L'altra soluzione (al problema di cui sotto) è cambiare l'opera.
Lo fa Alessandro Baricco col Flauto Magico di cui riscrive i dialoghi e crea una nuova drammaturgia.

Dice Baricco: "C'era, da parte mia, la fascinazione per un' avventura di cui m' interessa il tratto filologico. Il Flauto nacque come evento popolare, in un teatro non certo di corte; ed era nel parlato che s' affermava con forza l' elemento comico. Gli interpreti recitavano a canovaccio, con gag e volgarità, a cui s' alternava la musica. Vorrei rigenerare quelle condizioni: siamo in un teatro, ridiamo, e tra una risata e l' altra ecco irrompere la musica di Mozart, col suo oscillare tra dimensioni popolari ed alte sfere. Come risuonerà l' aria di Pamina quando si hanno ancora le lacrime agli occhi per il riso? è a scoprirlo che punta la mia versione".
Il sofisticato Baricco ricostruisce in effetti una cornice nella quale il Flauto ritrova una nuova dimensione: "In un paesino vagamente ottocentesco si deve allestire un' opera in occasione della visita di un dignitario. Un po' come se oggi arrivasse un direttore di marketing, e si volesse festeggiarlo con una serata in discoteca. Si convoca un impresario e ci sono anche un sindaco e un amministratore della compagnia teatrale, ruoli che in questa versione toccano ad attori. Lo spettacolo è Il Flauto Magico, la cui storia scorre identica all'originale. Solo che qui sarà inventata e commentata di volta in volta e sul momento dai personaggi aggiunti, in un intreccio di situazioni buffe, da commedia. Il sindaco segue lo sviluppo dello spettacolo, i cui interpreti sono gente del paese. Pamina è figlia del sindaco, la Regina della Notte è sua moglie, Monostato è figlio del becchino, Papageno è un casinista... E commentando e inventando si bisticcia e si discute, spesso confondendo la realtà con l'opera".
Difende l'operazione, il sovrintendente torinese
e compositore Lorenzo Ferrero: "Ogni opera va pensata per il pubblico lì e ora, non in senso astratto. Interventi come quello di Baricco possono avvicinare alla lirica un pubblico nuovo". E cita Philip Gossett che gli disse che "esistono edizioni critiche ma non rappresentazioni critiche. Ogni messinscena è una ricreazione dell'opera fatta per il pubblico che si ha davanti".
Fortemente critico, invece, il violinista Uto Ughi: "Non solo non è lecito [riscrivere le parti recitate di un capolavoro come Il Flauto Magico]: è deviante. Mozart scrisse la sua musica in funzione del libretto che conosciamo. Se lo si cambia si rischia d'inquinare tutto. Non si può intervenire su opere concepite e maturate dall' autore insieme al librettista. D' altra parte in nome della novità oggi si ammette qualsiasi cosa, sempre per la paura di annoiare. Ma una grande opera annoia solo quando non è interpretata bene e gli interpreti non sono adeguati, non per colpa del compositore o del librettista."
L'opera va in scena al Teatro Regio di Torino dal 12 dicembre.
Estratti da un articolo di la Repubblica del 1 dicembre 2006.