
Dopo l'Olimpiade di Domenico Cimarosa nel 2001, quest'anno la Fenice riesuma al Teatro Malibran un'altra Olimpiade, musicata da Baldassarre Galuppi sullo stesso libretto di Pietro Metastasio. Se allora l'occasione nel 2001 furono i 200 anni dalla morte del compositore napoletano, quest'anno sono i 300 anni dalla nascita di Galuppi. Ricorrenza che rischiava di passare inosservata nell'inflazione di eventi mozartiani.
In tempi di economie, si riesuma l'allestimento di allora, con scene molto discrete e bei costumi di Francesco Zito e regia efficace di Dominique Poulange.



Non si risparmia sul cast che vanta delle vere e proprie stelle della vocalità barocca accanto a giovani ma promettentissimi talenti. Merita citarli tutti: Ruth Rosique (Aristea), Roberta Invernizzi (Argene), Franziska Gottwald (Licida), Manuela Custer (Megacle in buca, mentre in scena agiva l'indisposta Romina Basso) Mark Tucker (Clistene), Furio Zanasi (Alcandro) e Filippo Adami (Aminta).
Andrea Marcon offre una brillantissima prova a capo dell'Orchestra Barocca Veneziana, uno strumento perfetto tanto nella morbidezza di suono che nello scatto furioso (particolarmente entusiamante nel secondo atto).
Il risultato è notevole e ci fa riscoprire un capolavoro del belcanto e apprezzare il grande talento operistico di Galuppi. Dunque, dopo la recente Didone di Cavalli, un'altra felice riscoperta. Da augurarsi che la Fenice continui con ancora più convinzione la bella consuetudine di riscoprire gemme dimenticate della civiltà musicale veneziana affidandole a giovani ed esperti interpreti in grado di ridare loro vita con entusiasmo e freschezza.

Accoglienza calorosissima del pubblico della pomeridiana di domenica scorsa, rimasto fino alla fine, malgrado la lunghezza considerevole di quest'opera.