Una sua opera non si dava nella sua città dal 1985, cioè dal Giustino diretto da Alan Curtis, e malgrado le curiose acrobazie di Franco Rossi per dimostrare nel programma di sala che Vivaldi [è] profeta in patria, delle sue opere non si trova traccia in tempi moderni nelle scene veneziane. L'evento quindi di due Vivaldi curati dalla indiscussa competenza di Fabio Biondi sarebbe di tutto rilievo e degna di ben altra eco, ma a Venezia passa quasi sotto silenzio da una stampa distratta e fra la quasi indifferenza del pubblico locale (il pubblico, piuttosto scarso, era fatto in buona parte di stranieri).
Per il suo debutto vivaldiano a Venezia, Biondi sceglie l'Ercole su'l Termodonte e gli affianca il Bajazet - già registrato per Virgin qualche anno fa con un cast all star.
Della prima partitura, ricostruisce recitativi (tutti perduti) ed estrapola da altre partiture vivaldiane le numerose arie mancanti in partitura, nonché compone lui stesso secondo lo stile vivaldiano qualche passaggio strumentale drammaturgicamente significativo. Per il Bajazet segue lo stesso approccio metodologico ispirato ad ammirevole sensibilità teatrale. La stessa sensibilità che si ritrova nella sua direzione serrata, nervosa e teatralissima delle due partiture. Lo segue in perfetta sintonia di intenti l'Europa Galante, aggiungendo ricchezza di colori ed esaltazione delle dinamiche.
Sulla scena, come già per la Didone vista nella scorsa stagione, due allestimenti a cura degli allievi della Facoltà di Design e Arti dell'Università IUAV di Venezia coordinati da Carlo Majer. Spettacolo compiuto, di tiepolesca ariosità per l'Ercole. Per il Bajazet si opta per una versione semiscenica che sfrutta la stessa semplice scena e fa muovere i personaggi con la stessa esemplare misura dell'Ercole.
Un cast di voci giovani e un po' disuguali che però cresce nel corso dell'opera per l'Ercole. Si fanno ammirare specialmente la regale Antiope di Romina Basso, contralto dal colore brunito e sensuale, e l'Ippolita di Roberta Invernizzi, perfettamente a suo agio nelle impervie virtuosità del ruolo. Ottima belcantista anche Laura Polverelli che risolve con sobria eleganza il ruolo en travesti di Alceste. Corretti Carlo Allemano come Ercole, Emanuela Galli come Orizia e Stefanie Irányi come Martesia, mentre convincevano molto meno Mark Milhofer come Telamone afflitto da vibrato ovino e Jordi Doménech anodino Teseo.
Se nel Bajazet si risparmia sull'allestimento, non si lesina sul cast, stellare, entusiamante alla prova dei fatti anche nei ruoli minori. Vivica Genaux conferma le straordinarie doti di belcantista nel ruolo di Irene: entusiasmante la sua aria di entrata, Qual guerriero in campo armato, scritta originariamente da Riccardo Broschi per Farinelli, per il ferreo controllo tecnico e la strepitosa omogeneità del colore vocale a dispetto della notevole estensione. Entusiasmenti anche le prove di tutti gli altri interpreti a cominciare da Daniela Barcellona nobile Tamerlano, la sorprendente Marina De Liso come appassionata Asteria, Christian Senn solido Bajazet, Lucia Cirillo sicuro Andronico e Maria Grazia Schiavo nel ruolo minore di Idaspe che però riese a stupire per la brillante Anche il mar par che sommerga.
Successo incondizionato e pienamente meritato per entrambe le opere.
Post Scriptum. Vivica Genaux interpreta Qual guerriero in campo armato diretta da Fabio Biondi durante la registrazione per Virgin.