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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Milano, voci critiche

Chi non era presente alla prima dell'Aida ieri sera a Milano, ascoltando i telegiornali di oggi potrebbe aver pensato di aver mancato un evento eccezionale e forse irripetibile che "per la prima volta dopo molti anni è riuscito a metttere d'accordo pubblico e critici". Ebbene, anche se non presenti ma avendo ascoltato la diretta radiofonica, qualche dubbio ci era venuto. Leggendo poi le critiche dei giornali di stamane, questa sostanziale armonia di giudizio non l'abbiamo colta. O meglio, quel che è quasi unanime è il tono generalmente negativo non soltanto dello spettacolo ipertrofico di Zeffirelli (che è fin troppo facile e scontato criticare), ma anche della esecuzione musicale.  

Qui sotto una antologia critica essenziale.

Michelangelo Zurletti, la Repubblica

Ci voleva proprio l'arrivo di Riccardo Chaillly per dare senso a un'Aida che per il resto ne ha poco, se non per far gridare al miracolo il pubblico che non ha mai visto un grande magazzino addobbato per le feste natalizie. [...] Violeta Urmana è cantante raffinata e di bella voce ma senza fascino e perfino un po' noiosa, Roberto Alagna se la cava abbastanza bene senza sforzi eroici, ma ci sono Ildiko Komlosi e Carlo Guelfi che danno il peggio di loro stessi. [...] Lo spettacolo è la rivincita, o la vendetta, di Franco Zeffirelli. Qui ha dato fondo a tutte le sue fantasie e al suo horror vacui e ci presenta un Egitto non, per fortuna, come lo vediamo ora ma come lo immaginavano nell'Ottocento, nel pieno delirio per l'esotismo. Belli i costumi, magniloquenti e ipertrofici come l'allestimento scenico.

Paolo Isotta, Corriere della Sera

[...] Questa è l'Aida non del direttore Chailly o del cantante Tizio o Caio (non voglio dire di Verdi) ma di Franco Zeffirelli, scenografo qui assai prima che regista, tanto ossessivamente il tutto è incentrato intorno all'elemento spettacolare. [...] Per quanta simpatia si debba provare per un gran veterano come Zeffirelli, occorre ammettere che il suo spettacolo è così sovraccarico, così colorato, così affollato, da sfiorare certe volte il comico, da toccare quasi sempre il cattivo gusto, da giungere addirittura a stravolgere il finale dell'Opera. Nella compagnia, sotto la corretta guida del direttore Riccardo Chailly, campeggia l'appassionata Amneris di Ildiko Komlosi, che a noi pare soprano drammatico e non mezzosoprano. Aida è la cara Violeta Urmana, interprete di sensibile lirismo alla quale, ora che canta da soprano, chiederemmo maggior cura della fonazione articolata affinché la sua dizione sia più chiara. Degli altri, davvero degno di menzione è Antonello Ceron, ch' esplica con voce e chiarezza la piccola ma importante parte del messaggero, di solito retaggio di pensionati o pensionandi. [...]

Paolo Gallarati, La Stampa

[...] Questo tuffo all'indietro proposto da Zeffirelli lascia il pubblico a bocca aperta: Aida raggiunge una spettacolarità raramente eguagliata negli ultimi anni. Il frastornante accumulo di particolari appare, però, estraneo alla musica di Verdi che, ben consapevole di quanto uno spettacolo eccessivo possa distrarre dalla musica e dal dramma, raccomandava "massima semplicità" e "pochissimi mezzi". [...] In Chailly l'orchestra ha un punto di riferimento sicuro: la sua direzione è vigorosa, anche se la partitura di Aida possiede una quantità di finezze che sono scivolate un poco in secondo piano. Tra i solisti, Aida è la migliore: Violeta Urmana canta con stile e partecipazione ma, schiacciata da un costume pesantissimo, salva solo in parte la freschezza e la sensuale malinconia della ragazza infelice ed eroica. Roberto Alagna affronta di slancio, anche se con risultati alterni, la parte di Radamès, Ildiko Komlosi recita quella di Amneris senza veramente immedesimarvisi, per limiti vocali; Carlo Guelfi è un generoso Amonasro. Il coro [...] ha fatto musicalmente una gran figura sotto la guida di Bruno Casoni e tutti, compresi i danzatori e la coreografia di Vladimir Vassiliev, sono stati calorosamente applauditi.

Lorenzo Arruga, Il Giornale

[...] Verdi cercava il vero, La Scala e Zeffirelli hanno cercato un fastoso successo popolare. [...] L'Aida della Scala è vecchissima. Zeffirelli cerca l'Egitto rutilante dei luccichii, rende enormi le statue, impegna decine di persone, meglio se armate, in un via via costante senza che si sappia dove vadano e perché. Dei personaggi non gliene importa: gli odii e gli amori sono proclamati senza che gli interessati si guardino in faccia. Si piantano lì davanti, il soprano ed il mezzosoprano spesso si accucciano a terra, il tenore sta a gambe larghe con due gesti, l'uno a braccia larghe, l'altro con una mano aperta in avanti a pollice in su. [...] Tutto è vetrina, è molto meglio che pensare. E perciò il pubblico della più fieristica città d'Italia lo trova naturale ed è contento. [...] Vi sarete chiesti perché il discorso non sia caduto ancora sulla musica. Ma è perché non è interessante. Riccardo Chailly ha sempre la sua invidiabile affettuosa carica di comunicativa e piace tanto. Ma la sua Aida è un po' offerta a pacco: cordiale, vivida, con gli impeti e le tenerezze al posto giusto; però sempre con una compattezza semplificatrice e, anche quando tutti sono sincroni e sotto controllo rende difficile identificare e ascoltare i percorsi interni delle voci e degli strumenti. La compagnia di canto ha un suo valore, e se si vuole mettere la Scala in una fascia di teatri d'un certo prestigio senza pretendere il lavoro strenuo di ricerca e l'assoluta eccellenza può andare benissimo. Ma allora ammettendo che è una situazione precaria, senza rompere le scatole al mondo sull'infallibilità della Scala.

Alfredo Gasponi, Il Messaggero

Nella scatola magica di Zeffirelli c'è un'interpretazione musicale all'altezza dell'involucro dorato. Il direttore Riccardo Chailly serve Verdi con gran cura e soprattutto anima incessantemente, impetuosamente l'orchestra e il coro. In un'Aida alla Scala ci si aspetta che le voci scuotano le emozioni. Ed è proprio quello che è accaduto ieri sera. [...] Roberto Alagna, Radamès, ha voce bella ma non particolarmente luminosa. Da qui una certa uniformità, specialmente nei pezzi d'insieme. [...] La Urmana esordisce autorevolmente, poi da Ritorna vincitor! si scalda e interpreta con immedesimazione il dramma di Aida, combattuta tra Radamès e l'amor di patria. [...] E intona Cieli azzurri con giusta comunicativa e spesso con quell'arcata omogenea e quella finezza nei particolari che producono l'incanto. Amneris deve essere insinuante, e a Ildiko Komlosi non mancano l'ambiguità e la sensualità per ingannare Aida. [...] Carlo Guelfi è un Amonasro prevedibile nel suo cipiglio benché vocalmente robusto e sicuro. [...] Splendido Chailly: già dal preludio, arcano, onirico, che si chiude con belle sonorità aurorali. [...] Orchestra ora vellutata ora percorsa da scariche elettriche; possente ma anche misterioso il coro. Conquista la capacità del maestro di passare senza scosse dall'opulenza sonora degli squarci collettivi alle sottigliezze dei drammi individuali, grazie a un'orchestra e un coro di cui la Scala può andar sempre fiera. [...]

Mario Messinis, Il Gazzettino

[...] Per la nuova produzione alla Scala, Zeffirelli ha deliberatamente rimosso la sua lontana idea registica, ha abbandonato le sottigliezze figurative e l'incanto magico della de Nobili per proporre uno spettacolo sontuoso e molto esibito [...] Ne esce un Egitto totalmente inventato. Nessuna nostalgia archeologica, né lacerti del passato in Zeffirelli. [...] Anche Riccardo Chailly è attratto dal "grandioso" mettendo un po' in ombra il "lirico" del pensiero verdiano. [...] Sorprende il debutto nel ruolo di Radames del bravissimo Roberto Alagna, che sembra riallacciarsi alla lezione di Carlo Bergonzi. Quanto dire attenuazione delle componenti eroiche e della drammatizzazione del personaggio, a favore di un cantabile sensibile, nel segno della misura. [...] La bellissima voce di Violeta Urmana regge agli impeti sinfonici di Chailly. È una voce brunita che svetta in acuti un po' fermi ma nitidissimi. È una Aida poco emozionata e sentimentale che emerge però nella impeccabile articolazione del canto e nella vigile consapevolezza intellettuale. Ildiko Komlosi è una mezzo soprano lirico quasi donizettiana, estranea però alle roventi declamazioni di Amneris. Buon declamatore Carlo Guelfi come Amonasro. [...] Come di consueto la Scala conferma il prestigio delle proprie masse corali e sinfoniche. [...]

Stefano Jacini, il Giornale della Musica

[...] Messa in scena doppiamente faraonica secondo la cifra di Zeffirelli, buona prova dell'orchestra che con Chailly trova un piglio deciso eppure parsimonioso nelle gradazioni dinamiche, cast di primo piano. [...] Salvo che ripensando allo spettacolo in sé rimane la sensazione che non sia andato oltre una rutilante apparenza. L'accumulo di fastosità avviene subito ed è tale da annullare il crescendo di effetti, dall'investitura di Radamés al ritorno trionfale, e da rendere sbiadite molte intuizioni registiche. [...] Quanto agli altri interpreti, Violeta Urmana nei panni della protagonista è sempre corretta, ma distaccata dal personaggio. [...] Roberto Alagna (Radamès), che pure conserva una voce calda e seduttiva, manca di eroicità, [...] mentre è a suo agio in quelle private o sepolcrali. Da parte sua Carlo Guelfi (Amonasro), che è l'unico a infondere tensioni in scena, le attinge un po' troppo dall'opera verista. Una nota doverosa per i balletti dove Myrna Kamara e Roberto Bolle offrono un elegante exploit di selvatichezza etiope.

Enrico Sinchelli, Operaclick

[...] L'applauso più grande della serata lo ha avuto il Balletto, con un Bolle truccato da Zulù, incredibilmente simile al bambolotto fidanzato di Barbie, Ken. [...] Radames poteva sembrare più lui che il piccolo ercolino Roberto Alagna, un Corelli in sedicesimo, impegnato ad allargare una voce che se non c'e' non può essere allargata più di tanto. Passato l'incubo di "Celeste Aida", ma con pochi e non convinti applausi, Alagna si e' costantemente piazzato sul proscenio, con un braccio proteso in avanti quasi a voler con quello portare avanti anche la voce. Impietoso il commento di un signore distinto, collocato in un palco, dopo il pessimo falsetto che ha chiuso l'opera ("Si schiude il ciel...") stile "Mexico, Mexico" di Luis Mariano:"A questo punto e' pronto per Sanremo, ma non so se lo applaudiranno così...". [...] Violeta Urmana, leggerissima e prudente per tutto lo spettacolo ad onta di un fisico imponente, la bravissima  Ildiko Komlosi, perfetta Amneris, i due bassi, persino il Messaggero di Ceron (piu' sonoro di Radames!) avevano dato il meglio di loro stessi, guidati da uno Chailly attento come non mai a tenere bassissime le sonorità, a contenere l'empito degli ottoni, a seguire da vero Certosino i tempi e i respiri degli interpreti, assicurando comunque una lettura precisa, brillante, piu' lirica che enfatica. Esorcizzata l'Aida con una Aida di oggi, la Scala guarda in avanti: Coro e Orchestra sorridono felici, si sono divertiti tutti. E' quel che conta per la Festa di Sant'Ambrogio.

Milano, voci

In sala

 
"Dobbiamo essere molto fieri. Questa serata porta l'opera in primo piano, cerchiamo di fare della Scala la capitale mondiale dell'opera" (Franco Zeffirelli)

  • "Questo non è solo uno spettacolo di opera lirica, è l' evento lirico dell' anno. Questo però non toglie che l' opera lirica viva delle difficoltà. Il problema della lirica resta lo stesso, è un problema di risorse pubbliche. Il costo è sempre eccedente i biglietti" (Romano Prodi/1)
  • "Stasera abbiamo raggiunto la perfezione. Il settore dell'opera merita più risorse pubbliche. Dobbiamo sfruttare meglio le bellezze d'Italia." (Romano Prodi/2)
  • "Se si dovesse cercare la perfezione, questa Aida è la perfezione" (Angela Merkel/1)
  • "Wonderful, wonderful!" (Angela Merkel/2)
  • "Che emozione questa Aida!" (Letizia Moratti)

  • "La più bella serata della mia vita" (Stéphane Lissner)
  • "Che emozione questa Aida!" (Sophia Loren)
  • "Bellissima, tendente al grandioso" (Massimo Moratti)
  • "Una magica serata. La regia è stata stupenda grazie a un grande maestro milanese" (Giorgio Armani)
  • "Non mi piace, è troppo hollywoodiana" (Lucio Dalla)
  • "L'Aida della Scala è vecchissima" (Lorenzo Arruga)
  • "Finalmente una prima all'altezza della prima della Scala" (Elio Catania)
  • "Troppi eccessi scenografici. Il solito Zeffirelli cinematografico. Forse piace al pubblico popolare, ma distrae dalla musica. Di filmoni sull'Egitto se ne sono già visti abbastanza negli anni Cinquanta, ma sono cose da Hollywood" (Francesco Saverio Borrelli)
  • "Bellissima Aida. Zeffirelli riesce ad esprimere tutto il senso del dramma" (Umberto Veronesi)
  • "È un'Aida imponente e maestosa, così come dev'essere. Sui cantanti, però, meglio stendere un velo. Conviene gustare gli allestimenti grandiosi di Zeffirelli. Sperando che Prodi non arrivi a tagliare anche qui, altrimenti addio scenografie artistiche" (Giorgio Squinzi)
  • "È un trionfo della tradizione" (Giovanni Bazoli)
  • "L'Aida di Zeffirelli ha qualcosa in più, è entusiasmante" (Francesco Rutelli)
  • "La cosa che mi e' piaciuta di più e' l'orchestra, il Coro e lo spettacolo, non mi faccia dire altro...l'Opera ai miei tempi era un'altra cosa" (Carlo Bergonzi)

In Galleria





La protesta





"Oggi alla Scala si celebrano i poteri forti e i ricchi"
"Ridistribuire davvero i redditi ai lavori precari e pensionati. Basta guerre e spese militari. No alla finanziaria di Confindustria, governo e Cgil-Cisl-Uil"

P.S. "Non so dove capito. Può darsi pure in quarta fila. L'importante è sedersi. Non perdere mai la sedia" (Clemente Mastella)

7 dicembre

Sant'Ambrogio. Aida inaugura stasera la stagione del Teatro alla Scala. Mette in scena Franco Zeffirelli: "Non dite: ecco, Zeffirelli ha fatto il suo solito spettacolo che ci scodella pari pari. Sì, ho messo in scena un'Aida con un suo orgoglio di conservazione di certi principi, fedele alla tradizione. Ma come scenografo sono andato avanti per cercare effetti inusitati, per dare l'idea del trasognamento, del mistero, dell'esoterismo che permea l'antica civiltà egizia".

 

Ancora Zeffirelli: "Sono rimasto l'ultimo regista che sa amare l'opera. I tedeschi non la amano, o almeno credono di amarla ma la usano per divagazioni arbitrarie, neanche tanto geniali: il pubblico è disorientato, i critici accettano per fare i moderni. Ma chi è in grado di tramandare il grande patrimonio del melodramma italiano? Ronconi e Pizzi? Invecchiati. Strehler è morto. Ormai non ci sono più padri, né figli, né nipoti. Salisburgo è perduta, si salva il Covent Garden."

A proposito del suo rapporto con Riccardo Muti, Zeffirelli dice: "Dopo il Don Carlo del 1992 non mi sono lasciato bene con Riccardo Muti. Il bello del fare l'opera è essere amici: un applauso all'uno è un applauso all'altro. Persino col terribile Karajan c'è stata collaborazione. Con Muti no: non dava confidenza, mi teneva a distanza. Gliel'ho detto a chiare lettere: lavorare con te non mi dà nessuna gioia."

Giudizio anche più severo nella sua Autobiografia: "Ero abituato a lavorare con giganti come Serafin, Kleiber, Bernstein, Karajan, Gavazzeni e tanti altri, grandi artisti e affidabili compagni di lavoro. Muti è un artista molto diverso da questi, anche se non è così infrequente imbattersi in casi di arroganza e di vanità nel mondo della musica. Muti ha in testa un solo traguardo, che assorbe tutta la sua creatività: affermare a ogni costo il proprio genio, che ampiamente gli va riconosciuto, ma che purtroppo non vuole accettare limitazioni, critiche, rivalità di alcun genere... Come poi si è visto, il maestro Muti fu coinvolto in una lunga e amara stagione di contestazioni e polemiche. Tutto il quadro della Scala entrò in crisi. Non starò certo a farne la storia in questa sede, perché è ancora materia calda, anche se non più rovente. Fu la crisi tra Muti e la sua orchestra a determinare l'allontanamento del maestro, che è stato pregato di trovarsi un altro "habitat" e di andarsene altrove. Mi dispiace per il suo grandissimo talento."

Chiosa (velenosamente) Natalia Aspesi nella Repubblica di oggi: "Fosse stato Muti meno raffinato, Zeffirelli & Aida avrebbero potuto dilagare alla Scala prima, imperando il premier Berlusconi, il quale, apparendo recalcitrante all'inaugurazione del 2004, dovette sorbirsi, diretto dall'implacabile Muti, un Salieri sublime e perciò indigesto. Invece oggi il grande regista-scenografo-costumista, richiamato alla Scala dal fiuto artistico-mercantile del sovrintendente Stéphane Lissner, deve subire l'onta di trovare nel palco presidenziale un primo ministro di centro sinistra, cioè per lui comunista, bolscevico, il nuovo Stalin bolognese."

Infine, accuse a Lissner e Zeffirelli da parte del rappresentante sindacale Giuseppe Zecchillo: "La scenografia di questa Aida, con i suoi enormi sprechi, mette in pericolo il finanziamento della prossima stagione teatrale."

L'opera si può ascoltare dalle 18 qui oppure qui