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impressioni, incazzature, notizie di un curioso di musica italiano in Germania (ma anche in altri posti)

Monteverdi a Spira

Ci sono diverse modi per esplorare la provincia profonda tedesca (ammesso che ve ne sia bisogno). Un modo è inseguire eventi musicali in luoghi sconosciuti ma fortemente evocativi, magari di un libro di scuola. E così capita di arrivare a Spira (o Speyer), a soli pochi cholmoteri da uno degli agglomerati industriali più soffocanti della Germania centrale (Mannheim e la vicina Ludwigshafen con l'incombente presenza dell'enorme stabilimento BASF) e di trovarsi in una specie di idillio fatto di belle chiese, stradine tortuose - laddove dovunque è il trionfo della razionalità del rettilineo e dell'ordine del perpendicolo - con edifici dalle belle facciate e chiese (molte).

Capita di arrivarci per un bel concerto monteverdiano che l'Orchestra Barocca Veneziana diretta da Andrea Marcon ha offerto nella magnifica cattedrale romanica nell'ambito della ricca offerta del Festival di Schwetzingen.

Stupisce sempre di questa piccola e preziosa orchestra la morbidezza e la duttilità di suono ed insieme la sua autorevolezza conquistata grazie alla competenza del suo direttore Andrea Marcon, con cui l'intesa è perfetta. Programma ricco (e non facile) fatto composizioni religiose monteverdiane tratte per lo più dal "Vespro della Beata Vergine" e dalla "Selva morale e spirituale", alternate a frammenti di gregoriano intonati dall'abside dai quattro bravissimi solisti della Cappella Gregoriana di Venezia diretti da Luigi Collarile. Perfetti anche la compagine "La voce umana" ed il gruppo degli otto solisti vocali, fra i quali si distinguono le due soprano MarĂ­a Espada e Yeree Suh per l'appassionata spiritualità dei momenti solistici.

Officia il rito Andrea Marcon come sempre musicalissimo a dispetto del rigore stilistico imposto all'esecuzione.

Il pubblico risponde con entusiasmo e convinta partecipazione.

Il programma

Corale gregoriano "Deus in auditorium meum intende" antifona
Claudio Monteverdi (1567–1643), "Domine ad adjuvandum" (Vespro della Beata Vergine)
Corale gregoriano "Cum complerentur dies" antifona
Claudio Monteverdi, "Dixit dominus" II, salmo per otto voci e archi (Selva morale et spirituale)
Francesco Cavalli (1602–1676), Sonata a tre dalle "Musiche sacre"
Corale gregoriano "Spiritus domini" antifona
Claudio Monteverdi, "Confitebor terzo alla francese", salmo 110 a cinque voci ed istrumenti
Claudio Monteverdi, "O quam pulchra es", mottetto per voci soliste e b.c. (Selva)
Corale gregoriano "Repleti sunt omnes" antifona
Claudio Monteverdi, "Beatus vir primo concertato" , salmo 111 per sei voci ed istrumenti
Giuseppe Scarani (1628–1642), "Sonata sei a due soprani (cornetti) sopra re mi fa sol la"
Corale gregoriano "Fontes et omnia" antifona
Claudio Monteverdi, "Laudate pueri" II salmo 112 per cinque voci e istrumenti (Selva)
Claudio Monteverdi, "Venite, sitientes, ad aquas" mottetto per due soprani e b.c.
Corale gregoriano "Loquebantur variis linguis" antifona
Claudio Monteverdi, "Laudate dominum, omnes gentes" II, salmo 116 a cinque voci e due violini (Selva)
Giovanni Gabrieli (1557–1612), "Canzon primi toni a otto" da "Sacrae Symphoniae" I

Corale gregoriano "Cum complerentur" antifona
Claudio Monteverdi, "Veni creator spiritus" inno
Corale gregoriano "Loquebantur variis linguis" antifona
Corale gregoriano "Hodie completi sunt" antifona
Claudio Monteverdi, "Magnificat" I a otto voci (Selva)
Corale gregoriano "Oremus ad dominum" antifona
Corale gregoriano "Benedicamus domino" responsorium
Corale gregoriano "Regina caeli" antifona
Claudio Monteverdi, "Cantate Domino" mottetto per sei voci ed instrumenti (Primo libro de motetti)

Gennaio barocco

Per chi ama la musica barocca, questo gennaio a Francoforte e dintorni è ricco di occasioni interessanti.

1. Domenica scorsa al Bockenheimer Depot è andato in scena Il Giasone di Francesco Cavalli nella revisione, concertazione e direzione musicale di Andrea Marcon. Opera straordinariamente ricca e varia, restituita al godimento del pubblico grazie ad un'ottima esecuzione musicale e ad uno spettacolo elegante e sobrio originariamente concepito da Anouk Nicklish e ripreso da Andrea K. Schlehwein e Roland Aeschlimann.

Aeschlimann ha anche disegnato la scena seguendo lo stile razionale che lo caratterizza: questa volta è un enorme cubo che ispira ambienti dove gli esseri umani si perdono e si ritovano, e gli spazi siderali dove gli dei giocano con il destino degli uomini. Lodevole anche il lavoro di Marcon con strumentisti e cantanti (la maggior parte membri della compagnia locale) che ha trovato il giusto colore e una ammirevole varietà di umori e ricchezza di colori. Per un teatro di repertorio come l'Oper Frankfurt il risultato è davvero incoraggiante e segue altri rcenti successi. Si replica fino al 4 febbraio.



postscriptum. sabato 27 gennaio Andrea Marcon dirigerà lo stesso gruppo di strumentisti della Frankfurter Museumorchester (e ospiti) in un concerto "Da Cavalli a Vivaldi" sempre al Bockenheimer Depot.
Il programma:

Francesco Cavalli Canzon a tre
Biagio Marini Passacaglia
Johann RosenmĂĽller Sinfonia prima
Benedetto Marcello Sonata per violoncello, viola da gamba e b.c.
Tomaso Albinoni Concerto a quattro in sol maggiore
Antonio Vivaldi Concerto per viola d'amore, liuto e orchestra re minore
Antonio Vivaldi Concerto per archi in do maggiore
Antonio Vivaldi Concerto per violino e orchestra in sol minore.

2. Lunedì nella più raccolta Sala Mozart dell'Alte Oper, concerto a tre nell'ambito dei Bachkonzerte. Maurice Steger (flauti), Hille Perl (viola da gamba) e Lee Santana (liuto) hanno eseguito musiche di Giovanni Paolo Cima, Giovanni Antonio Pandolfi Mealli, Arcangelo Corelli, Giovanni Battista Fontana e Johann Sebastian Bach.
Programma severo, esecuzione rigorosa, ascetismo nordeuropeo appena mitigato dalle acrobazie virtuosistiche del brillante Steger. Il pubblico, come sempre, risponde con etusiasmo ricambiato con un bis di Sammartini.

Il prossimo concerto dei Bachkonzerte è promettente: il Vespro della Beata Vergine eseguito dalla Akademie fĂĽr Alte Musik e il Vocalconsort Berlin. Dirige René Jacobs.

3. Sabato prossimo a Wiesbaden va in scena l'händeliano Giulio Cesare in Egitto. Meno rigoroso dell'opera di Francoforte e non contando su nessun nome di spicco in locandina, il teatro di Wiesbaden ha tuttavia offerto qualche felice sorpresa barocca nel passato: una Platée con gli esperti Gilles Ragon e Paul Agnew e un interessante Croesus di Keiser. Ma anche una assai meno felice Johannes Passion in una versione scenica di Dietrich Hilsdorf.

 

Un'altra Olimpiade al Malibran


Dopo l'Olimpiade di Domenico Cimarosa nel 2001, quest'anno la Fenice riesuma al Teatro Malibran un'altra Olimpiade, musicata da Baldassarre Galuppi sullo stesso libretto di Pietro Metastasio. Se allora l'occasione nel 2001 furono i 200 anni dalla morte del compositore napoletano, quest'anno sono i 300 anni dalla nascita di Galuppi. Ricorrenza che rischiava di passare inosservata nell'inflazione di eventi mozartiani.

In tempi di economie, si riesuma l'allestimento di allora, con scene molto discrete e bei costumi di Francesco Zito e regia efficace di Dominique Poulange.





Non si risparmia sul cast che vanta delle vere e proprie stelle della vocalità barocca accanto a giovani ma promettentissimi talenti. Merita citarli tutti: Ruth Rosique (Aristea), Roberta Invernizzi (Argene), Franziska Gottwald (Licida), Manuela Custer (Megacle in buca, mentre in scena agiva l'indisposta Romina Basso) Mark Tucker (Clistene), Furio Zanasi (Alcandro) e Filippo Adami (Aminta).

Andrea Marcon offre una brillantissima prova a capo dell'Orchestra Barocca Veneziana, uno strumento perfetto tanto nella morbidezza di suono che nello scatto furioso (particolarmente entusiamante nel secondo atto).

 

Il risultato è notevole e ci fa riscoprire un capolavoro del belcanto e apprezzare il grande talento operistico di Galuppi. Dunque, dopo la recente Didone di Cavalli, un'altra felice riscoperta. Da augurarsi che la Fenice continui con ancora più convinzione la bella consuetudine di riscoprire gemme dimenticate della civiltà musicale veneziana affidandole a giovani ed esperti interpreti in grado di ridare loro vita con entusiasmo e freschezza.

Accoglienza calorosissima del pubblico della pomeridiana di domenica scorsa, rimasto fino alla fine, malgrado la lunghezza considerevole di quest'opera.