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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

7 dicembre

Sant'Ambrogio. Aida inaugura stasera la stagione del Teatro alla Scala. Mette in scena Franco Zeffirelli: "Non dite: ecco, Zeffirelli ha fatto il suo solito spettacolo che ci scodella pari pari. Sì, ho messo in scena un'Aida con un suo orgoglio di conservazione di certi principi, fedele alla tradizione. Ma come scenografo sono andato avanti per cercare effetti inusitati, per dare l'idea del trasognamento, del mistero, dell'esoterismo che permea l'antica civiltà egizia".

 

Ancora Zeffirelli: "Sono rimasto l'ultimo regista che sa amare l'opera. I tedeschi non la amano, o almeno credono di amarla ma la usano per divagazioni arbitrarie, neanche tanto geniali: il pubblico è disorientato, i critici accettano per fare i moderni. Ma chi è in grado di tramandare il grande patrimonio del melodramma italiano? Ronconi e Pizzi? Invecchiati. Strehler è morto. Ormai non ci sono più padri, né figli, né nipoti. Salisburgo è perduta, si salva il Covent Garden."

A proposito del suo rapporto con Riccardo Muti, Zeffirelli dice: "Dopo il Don Carlo del 1992 non mi sono lasciato bene con Riccardo Muti. Il bello del fare l'opera è essere amici: un applauso all'uno è un applauso all'altro. Persino col terribile Karajan c'è stata collaborazione. Con Muti no: non dava confidenza, mi teneva a distanza. Gliel'ho detto a chiare lettere: lavorare con te non mi dà nessuna gioia."

Giudizio anche più severo nella sua Autobiografia: "Ero abituato a lavorare con giganti come Serafin, Kleiber, Bernstein, Karajan, Gavazzeni e tanti altri, grandi artisti e affidabili compagni di lavoro. Muti è un artista molto diverso da questi, anche se non è così infrequente imbattersi in casi di arroganza e di vanità nel mondo della musica. Muti ha in testa un solo traguardo, che assorbe tutta la sua creatività: affermare a ogni costo il proprio genio, che ampiamente gli va riconosciuto, ma che purtroppo non vuole accettare limitazioni, critiche, rivalità di alcun genere... Come poi si è visto, il maestro Muti fu coinvolto in una lunga e amara stagione di contestazioni e polemiche. Tutto il quadro della Scala entrò in crisi. Non starò certo a farne la storia in questa sede, perché è ancora materia calda, anche se non più rovente. Fu la crisi tra Muti e la sua orchestra a determinare l'allontanamento del maestro, che è stato pregato di trovarsi un altro "habitat" e di andarsene altrove. Mi dispiace per il suo grandissimo talento."

Chiosa (velenosamente) Natalia Aspesi nella Repubblica di oggi: "Fosse stato Muti meno raffinato, Zeffirelli & Aida avrebbero potuto dilagare alla Scala prima, imperando il premier Berlusconi, il quale, apparendo recalcitrante all'inaugurazione del 2004, dovette sorbirsi, diretto dall'implacabile Muti, un Salieri sublime e perciò indigesto. Invece oggi il grande regista-scenografo-costumista, richiamato alla Scala dal fiuto artistico-mercantile del sovrintendente Stéphane Lissner, deve subire l'onta di trovare nel palco presidenziale un primo ministro di centro sinistra, cioè per lui comunista, bolscevico, il nuovo Stalin bolognese."

Infine, accuse a Lissner e Zeffirelli da parte del rappresentante sindacale Giuseppe Zecchillo: "La scenografia di questa Aida, con i suoi enormi sprechi, mette in pericolo il finanziamento della prossima stagione teatrale."

L'opera si può ascoltare dalle 18 qui oppure qui

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