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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Autunno berlinese

A vederla così lenta e silenziosa, non si direbbe proprio. Eppure Berlino stupisce sempre per la ricchezza delle offerte musicali, (quasi) sempre di ottimo livello. Quella che segue è una cronaca illustrata di due giorni passati a curiosare fra alcune delle occasioni più interessanti.

sabato 10, a mezzogiorno (in riva alla Spree)

 

Il Radialsystem, uno spazio industriale, convertito a contenitore culturale multidisciplinare (diretto dalla coreografa Sacha Walz), ospita la prova generale aperta dell'oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno. Suonano (benissimo) i validissimi strumentisti dell'Akademie fĂĽr Alte Musik che festeggia i 25 anni di attività in questo modo, cioè regalando alla loro città dell'ottima musica, in uno spazio periferico, cercando nuovo pubblico, soprattutto fra quelli che di solito ai concerti non ci vanno. Pubblico in effetti variegatissimo, molti i bambini.

Piccolo incidente di percorso: defaillance della soprano Yeree Suh, la Bellezza, sostituita dalla collega Christine Wolf, precipitatasi da Francoforte, ignara della prova aperta al pubblico, che ha fatto del suo meglio per salvare la situazione. Ottimi, in compenso, tutti gli altri: Salomé Haller come Piacere, Renata Pokupic come Disinganno ma soprattutto Emiliano Gonzales Toro come Tempo, giovane tenore dal magnifico timbro e dalla perfetta tecnica.

sabato 10, sera (nel Brandeburgo)

Ci siamo: finalmente vediamo la Scala di seta di Rossini in uno spazio assolutamente ideale, il teatrino di corte del Neues Palais nel complesso di Sanssouci. Serata fredda e nevosa, viaggio avventuroso per le autostrade incasinanti del Brandeburgo, ma si arriva, appena in tempo.

Spettacolo di magistrale semplicità e nessuna pretenziosità, curato e rispettoso, nessun scivolamento nell'ideologica sciatteria o (peggio) nell'italianità stereotipica di molte regie locali. Caterina Panti Liberovici organizza la scena e fluidifica il movimento della commedia rossiniana. Magari si perde un poco in seduzione ma si guadagna in ritmo. Ritmo imposto alla buona Kammerakademie Potsdam da Felice Venanzoni, come sempre assai attento alle ragioni del canto ed al buon gusto: comincia in souplesse con atmosfere da commedia sentimentale (è davvero la Scala di seta?), e poi si anima e diventa irresistible negli incalzanti finali. Molto si deve alla giovane compagnia, formata in gran parte da italiani, che ci mette un grande impegno e convince. Convince Raffaella Milanesi, autorevole nella gran scena Il mio ben sospiro e chiamo, che rende giustizia a Giulia e la tratta alla stregua di altre, più celebri (prime)donne rossiniane. E poi Daniele Zanfardino, Dorvil d'antan, Giorgia Milanesi spigliata Lucilla, Maurizio Leoni solido Blansac ed Enrico Marabelli brillante Germano.

domenica 11, mattina (Unter den Linden sotto la neve)

Nevica come fosse già pieno inverno. Coda infinita al Pergamon Musem.
Si va al concerto matinée alla Staatsoper. Il teatro è così pieno che vengono aggiunte delle sedie sul palco per soddisfare la domanda.

Thomas Quasthoff accompagnato da Daniel Baremboin. Si esegue il ciclo di lieder Die schöne Magelone di Johannes Brahms. Grande successo di pubblico, numerose chiamate, ma Quasthoff deve volare a New York con i Berliner Philharmoniker e quindi non concede nessun bis (ma si scusa col pubblico).

 

domenica 11, sera (acora alla Staatsoper)

Stavolta per l'opera: la 33esima recita del Macbeth di Verdi nella messa in scena di Peter Mussbach. Spettacolo bruttino (è in circolazione dal 2000) ma soprattutto di preoccupante routine. Il Kappelmeister Dan Ettinger dirige - con scarsa considerazione per il timpano dell'ascoltatore - un cast che peggio assortito non si potrebbe immaginare.

La Lady di Iano Tamar è un vero disastro: ce la ricordavamo apprezzabile belcantista, e la ritroviamo assolutamente fuori parte ed in palese difficoltà con le feroci asperità del ruolo. Lucio Gallo, nel ruolo del titolo, gigioneggia in maniera preoccupante, forzando troppo e soprattutto offrendo una interpretazione esteriore e sguaiata di uno dei ruoli verdiana più interessanti ed introspettivi. Passabili gli altri malgrado, qualche malanno di stagione.

La tempesta di decibel, come sempre, appaga il pubblico che reagisce entusiasta. Il che basta a giustificare perché esiste questo repertorio.

La solenne bellezza del Vespro di Jacobs

Dell'esecuzione di stasera del Vespro della Beata Vergine di Monteverdi all'Alte Oper ci ricorderemo a lungo la solenne bellezza. René Jacobs ha reso magnificante l'enorme ricchezza coloristica (veneziana) e la complessità della scrittura monteverdiana evitando ogni retorica e giocando invece su una fluidità ed levigatezza sonora. Jacobs privilegia tempi spediti e asciutti, che più che al rapimento mistico sembrano puttosto puntare ad esaltare la dimensione teatrale della composizione. Scelta questa, che ha molto di monteverdiano, come la scelta di disporre strumentisti e vocalisti su diversi piani per moltiplicare le sorgenti sonore e dare così una dimensione spaziale alla musica.

Un contributo fondamentale l'hanno dato i favolosi interpreti. Il parterre vocale era di eccezione: Sunhae Im, Sivia Schwartz, Maria Kristina Kehr e Marie-Claude Chappuis formavano il folto gruppo di soprani (che ha brillato negli echi suggestivi della Sonata sopra Sancta Maria); David Hansen era l'altista; strepitoso il terzetto dei tenori Emiliano Gonzalez Toro, Michael Slattery (di cui ci hanno colpito l'eleganza e il bellissimo colore vocale) e Johannes Chum; i bassi Sergio Foresti e Antonio Abete completavano degnamente l'ensemble dei solisti. Perfetti gli interventi del Vocalconsort di Berlino. Infine, gli impeccabili strumentisti dell'Akademie fĂĽr Alte Musik contribuivano con estro virtuosistico ed autorevolezza stilistica ad arricchire la gamma di colori di un grande capolavoro restituito al pubblico in tutto il suo splendore.