uta Fink, che asseconda con convinzione e corenza il progetto registico.
Speravamo che almeno sul piano musicale le cose funzionassero, ma lì le note erano ancora più dolenti. Terzetto di protagonisti del tutto inadeguati, cominciando dalla Tosca di Anja Vincken la cui voce non ha né lo spessore drammatico né lo slancio necessari a rendere almeno accettabile la sua prova. Non va meglio né con il vocalmente precario Cavaradossi di Zurab Zurabishvili,che almeno recupera sul finale (ma il suo E lucean le stelle passa nell'indifferenza del pubblico) né con le truculenze canore dell'inconsistente Scarpia di Riccardo Lombardi. Dirigeva un'orchestra inizialmente un po' troppo distratta che migliorava verso il finale, un tutto sommato innocuo ma certamente non memorabile Martin Lukas Meister. Informazioni e immagini della produzione di Darmstadt si trovano qui. venerdì, 10 novembre 06 23:59
Emmanuelle Haïm apre barock+Colpisce già quando entra in sala quasi di corsa, piccina, chioma fulva, piglio deciso ed autorevole. È Emmanuelle Haïm, giovane ma già autorevole interprete barocca, invitata dalla hr-Sinfoniorchester a dirigere il primo dei tre concerti della rassegna barock+ che da qualche anno arricchisce la già ricca stagione concertistica dell'orchestra della radiotelevisione dell'Assia.
Seconda parte dedicata al Delirio amoroso, la lunga cantata di Händel, resa con straordinaria varietà di colori e grande estro anche grazie al virtuosisimo della brava Camilla Tilling. Da segnalare anche tutti gli ottimi solisti impiegati (a cominciare dai flauti, l'oboe e il primo violino, nessuno dei quali è citato nel programma di sala). Vere e proprie ovazioni a tutti gli interpreti al termine del concerto. Il concerto sarà trasmesso in differita da hr2 per la stagione di Euroradio lunedì 13 novembre alle 20:05. mercoledì, 08 novembre 06 19:40
Altre CenerentolePiccola collezione di Cenerentole illustri al cimento con il rondó finale di Angelina.
martedì, 07 novembre 06 23:54
Una serata con Violeta Urmana
Più che col romanticismo ossianico delle quattro mélodies dalle "Nuits d'été", la Urmana ci è sembrata in sintonia con la temperie drammatica delle melodie di Rachmaninov e, ancor di più, con il sontuoso cromatismo dei lieder scelti dal vasto catalogo straussiano. Nella seconda parte della serata, completamente dedicata a Strauss, la Urmana convince non solo per lo splendido organo vocale, alla sorpendente omogeneità e controllo nell'emissione, ma anche per la maturità di interprete, sempre misurata ma senza riununciare a restituire un senso profondamente teatrale al canto. Jan Philip Schulze l'accompagna con discrezione ma affidabile versatilità stilistica.
Serata felice, dunque, con accoglienza trionfale da parte del pubblico, generosamente ricambiata con tre bis: "Le Violon" di Francis Poulenc, "Vissi d'arte" (accolta da ovazioni) e "El mosquitero" di Ramón Bastida.
- IL PROGRAMMA - Hector Berlioz (1803-1869) Le spectre de la rose (N. 2) Au cimitière (N. 5) L'île inconnue (N. 6) Sergej Rachmaninov (1873-1943) Richard Strauss (1864-1949) Bonus video: Violeta Urmana con John Treleaven e Mihoko Fujimara nel secondo atto del Tristan. Claudio Abbado dirige la Lucerne Festival Orchestra (Lucerna, Culture and Congress Center, 13 agosto 2004). sabato, 04 novembre 06 15:22
Francoforte trova la sua CenerentolaDopo il debutto nel 2004 e la ripresa del 2005, l'Oper Frankfurt riprende l'opera rossiniana e (finalmente) trova una Cenerentola vera.
Piccola notazione finale: perché non adottare l'edizione fiologica di Zedda in circolazione da più di trent'anni ormai e sostituire l'apocrifa "Il mondo è un gran teatro" con L'ormai popolare "Là del ciel nell' arcano profondo". Ma soprattutto, perché tagliare integralmente la scena nella cantina di Don Magnifico? Anche senza voler fare una battaglia di principio sulla legittimità dei tagli (benché poco giustificati in Cenerentola che non è opera di eccessiva lunghezza), rimane il sospetto che tale taglio corrisponda ad una necessità, vista l'insufficienza dell'interprete. mercoledì, 01 novembre 06 02:14
Comincia l'inverno?
Richard Strauss, Vier letze Lieder Traduzione di Andrea Casalegno domenica, 29 ottobre 06 23:27
La sposa in neroAll'Oper Frankfurt va in scena la seconda nuova produzione della stagione: La fidanzata dello Zar di Nikolaj Rimsky-Korsakov. Nuova tappa del filone slavo, quindi, che nelle ultime stagioni si è visto arricchire di titoli della tradizione russa come Chovanscina e La dama di Picche, o ceca comei due titoli janacekiani Kát'a Kabanová e Jenufa o La sposa venduta di Smetana, vista nella scorsa stagione e diretta da Stein Winge come ora l'opera di Korsakov.
Dirige con grande perizia e slancio ciaikovskiano l'esperto Michail Jurowski, che imprime alla partitura un irresistibile senso del teatro. Assecondano con convizione il versatile coro e la Frankfurter Museumorchester. Alla fine il pubblico accoglie festosamente tutti gli interpreti. info tecniche qui domenica, 29 ottobre 06 14:53
Picasso a teatro
Da qualche giorno si è aperta allo Schirn di Francoforte la mostra Picasso e il teatro. Luogo ideale per esplorare trasversalità o ragionare su paradossi vedi la recente mostra sul Nulla), per celebrare il 125esimo anniversario della nascita di Picasso lo Schirn sceglie una prospettive originale anche se non del tutto inedita: il teatro. A detta di Paolo Valentino sul Corriere della Sera di lunedì scorso, "quella sul Meno è forse la più originale nella valanga di mostre aperte in queste settimane un po' dappertutto in Europa, da Berlino a Parigi, da Malaga a Vienna".
Tale collaborazione lo farà collaborare anche con altri musicisti di punta come Manuel de Falla (El sombrero de tres picos, 1919) e Darius Milhaud (Le Train Bleu, 1924).
La mostra segue anche il percorso inverso, investigando quanto il teatro sia stato fonte di ispirazione per la pittura di Picasso.
La mostra rimane aperta fino al 21 gennaio. sabato, 28 ottobre 06 08:32
venerdì, 27 ottobre 06 15:22
Barocchisti esperti"Pour moi, la sonorité des baroqueux a quelque chose d'exotique..." Piccolo florilegio di opinioni (fulminanti) di quattro grandi interpreti del repertorio barocco.
«Quel che rende la musica essenziale, è l'inatteso: da una battuta all'altra, può cambiare, lasciare la strada che si pensava di aver preso. Se si dovessero bruciare tutte le partiture di Vivaldi per conservarne soltanto una di Scarlatti, non esiterei a farlo.» «Amo appassionatamente David et Jonathas, ed anche di più Medée [di Marc-Antoine Charpentier]. Per queste due opere, sarei pronto a sacrificare tutte quelle di Lully» «In Händel, quando si guardano due battute, si sa più o meno come la musica continuerà.»
«Vivaldi è capace di invenzioni di prodigiosa efficacia, ma le ripete fino alla nausea.»
«Il rispetto di cui gode Lully supera la mia capacità di comprensione»
«... Penso sia rendere un cattivo servizio a Vivaldi prendere un pezzo come Giustino, che persino gli appassionati considerano troppo lungo - ci sono in effetti troppe cose che non si sarebbero dovute conservare ...» «... [La registrazione del Giustino di Esteban Velardi] non l'ho ascoltata, ma se mai trovassi tempo per farlo, non credo cambierei opinione ... Penso che sia bene per Vivaldi imporre dei tagli.»
Trovate (e tradotte) nel Bêtisier de l'opéra baroque del Magazine de l'opéra baroque di Jean-Claude Brenac giovedì, 26 ottobre 06 00:16
Un'altra Olimpiade al Malibran
In tempi di economie, si riesuma l'allestimento di allora, con scene molto discrete e bei costumi di Francesco Zito e regia efficace di Dominique Poulange. Non si risparmia sul cast che vanta delle vere e proprie stelle della vocalità barocca accanto a giovani ma promettentissimi talenti. Merita citarli tutti: Ruth Rosique (Aristea), Roberta Invernizzi (Argene), Franziska Gottwald (Licida), Manuela Custer (Megacle in buca, mentre in scena agiva l'indisposta Romina Basso) Mark Tucker (Clistene), Furio Zanasi (Alcandro) e Filippo Adami (Aminta). Andrea Marcon offre una brillantissima prova a capo dell'Orchestra Barocca Veneziana, uno strumento perfetto tanto nella morbidezza di suono che nello scatto furioso (particolarmente entusiamante nel secondo atto).
Il risultato è notevole e ci fa riscoprire un capolavoro del belcanto e apprezzare il grande talento operistico di Galuppi. Dunque, dopo la recente Didone di Cavalli, un'altra felice riscoperta. Da augurarsi che la Fenice continui con ancora più convinzione la bella consuetudine di riscoprire gemme dimenticate della civiltà musicale veneziana affidandole a giovani ed esperti interpreti in grado di ridare loro vita con entusiasmo e freschezza. Accoglienza calorosissima del pubblico della pomeridiana di domenica scorsa, rimasto fino alla fine, malgrado la lunghezza considerevole di quest'opera. martedì, 17 ottobre 06 23:56
I non-premi di Opernwelt all'Oper Frankfurt
Ecco tutti i non-premi dell'Oper Frankfurt:
Peccato! In effetti, quella trascorsa ce la ricordiamo come una delle migliori stagioni dell'anno ed il Parsifal di Nel avrebbe ben figurato nella lista degli spettacoli premiati. domenica, 15 ottobre 06 17:37
Cesare Lievi mette in scena l'Idomeneo a WiesbadenNon c'è davvero molto da dire dell'Idomeneo che abbiamo visto ieri sera allo Staatstheater di Wiesbaden. Di positivo, c'è senz'altro il fatto che non c'entra con il bicentenario mozartiano, ma si tratta della quinta puntata del ciclo mozartiano che Cesare Lievi sta portando avanti da qualche anno nel teatro della capitale dell'Assia. Questo Idomeneo viene dopo Die Zauberföte, Le nozze di Figaro e il fresco Così fan tutte visto nella scorsa stagione.
Precisa ma abbastanza incolore la direzione di Marc Piollet. Rimarchevole invece la prova del coro dello Staatstheater di Wiesbaden. Festosa accoglienza del pubblico, con qualche isolata (e inspiegabile) contestazione a Lievi. sabato, 14 ottobre 06 09:33
Idomeneo a-islamico a WiesbadenBuone notizie per chi dovesse assistere stasera alla prima dell'Idomeneo di Mozart a Wiesbaden. Il sovrintendente Manfred Beilharz annuncia di non aspettarsi proteste da parte di islamisti. Accogliamo la notizia con sollievo: dopo la cancellazione di Berlino, riusciremo a vedere finalmente il capolavoro mozartiano. E senza nemmeno temere qualche facinoroso nella elegante colonnata del teatro di Wiesbaden. Notiamo solo che, con singolare decisione, Cesare Lievi, regista della produzione di Wiesbaden, non sfrutterà il tema islamista, di cui non si trova alcuna traccia nel libretto che Gianbattista Varesco scrisse per l'opera creata 98 anni dopo l'assedio di Vienna del 1683. Anche allora, quindi, Mozart e Varesco non sfruttarono la possibile occasione celebrativa per soli due anni. Con una certa delusione (parlerà la stampa di questa non notizia?), andremo comunque a teatro, rassicurati almeno per la nostra incolumità. Segue piccola antologia di grande voci.
Luciano Pavarotti, "Torna la pace al core" (Idomeneo) New York, Metropolitan Opera, 1982 (direttore James Levine)
martedì, 10 ottobre 06 07:50
Gli oscar tedeschi della lirica 2005/06
lunedì, 09 ottobre 06 22:23
Trionfo di CaligolaÈ decisamente insolito partecipare alla rappresentazione di una opera contemporanea ed assistere al trionfo del suo autore. È successo sabato scorso alla prima mondiale all'Opera di Francoforte del Caligula di Detlev Glanert.
Alla fine della rappresentazione tutti gli interpreti, ma soprattutto il compositore sono stati festeggiati dal folto pubblico con applausi convinti e ovazioni. Fa piacere pensare che non è il frutto di un successo cercato ad ogni prezzo, magari gratificando l'istinto facile del pubblico. Ci è sembrato piuttosto il risultato di un lavoro fatto pensando alla fruizione del pubblico, e che tuttavia non rinuncia ad un linguaggio personale e complesso. Idea semplice eppure originale, in un mondo - quello della musica contemporanea - dominato da grandi personalità spesso caparbiamente concentrate su se stesse, salvo qualche rara eccezione. È il risultato del metodo antico di compositori che hanno reso grande l'opera pur senza rinunciare ad innovarla. Ripensando alla storia, a questa storia, Glanert dimostra che esiste un futuro possibile per l'opera. Qualche critica: Frankfurter Rundschau, Die Welt, Frankfurter Neue Presse, Offenbach Post, Der Neue Merker, Deutschland Radio, Il giornale della musica domenica, 01 ottobre 06 22:35
Sex
sabato, 30 settembre 06 19:34
Non temer...
Ewa Podles canta "Non temer, d'un basso affetto" dal Maometto II di Rossini. (registrato il 13 Settembre 1998 all'Auditorium della radio polacca di Wroclaw, nel corso del concerto del 33mo International Festival 'Wratislavia Cantans') sabato, 30 settembre 06 19:27
Il regista e la spada del profetaDa giorni i giornali tedeschi sono pieni delle polemiche scatenate dalla decisione della berlinese Deutsche Oper di cancellare dal cartellone Idomeneo che sarebbe dovuto andare in scena per poche recite dal 7 ottobre. Lo fa per non mettere in pericolo i lavoratori del teatro ed il pubblico che avesse voluto assistervi. E non solo lo cacella dalle scene, ma se se ne volesse trovare traccia nel sito, si sarebbe destinati ad essere frustrati: non esiste più nulla, come fosse l'immagine di un qualche vecchio amico in un album fotografico di Stalin. Stupisce che una decisione così attenta verso un soi disant sentimento religioso arrivi comunque a quasi tre anni dal debutto dello spettacolo di Hans Neuenfels, quando, sia la reazione non proprio amichevole di critica e pubblico, a suo tempo avrebbe magari offerto una occasione meno attaccabile. O forse no, vista la sacralità del Regista da queste parti. Il motivo: il buon re Idomeneo verso il finale arriva in scena con le teste mozzate di Buddha, Poseidone, Gesù e Maometto (l'ordine seguito qui segue l'età presunta dei quattro personaggi non la loro importanza). Ma perché tanta furia vendicatrice? Potrebbe stupire il fatto che Idomeneo non si limiti a colpire Poseidone ma coinvolga anche altri tre sciagurati che con le sue tormentate vicende, per quanto se ne sa, c'entrano poco. Ma qui ci viene in soccorso il Neuenfels stesso: "Poiché milioni di morti sono da mettere sul conto dei conflitti di religione, abolirle tutte può essere una misura propedeutica alla pace" e, con indiscutibile coerenza, dichiara lui stesso guerra alle religioni. Passi pure l'ingiusto attacco al normalmente pacifico Buddha, a Neuenfels avrebbe però giovato ascoltare almeno il monito di una delle vittime, fedelmente riportato dell'evangelista Matteo: Qui gladio ferit gladio perit. È fin troppo facile attaccare la censura in qualsiasi forma si presenti, magri anche sotto lo spesso strato di cipria del politically correct. E, del resto, le critiche all'eccesso di zelo della sovrintendente Kirsten Harms non sono giustamente mancate da parte degli intellettuali e della classe politica. Si pensi però un attimo al terribile dilemma del bloggista - megalomane nel suo intrinseco esibizionismo - che deve rispondere all'imperativo morale di documentare con una immagine il fatto di cui racconta: rispettare il sentimento religioso di milioni di cittadini di questo pianeta legittimando in tal modo la censura, o rivedicare con un gesto il suo diritto ad esprimersi liberamente? Ebbene: questo bloggista sceglie il secondo corno, sebbene ceda solo al buongusto e mostri qui sotto una immagine meno cruenta della produzione berlinese. Con le quattro vittime vive e, sembra, in ottima forma.
Come dire che alla fine della fiera il solo decapitato è il Neuenfels. Ah! se solo avesse letto Matteo... Obbligatoria antologia in difesa della libertà di espressione:
mercoledì, 27 settembre 06 23:31
Primedonne
mercoledì, 27 settembre 06 20:30
I Meistersinger di Wagner tornano all'Oper FrankfurtDomenica 24 va in scena all'Opera di Francoforte l'ultima recita dei wagneriani Meistersinger von Nürnberg, nella ripresa dell'allestimento già visto quattro anni fa. Oggi si respira un'aria più giovane, un entusiasmo nel fare musica insieme che non ci ricordavamo. Compagnia di canto da citare in blocco: Wolfgang Koch come Hans Sachs, Johannes Martin Kränzle come Beckmesser (perfetto!), Raymond Very come Walther von Stolzing, Juliane Banse come Eva, Carsten Süß come David, Claudia Mahnke come Magdalena, Magnus Baldvinsson come Veit Pogner, gli alti maestri cantori di Christian Dietz, Carlos Krause, Franz Mayer, Christoph Kayser, Hans-Jürgen Lazar, Michael McCown, Florian Plock, Gérard Lavalle, Jacques Does, la ronda di Simon Bailey e infine i giovani attendenti di Katharina Magiera, Linda Sommerhage, Dzuna Kalnina, Don Harrison, Sung Ho Kim, Thilo Busch, Thomas Jakobs, Juan Noval Moro, Danilo Tepsa, Thomas Althammer, Markus Ahme. Roland Böer dirige con grande autorità e soprendente competenza l'ottima Frankfurter Museumorchester. Superlativo il coro. La controversa lettura del regista Christof Nel, decisamente meno contestata di quattro anni fa, divide ancora: fortemente ideologica, non priva di forzature (il Beckmesser ebreo non ci convince del tutto), rigorosa e non compiacente, è tuttavia profondamente ed efficamente teatrale. Uno spettacolo che divide e fa discutere, soprattutto per quel finale che aprendo uno squarcio sinistro sulla deriva nazionalsocialista dell'ideologia wagneriana e che colpisce come un pugno allo stomaco. A titolo di cronaca, piuttosto affaticato nel finale, l'elegante Very viene forse troppo severamente redarguito da parte del pubblico. Meno contestabile il fatto che il crocifisso ariano fosse decisamente fuori forma rispetto al 2002. sabato, 23 settembre 06 10:48
Riapre Darmstadt
La sala invece è rimasta intatta (a parte una mano di pittura, giusto per rinfrescare un po' l'ambiente). E tutto sembra pronto per la grande inaugurazione. Si apre con un'accoppiata insolita ma piuttosto intrigante: Osud di Janáček e Lélio di Berlioz. Nella prima si racconta della crisi creativa ma soprattutto esistenziale di un compositore, nella seconda (che poi non è nemmeno un'opera) del delirio di un compositore. Il legame c'è e c'è pure, soprattutto per Berlioz ed il suo teatro immaginario, l'opportunità di parlare di teatro, del teatro e di metterlo in scena. C'è poco gioco di specchi, poiché lo sforzo del regista John Dew è piuttosto quello di legittimare l'accostamento delle due composizioni distanti per gusto e clima culturale. L'accostamento è realizzato attraverso la figura del vecchio compositore seduto al pianoforte al centro della scena che, con Janáček, rivive gli eventi anche tragici della sua giovinezza e, con Berlioz, vive un delirio fra manifesto estetico e fantasmi del passato. Nel complesso, tuttavia, manca l'idea forte, manca lo spirito della festa teatrale, limitandosi Dew all'illustrazione per Osud e ad assemblare un varietá nel Lélio (solo la Faintaisie sur la Tempête de Shakespeare funziona davvero). Se il senso della festa manca, il teatro c'è ed impegna tutte le sue forze: la compagnia di canto, l'orchestra guidata da Stefan Blunier, il coro diretto da André Weiss, il gruppo di danza di Mei Hong Lin. Il teatro si riprende il suo spazio dopo due anni di esilio nella angusta Kleines Haus. Grande impegno da parte di tutti ripagato con grande calore dal pubblico. mercoledì, 20 settembre 06 23:41
Feltro ne' sandali
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anagrammi
lunedì, 18 settembre 06 23:33
La Didone di Cavalli al MalibranDa questa stagione, la Fenice riprende una felice tradizione: riscoprire una gemma dimenticata della gloriosa civiltà musicale veneziana. Quest'anno tocca a Cavalli e Galuppi, mentre per la prossima stagione si annuncia (finalmente) un Vivaldi raro. Nello spazio raccolto del Malibran va in scena La Didone di Gian Francesco Busenello e Francesco Cavalli. Lo spettacolo è affidato ad un team assolutamente speciale: gli studenti del laboratorio della Facoltà di Design e Arti dell'Università di Architettura di Venezia. Tutt'altro che saggio scolastico, lo spettacolo appare già maturo e perfetto nel guidare lo spettatore attraverso il racconto dei drammatici eventi della caduta di Troia e dell'amore infelice della regina Didone per Enea, così come è narrato nel prezioso libretto di Busenello. E lo fa costruendo ambienti essenziali che una sapientissima illuminazione arricchisce di suggestioni, e vestendo i numerosi personaggi di costumi di arcaica essenzialità per gli umani e di immaginifici anacronismi per gli dei. Essenziale per l'ottimo risultato è l'aver creduto al valore drammaturgico del testo di Busenello e l'aver lavorato su una gestualità essenziale e convincentissima, per restituire un senso al recitar cantando.
I numerosi interpreti vocali aderiscono al progetto con convinzione ed entusiamo e decretano il succcesso dell'opera. Malgrado qualche asprezza vocale, la Didone di Claron McFadden è musicalmente autorevole e incisiva nel gesto scenico. Ottimo l'Enea di Magnus Staveland il cui canto restitiuisce umanità e nobiltà all'eroe troiano. Disuguale la prova di Jordi Domènech come Corebo nell'atto "troiano" e Iarba a Cartagine: lo si vorrebbe più sciolto nella sua irresistibile follia, più convincente come interprete di alcune pagine fra le più belle che Cavalli dedica ai suoi due ruoli. La versatile Manuela Custer caratterizza in maniera convincente la tragica figura di Cassandra, la furia (ironica) di Giunone e l'ammiccante cinismo di una damigella di Didone. Gli altri interpreti, Marina de Liso, Donatella Lombardi, Isabel Alvarez, Antonio Lozano, Gian Luca Zoccatelli, Filippo Morace, Maria Grazia Schiavo, Roberto Abbondanza sono tutti adeguati ed estremamente versatili nel caratterizzare i numerosissimi ruoli minori di quest'opera. Il ricco spettro del racconto di Busenello, che modula con grande sapienza i toni della tragedia e della commedia, trova un riscontro nella straordinaria duttilità e varietà di stili della preziosa musica che Cavalli ha composto e che Fabio Biondi e i bravissimi musicisti dell'Europa Galante restituiscono con intima adesione e moderna intelligenza. lunedì, 11 settembre 06 23:44
Niente
Il niente lascia spazio alla musica: l'Ensemble Modern suona la musica del silenzio con appassionata competenza. John Cage String Quartet (1949-50) venerdì, 08 settembre 06 09:07
Muti
Si apre con la brillante esecuzione della sinfonia del Guglielmo Tell. Si continua con la Suite dell'Uccello di Fuoco. Molto levigato, si ammirano soprattutto la morbidezza dell'orchestra e la sua flessibilità, peccato (veniale?) per quell'attacco disordinato della danza infernale del re Kashchei che un po' lascia sorpresi. Pausa. Si riprende con una assai poco ispirata Patetica di Ciaikovskij. Applausi di circostanza e bis obbligato. Almeno con l'amato Martucci Muti ritrova l'ispirazione (comuni radici campane?).
Usciamo muti e perplessi.
ps. grazie, be'! martedì, 05 settembre 06 00:03
Cartoline da Bayreuth
«Cariss. Ho sentito una buona esecuzione orchestrale dei Maestri Cantori ma ho dovuto deplorare il nessun affiatamento fra orchestra - cori e artisti, i quali in tutta confidenza ti dirò che sono dei cani. Queste esecuzioni di Bayreuth sono una vera mistificazione per chi come me spera sempre la perfezione. - Ciao. Tuo - Arturo» Arturo Toscanini, Cartolina da Bayreuth a Pietro Sormani, 29 luglio 1899
"[...] Tutta l'atmosfera della sala, la sua cornice e il suo ambito mi sembrarono lugubri. Era come un crematorio (per soprammercato molto fuori moda) dove si aspettava di veder comparire il signore in nero incaricato di pronunciare il discorso solenne esaltante le qualità del defunto. L'ordine di radunarsi fu dato dalla fanfara, e la cerimonia cominciò. Mi feci piccolino ed immobile. In capo a un quarto d'ora non stavo più in me; le membra erano intorpidite, mi occorreva cambiar posizione. Crac! È fatta! La sedia fa un rumore che mi vale un centinaio di sguardi furenti [...]" (1912) Igor Stravinsky, Chroniques de ma vie cartoline trovate qui domenica, 03 settembre 06 19:27
Drammaturgia del caproPer la Societas Raffaello Sanzio, la tragedia non soltanto genera se stessa (e se ne contano almeno 11 versioni fra il 2003 ed il 2005), ma genera anche altre creature, come i Cryonic Chants, andati in scena un po' clandestinamente venerdì scorso alla mousonturm di Francoforte, per un pubblico di nemmeno quaranta persone. Il τράγος, il capro, è la fonte prima della tragedia. E nell'austero spettacolo della Societas, un capro detta il testo col suo movimento su questa partitura Il testo detto da quattro donne vestite di nero, mentre Scott Gibbons segue dalla sua consolle l'immagine del capro/tragico ed accompagna con il suo commento elettronico.
Fra arcaico ed tecnologico, fra idee forti e immagini oscure, la Societas propone un magma di segni e suoni che risale alle radici dell'idea di teatro e musica ed allo stesso tempo propone il suo 'dopo', il suo 'oltre'. Idea affascinante, realizzazione stimolante. Tiziano Scarpa ne dà una descrizione fedele e coltissima qui. domenica, 27 agosto 06 20:09
Personalità ingombranti
In lotta con problemi di obesità fin dall'adolescenza - umiliazioni a parte - accusa problemi di diabete e di pressione alta nonché di dolori alle ginocchia, nel 2005 si sottopone ad una operazione di gastroplastica che le fa perdere 45 Kg di peso. Eccola, fiera della sua linea, nel suo sito. Riflessioni di Tim Ashley (The Guardian) sulla matroneity nell'opera qui. sabato, 26 agosto 06 17:55
Agrippina apre la stagione dell'Oper Frankfurt
L'impressione di luglio che sul piano musicale la qualità fosse molto più che accettabile e che David McVicar abbia concepito uno spettacolo di grande classe (certo, con qualche scivolata sul facile) è confermata. Al regista McVicar bisogna riconoscere il merito di essere riuscito a divertire con l'opera barocca (non è del tutto ovvio), costruendo uno spettacolo che regge benissimo le sue quattro ore di durata. D'accordo, magari lo si vorrebbe un po' meno facile talvolta, Nerone un po' meno michaeljacksoniano e Narciso un po' meno misterbean, ma in fondo il bisogno di arrivare al pubblico qualche semplificazione impone. E giocare con convenzioni e linguaggi non solo operitici (l'esibizione di Poppea nel night club, i numeri da musical dell'ingenuo Ottone) non sembrano nemmeno del tutto fuori tema, se si ripensa allo spirito dell'opera barocca.
venerdì, 25 agosto 06 19:26
Insalata tenorile in salsa rossiniana
(Parigi, Opéra Bastille, aprile 2003)
(New York, Metropolitan Opera, Gala per Joseph Volpe, maggio 2006)
(Glyndebourne Opera, 2005) domenica, 20 agosto 06 11:34
Così fan sempreSerata di mezzo agosto al Palmengarten per l'appuntamento annuale con l'opera all'aperto. La compagnia è sempre la stessa: la Kammeroper Frankfurt. Quest'anno tocca a Così fan tutte di Mozart. Impressioni? Quelle di sempre: entusiasmo un po' dilettantesco, qualche ambizione intellettuale (velleitaria?), ricerca dell'effetto facile e della risata grassa. A cominciare dai manifesti, sempre ispirati ad una iconografia vagamente postribolare, anche se magari l'intenzione vorrebbe essere più elevata.
Più che la musica, si apprezza l'intenzione (fare opera è comunque una nobilissima attività) e il piacere di una notte d'estate in uno degli angoli più belli di Francoforte. Piacere, purtroppo, contrastato dalla pioggia, che davvero non vuole smettere in questo autunnale agosto. Segue cronaca essenziale della serata (con immagini). Si parla poco di Mozart e di musica, ma queste serate sono soprattutto "altro". Magrado il cielo rapidamente copertosi di nuvole nere qando è il momento di prendere il biglietto, un moderato flusso di pubblico armato di vettovaglie (in fondo si va per quello, no?) incoraggia. E si tenta. Si aspetta pazienti, scrutando il cielo. Qualche dubbio sulla tenuta del tempo, comunque c'è. L'orchestra si prepara a suonare sul palco. In effetti, ouverture sotto l'acqua... Siamo a metà del secondo atto e smette di piovere: l'orchestra trasloca. Il tempo regge più o meno fino alla fine. Dopo la tempesta, il pubblico resiste, anche a lepidezze e (musicali) smagliature che arrivano dal palco. Alla fine, comunque, un generosissimo pubblico non fa mancare gli inevitabili applausi. Appendice: malinconia del dopo spettacolo mercoledì, 16 agosto 06 00:05
Il Vespro di Monteverdi a Eberbach per l'AssuntaGiorno di Ferragosto: giornata grigia e piovosetta nella regione di Francoforte. Clima decisamente autunnale. Si festeggia almeno la festa l'Assunta con un capolavoro di Monteverdi, programmato non casualmente dal Rheingau Musik Festival nella tranquillità del complesso monastico di Eberbach. L'arrivo nell'antica abbazia immersa nel verde delle colline della valle del Reno rasserena lo spirito e prepara adeguatamente all'evento. Un bicchiere di Riesling della regione (del resto questo festival, al vino, deve molto), e si comincia. La lunga e stretta navata della basilica romanica è già piuttosto affollata. Problemi di traffico, tuttavia, consigliano di ritardare di qualche minuto l'inizio del concerto. I musicisti di Musica Fiata aspettano, vagamente annoiati.
Finalmente si comincia con buoni 20 minuti di ritardo. Non c'è pausa per non interrompere la concentrazione. Tuttavia il continuo passaggio di spettatori in ritardo non aiuta. Tecnica impeccabile e grande pulizia di suono del gruppo strumentale, ottimo il coro Capella Ducale composto da impeccabili solisti (peccato che dei loro nomi non vi sia traccia nel programma). Alla fine è successo molto caloroso e convinto. Un'ultima occhiata al solenne monumento prima di rientrare. giovedì, 10 agosto 06 22:19
(Fast) GesamtkunstwerkCi rassicura la definizione di Jacqueline Ott di Gesamtkunstwerk nel Dizionario Internazionale dei Termini Letterari:
Ci rassicura ancora di più leggere il seguito della definizione: [...] Per estensione, il termine potrebbe essere - ed è stato - applicato a genere composito verbale/visuale/gestuale/d'ascolto, ai grandi spettacoli multimediali della fine del XX secolo, ma l'espressione resta malgrado tutto legata alla sfera germanica ed europea. Nella chiara notte d'estate, nel giardino con alti alberi davanti alla sua camera, Isolde, sola, ascolta il cd con la voce del suo amante. venerdì, 04 agosto 06 19:31
Schwarzkopf nel Rosenkavalier
Elisabeth Schwarzkopf nel monologo "Da geht er hin" dal Rosenkavalier. Vienna, 1962 venerdì, 04 agosto 06 09:03
Elisabeth Schwarzkopf (1915-2006)
ll soprano tedesco, Dama dell'Impero britannico, aveva 90 anni È morta Elisabeth Schwarzkopf tra le più grandi voci del Novecento Indimenticabili le sue interpretazioni delle opere di Mozart e di Strauss Il grande soprano Elisabeth Schwarzkopf, celebre soprattutto per le sue interpretazioni delle opere di Strauss e Mozart, è morta a 90 anni nella sua casa di Schruns, in Austria. La Schwarzkopf, che Herbert Von Karajan definì "forse la migliore cantante in Europa", ha avuto una lunghissima carriera, cominciata a circa 20 anni e conclusa a quasi 70. Una carriera appena velata, tutto sommato, dalle accuse (rivelatesi poi fondate) di aver fatto parte del partito nazista, e coronata da molti riconoscimenti, tra i quali la nomina a Dama dell'Ordine britannico da parte della regina Elisabetta II nel 1992. Elisabeth cantò per la 'Deutsche Oper' per quattro anni, durante i quali diventò membro del Partito nazionalsocialista. I suoi biografi hanno poi ricostruito il rapporto tra la cantante e i nazisti: la Berlin Deutsche Oper aveva un forte legame con il ministro della Propaganda Joseph Goebbels, e fu questo a spingere probabilmente la Schwarzkopf a chiedere la tessera, che le venne assegnata nel marzo del 1940. Una circostanza da lei negata a lungo, fino a quando, nel corso di un intervista rilasciata al Times, dovette arrendersi all'evidenza: il giornalista si era documentato, aveva anche il numero della tessera. "I lived for art", si giustificò, parafrasando la celebre aria 'Vissi d'arte' della Tosca, in una lunga lettera scritta allo stesso Times, nella quale spiegava che all'epoca iscriversi al partito nazista era come iscriversi al sindacato per un'artista. la Repubblica 4 agosto 2006 giovedì, 03 agosto 06 06:30
Il Mefistofele di Carignani in cdLe edizioni musicali della radiotelevisione dell'Assia pubblicano in cd il bel Mefistofele allestito all'Opera di Francoforte nel 2004. Decisione non davvero tempestiva, ma apprezzabilissima. Spettacolo decisamente controverso, dal senso non sempre decifrabile, con parecchie e clamorose cadute di stile. Indiscutibile però il livello musicale. Protagonisti Mark S. Doss, Alberto Cupido e Annalisa Raspagliosi. Dirige(va) con trasporto e convinzione Paolo Carignani. Magnifico il coro diretto da Alessandro Zuppardo. Lodevole decisione. A quando le prossime? Arrigo Boito Mark S. Doss (Mefistofele) Alberto Cupido (Faust) Annalisa Raspagliosi (Margherita) Michela Remor (Elena) Diane Pilcher (Marta) Yvonne Hettegger (Pantalis) Hans-Jürgen Lazar (Wagner) Michael McCown (Nerèo) Chor der Oper Frankfurt Frankfurter Museumsorchester Paolo Carignani direzione musicale mercoledì, 02 agosto 06 20:44
Frammenti di anello
Londra, Royal Opera House Covent Garden (2005) lunedì, 31 luglio 06 22:01
L'altro TanhäuserOccasione ghiotta: a Darmstadt, il Residenzfestspiele ripesca una vecchia opera di Carl Amand Mangold e ne propone una versione concertante domenica 30 luglio, all'aperto, in un cortile del Castello. Si va! Coincidenze storiche
In quanto a Mangold (1813-1889) si sa che visse per lo più a Darmstadt dove fu compositore e direttore, nonché personaggio di primo piano della vita musicale della capitale del Granducato d'Assia, il cui centro della vita politica era proprio il Castello dove si fa rivivere l'opera. Dal 1848 ricoprì la carica di direttore musicale di corte. Compose un certo numero di opere fra cui Fiesco (1840), Das Köhlermädchen oder Das Tournier zu Linz (1843), Tanhäuser (1846), Die Fischerin (1848), Gudrun (1851) e Der Cantor von Fichtenhagen (1856). Tutte, almeno a giudicare dai titoli, figlie del loro tempo. Compose pure il balletto Dornröschen (1848) con melologhi e canto, da cui si dice Mangold prese parte della musica per il suo Tanhäuser (la scena finale del primo atto, quella della festa popolare). Avventure estive Ecco qui il Castello: Il cielo cupo fa temere il peggio, ma si va. Ambiente piuttosto casereccio, molta buona volontà. Un piccolo esercito di signore di mezza età si dà piuttosto da fare per accogliere e sistemare il pubblico. La locandina è anche interessante, con più di una vecchia conoscenza dello Staatstheater locale. Poco prima dell'inizio, però, si scatena, inesorabile, l'acquazzone... Con una buona mezz'ora di ritardo, asciugate alla belle e megli le sedie, finalmente si va in scena, anche se proprio del tutto non ha smesso di piovere. Il pubblico, eroico, resiste anche sotto l'acqua. Opera interessante, weberiana, con più di una lungaggine, specie nella seconda parte. È vero però La Venere di Mangold non ha nemmeno vagamente la sensualità di quella di Wagner. È anche vero che l'eroe, con la n del nome, perde anche parecchio in personalità. Per tacere della fedele-ad-ogni-costo Innigis (che prende il posto della wagneriana Elisabeth) e passando sopra l'assenza di un Wolfram (la saggezza del vecchio Eckhart non basta)... L'opera comunque si fa ascoltare e denuncia una certa artigianale sapienza. Pioggia intermittente, umidità e temperatura decisamente fresca mettono alla prova il pubblico, che, specie dopo l'improvvido entr'acte, si dimezza. Alla fine, però, i pochi rimasti festeggiano doverosamente i dedicatissimi interpreti.
domenica, 30 luglio 06 11:36
Bayreuth 2006Sulla collina verde si è inaugurato il festival wagneriano il 25 luglio scorso. Nel silenzio. Normalmente è un grande evento, anche e forse soprattutto mediatico, ma quest'anno devi faticare per trovare qualche notizia. Insolitamente silenzioso, nessuna polemica Quadri
Tutti al cocktail dai Gibicunghi, stasera... Si va?
sabato, 29 luglio 06 00:38
VIVAldi!
mercoledì, 26 luglio 06 23:59
Médée e la magia del teatroMentre la gran parte dei teatri sono chiusi e già si pensa alla prossima stagione, a Mannheim si continua fino alla fine del mese. È sempre così: il Nationaltheater è un porto sicuro, su cui puoi sempre contare fino a metà estate. Stasera tocca a Médée, capolavoro quasi dimenticato di Cherubini, che si dà nella versione originale con dialoghi (che qui si danno nella traduzione tedesca, benché per le parti musicali, si preferisca l'originale francese). Giornata caldissima. Pubblico non numeroso e piuttosto rilassato (molti infradito e shorts), ma davvero con questo tempo magari pensi a fare altro che occuparti della tragica storia della maga Medea e del suo amore infelice per Giasone. Ed invece, come entri in sala e si abbassano le luci, l'incanto comincia... Già l'ouverture ti sorprende ed intriga con l'orchestra a livello della platea, che lentamente scende fra movimenti di luci e lascia spazio al teatro. E poi di nuovo nelle due introduzioni orchestrali del secondo e terz'atto, l'orchestra riemerge e la musica riconquista il suo spazio, lo spazio della scena. Sulla scena, quella vera, Achim Freyer imprime la sua cifra più autentica, fatta di giochi di luci e di illusioni teatrali. C'è anche, e sottile, il rimando a mondi arcaici e brutali, ma fatto di gesti ieratici, di simboli e di segni, che hanno la bellezza della poesia. Nella scatola nera della scena, avvolti in rigidi costumi/involucro, gli interpreti prestano voce e corpo al disegno astratto ed essenziale di Freyer, sacrificando il volto, coperto da maschere grottesche di un teatro classico visto con gli occhiali dall'espressionismo. Ed in questo straniamento, forse, l'interpretazione soffre, così come la personalità dei singoli. Il pubblico, ammaliato, festeggia a lungo. martedì, 25 luglio 06 19:52
MedeeDomani, la Medée di Cherubini a Mannheim. Lo spettacolo promette bene: il geniale Achim Freyer firma regia, scene e costumi. Caroline Whisnant sarà Medea. Saprà reggere il confronto con le sue illustri colleghe del passato?
Una Callas d'annata (Teatro alla Scala, dicembre 1961) con Jon Vickers come Giasone, Nicolai Ghiaurov come Creonte e Giulietta Simionato come Neris. Tanto per rinfrescare un po' la memoria... lunedì, 24 luglio 06 20:48
Le molte sorprese di Sintra[...] Lo! Cintra's glorious Eden intervenes Lord Byron, Childe Harold's Pilgrimage Prima sorpresa: Sintra, arroccata su un verdissimo colle disseminato di nobilissime ville e aristocratiche residenze. Una specie di angolo di Toscana nel paesaggio brullo del Portogallo centrale.
[Queste tre foto le ho trovate qui: Museu Nacional do Teatro, Lisboa. Nessuna traccia purtroppo dei suoi lavori italiani.] domenica, 23 luglio 06 22:38
Altri programmi: l'Opera di Francoforte 2006/2007
Bel programma, non c'è che dire... Ogni anno è più ricco e viene da chiedersi come diavolo farà Bernd Loebe e compagnia a stupirti la prossima stagione ed invece … Numeri. Diamone un po': 11 nuove produzioni (di cui 3 al Bockenheimer Depot), 2 opere in forma di concerto e 17 riprese (di cui una al Depot). Insomma, 30 titoli in tutto, che un teatro italiano davvero te li sogni. Per di più un programma che contiene una tale varietà di offerte e, almeno sulla carta, di qualità che davvero riesce difficile resistere (e perché poi?). Linee. Si insiste e si potenzia il filone barocco, inaugurato trionfalmente un paio di stagioni fa con il doppio Monteverdi dell'Orfeo e della Poppea, nonché del "pastiche" Combattimenti della scorsa stagione. Ora a Monteverdi - con Il ritorno di Ulisse in patria - si affianca Cavalli con il suo Giasone e si riprendono il bellissimo Ariodante messo in scena da Feyer e l'Agrippina, che apre la stagione già il 24 agosto. Il filone slavo si arricchisce di due perle korsakoviane: La fidanzata dello zar e il Mozart e Salieri. Si riprendono poi due spettacoli di successo di Smetana e di Janacék. Repertorio francese un po' sottotono con la sola ripresa del fortunato Werther che vede il ritorno di Beczala come protagonista. Mozart rimane ben rappresentato, sfidando i postumi dell'ubriacatura del post-duencentocinquantenario, con anche una nuova produzione (Le nozze di Figaro, che effettivamente mancava da parecchie stagioni). Non manca ovviamente Wagner di cui, accanto alla ripresa del controverso allestimenti dei Meistersinger di Nel, si propone il Tannhäuser. Infine, Verdi e gli altri… Carignani approfitta della sua penultima stagione come direttore musicale e spara le sue ultime cartucce. Fanno ben sperare la nuova produzione del Boccanegra e l'Aida concertante per il suo promettentissimo cast, ma anche il Chenier è da seguire. Infine, il dittico zemlinskiano si presenta come una gemma rara da riscoprire (anche se non come fu per lo schrekeriano Schatzgraber qualche stagione fa). Ci si concede pure il lusso di una prima mondiale quest'anno: il Caligola di Detlev Glanert tratto da Camus. Alla faccia di chi dice che il Loebe è un nemico della modernità. Insomma, non c'è che da mettersi a fare programmi. Nuove produzioni 7.10.2006 // Glanert Caligula //Stenz (d), Pade (r), Alexander Lintl (sc) // Holland (Caligula), Schuster (Caesonia), Wölfel (Helicon), Frank (Cherea) 29.10. 2006 // Rimski-Korsakov Tsarskaija nevesta (La fidanzata dello Zar) // Jurowski (d), Winge (r), Dugardyn (sc) // Schelomianski (Sobakin), Lascarro (Marfa), Kränzle (Grigori Grjasnoi), Bailey (Maljuta Skuratov), König (Bojar Lykow), Manistina (Ljubascha), Lazar (Bomelius), Backlund (Saburowa), Ardam (Dunjascha) 10.12. 2006 // d'Albert Tiefland // Weigle (d), Weber (r), Feuchter (sc) // Schuster (Marta), Treleaven (Pedro), Gallo (Sebastiano), Baldvinsson (Tommaso) 28.1.2007 // Wagner Tannhäuser // Carignani (d), Nemirova (r), Leiacker (sc) // Storey (Tannhäuser), Halbwachs (Elisabeth), Zhidkova (Venus), Gerhaher (Wolfram) 4.3.2007 // Mozart Le nozze di Figaro // Jones (d), Bernardi (r), Nitsche (sc) // Kränzle (Il conte), Fontosh (La contessa), Bailey (Figaro), Persson (Susanna), Carlstedt (Cherubino), Stricker (Marzelline), Mayer (Bartolo), Krause (Antonio), Carlsson (Barbarina), McCown (Basilio) 10.3.2007 // Rimski-Korsakov Mozart und Salieri // Keil (d), Schad (r), Varga (sc) // Marsh (Mozart), Szabó (Salieri) 15.4.2007 // Zemlinsky Eine florentinische Tragödie // Daniel (d), Samel (r), Hoheisel (sc) // Süß (Guido Bardi), Hayward (Simone), Mahnke (Bianca) // Zemlinsky Der Zwerg // Lascarro (Donna Clara), Mühleck (Ghita), Plock (Don Esteban), Bronder (Der Zwerg), Ryberg (1. Zofe), Carlsson (2. Zofe), Magiera (3. Zofe) 20.5.2007 // Verdi Simon Boccanegra // Carignani (d), Loy (r), Leiacker (sc) // Lučić (Simon Boccanegra), Szabó (Jacopo Fiesco), Kränzle (Paolo Albiani), Raspagliosi (Amelia), Clarke (Gabriele Adorno), Smirnov (Pietro) Opere concertanti all'Alte Oper 6.10.2006 // Verdi Aida // Carignani (d) // Komlosi (Amneris), Fantini (Aida), Hong (Radames), Vratogna (Amonasro) 23.3.2007 // Giordano Andrea Chénier // Carignani (d) // Palombi (Chénier), Lučić (Carlo Gérard) Carosi (Maddalena), Prudenskaja (Bersi), Grigorian (Contessa di Coigny) Al Bockenheimer Depot 21.1.2007 // Cavalli Giasone // Marcon (d), Nicklisch (r), Aeschlimann (sc) // Marchesini (Giasone), Grigorian (Medea), Kang (Ercole), Lascarro (Isifile), Plock (Oreste), Stallmeister (Alinda) 9.3.2007 // Zimmermann Weiße Rose // Zorn (d), Quest (r), Glarner (sc) // Stallmeister (Sophie), Nagy (Hans) 23.6.2007 // Monteverdi Il ritorno d’Ulisse in patria // Carignani (d), Hermann (r), Hetzer (sc) // Rice (Penelope), Marsh (Telemaco), Spicer (Ulisse), Carlsson (Giunone/Amore/Melanto), Baldvinsson (Antinoo/Tempo/Nettuno), Dietz (Giove/Anfinomo), Carlstedt (Fortuna/Ericlea), Ulrich (Minerva), Simon (Eurimaco/Pisandro), Myllys (Eumete) ...ed infine le riprese // 24.08.2006 Agrippina Händel // 03.09.2006 Die Meistersinger von Nürnberg Wagner // 07.09.2006 Die verkaufte Braut Smetana // 03.11.2006 La Cenerentola Rossini // 09.11.2006 La clemenza di Tito Mozart // 16.11.2006 Werther Massenet // 16.12.2006 Die Zauberflöte Mozart // 30.12.2006 Macbeth Bloch // 05.01.2007 Tosca Puccini // 02.02.2007 Elektra Strauss // 09.02.2007 Un ballo in maschera Verdi // 09.02.2007 Curlew River Britten // 16.03.2007 Pikovaya Dama Chaikowskij // 20.04.2007 Jenufa Janácek // 28.04.2007 La Traviata Verdi // 25.05.2007 Ariodante Händel // 02.06.2007 Death in Venice Britten il programma completo Tag:
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domenica, 23 luglio 06 18:43
Piccolo omaggio a Marilyn
"On December 9, 1981, I arrived in Venice for my debut at La Fenice, the most beautiful opera house in the world..." (M. Horne) Marilyn Horne: The Song Continues domenica, 23 luglio 06 13:11
Un altro San Carlo, a LisbonaL'italiano in (doppia) trasferta a Lisbona. Ci è stata pure un po' di opera al Teatro São Carlos: Il naso di Dmitrij ¦ostakovic.
La sua attività sta qui. domenica, 23 luglio 06 12:57
Nel 2007, alla Fenice
Ecco la stagione che ci aspetta (il programma completo è qui)
La prima rappresentazione in tempi moderni de Il crociato in Egitto di Giacomo Meyerbeer inaugurerà il 14 gennaio la Stagione lirica. Regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi, direttore Emmanuel Villaume. Interpreti principali Patrizia Ciofi, Marco Vinco, Laura Polverelli e Flavio Oliver. Coproduzione con il Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona. Sei repliche: il 14, il 16, il 17, il 18, il 19, il 20 e il 21 gennaio 2007. |
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