publicopera

impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Pélerinage

Sta diventando un'abitudine quella del pellegrinaggio estivo a Bayreuth, quest'anno limitata al solo spettacolo novità: il Parsifal di Stefan Herheim. Sì perché da qualche anno Wagner pare sia poco più di un prestesto: protagonisti assoluti sono i registi. L'abbiamo visto su un po' meno di copertine di Katharina nel 2007, ma anche lui non scherza. E comunque Katharina con le sue trovate mediatiche (la nuova collana musicale per bimbi della Deutsche Grammophone, la propiezione su maxischermo dei suoi vituperati Meistersinger, la diffusione internet dello spettacolo) continua a tener banco in giornali e riviste anche quest'anno. Inutile dire che fra qualche mese, a meno di sorprese dell'ultimo minuto, si sceglierà chi guiderà il Festival dal prossimo anno.

Qualche impressione al volo raccolte nel lunghissimo pomeriggio parsifaliano di ieri.

Anteprima: Una fabbrica (solo) di sogni? 

Non l'avevamo mai notato ma il Festspielhaus sembra una fabbrica. Ha tutti gli elementi dell'architettura industriale della seconda metà dell'Ottocento. Un po' come la Gebrüder-Meisel Brauerei che sorge sull'altra collina, quella rossa, e che è stata costruita grossomodo negli stessi anni. Il Festspielhaus ha soltanto qualche elemento classicheggiante in più e qualche cinimiera in meno (ma la quantità di birra che vi circola è più o meno la stessa).

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Primo intervallo: nero bayreuthiano

Il nero va molto nei teatri tedeschi, ma specialmente qui a Bayreuth (è elegante, sfina, ecc.). Per i signori uomini pare sia di rigore, anche per i più informali (si tollerano sneakers, sandali, t-shirt e camice a manica corta purché di quel colore). Le donne ed i giornalisti si concedono qualche libertà: un giornalista americano sfidava la regola con il suo completo di lino bianco.

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Secondo intervallo: souvenir de Bayreuth

Ripensando al salisburghese Mozartwürst del duecentocinquantenario, tutto sommato a Bayreuth ci si modera. Anzi, sul marciapiede di fronte, la piccola costruzione ad un piano ospita un ufficio postale autorizzato a rilasciare annulli festivalieri, un negozio di cartoline che facilitano l'annullo e un piccolo discaio/libraio dedicato completamente al culto locale, ma che vanta anche delle piccole chicche. Per la prima volta ci abbiamo visto delle t-shirt (nere!) con citazioni del Maestro. Le cartoline comunque sembrano ancora in testa alle preferenze dei parsimonosi consumatori festivalieri.

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Epilogo: nel tempio

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Sembra una cafonata, ma il cuscino, almeno per la schiena, è un vero e proprio must. Soprattutto quando a dirigere il Parsifal chiamano Daniele Gatti: ci ha messo tutto l'impegno, ma è rimasto sotto di quasi 20' minuti al suo benchmark dichiarato, ossia Arturo Toscanini. Alla seconda recita pare abbia recuperato qualcosa, ma deve impegnarsi di più, se la Sacra Famiglia gli offrirà una seconda chance. Eventualità che una agguerrita ed aggressiva minoranza non auspica, a giudicare dai buh che gli ha riservato alla fine. Nessun altro si è meritato le contestazioni del pubblico, nemmeno Herheim che, incredibilmente, si salva benché non si possa davvero dire che abbia accontentato i palati più tradizionali. Nemmeno gli stendardi e le divise naziste che compaiono in scena alla fine del secondo atto hanno provocato reazioni visibili. Una teoria vuole che in realtà Herheim con la complicità delle mobilissime scene e degli specchi di Heike Scheele nonché delle luci psichedeliche di Ulrich Niepel abbia deliberatamente voluto stordire il pubblico per assogettarne la volontà. Più di uno spettatore del resto pare abbia affermato di aver gradito e molto lo spettacolo, ma di non aver capito si trattasse di Parsifal

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Il coro del Festival, festeggiatissimo dal pubblico

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Il Maestro Gatti davanti al pubblico.

Bayreuth 2008 (ossia c'era questo, c'era quello)

Non si sa se sia solo un'impressione, ma vedere le foto di quelli che ieri erano all'inaugurazione del Festival di Bayreuth da un'impressione di dejá vu. Che anche il protocollo sia un riflesso della immutabilità del festival europeo più longevo, anche dal punto di vita della gestione artistica?

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La cancelliera Merkel accompagnata da consorte. Le cronache dicono ci vada regolarmnte dal 2003.
Décolleté meno sexy che a Oslo, Frau Merkel non rinuncia a mostrareai fans  (almeno) la spalla.

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Baviera ieri e oggi: il disarcionato Edmund Stoiber con signora e l'attuale presidente bavrese Auch der Günther Beckstein (CSU) con la moglie Marga.

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Bayreuth è anche politically correct: il capo del partito liberale Guido Westerwelle con il suo compagno Michael Mronz.

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I politici dominano da sempre l'inaugurazione del Festival di Bayreuth (si racconta che altrove le passerelle tendano ad essere calcistiche...), ma c'è spazio anche per qualche esponente della cultura: l'immancabile Thomas Gottschalk con la discreta compagna Thea ("in dramatischer Robe" commenta Der Spiegel).

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Ed infine lui, il vecchio re sempre più stanco, sostenuto della giovane principessa Katharina, la meglio piazzata a succedergli (magari in compagnia della più navigata - in theatrical matters - sorellastra Eva Pasquier-Wagner). Se una cosa positiva questa edizione l'ha avuta è che, dopo la lettere delle dimissioni annunciate di Wolfgang, si è parlato meno di eredità e un po' più di questioni artistiche. 

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La cancelliere rende omaggio all'ultimo re di Baviera.

Quanto allo spettacolo, nessun dissenso apparente. È piaciuto a tutti. Gatti forse un po' lungo ma voci bellissime. Le foto dello spettacolo di Herheim raccontano di bambini e (sembra) streghe, di Gurnemanz e Kundry angeli neri, di Klingsor in guepière, di Parsifal a Villa Wahnfried.

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Da domani i resoconti.

Santo Stefan martire?

"Bimbi! Fate cose nuove! nuove! e ancora nuove! - se vi agrappaste al vecchio, vi afferrebbe il diavolo dell'improduttività, e sareste i bimbi più tristi."
Richard Wagner
in una lettera a Franz Liszt dell'8 settembre 1852

stefanherheim_450"Titurel, Gurnemanz, Amfortas, Klingsor e Parsifal sono raffigurazioni dell'umanità, che attraversando il confine fra spazio e tempo si abbattono l'un l'altro e si mettono in condizione di ottenere una redenzione. Kundry è la loro proiezione della femminilità, che in quanto altra deve essere sconfitta. Il punto non è l'emancipazione o la liberazione sociale realizzabile, ma piuttosto la redenzione, la concessione pietosa di una agognata salvezza attraverso una forza superiore.
Tutto questo sembra molto teorico - ma appena il sipario si apre, si è in un mondo magico di un racconto per bambini del 19 secolo, nel quale succedono molte cose inquietanti.
"

Così parla Stefan Herheim, regista dello spettacolo inaugurale del Festival di Bayreuth 2008.
Un altro martire del nuovo a Bayreuth?

La diretta dello spettacolo si può ascoltare su Bayern 4 Klassik dalle 16 di oggi.
Qui le altre dirette radio.

Cartoline da Bayreuth /3

Si riparla di Bayreuth e del suo Festival sulla stampa tedesca. Gli sponsor chiedono al vecchio Wolfgang di farsi da parte, lui non si presenta al consiglio della Fondazione che discute sul futuro del Festival, Katharina si prepara (con Christian Thielemann e Peter Ruzicka) e la cugina Nike polemizza... Niente di nuovo. Per ora.

Il settimanale Der Spiegel intanto pubblica immagini di una grande storia.


Cosima Wagner col figlio Siegfried a Bayreuth, 1910: la signora della collina verde


Herbert von Karajan nel 1951 ad una seduta di regia: Bayreuth come laboratorio


Patrice Chéreau, 1976: interpretazione rivoluzionaria del materiale del "Ring"


Bayreuth, 1976: proteste contro le visioni sceniche di Chéreau


Jürgen Flimm (a destra) e il tenore Placido Domingo alle prove di "Walküre" (2000): Regietheater fatto di immagini forti


Tankred Dorst (a destra) alle prove della "Walküre" nel 2006


Le Rheintöchter di Tankred Dorst nel 2006: cartolina suggestiva

Cartoline (personali) da Bayreuth

Di nuovo a Bayreuth dopo il 2003 per il Festival wagneriano. Allora Der fliegende Holländer, Die Meistersinger von Nürnberg questa volta. La stessa impressione di fondo: si va lì davvero per la musica? Qualche immagine rubata qua e là durante lo scorso weekend.

Signori, il Festival!

 
Eccolo, il famoso teatro!




Ed ecco il suo famoso pubblico.
Non è (solo) esibizionismo o temperatura elevata: il teatro non ha un vero foyer.



Il pubblico prende posto.

Bayreuth ha decisamente il miglior personale di sala visto da queste parti: sgamato da una maschera delle prime file in piena trasgressione con un telefonino nella 25esima fila (una quindicina di distanza, a occhio e croce). Gestualità a distanza inequivocabile per rinfrescarmi le regole. 


Tramonto sulla Siegfried-Wagner Allee con Bayreuth, quella vera, sullo sfondo
...e la maratona è quasi finita: ancora il terzo atto (cioè due ore...) e poi si va a riposare la schiena!

L'altra Bayreuth

Domenica mattina a spasso per le vie di Bayreuth. Festival a parte, Bayreuth è davvero un posto piacevole. Cominciando dalla meraviglia (barocca) dell'Opera dei Margravi. Tappa obbligata quando si passa di qua.

Eccola.

 


Spettacolo sons et lumières a parte, il teatro funziona tuttora come sala da spettacolo. Vi si dà anche un festival barocco in autunno, il Bayreuther Barock.
(...altro che Potsdam!)

E poi il Neues Schloss e i giardini di corte.




Ed, infine, omaggio al Maestro: Villa Wahnfried.


Turisti per caso: un americano mi chiedeva di chi fosse questa tomba...

Troppa gente al museo Wagner: si va dal suocero, a pochi passi da Wahnfried.
Biglietto di ingresso: 1 euro e 60 centesimi.

(mentre quello del Museo Wagner 4 euro. Ossia Wagner è dato vincente 5 a 2 su Liszt. Si sarebbe detto di più...)



Sosta "tecnica" prima di lasciare il museo: bel ritaglio incollato sull'armadietto sopra il water di una foto di famiglia dei Wagner di seconda generazione con Arturo Toscanini (Wolfgang è l'ultimo a destra).


Volendo, si potrebbe quasi pensarne male.
In effetti è un altro dei segni dell'ossessione per questa famiglia che si vive da queste parti.

Bayreuth, adieu!

Ultima foto dalla stazione prima di lasciare Bayreuth per tornare a casa via Norimberga. 
Il Grande Fratello osserva dalla Grüne Hügel... 

Post Sciptum:

 

Circo Wagner

Come ogni fine luglio, apre a Bayreuth il Circo Wagner. Immagini e commenti presi dalla sinistrorsa Tageszeitung. Ai quali ovviamente non ci associamo necessariamente. Domanda legittima quanto banale: cosa interessa di più? Wagner che mette in scena Wagner o se farsi vedere sul tappeto rosso?

 
L'avant-garde non manca mai: la coppia Gottschalk. Lui modello "piccolo principe", lei come sogno di "Moulin Rouge".


La cancelliera Merkel, assidua frequentatrice del festival, in lilla cangiante. Passo rapido, breve saluto, nessuna traccia di sudore.


Parentesi: Frau Merkel versione Bayreuth 2007, 2006, 2005, 2004, 2003.


La coppia Stoiber è arrivata leggermente più rigida. Lui pettorina bavarese orgogliosamente rigida. Lei girocollo pomposo che, dice la didascalia, non si sa se è un attrezzo medico o una tendenza per la prossima estate.


Queste tre volevano passare inosservate: Gloria von Thurn und Taxis e le figliole Maria Theresia ed Elizabeth. Sciocchezze. Si esibiscono con i loro modelli Sonia Gandhi, Paris Hilton e (forse) personaggio del film di Tarantino.


Eccola: è la piaciona del Festival. Anche lei si concede brevemente prima della prima ai suoi fans. Dice l'anonimo commentatore: si presenta con una eleganza naturale e sportiva, con un favoloso abito di colori seconda mano da desquamatori di pesce.


Christoph Schlingensief, protegée dei Wagner, invece è stato lasciato a casa. Eppure tanto si era speso per incoraggiare la musa biondocrinuta Katharina.


Era lì per il tappeto rosso. Uomo? Donna? Risorta Krimilde? Contemporanea di Wagner (bisnonno)? No, è la cantante Margot Werner.

Post Scriptum: Lo stesso giorno, un anno fa.

Post-post Scriptum: finale (con fischi)

estratto dalla trasmissione live su Bayern 4 Klassik.

Nelle migliori famiglie...

Da anni se ne parla, ma quest’anno più che mai da queste parti è dientato il tormentone dell’estate: chi succederà al vecchio Wolfgang Wagner al timone di Bayreuth? A pochi giorni dall’inaugurazione del Festival wagneriano 2007, più che di eventi artistici, non passa giorno in cui giornali non parlino di questioni dinastiche in seno ai Wagner.

Il settimanale Die Zeit soltanto un paio di settimane fa ha dedicato all’annosa questione due lunghi e provocatori articoli – uno di Claus Spahn e un altro di Volker Hagedorn – dedicati al tormentone dell’estate. Carine anche le foto che documentano l’articolo.

Album di famiglia di Wolfgang


Il figlio di Richard: Siegfried con la moglie Winifried e i figli Friedelind, Verena, Wieland e lui, il nostro Wolfgang.


I due fratelli Wieland e Wolfgang (a destra) fotograno Adolf Hitler a Villa Wahnfried nel 1934.


Villa Wahnfried bombardata dagli alleati nel 1945
(si dice sia stato l'unico edificio danneggiato a Bayreuth. Un caso?)


Wieland mentre prova il Tannhäuser nel luglio del 1961


Il trionfo di Wolfgang: Gwyneth Jones, Patrice Chéreau, Wolfgang e il figlio Gottfried festeggiano il Ring del secolo nel 1976.
(Gottfried sarà ripudiato per lo scomodo Il crepuscolo dei Wagner)

Le eredi

Questa è la situazione post-Richard:


[L'albero viene dall'articolo di Die Zeit. Uno un po' più leggibile si trova qui oppure qui]

Ramificazioni a parte, non è un mistero oramai per nessuno che le preferenze dell’ottasettenne Wolfgang - monarca incontrastato da oltre quarant’anni – e della seconda moglie, la potente Gudrun, vanno alla figlia di secondo letto Katharina. Le altre due candidate “interne” comunque non demordono: l’altra figlia Eva e la nipote Nike. E quest’ultima non perde occasione di provocare la destra wagneriana.
Mentre la cugina Katharina assai diplomaticamente sostiene che «si sente dire spesso che Bayreuth funzionerebbe solo col nome Wagner. Noi diciamo piuttosto che se un Wagner non è qualificato per Bayreuth, allora di sicuro Bayreuth non funzionerebbe. In tal caso, sarebbe il caso di affidare l’incarico al signor Rossi o al signor Bianchi, anche se il binomio Bayreuth-Wagner resterebbe certamente la soluzione più attraente e più efficace» e ribadisce di fatto che se non sei un Wagner non se ne parla, la ribelle Nike - direttrice artistica del prestigioso Kunstfest di Weimar - sostiene che «il corpo Bayreuth non si danneggia, se si pompa del sangue estraneo nelle sue vene.»
In un articolo pubblicato ieri nel berlinese Tagesspiegel, Nike mostra di avere le idee chiare per quanto riguarda il profilo del prossimo direttore: «Deve portare una lunga esperienza in campo operistico, teatrale e artistico, deve avere una levatura internazionale, deve avere uno spirito aperto, fantasia, sensibilità artistica ed un po’ di follia – e deve avere il fegato di andare controcorrente.»
Quanto al suo progetto artistico presentato nel 2001, Nike si si dichiara soddisfatta poiché «è una bella ricompensa ai miei sforzi che mia cugina Katharina se ne serva ancora quando le vengono rivolte domande sul suo progetto per il Festival.» Carina, davvero!


Battaglia di dame: Katharina, Eva e Nike.

Ma chi decide?

Decide una Fondazione costituita nel 1973, che deve innanzitutto garantire la volontà del nume di Bayreuth: il Teatro del festival deve servire "unicamente all’esecuzione delle opere di Richard Wagner".
Concretamente, il consiglio della fondazione è formato da 24 membri. La Confederazione (Bund) e la Baviera, che contribuiscono al bilancio del Festival in maniera sostanziale, contano su 5 voti ciascuno. I quattro rami della famiglia Wagner hano dirito ognuno ad un rappresentante. Il comune di Bayreuth ha 3 voti, la Fondazione Stato Bavarese, la provincia della Franconia superiore e la Compagnia di Bayreuth hanno 2 rappresentanti ognuno, ed infine uno ne possiede la Fondazione della Franconia superiore.
Il consiglio della Fondazione decide anche sulla direzione del Festival, che è destinata in linea di principio ad uno o più componenti della famiglia Wagner. Nel 1999, la Fondazione ci aveva provato a indicare il successore dell’allora ottantenne Wolfgang. Dopo quasi due anni di discussioni, Wolfgang aveva spuntato un contratto a vita. Se ne andrà davvero a settembre?

P.S. In questo paese si dice che gli abitanti della Franconia siano degli intriganti. C'è da crederci?

Il bell'articolo A Bayreuth l’eredità più che sacra è inciucio di Sergio Sablich (giornale della musica, febbraio 2001) si può recuperare qui.

Ultim'ora: altro articolo oggi sulla Frankfurter Rundschau 

 

Cartoline da Bayreuth

«Cariss. Ho sentito una buona esecuzione orchestrale dei Maestri Cantori ma ho dovuto deplorare il nessun affiatamento fra orchestra - cori e artisti, i quali in tutta confidenza ti dirò che sono dei cani. Queste esecuzioni di Bayreuth sono una vera mistificazione per chi come me spera sempre la perfezione. - Ciao. Tuo - Arturo»

Arturo Toscanini, Cartolina da Bayreuth a Pietro Sormani, 29 luglio 1899
pubblicata in Harvey Sachs (a cura di), Nel mio cuore troppo d'assoluto. Le lettere di Arturo Toscanini, Garzanti

"[...] Tutta l'atmosfera della sala, la sua cornice e il suo ambito mi sembrarono lugubri. Era come un crematorio (per soprammercato molto fuori moda) dove si aspettava di veder comparire il signore in nero incaricato di pronunciare il discorso solenne esaltante le qualità del defunto. L'ordine di radunarsi fu dato dalla fanfara, e la cerimonia cominciò. Mi feci piccolino ed immobile. In capo a un quarto d'ora non stavo più in me; le membra erano intorpidite, mi occorreva cambiar posizione. Crac! È fatta! La sedia fa un rumore che mi vale un centinaio di sguardi furenti [...]" (1912)

Igor Stravinsky, Chroniques de ma vie
(ripresa e tradotta da Mario Bortolotto in Wagner l'oscuro, Adelphi)

cartoline trovate qui

Bayreuth 2006

Sulla collina verde si è inaugurato il festival wagneriano il 25 luglio scorso. Nel silenzio. Normalmente è un grande evento, anche e forse soprattutto mediatico, ma quest'anno devi faticare per trovare qualche notizia.

Insolitamente silenzioso, nessuna polemica
Tankred DorstAnzi sì. Due. L'evento di quest'anno doveva essere il Ring di Lars von Trier, clamorosamente ritiratosi poco più di un anno fa per probalemi artistici/budgetari. Il suo assai meno mediatico rimpiazzo, Tancred Dorst, si è beccato l'accusa del baritono Alexander Marco Buhrmester (Günther nel Crepuscolo) di ridurre i cantanti a belle statuine mostrando interesse solo per le belle immagini. Niente comunque al casino del tenore Endrich Wottrich per la regia del Parsifal di Christoph Schlingensief solo due anni fa (e ripresa per la seconda volta quest'anno).

Quadri
In effetti a guardare almeno le immagini delle prime due puntate, l'occhio, una volta tanto, ne esce soddisfatto (un po' meno le altre due):


Alberich e le tre figlie del Reno sulla ghiaia del grande fiume


Sieglinde e Sigmund stregati dalla luna


Brünhilde dorme. Troppo calore?


...solito trash alla tedesca?


Tutti al cocktail dai Gibicunghi, stasera...

Si va?
Trovare un biglietto è un gran problema, se non si ha la pazienza di aspettare più di dieci anni oppure non si ama stazionare davanti all'ingresso armati di cartello sperando di raccattare qualcosa. Consoliamoci con l'idea che almeno una volta ci siamo riusciti tre anni fa...


Il mio biglietto, tre anni fa