"Pour moi, la sonorité des baroqueux a quelque chose d'exotique..."
Gérard Mortier
(Diapason, ottobre 2006)
Piccolo florilegio di opinioni (fulminanti) di quattro grandi interpreti del repertorio barocco.
René Jacobs
«Quel che rende la musica essenziale, è l'inatteso: da una battuta all'altra, può cambiare, lasciare la strada che si pensava di aver preso. Se si dovessero bruciare tutte le partiture di Vivaldi per conservarne soltanto una di Scarlatti, non esiterei a farlo.»
Le Monde de la Musique, novembre 1998, a proposito dell'oratorio Caino o il primo omicidio di Alessandro Scarlatti
«Amo appassionatamente David et Jonathas, ed anche di più Medée [di Marc-Antoine Charpentier]. Per queste due opere, sarei pronto a sacrificare tutte quelle di Lully»
Classica/Répertoire, settembre 2004
«In Händel, quando si guardano due battute, si sa più o meno come la musica continuerà.»
«... C'è qualcosa che non bisogna dimenticare anche se nessuno ne parla: [Händel] è un ladro!»
Crescendo, aprile/maggio 2004
John Eliot Gardiner
«Vivaldi è capace di invenzioni di prodigiosa efficacia, ma le ripete fino alla nausea.»
Diapason, décembre 2001
Nikolaus Harnoncourt
«Il rispetto di cui gode Lully supera la mia capacità di comprensione»
Classica/Répertoire, giugno 2004
Alan Curtis
«... Penso sia rendere un cattivo servizio a Vivaldi prendere un pezzo come Giustino, che persino gli appassionati considerano troppo lungo - ci sono in effetti troppe cose che non si sarebbero dovute conservare ...»
«... [La registrazione del Giustino di Esteban Velardi] non l'ho ascoltata, ma se mai trovassi tempo per farlo, non credo cambierei opinione ... Penso che sia bene per Vivaldi imporre dei tagli.»
Goldberg, dicembre 2003, a proposito dei tagli nella sua registrazione del Giustino
Trovate (e tradotte) nel BĂŞtisier de l'opéra baroque del Magazine de l'opéra baroque di Jean-Claude Brenac