Nel manifesto di ieri, Federico Ercole informa sul nuovo gioco Walkyrie Profile: Lenneth. E lo fa con un tono davvero accattivamente che denuncia una certa conoscenza del soggetto (traspare solo qualche veniale debolezza entomologica): "[...] il senso del dramma nipponico dall'irresistibile effetto lacrima di cartoni animati come Remì o l'Ape Magà, con i loro caratteri sofferenti e sfortunati, si avviluppa in un amplesso eretico-erotico con il «lirismo disperato» (secondo una definizione di Teodoro Celli) de La Walkiria di Richard Wagner. [...] Se ci si ferma alla superficie la Valchiria di Norimoto è diversissima da quella di Wagner, ma le affinità sono nel profondo e di materia poetica e filosofica, d'altronde come scrisse il compositore tedesco nel finale de L'Oro del Reno: «Solo nell'abisso ci sono tenerezza e verità, tutto quello che trionfa lassù è falso e vile». Il trait d'union più potente tra le due opere dipende dai finali differenti che si possono ottenere completando il gioco: se si inviano anime potentissime a Odino e si forma un'esercito in grado di travolgere i nemici degli dei finiremo trionfando sul male, come soldati qualunque. Ma c'è un modo per potersi ribellare agli eterni (prestate attenzione al «Seal Value», una voce nella schermata di stato di Lenneth) che manovrano destini come burattinai burocrati: la ribellione causerà la rovina del Walhall ma infine trionferà l'amore e Lenneth si ricorderà di quando era Plotina e per gli uomini ci sarà una nuova speranza. Un finale non dissimile da quello dell'ultima giornata della tetralogia nibelungica per il quale Wagner scrisse dei versi che poi non musicò «Non possesso, né oro, né fasto divino. Non casa, Né corte, né signoria, né pompa; non di torbidi patti ingannevole alleanza, non di ipocrita costume la dura legge: beato nel piacere e nel patire, fate che esista soltanto l'amore». Così sarà per Lenneth e l'umanità postapocalisse, se come giocatori decideremo di essere curiosi e pietosi invece che agguerriti combattenti per gli dei, ciechi ubbidienti a divino-ludiche «regole del gioco»."
Caldamente consigliato a chi, in questi giorni, a Firenze ha apprezzato il Wagner messo in scena dalla Fura dels Baus.
Che dire? Il wagneriano di razza si notava sotto la scorza del videogiochista! Debolezze entomologiche a parte (perdonabilissime, del resto), l'articolo era apprezzabilissimo. Da qui la decisione di rubarne qualche brano per questo blog che con l'opera e sull'opera gioca in continuazione. Grazie, Federico!
mi fa piacere che abbiate inserito il mio commento sul vostro blog, sono un wagneriano da quando sono un ragazzetto. mi dispiace per le veniali debolezze entomologiche ma d'altronde sul manifesto tratto soprattutto di videogiochi, da qui le mie derive ludiche pseudo letterarie! federico ercole