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Il forfait di Giordani nella Tosca di Francoforte

Quando il sovrintendente Loebe annuncia che la guest star della serata, il tenore Marcello Giordani è malato, è inevitabile provare una certa delusione. In primo luogo perché Giordani è un cantante di razza che vale sempre la pena ascoltare. Ma soprattutto perché, tolto lui dal cast, veniva a mancare il motivo principale per rivedere l'oramai vecchiotto spettacolo di Alfred Kirchner, già visto qui a Francoforte in diverse occasioni (compresa la prima dell'8 settembre 2001) e mai troppo amato. Spettacolo che anche stavolta - benché prosciugato nel corso del tempo da alcune volgarità gratuite - continua a sembrarci molto superficiale e attento più agli effetti che a proporre un disegno coerente del dramma pucciniano.

Fuori Giordani, si è ripescato il tenore impegnato nelle recite "ordinarie", ossia il coreano Francesco Hong. Nel complesso, la sua prova ci è sembrata riuscita almeno sul piano vocale, giacché scenicamente questo cantante ci è sembrato assai poco credibile e a tratti decisamente ridicolo. Gli acuti gli riescono facili, la linea di canto è corretta, l'interpretazione tuttavia difetta gravemente così come lo stile.
L'ungherese Eszter SĂĽmegi ha cantato in una lingua che non siamo davvero riusciti a capire malgrado l'impegno che ci abbiamo messo. Non parliamo del temperamento che non le manca, ma anche nel suo caso manca un disegno coerente del personaggio. Difetto che si aggiunge ad una vocalità diseguale per non dire impervia.
Infine, Lucio Gallo completava il terzetto dei protagonisti. Ci è piaciuto meno che in altre occasioni forse per qualche eccesso trucibaldo, un eccessivo indulgere al portamento (in particolare, nel secondo atto) che in cantante elegante come lui ci è sembrato un po' fuori luogo. Tuttavia, rispetto agli altri, la statura di interprete e l'istinto teatrale ci sono ed emergono con nettezza.

Infine una parola su Stefan Solyom, che, a differenza dei professionali direttori che si sono succeduti nelle varie riprese dopo il superlativo Paolo Carignani della prima, si è distinto per la cura dei non pochi dettagli cameristici della partitura pucciniana, e per una certa eleganza che comunque concedeva il giusto all'enfasi drammatica. Malgrado la recita di routine, la Frankfurter Museumorchester ha suonato con grande impegno, come nelle occasioni importanti.

Per onor di cronaca, il pubblico ha accolto entusiasticamente tutti gli interpreti, tributando le ovazioni più convinte a Hong e Gallo.